Uccidere le proprie mogli o le proprie compagne. E un premier che segue i modi di pensare della mummia egizia

renzi femminicidio
CROTONE - "Femminicidio". Una parola entrata nel vocabolario per indicare morte violenta causata a donne da parte di uomini che hanno scoperto un nuovo sport nazionale: uccidere le proprie mogli o le proprie compagne, se osano alzare troppo la cresta e disubbidire. Termine creato da Saviano, un uomo, viene continuamente evocato per indicare episodi di tale natura che avvengono troppo  frequentemente, senza che il fenomeno si arresti. Ieri, 25 novembre 2014, è stata celebrata la giornata contro la violenza sulle donne. Manifestazioni si sono svolte un po' ovunque. Archiviata la giornata, tutto rientra nella normalità senza che nulla si smuova. Il  fenomeno è diventato così naturale da non provocare poi tanto fastidio.
Ci si ferma al fatto riportato nei tg o sui giornali, si gira pagina e la giostra comincia ad andare. D'altronde cosa c'è da aspettarsi se è la mentalità dura a morire, se alla fine non mi pare ci siano cambiamenti tali nel costume, da fare ben sperare o dire  che si è debellata la piaga. La disoccupazione colpisce donne e uomini. Fin qui nulla di grave, se non fosse che per una donna i guai si amplificano quando purtroppo non riesce più ad avere uno stipendio e quindi la possibilità di gestirsi liberamente. Il senso di appartenenza e di dipendenza a quel punto diventa totale e si soccombe senza tante storie. Viene meno il ribellismo, il senso di autodeterminazione, poiché in guerra o ti difendi o non hai scampo. Questione di mentalità, dunque, che continua a prendere piede i cui effetti sono visibili su altri settori della società. Prendete le ultime elezioni regionali, in Emilia ed in Calabria. Quante le donne elette? Per la Calabria, collegio di Crotone, solo una ci rappresenterà in Consiglio regionale. Ovviamente trattasi di una mosca bianca, poiché un'emerita sconosciuta mai sarebbe stata eletta. Senza volere entrare nel particolare e rimanendo in tema di politica e donne, uno sguardo d'insieme bisogna allargarlo anche su questo Parlamento. È di giorni fa l'intervista di Moretti che ha suscitato scalpore non per qualche iniziativa specifica in tema femminile, ma per avere parlato della necessità di andare dall'estetista, del suo taglio di capelli, dei peli superflui da estirpare e del suo essere bella, degli occhioni azzurri alla lulù. Quindi più che a politiche ci troviamo difronte a un fenomeno dove l'estetica e la bellezza hanno il sopravvento su tutto il resto; e ovviamente la loro bellezza serve da cornice per  un premier che segue pedissequamente i modi di pensare della mummia egizia. A questo punto, che senso ha aprire la bocca in occasione di alcune ricorrenze e parlare di femminicidio? Le donne comuni, quelle che si scontrano con la realtà e contro di esse lottano fino a rimetterci la vita, non fanno storia salvo per un giorno quando vengono massacrate e la cronaca è costretta ad occuparsi di loro, per riempire spazi e pagine di giornali.

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