André Glucksmann accanto a Benedetto XVI nel suo discorso di Ratisbona. Io sto con loro, Occidente contro Oriente

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Benedetto XVI
ROMA - Io, André Glucksmann e Benedetto XVI. In difesa del Discorso di Ratisbona. André Glucksmann. È stato uno dei veri maestri che ho seguito con molta attenzione sin dagli anni Settanta. L’ho incontrato in più occasioni sia a Parigi che in altre città. Tra la fine degli anni Settanta e Ottanta (del Novecento) ha dato un importante contributo alla mia formazione che è pensiero forte e  mi ha tracciato percorsi di esistenza nella cultura e viceversa.
Passano sempre gli anni. Annilunghi. Annibrevi. Le ideologie si trasformano. Non muoiono. Le profezie restano e non vivono di apparenza, di transizioni, di immaginario. E con gli anni la storia si costruisce, si ricostruisce, si interpreta, si legge. Ma la storia per essere compresa nella sua unitarietà e complessità ha bisogno di modelli filosofici, ovvero ha bisogno di scavi in quei processi che danno un senso alle civiltà.

Un filosofo che ha saputo leggere, con una visione profetica, la storia nella sua contemporaneità, assumendola come fenomeno attraversato dalla modernità nella tradizione, e non dalla secolarizzazione, è stato (ed è rileggendolo costantemente in queste ore)  André Glucksmann  (1937 – 2015). 

La sua formazione pre-sessantottina lo ha fatto navigare tra i naufragi del comunismo lanciando delle sfide sia al nichilismo sia al relativismo sia ad un Occidente molto accomodante con le visioni islamiche. Nella Francia degli anni Settanta, insieme a Bernard – Henri Lèvy, ha mobilitato un interessante e provocatorio dibattito intorno ai “maestri del pensiero”. Maestri del pensiero e mai “padroni” del pensare.

Con il suo libro “La cuoca e il mangiauomini” apre, in modo straordinario, una falla nelle sicurezze del marxismo e diventa il vero profeta di un’idea portatrice non di democrazia o di liberalismo, ma di autorevolezza nei valori che dovrebbe permettere una battaglia di valori contro il nichilismo. I mali della contemporaneità sono la radicalizzazione dei nichilismo che vive la dominazione dei deserti. 

Ed è profetico uno dei suoi libri centrali: “Occidente contro Occidente”. La sua posizione è una chiave di lettura che pone come baluardo la tradizione tanto che si schiera accanto a Benedetto XVI nel suo discorso di Ratisbona. L’Occidente come sfida. Ed essendo una sfida, in un tempo che contestualizza i mali di un secolo, si pone un problema non solo culturale ma anche politico.

Il sottosuolo della decadenza trova nei “demoni” del nulla il fallimento della civiltà. André Glucksmann vive, sul piano filosofico, una tale sfida e coraggiosamente intreccia il concetto di libertà con quello di tradizione e ponendosi la questione dell’Occidente e del mondo islamico va in difesa di Ratzinger sottolineando: “L’unico a essere seriamente preoccupato era il Papa. Diceva: guardate che il nulla ci sta avvolgendo. E gli altri applaudivano”.

Una posizione che va all’insegna di una parola d’ordine che è quella di non arrendersi al terrorismo nichilista. Per non arrendersi a tale tragedia occorre “occupare” lo spazio del vuoto con una scelta rigorosa che è quella della cultura dell’umanesimo.

Si può vivere nello sradicamento? Bisogna cercare di radicarsi e di porre una forte attenzione a quelle radici che hanno fatto dell’Occidente una civiltà cristiana. Nel suo testo prima citato definiva le cadute del nostro tempo con questa osservazione: “La domanda delle domande non è multipolarismo o egemonismo, ma nichilismo o civiltà”.

È questo il piano sul quale si allargano e si  restringono i modelli culturali e le distese o i rannicchiamenti del pensiero. Possiamo restare al di là del bene e del male? E se restiamo oltre quale sottosuolo recupererà i demoni che abitano la coscienza del nulla? Domande sospese in quel vivere sradicati tra la ricerca e l’assoluto. Ma si tratta di un problema che l’Occidente può porselo nel proprio interno e non come contro altare nei confronti degli Orienti.

Cosa chiede la modernità? Cosa noi domandiamo alla contemporaneità? “I tempi moderni generalizzano lo sconvolgimento totale della libertà, le scale di valori crollano e parallelamente il valore di ciascuno è rimesso in discussione” (in “Liberté, Ègalité, Fraternité”). Proprio qui sta la sua antica ribellione con gli “ismi”. Tutti gli ismi sono fanatismi ideologici.

L’Occidente, l’Europa e il Mediterraneo greco non possono cedere secoli ed epoche di civilizzazione al nichilismo. Si vive tra nemici. Le culture possono confrontarsi e le civiltà possono tentare di dialogare. Ma tra fedi ci sono visioni di vita eterogenee e i vissuti sono scavi nelle storie che diventano conoscenza, coscienza e ragione.

Il tempo delle rivoluzioni è finito. Siamo nel tempo del terrorismo. Nel 2004 André Glucksmann pubblicava: “La terza morte di Dio. Perché l’Europa è ormai un continente ateo e nel resto del mondo invece si uccide per fede”.

Siamo arrivati al punto della questione. Il male è l’indifferenza dell’Europa che è intrecciata nel disamore per le radici e la propria identità. Una identità che trova il suo radicamento nella profondità della cristianità. Una Europa senza cristianità è una terra desolata. Ed essendo tale è abbandonata al nulla.

Non è pensabile creare condivisioni tra storie non condivisibili. Non è possibile realizzare culture universali con civiltà divergenti. L’Occidente è tale perché vive lo sprigionamento di diverse appartenenze in una sola identità che è quella cristiana. L’Oriente vive lo sprigionamento di articolate identità in una appartenenza che è quella musulmana in modo maggioritario. Lo scontro è stato inevitabile. E resta inevitabile.





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