“Il terremoto del centro Italia del 24 agosto 2016” durante i lavori dell’88° Congresso della Società Geologica Italiana

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COMO - Terremoto al Centro Italia: rilievi in fase emergenziale e campionamenti delle acque da parte del gruppo di geologi dell'Uninsubria. Il Gruppo di ricerca di Geologia Ambientale dell’Università degli Studi dell’Insubria presenta primo rapporto sui rilevamenti in fase emergenziale. Terremoto: effetti ambientali del sisma del 24 agosto 2016. Sono in corso anche campionamenti di acque di sorgenti nella provincia di Rieti per verificare eventuali anomalie geochimiche.
Come mai un terremoto di moderata magnitudo è stato così distruttivo? Il gruppo di Geologia Ambientale dell’Università degli Studi dell’Insubria - composto di: Franz Livio; Maria Francesca Ferrario; Alessandro Michetti; Roberto Gambillara; Chiara Frigerio; Livio Bonadeo; Fabio Brunamonte; Andrea Pozzi; Gilberto Binda, Silvia Terrana – si trova dal 25 agosto nella provincia di Rieti per studiare il sisma di magnitudo 6.0 che ha colpito l’Italia centrale il 24 agosto, con epicentro a Accumoli e le oltre 2000 scosse di assestamento dei giorni successivi.

Il Gruppo - da anni impegnato nella caratterizzazione degli effetti ambientali dei terremoti in Appennino e in Pianura Padana - ha elaborato un primo rapporto sui rilevamenti in fase emergenziale, che sarà presentato il prossimo 7 settembre all’Università di Napoli Federico II, nell’ambito del convegno “Il terremoto del centro Italia del 24 agosto 2016”, durante i lavori dell’88° Congresso della Società Geologica Italiana.

«La zona in esame rientra nella categoria a pericolosità sismica più alta tra quelle presenti nel territorio nazionale. L’evento era quindi atteso, anzi si attende nell’area un evento di magnitudo anche notevolmente superiore, in considerazione della storia sismica della regione, che ha visto il succedersi di sismi con dimensioni – in termini di energia rilasciata - anche 30 volte superiori a quella osservata lo scorso 24 Agosto – spiegano gli studiosi del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Insubria nel rapporto - . Nonostante la magnitudo non molto elevata, l’evento è stato particolarmente distruttivo. Ad oggi, infatti, si contano 296 vittime, quasi lo stesso numero registrato per il terremoto del 6 Aprile 2009 a L’Aquila, che ha avuto magnitudo superiore (Mw 6.3). La motivazione risiede essenzialmente nel periodo e nel momento in cui è avvenuto il sisma: a fine agosto il Bacino di Amatrice ospita circa 30.000 persone, per la maggior parte turisti, anche provenienti dall’estero, mentre in inverno la popolazione scende a circa 2000 persone; il terremoto ha inoltre colpito nell’ora notturna, cogliendo la popolazione nel sonno. Una componente importante, ancora sotto valutazione, è anche dovuta agli effetti di amplificazione di sito osservati nel centro storico di Amatrice. Nonostante un patrimonio edilizio certamente vetusto, il danneggiamento è stato così devastante da essere confrontabile solo con l’evento del 23 Novembre 1980 in Irpinia. Né a L’Aquila né a Colfiorito (il sisma del settembre 1997, Mw 6.0) né a Norcia (1984, Mw 5.9) è stato osservato un effetto così severo su edifici del centro storico».


La gravità degli effetti per un evento di moderata magnitudo è - scrivono ancora dall'Uninsubria - quindi anche al centro dell’intervento dei ricercatori dell’Università dell’Insubria.

Dal 25 agosto il Gruppo di ricerca di Geologia Ambientale del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia (DISAT) sta svolgendo rilievi sul terreno in fase emergenziale, in collaborazione con numerosi enti di ricerca e istituzioni, INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), University of London, Durham University, University of Nevada Reno, sotto il coordinamento del Dipartimento della Protezione Civile.

I rilevamenti sono finalizzati a riconoscere e mappare gli effetti ambientali del sisma, verificandone l’evoluzione nel tempo.

«Sono inoltre in corso campionamenti di acque di sorgenti nella provincia di Rieti per verificare l’eventuale occorrenza di anomalie geochimiche (variazione concentrazione ioni principali e isotopi dello zolfo) in relazione allo sviluppo della sequenza sismica; si tenga presente che l’acquedotto del Peschiera, che serve la città di Roma, è ubicato a circa 40 km dall’epicentro – spiegano i Geologi Insubria - . Gli effetti rilevati finora includono: fratture nel terreno e su strade asfaltate; instabilità gravitative (frane, crolli); riattivazione di piani di faglia; variazioni chimico-fisiche delle sorgenti».

PER APPROFONDIRE
Introduzione e contesto tettonico
Nell’area in esame sono note una serie di faglie capaci, strutture tettoniche in grado di produrre terremoti e relativi effetti sull’ambiente, che risultano mappate nel catalogo ITHACA (Italy Hazard from Capable Faults). In particolare, l’evento principale si è verificato nella zona di raccordo tra due strutture note, la faglia del Monte Vettore a Nord e la faglia della Laga a Sud. Queste faglie sono strettamente legate all’evoluzione della catena appenninica, oggi caratterizzata da un regime distensivo: le due placche, quella adriatica e quella che ospita la stessa catena appenninica si stanno allontanando reciprocamente. Questo genera un sollevamento regionale e un paesaggio caratterizzato da bacini e dorsali montuose, fra le quali quella del Monte Vettore e quella della montagna della Laga.

Risultati preliminari
I rilievi condotti immediatamente a seguito del sisma hanno coinvolto le zone ad est, sud est e nord di Accumoli (Illica, San Tommaso-Cossito e Grisciano), la piana di Castelluccio e il Monte Vettore. La tempestività del rilevamento è di fondamentale importanza per svariati motivi: conoscere l’evoluzione nel tempo dei singoli fenomeni (ad esempio, allargamento fratture e innesco di fenomeni franosi);  distinguere tra gli effetti legati alla scossa principale e gli eventuali effetti delle scosse di assestamento; valutare la possibile obliterazione di alcuni effetti a causa di fattori esterni (ad esempio, precipitazioni, attività umane). Le fratture osservate interessano sia strade asfaltate che i terreni e campi circostanti; le componenti orizzontali e verticali del movimento arrivano fino a 15-20 cm. Le fratture hanno generalmente lunghezza dell’ordine delle decine di metri..

Presso il Monte Vettore le fratture presentano maggiore continuità, seguono costantemente le scarpate di faglia in calcare che caratterizzano il versante, e sono state seguite per oltre 4,5 km; sono generalmente presenti fratture decametriche, separate da step di 1-2 metri.

Un ulteriore elemento significativo è rappresentato dai “nastrini di faglia”, cioè riattivazioni di piani di faglia in roccia; questi sono costituiti da una fascia bianca spessa fino 3 cm alla base dello specchio di faglia in calcare, che indica il movimento relativo tra i due piani.

Al momento sono in corso ulteriori rilievi sul terreno per definire il campo di fratturazione prodotto dal terremoto, in collaborazione con i colleghi di ISPRA, CNR, INGV e di alcune università inglesi (Birkbeck UCL Londra, Leeds, Durham). Saranno in particolare rilevate con tecnologia laser scanner alcune delle fratture prodotte dalla scossa principale, per valutare l’evoluzione nel tempo dello spostamento lungo le faglie sorgente del terremoto. Questo rilevamento sul terreno sarà ripetuto nei prossimi mesi, e confrontato con i dati satellitari (InSAR e GPS) , consentendo di vincolare i parametri meccanici delle rocce coinvolte nella rottura cosismica.

Il campionamento delle acque di tre sorgenti nel bacino di Rieti (Santa Susanna, Vicenna Riara e Peschiera) è coordinato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Nevada -Reno- che da alcuni anni studia la storia racchiusa nelle acque e nei sedimenti dei laghi presenti nel bacino stesso. Il campionamento e l’analisi delle acque subito dopo l’evento sismico e successivamente con cadenza settimanale permetterà di effettuare dei confronti con i dati pregressi e di valutare l’influenza della sequenza sismica sulla geochimica delle acque.

Per ogni sorgente è stato prelevato 1l di acqua filtrato a 0.45 µm e 1l non filtrato che verranno impiegati per misurare la quantità di ioni maggioritari, metalli in traccia e valutare il rapporto isotopico dello zolfo; sono stati inoltre rilevati direttamente in campo parametri quali temperatura, pH, conducibilità, durezza ed alcalinità.

I risultati ottenuti in situ indicano un maggiore contenuto ionico della sorgente Santa Susanna, oltre a una temperatura minore. Inoltre, in questa sorgente, si nota una durezza maggiore del valore di alcalinità; ad indice della presenza di un discreto quantitativo di solfati (da verificare attraverso le analisi di cromatografia ionica). Si è inoltre notata una forte portata delle sorgenti di Santa Susanna e di Peschiera.

Le campagne di campionamento settimanali continueranno per tutto il mese di settembre.




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