La Donna che "Amo" è Oriana Fallaci. Firmato Maria Dicuonzo



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Maria Dicuonzo
ROMA - Pubblichiamo, oggi, 15 settembre 2016, su Il Segno delle Donne, una testimonianza sulla grande giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci apparsa già su Cinquew News qualche anno fa. Di seguito l'intervento di Maria Dicuonzo.
E così, in pensione, mi sono ritrovata a frequentare il mondo di twitter  e a rispondere ai tantissimi hashtag  proposti ogni giorno in rete:
#scrittricePreferita: Oriana Fallaci 
#cheFarestiInUnaProssimaVita: la giornalista 
#oggi8MaggioCheDonnaVuoiCelebrare: Oriana Fallaci
Si, è  proprio Lei la “Donna che amo” e a Lei, accettando quasi una sfida, dedico il mio primo articolo. Oriana mi avrebbe capito, la sua vita è stata una "sfida” per affermarsi nel mondo del lavoro; per urlare al mondo le ”sue“ idee; per combattere contro “l’Alieno” che l’ha divorata.

Oriana: il nostro “mostro sacro”, la giornalista che con le sue “Interviste con la storia” ha scritto un pezzo di “storia“.

Su di Lei hanno scritto di tutto, di più: firme autorevoli, famose, giornalisti che, parlando di Lei, volevano diventare famosi...

Voglio solo dirvi perché ”io” La “amo”.

"Io sono qui per provare qualcosa in cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre”.

Come fa una pacifista a non ritrovarsi in queste sue parole?

La sintesi di concetti che non saprei mai esprimere.

Un giorno torno a casa, nella mia Puglia, che ho lasciato da tanto. Incontro la mia nipotina che intanto è cresciuta, ha quasi 16 anni, fa di tutto: studio, sport, cinema, feste…non si ferma un attimo. 

All’improvviso mi guarda e mi chiede: hai letto “Lettera ad un bambino mai nato”? Ma, certo! E tu piccola; cosa ne pensi? Mi risponde:”per finirlo ho lasciato tutto e alla fine ho tanto pianto”.

Mi accorgo che, dopo anni, restano solo le parole di Oriana, la potenza della sua scrittura, e, con le lacrime di una ragazzina, si cancellano le polemiche di quei tempi.

Oriana ha sempre sostenuto che una donna, per affermarsi in un mondo di uomini, deve  essere tanto tanto più brava di loro! E non basta, deve pure dimostrarlo! Sempre,  senza mai un attimo di respiro.

Non lo so se oggi è ancora così, forse no, forse  un po’ meno .… Ma so che era così. Ho cominciato a lavorare negli anni '70 e vi assicuro che, nel mondo del lavoro, per emergere, per essere "rispettata”, era così . Ho dovuto studiare e studiare, lavorare anche di notte, in ufficio da sola, senza l’aiuto di nessuno. Volevo che capissero che potevano fidarsi di me. E non è bastato, inconsapevolmente mi sono creata un personaggio: vestita in modo particolare, sempre perfetta, occhiali da sole che mi coprivano ...... La mattina indossavo il personaggio ed affrontavo la giornata.

Dopo anni, quando libera da tutto ciò, ho iniziato la mia terza vita ed ho cominciato a “leggere”, ho ritrovato questo in Oriana! Mi direte: sei scema? Ti paragoni alla Fallaci? Chi ti credi di essere?

Ma no, non è così: non mi paragono. Comprendo  il “personaggio Fallaci”, cosa  che me l’ha fatta amare ancora di più. Penso a Lei, donna fragile, che, per affrontare il mondo, per soddisfare il suo orgoglio per diventare ”La Fallaci”, vestiva una corazza.

Scricciolo di donna che si metteva rimmel ed eyeliner (sempre ed ovunque) e in Vietnam saliva sull’elicottero.

Oriana era così, non poteva certo aspettare, come tanti colleghi maschi, il bollettino dei generali la sera in albergo. No, Lei doveva salire in elicottero e vedere quello che accadeva.

La Fallaci, con occhialoni neri, con enormi pellicce che La avvolgono, quando deve essere visitata, per l”Alieno" che l’ha colpita, entra in ospedale e mette tutti sull’attenti. Di Lei avevano timore. Era  quello che voleva. Era il personaggio che aveva scelto per farsi rispettare, quello che Le costava  il minimo sacrificio.

"Non si può vivere senza amore. Io ci ho provato, ma non ci sono riuscita"

Anche in amore è stata “assolutista" .

Ha tanto creduto nell’amore da portarlo ad un gradino superiore, quel gradino che ha fatto di “un uomo“ un capolavoro della letteratura mondiale.

Essere giornalista, per Oriana, era “dire la verità“.

Una frase così semplice, ma, per molti, così difficile da accettare. Se La sono litigata tutti.

A chi non sarebbe piaciuto aver come portabandiera la  FALLACI?

Ma era così difficile capire che Lei, senza pensare ai colori e al politically correct, avrebbe scritto, difeso, portato all’estremo ogni sua idea?

"Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo“

Amo questa donna. Amo l’Egitto, la Tunisia, dove ho incontrato persone belle, disponibili.

Ma in questi giorni penso ad Oriana quando i telegiornali, i giornali, i libri  ci raccontano delle follie degli jihadisti  in Siria, in Iraq.

Era questo l’islam che la Fallaci temeva! Questo è l’islam che tutti temiamo!

Scrive al suo grande amico Riccardo Nencini: “Sono alla fine, Riccardo, e voglio morire a Firenze. 

Ed ora ci siamo. Ma morirò in piedi, come Emily Bronte”.

Vespasiano disse: ”Che volete? Un imperatore deve  morire in piedi“.

E Tu, Oriana, sei stata ”UN” imperatore. Tu che tutta la vita hai lottato per essere chiamata “scrittore“.

I love you, Oriana




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