Nello spaccato tra identità greche, neogreche e latine che le etnie del Mediterraneo assumono valenza politica, antropologica e metafisica

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Pierfranco Bruni
ROMA - Demo antropologia e Magna Grecia nel Mediterraneo. Un dibattito aperto. Demo antropologia e culture sommerse. Si tratta di un legame che interessa sempre più il rapporto tra natura, civiltà e culture in una dimensione etnica. In un tempo in cui il Mediterraneo non è soltanto una geografia o un “modello” geopolitico l’antropologia delle etnie assume una concordanza con quelle eredità che hanno attraversato la civiltà pre Magno Greca sino a tutto il contesto Romano.
È proprio nello spaccato tra le identità greche, neogreche e latine  che le etnie del Mediterraneo assumono una valenza sia politica sia prettamente antropologica sia metafisica.

Finora abbiamo trattato la questione relativa al rapporto etnie e Mediterraneo come se fosse una dimensione meramente territoriale. In un tempo di vissute incompiutezze esistenziali il Mediterraneo resta un destino, come volle definirlo Braudel, ma anche una sostanziale filosofia della conoscenza dei saperi.

I veri saperi del Mediterraneo nascono dalla definizione di un processo etnico che significa la forza di una archeologia dei saperi dei popoli e delle loro identità. In fondo questo Mediterraneo oggi resta senza una precisa identità. Anzi senza una appartenenza perché se vogliamo dirla in termini di saggezza delle conoscenze le identità ci sono ma sono una dichiarazione di confusione e di reali conflitti anche di ordine economico oltre che religioso etico e culturale tout court.

Bisogna fare in modo di recuperare il Mediterraneo delle etnie nelle archeologie. Questo è il punto, perché le etnie storiche hanno un senso nello sviluppo che i popoli hanno dichiarato lungo i secoli. Secoli che sono state e sono epoche.

Il Mediterraneo è fatto di epoche e parla attraverso le epoche , ma le epoche sono una espressione di interpretazioni e di letture puramente etniche. Da questo punto di vista la chiave di lettura antropologica resta, nonostante le crisi religiose e ideologiche, il dato centrale per entrare tra le onde dei marti vissuto e decifrare una storia che, comunque, è sempre la nostra storia.

Il nostro Mediterraneo passa attraverso l’immaginario e il reale storico e archeologico della Magna Grecia servendosi di uno scavo esistenziale demo antropologico.

Senza una valenza antropologica neppure la storia avrà senso. Dico ciò perché sono convinto che le civiltà bisogna studiarle grazie a quelle valenze che toccano i modelli che vanno dalle archeologie ai linguaggi in comunicanti. Quali sono? Quelli perduti e che soltanto attraverso una griglia simbolica è possibile cercare di catturare.

È possibile, ciò,  soltanto se riusciamo a legare le varie visioni delle scienze nell’umanesimo.





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