Bonaventura Tecchi crea la pagina come mistero, lascia il modellare linguistico a forme tra la voce narrante e il disegno onirico

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Pierfranco Bruni
ROMA - Bonaventura Tecchi: dalla sabbia alla terra abbandonata. A 120 anni dalla nascita. Bagnoregio. 1896. La data di nascita (e la cittadina) dello scrittore Bonaventura Tecchi. Studioso di letterature germaniche. Docente universitario in Italia e in alcuni paesi esteri come Brno e Bratislava. La sua grande attenzione e attrazione è stata rivolta alla scrittura narrativa. Scrivere era sopratutto raccontare. Raccontare storie e luoghi. Le storie intrecciate ai destini dei personaggi.
I personaggi camminavano in lui in forma immaginativa. Visiva. Venivano recuperati da una vera e propria forza immaginaria e diventavano crogiolo di fatti e di significati. Un senso come significato.

A partire dal 1924 con "Il nome sulla sabbia" sino a "Il senso degli altri" del 1968. L'anno in cui muore a Roma. 

Nel 1942 pubblica "La vedova timida". Un romanzo complesso nel quale il gioco psicologico è uno scendere tra le pareti dell'anima graffiandole. 

Forse uno dei libri intensamente poetici resta quello del 1955 dal titolo: "Luna a ponente". 

La poesia comunque traspare da molte pagine di Tecchi. Un preciso conoscitore delle tecniche letterarie e della strutturazione del romanzo in un costante dialogare tra racconto e dialogo, Tecchi crea la pagina come mistero, lasciando il modellare linguistico a forme tra la voce narrante e il disegno onirico - immaginatevo. 

Così come nel testo "Antica terra" dove non si formano confini tra l'immaginazione e il percorso onirico. Un trastullare di sensazioni che si scavano nelle forti emozioni. 

La letteratura, ci conferma Tecchi, è emozionarsi oltre l'ascolto della pagina. 

Postumo, nel 1970, esce: "La terra abbandonata". La terra come luogo di appartenenza assume un significato prettamente antropologico. 

Tecchi ha bene assorbito la lezione del Pirandello delle Novelle. Ciò lo si constata in un altro testo che considero grande nella sua produzione letteraria. Mi riferisco a "L'isola appassionata". 

Si racconta della Sicilia. La Sicilia dalle radici greche e pre greche. Ma anche di quella Sicilia pirandelliana che porta dentro l'anima una "ebbrezza leggera del sangue". La prima edizione di questo scritto vede la luce il 1945. 

Credo che, insieme al libro nel quali si parla della luna del ponente, "L'isola appassionata" ha una sua profondità di ricerca spontanea verso un mondo che è tutto dentro il Mediterraneo, e il suo Mediterraneo è fatto di linguaggi e, appunto, di luoghi. Ha avuto, questo libro, più edizioni. Basti pensare che gli ultimi capitoli, nella nuova edizione, risalgono al 1957. Ed è proprio in questi capitoli che il luogo diventa epifania e tocca le corde del sublime. 

Insomma è in questi ultimi capitoli che l'antropologo delle immagini sviluppa in un immaginario intrecciato alla letteratura dei luoghi e dei fatti esistenziali personali la sua esperienza umana teaferrnfola sulla pagina. 

Coglie nella Sicilia il tragico e l'ironia. Il mistero e il sacro. Ma Tecchi era uno scrittore profondamente cristiano ed ha vissuto tutta la sua vita legata ad una cristianità del mistero e della teologia. 

Un dato centrale nella sua vita. Senza però disconoscere il mito e la sensualità del mito. 

Scrive interrogandosi: "L'idillio nasce dunque dalla tristezza o almeno come reazione alla tristezza, ed è tanto vicino alla tragedia?". 

Una domanda che resta come filo sospeso tra vita e l'ironia della vita che deve concedersi alla morte. 

Spesso si è confrontato con il concetto di solitudine. Proprio in Sicilia sottolinea un dialogante legame tra la solitudine e la morte. 

Così: "... da queste parti, in queste campagne solitarie e appassionate, neppure la morte vuol essere sola". 

Lo scrittore delle terre e dell'isola, dell'amore e della sabbia, della luna e dei solchi idilliaci. 

Una riflessione che accompagnerà il viaggio della sua vita nel tempo in cui la grecita' non smette di intrecciare i nostri destini. 

Bonaventura Tecchi nella sua cristianità ritrova il senso della vita confrontandosi costantemente con il mistero e il religioso antropologico. È naturale che in Tecchi la cristianità va oltre ogni tragedia. Il suo testo "La terra abbandonata" è un raccogliere le patole come frammenti di una vita. Ed è la sintesi!





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