È morto Dario Fo. Ho letto che gli elogi spellano le parole. Io non ho mai condiviso Dario Fo. Non meritava il Nobel



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Pierfranco Bruni
ROMA - Non ho mai apprezzato artisticamente Dario Fo. Non sempre è necessario incorrere nella apologia degli elogi. Sì la morte ha sempre un richiamato sentore di pietas. È giusto che sia così! Deve essere così. Per tutti ciò che restano e vivono le morti di chi abita la nostra anima il nostro viaggiare e anche il nostro immaginario. Siamo nella cultura dell'umanesimo e siamo viventi in Cristo.
Sì deve essere cosi ed è così. È morto Dario Fo. Ho letto che gli elogi spellano le parole. Io non ho mai condiviso Dario Fo. Non mi ha mai detto nulla. Non condividevo il suo essere giullare sulla scena e qualche volta anche in politica.

Letterariamente non meritava il Nobel per la letteratura. Io sono uno di quelli che ha protestato duramente quando è uscita fuori la notizia del Nobel a Fo. 

Non nego e lo ripeto ora. Non mi sembrava e non mi sembra un personaggio che possa avere lasciato un segno caratterizzante nel contesto letterario. 

Quella suo opera buffa è il già visto brechtiano. Il suo essere giullare è il già consolidato tra un Cecco Angiolieri e un Jacopone da Todi giullare di Dio. Quel suo teatro "zampettante" è la maschera di Pulcinella, Arlecchino e una recita veneziana. 

Le sue contraddizioni politiche poi e le sue ambiguità politiche sono figlie di chi ha rinnegato giustificando la sua appartenenza al Fascismo repubblichino. Era stato Repubblichino ma era un capitolo "scandaloso" e preferiva tacere. Certo in questa faccenda altro metodo della eleganza di Giorgio Albertazzi morto pure lui recentemente. Confronti che non reggono sul piano teatrale. Due modelli completamente agli antipodi. Ma Fo non regge su Albertazzi, il vero maestro. 

Il suo teatro, che conosco molto bene a cominciare dai miei anni universitari, non è un sorridere o una ironia pirandelliana. 

Non è nulla. Tranne un modo di tentare di uscire dal conformismo

Un autore e un attore che non tramanda. Forse resta la sua pittura. I suoi colori. Forse. 

Non ho condiviso nulla del suo operato e nell'ora suprema della morte mi inchino davanti ad una umanità che vive il viaggio ultimo con molta pietà cristiana e offro una preghiera. 

Il resto è stata una costante "impresa" non di arte ma di assoluta ideologia

Certo il conformismo ora dilaga. La mia è una voce controcorrente. Ma non reputo e non ho mai reputato Dario Fo un grande artista. Ripeto. Il mistero buffo è il buffo mistero di Brecht. Il resto è ciò che in questi anni abbiamo visto.




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