domenica 31 gennaio 2016

Crotone è sempre stata depredata, violentata da una classe dirigente che l'ha spolpata viva

Crotone è sempre stata depredata, violentata da una classe dirigente che l'ha spolpata viva
Antonella Policastrese
CROTONE - Crotone, città del profondo sud, sarà chiamata al rinnovo del Consiglio comunale. Molte le forze in campo, tutti ai nastri di partenza per giurare che questa sarà la volta buona, e che il profondo amore per cambiare lo stato delle cose, darà i suoi frutti. Amore per la città o per le poltrona di primus inter pares, che ognuno vuole aggiudicarsi,  in tempi di magra e di crisi nera! Ognuno sta preparando le  liste per dare fiato alle proprie trombe. Accanto a personaggi nuovi, come Paperino o Topolino, ci sono i Cinque Stelle con tre liste e tanti litigi al loro interno, tanto da essere venuti alle mani per mancati accordi. Un vero teatrino; e se ci fosse De Filippo in vita, avrebbe tanto da scrivere e molto da far ridere. Il 30 gennaio la novità è venuta da Forza Italia Giovani  che si sono incontrati, desiderosi di cambiare, di metterci la faccia. Lontani i tempi dei club dei servizi quando i giovani di FI si presentavano agli incontri in doppio petto, cravatta blu, rolex al polso, accompagnati da ragazze che indossavano "mise" mozzafiato con tanto di tacco a spillo, da somigliare ad attrici e veline; quelli attuali hanno la faccia pulita e molto entusiasmo e  tanta forza nel portare avanti le proprie idee. Diverso il linguaggio.

Parlano infatti di volere formare una rete che parta dalla società civile, di creare una "Grande Famiglia" per stare insieme e nell'unità andare avanti, per prendere il mare e veleggiare con il sole in tasca. Un modello antitetico a quello renziano che punta ad accentrare nelle sue mani le redini della politica, servendosi di una comunicazione prona, che conta su mercenari congruamente pagati  nell'ingaggio. I giovani del profondo sud sanno cosa sia la fatica e puntando su valori irrinunciabili vanno avanti a testa alta e con la schiena diritta. Si rendono conto che Crotone, pur avendo mille potenzialità, è sempre stata depredata, violentata da una classe dirigente che l'ha spolpata viva, ragion per cui a tutt'oggi  siamo all'anno mille, per strade interne simili a mulattiere, per un isolamento dovuto ad una autostrada che non si sa quando sarà completata;  i soldi previsti dal patto di stabilità, sono stati decurtati dopo essere stati promessi, ed a rimetterci chi siamo se non noi? Il renzismo non depone bene dalle nostre parti, ed anche se i partiti sono stati decapitati, falcidiati, rottamati, questi ragazzi è dal partito che vogliono ripartire, convinti che solo ascoltando e dando un punto di riferimento alla cittadinanza potranno confrontarsi vis a vis e con la forza delle idee puntare a cambiare i connotati di questa città che aspetta un profeta, un leader per farla uscire fuori dalla palude.  Questi giovani di FI   si presentano ai nastri di partenza forti della loro fede in una politica, divenuta  per il renzismo, mezzo per farsi eleggere ed ottenere poltrone in un parlamento scollato dalla società civile.Cosa succederà in questo avamposto del sud non si sa, ma una cosa è certa: fa piacere avere davanti  ragazzi dalla faccia pulita. Se questo bastasse, i vecchi volponi andrebbero senz'altro in pensione, sarebbero sventate losche macchinazioni a loro necessarie per affermarsi e contare.

Al di là della questione Soprintendenza a Taranto o a Lecce o meno. Archeologia del sapere nostalgico?

Al di là della questione Soprintendenza a Taranto o a Lecce o meno. Archeologia del sapere nostalgico?
Il professore Pierfranco Bruni
TARANTO - Occorre essere competitivi nel “mercato” delle culture e non avviare pratiche nostalgiche. A Taranto c’è una filosofia del bene culturale? A Bari sì, a Lecce anche e a Taranto qual è la scuola di pensiero? I beni culturali hanno bisogno di una filosofia ben inserita nella geoeconomia dei processi culturali internazionali. Bisogna guardare con molta attenzione ai fenomeni posti dal Codice dei Beni culturali e dalla Riforma,  che nasce all’interno del recupero giuridico di tre Ordinamenti: quello del 1939 (Riforma Bottai in sintonia con la Riforma Gentile sulla scuola); quello inerente la nascita del Ministero dei beni culturali e ambientali (1974 – 1975, nella logica riformista - liberale di Spadolini) e il Codice del 2005 che recepisce il T.U. sui beni culturali con l’accorpamento delle culture e del paesaggio – ambiente.
Da qui bisognerebbe partire per indirizzarsi sul tracciato di come si organizza, si gestisce, si promuove la cultura di una città?
Interrogativo che costa fatica capacita volontà. La valorizzazione culturale di un territorio è certamente conoscenza ma parimenti è progettualità attraverso i nuovi saperi che si articolano su due direzioni.
1. La strategia degli interventi per rendere una cultura valorizzata e valorizzante e quindi fruibile. 
2. L'ideazione, e quindi una chiave di lettura moderna e innovativa, di un indotto sulle culture che possa permettere di trasformare quella che chiamiamo tradizione in Identità per le Economie esportabili. 
La cultura se non è esportabile come pensiero e come evento resta soltanto una nostalgia chiusa nella nicchia del c'era una volta. 
Quindi le culture dei beni culturali sono strategia innovazione forza per una politica della produttiva. Esportare fenomeni culturali significa dare un senso al futuro e non solo alla memoria che già di per sé è un depositato della e nella storia. 
Allora. Lascio da parte ciò che non è stato fatto, ovvero ciò che non si è stati capaci di produrre. Ripeto. Il Museo entra ora nelle piene funzioni manageriali. L'ufficio di tutela non è una struttura produttiva e non porta valorizzazione. 
È UNA STRUTTURA INUTILE PER UNA CITTÀ CHE HA BISOGNO DI ESSERE VALORIZZATA CON LE CULTURE. 
Si pensi a creare legami tra eventi europei e unicità di eventi per Taranto come negli anni 1995-1999. UNICITÀ DEGLI EVENTI.
Si dia, dunque, una struttura di pensiero a ciò che ancora rimane dell'università: chi sono e quanti sono i docenti che insistono nell'università di Taranto? Quale è la loro storia curriculare: dalla ricerca alle pubblicazioni? Sarebbe opportuno conoscere la struttura scientifica tarantina dalla formazione ai formatori in modo pubblico diretto oltre alla pubblicazione sul sito. Diamo scientificità ai processi culturali di una città. Diamo testimonianze. Diamo esempi. Creiamo un Pensiero forte sui beni culturali e sulle culture elaborate dall’università tarantina. Siamo in grado? Intellettuali, pensatori, ricercatori dell’Università dovrebbero avere un compito estremamente “testamentario”.
Si lavori per un Polo bibliotecario sui beni archeologici collegandolo alle biblioteche europee. Si dia un progetto Mediterraneo al Pensiero Mediterraneo senza doppiare il pensiero meridiano che non appartiene alla Università di Bari ma allo straniero Camus e ad ina scuola di pensiero schimittiano. 
Si abbia coraggio non per le nostalgie ma per "inventarsi" il Futuro. 
Il bene culturale oggi non è un "monolito" monolitico, ma una organicità comparata e articolata. 
Innoviamoci per essere competitivi non nella storia della Magna Grecia, ma nel futuro delle economie. Il concetto di Magna Grecia deve essere spendibile nei “mercati” delle culture. Spendibile significa anche comprendere il significato del bene culturale vissuto dal vivo.
Il Codice fa delle distinzioni precise e crea collegamenti che pongono in essere il concetto di “mercato” della cultura. Da questo punto di vista Taranto deve poter elaborare una cultura spendibile nei mercati internazionali. Un fenomeno  o un fattore che esula dalle Soprintendenze, ed è per questo che Taranto deve sapersi giocare una partita importante, forte, innovativa. Occorrono capacità, professionalità, managerialità.
L’università del Mediterraneo quale compito svolge per essere ponte di civiltà tra le strategie culturali di una città che è Occidente ma anche Oriente. I beni culturali si inseriscono in un tale contesto. Ecco perché allargherei la chiave di lettura ad un processo molto più ampio. Quale cultura Mediterranea del bene culturale è in grado di elaborare Taranto?
Al di là della questione Soprintendenza a Taranto o a Lecce o meno.  C’è un pensiero forte a Taranto che possa svilupparsi dal rapporto università - bene culturale su un argomentare teorico e pragmatico che non sia legato alla archeologia del sapere nostalgico? A Bari c’è! A Lecce anche. A Taranto qual è? Apriamole queste porte con le dovute capacità culturali e la forza della progettualità e di quella filosofia che sia filosofia del diritto moderno.

Corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato anno accademico 2016/2017, date delle prove di ammissione

Corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato anno accademico 2016/2017, date delle prove di ammissione
ROMA - Calendario delle prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato nazionale a.a. 2016/2017. Il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, con l'avviso del 26 gennaio 2016, protocollo n.2022, ha comunicato il Calendario delle prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato nazionale anno accademico 2016/2017.
Dal Dipartimento per la Formazione superiore e per la Ricerca, Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l'internazionalizzazione della formazione superiore hanno resto noto che al fine di offrire adeguata informativa agli studenti interessati e di permettere agli Atenei di procedere alla predisposizione delle opportune misure organizzative legate allo svolgimento delle prove, si comunicano le date di svolgimento delle prove di ammissione relative ai seguenti corsi di laurea e di laurea magistrale: Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua italiana, 6 settembre 2016; Medicina Veterinaria, 7 settembre 2016; Corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico direttamente finalizzati alla professione di Architetto, 8 settembre 2016; Professioni sanitarie, 13 settembre 2016; Medicina e Chirurgia in lingua inglese, 14 settembre 2016.
Le modalità e i contenuti della prova e il numero di posti disponibili per le immatricolazioni saranno definiti con successivo decreto.

Nella Caserta di politici e imprenditori corrotti e furbetti, dal Liceo Manzoni arriva la legalità coi principi della Costituzione

Nella Caserta di politici e imprenditori corrotti e furbetti, dal Liceo Manzoni arriva la legalità con i principi della Costituzione
CASERTA - Liceo Manzoni e Camera penale: giovedí al Manzoni dibattito sulla legalità attraverso i principi costituzionali. Il liceo Manzoni di Caserta e la Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere hanno organizzato per il prossimo giovedì 4 febbraio alle ore 10 nell'aula magna del liceo, un interessante conversazione sul tema della giustizia. L'incontro vedrà come relatore il professore avvocato Angelo Raucci, già presidente della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere, e l'avvocato Romolo Vignola, presidente della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere e moderatore dell'incontro.
Parteciperanno all'evento tutti i rappresentanti delle classi del Manzoni, curiosi e motivati dall'attualità della questione affrontata. Infatti - ancora nel comunicato stampa -, l'argomento trattato sarà quello di un percorso sulla legalità attraverso i principi costituzionali, ripercorrendo quelli che sono gli articoli 27 e 111 della Costituzione, il fine del processo, la funzione dell'avvocato e l'attuale situazione carceraria.
Questo, oltre a tantissime altre questioni che saranno sottoposte e discusse con gli studenti.
L'incontro si inserisce in una più ampia progettazione di educazione alla legalità che nel Manzoni va avanti già da diversi anni grazie all'impegno costante della sua dirigente scolastica Adele Vairo e della docente coordinatrice del comitato studentesco Rossella Salvato, oltre che dell'avvocata Marisa Mattiello referente per la consulta studentesca, e che consente ai suoi studenti di fare esperienze uniche nel loro genere: la visita al carcere minorile di Nisida, pubblico durante il processo in un'aula del Tribunale oltre ad incontri con i più rilevanti esponenti del settore.
Insomma, il seminario segna l'incipit di un ulteriore prestigioso e prezioso percorso che la preside Adele Vairo progetta per il liceo Manzoni divenuta oramai frontiera avanzata della cultura giovanile e punta di diamante della innovazione formativa del territorio.

Il coraggio di sganciare Eduardo dalla sua ombra. A Firenze La Grande Magia del regista Vincenzo De Caro

Il coraggio di sganciare Eduardo dalla sua ombra. A Firenze La Grande Magia del regista Vincenzo De Caro
FIRENZE - La Grande Magia di Eduardo De Filippo, pirandelliana o no, è una chicca della cinematografia in bianco e nero. Il testo è del ’48, la guerra è ormai finita, ma ciò che lo storico Eric J. Hobsbawm definisce come “secolo breve” è nel pieno del suo compimento. Il dramma dell’esistenza sembra incastrato “in - ludere”. Spopolano, infatti, gli illusionisti, gli artisti dell’avanspettacolo, per dimenticare le brutture della guerra, direbbe lo storico. Noi che conosciamo, invece, l’amarezza delle “Cantate dei giorni dispari” (Commedie scritte da Eduardo dal 1945), ci lasciamo convincere dalla chiave interpretativa che ci presenta il teatro di varietà come una forma dell’arte di arrangiarsi, che non può essere incollata ad un unico stile artistico o dialettale.
Il testo è, dunque, in italiano, perché meglio spiega l’universale momento di un secolo che ha sterzato il mondo.
Ad essere meta teatrale è proprio la realtà,  quella realtà definita “l'era dei grandi cataclismi”.
La sensibilità di Sergio Grifoni e Fuori Scena offrono questo capolavoro, bistrattato dalla critica del tempo, all’interpretazione registica di Vincenzo De Caro.
Finalmente, e ripeto, finalmente, qualcuno ha il coraggio di sganciare Eduardo dalla sua ombra. Il regista, semplicemente, ne mette in scena la drammaturgia. Lo fa senza tentare di emulare nessuno.
Tanto per cominciare siamo a Firenze, il teatro è quello de “Le Laudi”. Andato in scena dal 16 al 24 gennaio 2016, fluorescenze e armonie di Angelo Codolo, Tina Birch Chimenti, Sergio Vannucci, Lorenzo Castagnoli, regalano fisicamente il senso della simbiosi tra inganno e verità.
“Ho bisogno di fiducia da parte del pubblico…io non posso suggestionare se non vi lasciate suggestionare” è Nicola Fornaciari, a interpretare il ruolo di Otto Marvuglia, professore di scienze occulte, suggestione e trasmissione del pensiero.
Giovane ed energico, l’attore ha creato un personaggio meravigliosamente suo. Ogni parola, zampillante di poetica filosofica, è vissuta con autenticità. Fornaciari, con umile ironia, recita il ruolo che fu di Eduardo, senza per questo costringerci a far paragoni. L’attore fiorentino sa produrre immagini. La platea è senza dubbio sedotta: “L’umanità intera vi si era tuffata prima di me; mille mani mi respinsero violentemente, facendomi schizzare al punto di partenza.  È una goccia di acqua, caro mio. Ha di prodigioso solamente il fatto che non riesce a prosciugarsi, o per lo meno il processo è lento e sfuggevole all’occhio umano. …”
Calogero Di Spelta batte nel cuore di Lorenzo Lombardi, straordinario nell’evoluzione del personaggio, nel farci godere i caratteri tipici delle maschere eduardiane coscienti della propria incoscienza “Allora io penso che ci deve essere un errore, perché se voi mi state trasmettendo queste immagini, per darmi le sensazioni che dovranno portarmi all’esaurimento del giuoco, allora il cameriere non dovevate farmelo vedere. E già, perché fa parte della realtà, non della vostra magia”.
Delicato e pregno di stati d’animo vive pienamente l’interiorità di un ruolo portante. Commuove e diverte. Che distrae ed emoziona nella sua relazione col mondo.
Nel rispetto del testo, il Brigadiere parla siciliano, ed i tempi comici di Maurizio Pistolesi permettono al pubblico un respiro dovuto.
Unico ruolo in vernacolo napoletano è quello di Zaira, interpretata in modo deliziosamente credibile da Serena Politi.
Un po’difficile l’equilibrio della caratterizzazione del cameriere Gennarino (Michele Cimmino), e nessuna nota particolare per  Lorenzo Lombardi, Romina Bonciani, Marcello Sbigoli, Patrizia Ficini, Vanni Monsacchi, Marco Bianchini, Deborah Castellucci, Francesco Magnelli e Francesca Palombo, funzionali alla storia che ci è stata raccontata in due ore e mezzo senza mai annoiare. O forse  “si è trattato di un semplice giuoco di prestidigitazione”?
 “…fu lui a iniziarlo chissà quando. Il fatto poi che io l’abbia messo di fronte all’illusione, fermando per un attimo in forma concreta le immagini mnemoniche della sua coscienza atavica, non comporta responsabilità da parte mia”…

sabato 30 gennaio 2016

A Caserta il nuovo docu-film di Andrea Segre, "I sogni del lago salato". Kazakistan protagonista

A Caserta il nuovo docu-film di Andrea Segre, "I sogni del lago salato". Kazakistan protagonista
Il regista Andrea Segre
CASERTA - Domenica 31 gennaio alle ore 18 il Centro Sociale Ex Canapificio, in collaborazione con Caserta Film Lab e il Comitato Città Viva, presenta il nuovo docu-film di Andrea Segre "I sogni del lago salato", presso la sede del Centro Sociale Ex Canapificio in Viale Ellittico, Caserta. Protagonista del viaggio di Segre è il Kazakistan che oggi vive l'euforia dello sviluppo che l'Italia non ricorda nemmeno più, la cui crescita è legata a doppio filo con l'economia italiana basata in gran parte sull'estrazione di petrolio e gas in cui L'ENI, nel quale lavorano molti italiani, ha un ruolo chiave nella gestione dei giacimenti. 
Viaggiando tra Aktau e Astana, tra le steppe petrolifere a ridosso del Mar Caspio e l'iper-modernità della neo capitale, il film si ferma ad ascoltare le vite e i sogni di vecchi contadini o pastori e di giovani donne le cui vite sono rivoluzionate dall' impatto delle multinazionali del petrolio nell'economia kazaka.
I loro racconti dialogano a distanza con quella di uomini e donne italiane che cinquant'anni fa vissero simili emozioni e speranze.
Per Segre non è la prima volta a Caserta; amico, da diversi anni segue le attività dell’associazione Ex canapificio condividendone i valori e regalando la sua presenza ogni volta che può.  
A seguire un incontro/dibattito con il regista e la presentazione del Progetto Fuori-Rotta realizzato dal centro sociale Ex Canapificio e dal Movimento migranti e rifugiati di Caserta, vincitore del bando Fuori-Rotta, che ha portato alla luce la condizione di sfruttamento dei braccianti in Italia e in Spagna. Castel Volturno, Villa Literno, Foggia, Ragusa e Almeria sono state le città  protagoniste di questo viaggio visto non soltanto come spostamento ma come percorso umano di vita.
Sempre alle 18, per i più piccini, ci saranno dei  laboratori etnici per bambini con fiabe e giochi a cura del Comitato Città Viva. 
Durante l’incontro saranno raccolte le firme per la campagna di "Reddito Minimo Garantito".
Alle ore 21 sarà offerta una cena multietnica a cura dei migranti e rifugiati e, a seguire, Dj set Vynil Ska e Rock Steady.
Ingresso con sottoscrizione per sostenere le attività del Centro Sociale Ex-Canapificio e del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta.

Greco al Liceo Classico, Matematica allo Scientifico. E le altre materie della Maturità 2016 annunciate dalla ministra Giannini

Greco al Liceo Classico, Matematica allo Scientifico. E le altre materie della Maturità 2016 annunciate dalla ministra Giannini
ROMA - Maturità 2016, Giannini ha annunciato su Facebook le materie della seconda prova scritta. Greco al Liceo Classico, Matematica allo Scientifico, Discipline turistiche e aziendali negli Istituti tecnici per il Turismo, Tecnica di produzione e di organizzazione negli Istituti professionali di indirizzo Produzioni industriali e artigianali, Tecniche della danza al Liceo coreutico, Teoria, analisi e composizione al Liceo Musicale. Sono alcune delle materie scelte per la seconda prova scritta della Maturità 2016 annunciate dalla ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini in un video pubblicato sulla pagina Facebook del Miur. La Maturità 2016 avrà inizio mercoledì 22 giugno, con la prova di Italiano. Il 23 giugno sarà la volta della seconda prova scritta, nella materia caratterizzante ciascun indirizzo.
 I Licei
Le materie per la seconda prova sono: Greco al Classico, Lingua straniera 1 al Liceo linguistico, Matematica allo Scientifico (anche nell’opzione Scienze applicate), Scienze Umane per l’omonimo Liceo, Diritto ed economia politica al Liceo delle Scienze Umane – opzione Economico sociale, Discipline artistiche e progettuali caratterizzanti l’indirizzo di studi all’Artistico, Teoria, analisi e composizione al Musicale e Tecniche della danza al Coreutico.
Gli Istituti tecnici
Tra le materie scelte per i Tecnici, Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing, Discipline turistiche e aziendali per il Turismo, Meccanica, macchine ed energia per l’indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia, Struttura, costruzione, sistemi impianti del mezzo per l’indirizzo Trasporti e Logistica.
Gli Istituti professionali
Fra le discipline che saranno proposte agli studenti dei Professionali, Scienza e cultura dell’alimentazione per l’indirizzo Servizi enogastronomia e ospitalità alberghiera, Tecniche professionali dei Servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali, Tecnica di produzione e di organizzazione  per l’indirizzo Produzioni industriali e artigianali.
Sulla pagina del sito del Miur dedicata all’Esame di Stato è disponibile l’elenco di tutte le materie. È disponibile anche l’elenco delle discipline affidate a commissari esterni.
Quest’anno saranno infine 211 gli istituti coinvolti nel Progetto ESABAC, per il rilascio del doppio diploma italiano e francese.
Il Ministero ha reso disponibile anche la pubblicazione relativa agli esiti dell’Esame di Stato del 2015.

Giorgio Napolitano: della Napoli politica che ho conosciuto, quasi non c'è più traccia. Benedetto Croce mio maestro

Giorgio Napolitano: della Napoli politica che ho conosciuto, quasi non c'è più traccia. Benedetto Croce mio maestro
Il già presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano
NAPOLI - Giorgio Napolitano socio onorario della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti. Il senatore a vita Giorgio Napolitano ha ricevuto ieri, 29 gennaio 2016,  il Diploma Accademico della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli in qualità di Socio onorario. La cerimonia di consegna si è svolta nel corso della seduta inaugurale dell'anno accademico 2016 nella sede della Società stessa, ovvero presso i locali dell’università Federico II in via Mezzocannone, 8.
"Della Napoli politica che ho conosciuto - ha dichiarato l'ex presidente della Repubblica - quasi non c'è più traccia. Tuttavia anche se sono politicamente lontano da Napoli, le sono più vicino culturalmente riprendendo la mia formazione e riaccostandomi con maggiore maturità da un ventennio alla lezione di Benedetto Croce che considero fondamentale punto di riferimento ed alla storia delle istituzioni che hanno fatto grande la cultura napoletana".
La Società Nazionale di Scienze Lettere ed Arti in Napoli è un'antica istituzione la cui storia si snoda dal 1698, anno di fondazione dell'Accademia Palatina. Si articola in quattro Classi: Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche, Accademia di Scienze Morali e Politiche, Accademia di Archeologia,
Lettere e Belle Arti, Accademia di Scienze Mediche e Chirurgiche possiede una vasta biblioteca contenente libri e riviste provenienti da acquisti e da scambi nazionali ed internazionali e da donazioni. Prestigiosi membri delle Accademie sono stati, fra gli altri, Francesco De Sanctis, Benedetto Croce, Renato Caccioppoli.
La Società fa parte dell'Unione Accademica Nazionale - UAN che comprende le 12 principali Accademie italiane e che a sua volta fa parte dell'Union Académique Internationale - UAI istituita a Parigi nel 1919.
Presidente Generale della Società è Domenico Conte, Segretario Generale è Carlo Sbordone. Nel corso dell’adunanza plenaria sono stati consegnati i Diplomi accademici e i premi ai Soci Emeriti Guido Trombetti, Goffredo Sciaudone, Ernesto Catena e Felice D’Onofrio. Si è inoltre svolto l’intervento del Socio Antonio Vincenzo Nazzaro sul tema ‘L’impresa accademica della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli’.

Da Sartre a Baudelaire, il libro di Georges Blin. L'intervento più importante pubblicato in risposta al Baudelaire di Sartre del 1946

Da Sartre a Baudelaire, il libro di Georges Blin. L'intervento più importante pubblicato in risposta al Baudelaire di Sartre del 1946
ROMA - Georges Blin scrive il libro Da Sartre a Baudelaire, a cura di Giuseppe Grasso (Edizioni Solfanelli). Il presente lavoro di Georges Blin, curato da Giuseppe Grasso, è l’intervento più importante pubblicato in risposta al Baudelaire di Sartre del 1946, un punto di riferimento imprescindibile per capire i termini di un confronto che ha fatto epoca e che appartiene alla storiografia letteraria del Novecento. L’autore vi s’interroga sull’opportunità di esprimere un giudizio morale su Baudelaire solo sulla base dei Journaux intimes. Se è vero che il Baudelaire di Sartre nasce come introduzione a una raccolta di pensieri autobiografici, i giudizi del filosofo restano viziati dal ritratto che vuole imporre a priori all’autore delle Fleurs du Mal. Il libro, utilizzando il metodo della «psicoanalisi esistenziale» che chiama in causa la «scelta originaria» di Baudelaire, finisce per svilire l’uomo visto da sempre come il prototipo del «poeta maledetto».
Quella di Sartre, spiega l’autore, è una «requisitoria abusiva» in cui il filosofo indossa i panni dell’«inquisitore» più che del
 l’«indagatore», interessato soprattutto a sostenere le proprie tesi faziose, a verificare le categorie ontologiche dell’esistenzialismo più che a ricercare nell’intimo l’autobiografia dolorosa del poeta. Il libro di Sartre, pur con la sua «maestria», non cattura il lettore. La replica di Blin intende ridefinire la «situazione di Baudelaire» restituendole quella verità che il filosofo aveva piegato indebitamente ai propri scopi. In tal senso l’autore finisce per porsi come una sorta di anti-Sartre. Il saggio Messe a punto e la rassegna di testi sul Baudelaire di Sartre, posti alla fine del volume, apportano un contributo fondamentale per una migliore comprensione del poeta.
Georges Blin
DA SARTRE A BAUDELAIRE, seguito dallo scritto MESSE A PUNTO, con un’appendice di testi sul "Baudelaire di Sartre", a cura di Giuseppe Grasso, pagine 112.

CNH Industrial N.V. lancia programma di acquisto di azioni proprie, riacquisto in più tranche di azioni ordinarie

CNH Industrial N.V. lancia programma di acquisto di azioni proprie, riacquisto in più tranche di azioni ordinarie
Sergio Marchionne
TORINO - CNH Industrial N.V. (NYSE: CNHI / MI: CNHI) (“CNHI”) annuncia l'intenzione di lanciare un programma di acquisto di azioni proprie (il "Programma"). La Società prevede che il Programma interesserà il riacquisto in più tranche di azioni ordinarie per un importo massimo di $300 milioni. Il Programma è destinato all’ottimizzazione della struttura patrimoniale della Società. Il Programma rende esecutiva la delibera, approvata dall'Assemblea degli Azionisti (tenuta il 15 aprile 2015) debitamente comunicata al mercato, che ha autorizzato l'acquisto di azioni proprie ordinarie fino a un massimo del 10% delle azioni ordinarie della Società per un periodo di diciotto mesi successivi alla medesima Assemblea degli Azionisti.
Il Programma verrà realizzato con le disponibilità liquide della Società.
Gli acquisti saranno effettuati sul Mercato Telematico Azionario Italiano (M.T.A.) - spiega il comunicato - nel rispetto delle disposizioni normative e regolamentari vigenti ad un prezzo massimo per ciascuna azione ordinaria non superiore di oltre il 10% alla media del prezzo più elevato registrato in ciascuno dei cinque giorni di negoziazione precedenti la data di ciascun acquisto, così come risultanti dal Listino Ufficiale del M.T.A. (prezzo massimo) e ad un prezzo minimo per ciascuna azione ordinaria non inferiore di oltre il 10% alla media del prezzo più basso registrato in ciascuno dei cinque giorni di negoziazione precedenti la data di ciascun acquisto, così come risultanti dal Listino Ufficiale del M.T.A. (prezzo minimo).
Le effettive tempistiche, il numero e il valore delle azioni ordinarie riacquistate nell'ambito del Programma dipenderanno da diversi fattori tra cui le condizioni di mercato, le condizioni generali di business e la normativa applicabile. Nell’ambito dell’autorizzazione assembleare, il Programma non obbliga la Società al riacquisto di alcuna azione ordinaria e potrà essere sospeso, interrotto o modificato in ogni momento, per qualsiasi motivo e senza preavviso, in conformità alle leggi e ai regolamenti vigenti.
Subordinatamente a quanto sopra, gli acquisti saranno effettuati nel rispetto della disciplina prevista dall’articolo 5 (comma 2 e comma 3) e dall’articolo 6 (comma 1) del Regolamento 2273/2003 della Commissione Europea e dalle prassi di mercato.
Corporate Communications
I dettagli delle operazioni effettuate saranno comunicati al mercato entro i termini e le condizioni previste dalla normativa vigente.
Attualmente la Società non detiene azioni ordinarie in portafoglio.
CNH Industrial N.V. (NYSE: CNHI /MI: CNHI) è un leader globale nel campo dei capital goods con una consolidata esperienza industriale, un’ampia gamma di prodotti e una presenza mondiale. Ciascuno dei brand della Società è un player internazionale di rilievo nel rispettivo settore industriale: Case IH, New Holland Agriculture e Steyr per i trattori e le macchine agricole, Case e New Holland Construction per le macchine movimento terra, Iveco per i veicoli commerciali, Iveco Bus e Heuliez Bus per gli autobus e i bus granturismo, Iveco Astra per i veicoli cava cantiere,
Magirus per i veicoli antincendio, Iveco Defence Vehicles per i veicoli per la difesa e la protezione civile; FPT Industrial per i motori e le trasmissioni. Per maggiori informazioni: CNH Industrial.

venerdì 29 gennaio 2016

Nadia Urbinati: Sisifo e la condizione lavorativa con sacrificio, subordinazione e infelicità. E Prometeo

Nadia Urbinati: Sisifo e la condizione lavorativa con sacrificio, subordinazione e infelicità. E Prometeo
La professoressa Nadia Urbinati
GENOVA - La professoressa Nadia Urbinati su lavorare senza fine nell’età della fine del lavoro, mito Sisifo, chair professoressa Nicla Vassallo. Palazzo Ducale Genova, 2 febbraio, ore 17,45, Sala del Maggior Consiglio. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Ulteriori informazioni.
Professoressa Nadia Urbinati Lectio magistralis. Lavorare senza fine nell’età della fine del lavoro: Sisifo nel Ventunesimo secolo
(chiar/discussant: professoressa Nicla Vassallo)
Sisifo rappresenta miticamente la condizione umana di necessità del lavoro: fatica senza scopo e ripetitiva proprio perche’, quale che sia il tipo di occupazione, anche la più soddisfacente e ricca e retribuita, la condizione lavorativa contiene un elemento di sacrificio, di subordinazione e di infelicita’.
Gli esseri umani non possono vivere senza lavorare. Opposto al mito di Sisifo è il mito di Prometeo. Sisifo e Prometeo rappresentano il lavoro-fatica e il lavoro-creatività — lavoro che ci lega alla terra e arte creativa che ci eguaglia a Dio. Questi due miti corrispondono alla storia del lavoro e delle relazioni sociali da esso sprigionatesi: come schiavitù e servizio servo nel mondo antico e poi come lavoro salariato e forza produttiva che crea il mondo simbolico e materiale nel quale viviamo. Lavoro come condizione necessaria che conferma la natura mortale e finita dell’essere umano; lavoro come condizione creatrice che conferma l’insoddisfazione per tale condizione e l’aspirazione all’eternità. A questa doppia rappresentazione è legata la storia politica dell’Occidente, che è anche storia di lotte di liberazione dalla fatica del lavoro, oltre che dal dominio sul lavoro. Lo sviluppo tecnologico è parte della storia del lavoro come tentativo permanente di emancipazione dalla fatica. La lectio si conclude con alcune riflessioni sulla condizione contemporanea del lavoro (spesso dissociato dai diritti e ridotto, nuovamente, a fatica per il sostentamento), e sulla contraddittoria relazione della fatica con l’innovazione tecnologica. Lavoro intenso e senza fine, proprio grazie alla tecnologia telematica che mentre riduce la fatica fisica dilata il tempo di lavoro. Internet, la massima creazioni di cui Prometeo e’ stato capace, puo’ riportarci alla condizione di Sisifo, poiché da un lato ci libera dalla fatica ma dall’altro ci tiene permanentemente incatenati al lavoro.

Terzo incontro del ciclo Miti senza tempo, a cura di Eva Cantarella e Nicla Vassallo
Eva Cantarella 
Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e premio Bagutta nel 2003 con Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto, allieva del giurista Giovanni Pugliese, Eva Cantarella, dopo essersi laureata all’Università statale di Milano, si specializza presso le università di Berkeley e Heidelberg. In Italia, ha insegnato presso le Università di Camerino, Parma, Pavia, e ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di diritto romano e di diritto greco antico a Milano, mentre all’estero ha insegnato presso l’Università del Texas a Austin e presso l’Università di New York. Collabora regolarmente col Corriere della sera. Ha pubblicato e pubblica volumi sul diritto e su diversi aspetti del mondo greco antico e del mondo romano antico. Tra questi, per ricordarne alcuni: Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Roma 1988), I supplizi capitali in Grecia e a Roma, (Milano 1991), Diritto greco, (Milano 1994), Storia del diritto romano (Milano 1999), Istituzioni di diritto romano (Milano 2007), L’amore è un dio(Milano 2007), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell'antica Roma (Milano 2009), I comandamenti. Non commettere adulterio, con P. Ricca, (Bologna 2010), Perfino Catone scriveva ricette (Milano 2014).
Nicla Vassallo
Nicla Vassallo, specializzatasi al King’s College London, è attualmente professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova. Il suo pensiero e le sue ricerche scientifiche hanno indagato i settori dell’epistemologia, della filosofia della conoscenza, della metafisica, dei gender studies. Autrice, coautrice, curatrice di ben oltre centocinquanta pubblicazioni, della sua produzione scientifica, in italiano e in inglese, ricordiamo i volumi più recenti: Filosofia delle donne (Laterza 2007), Teoria della conoscenza (Laterza 2008), Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag 2008), Donna m’apparve (Codice Edizioni 2009), Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010), Terza cultura (il Saggiatore 2011), Per sentito dire (Feltrinelli 2011), Conversazioni(Mimesis 2012), Reason and Rationality (Ontos Verlag 2012), Frege on Thinking and Its Epistemic Significance (Lexington–Rowman & Littlefield 2014), Il matrimonio omosessuale è contro natura: Falso! (Laterza 2015), Breve viaggio tra scienza e tecnologia con etica e donne (Orthotes 2015), Meta-Philosophical Reflection on Feminist Philosophies of Science (Springer, New York 2016). Fa parte di consigli direttivi e comitati scientifici di riviste specialistiche, oltre che di associazioni e fondazioni. Scrive di cultura e filosofia su testate giornalistiche tra cui Domenica de Il Sole 24 ore e il Venerdì di Repubblica. Ha pubblicato una raccolta di poesie, Orlando in ordine sparso (Mimesis 2013), in cui a primeggiare risultano le tematiche dell’amore, dell’identità personale, del dolore e della bellezza, del significato della vita. Sta, al presente, lavorando su differenti aspetti dei rapporti umani, in relazione alle istituzioni, specie eteronormative, oltreché sul problema dell’ignoranza conoscitiva e i modi per porvi rimedio. Ha vinto il premio di filosofia Viaggio a Siracusa nel 2011.

La tesi di laurea di sei neo architetti del Politecnico di Bari premiata a Genova, Bologna e Ferrara

La tesi di laurea di sei neo architetti del Politecnico di Bari premiata a Genova, Bologna e Ferrara
BARI - Il Progetto-Ricerca. La tesi di laurea di sei neo architetti del Politecnico di Bari premiata a Genova, Bologna e Ferrara. Il Castello di Massafra, dal restauro a Centro di produzione cinematografica per la Puglia. C’era una volta un Castello. C’è ancora, possente, austero, che, arroccato su uno sperone roccioso, al limite della gravina, s’illude di voler difendere la città dagli invasori. Ha sfidato il tempo, ha conosciuto fasti e miserie, tragedie e speranze, padroni e conquistatori: dai normanni agli svevi, dagli angioini agli aragonesi, dalle famiglie nobili del sei-settecento fino alla pubblica proprietà dei giorni nostri.
Rappresenta da sempre l’emblema, il simbolo non solo della città ma dell’intero comprensorio di una località unica e paesaggisticamente straordinaria. E’ il castello, dalla storia millenaria, di Massafra.
Un’appassionante quanto coinvolgente esperienza accademica, vissuta nell’ambito della Scuola di Architettura del Politecnico di Bari, dedicata al restauro del castello di Massafra e al progetto di una sua nuova vita ha condotto sei giovani laureandi in architettura: Francesco Cardone (Triggiano - BA), Tiziana de Gennaro, Davide De Leo e Maria Anna de Palma (Molfetta – BA), Giuseppe De Marinis Gallo (Modugno – BA), Silvia Manginelli (Bisceglie – BAT), guidati da un gruppo di docenti dell’ateneo: Franco Defilippis, Pierluigi Morano, Giorgio Rocco, Gabriele Rossi, Francesco Ruggiero, Luciana Bozzo e Samuele Biondi (quest’ultimo dell’Università “G. D’Annunzio”); con il coordinamento della prof. Rossella de Cadilhac alla realizzazione di una tesi di laurea, “Il castello di Massafra. Il ruolo del restauro nel destino di una preesistenza”, che ha trovato riscontri e riconoscimenti in diversi concorsi d’architettura in Italia. 
La tesi, un vero e proprio studio completo, non si è fermato alla sola possibilità degli interventi necessari di restauro del monumento, il che avrebbe già potuto già appagare il gruppo dei giovani laureandi, bensì, ha puntato alla valorizzazione dell’edificio medioevale e dei luoghi attigui. La salvaguardia della sua identità e il reinserimento in un circuito di vita con il resto della città sono stati infatti elementi imprescindibili del lavoro. Alla base della ricerca lo studio del denso rapporto tra il castello, la comunità massafrese e l’ambiente naturalistico circostante. 
Fondato su un terreno di natura carsica che ha favorito a Massafra la forma insediativa della casa-grotta, il castello quadri-turrito è indissolubilmente legato al contesto ambientale di cui è parte integrante. La sua storia comincia probabilmente con l’ascesa dei longobardi nel sud Italia, ma il primo documento che certifica la sua presenza, sicuramente in forma più essenziale, con funzioni difensive e di protezione, risale al 970. 
In posizione decisamente strategica, con il fronte orientale a picco sulla suggestiva gravina di San Marco si sviluppa oggi su tre livelli. Fenomeni franosi verificatesi in tempi relativamente recenti hanno compromesso sul versante sud l’antico rapporto fra il castello e le sottostanti case-grotta, di cui rimangono solo alcune tracce. Anticamente adibite ad alloggi delle guarnigioni, le case-grotta segnavano il limite sud della soprastante piazza d’armi, ridimensionata a causa dei crolli e successivamente ridisegnata. Negli anni ottanta, un intervento di rilievo aveva provveduto, su indicazioni del prof. Mauro Civita del Politecnico di Bari, alla ricostruzione del torrione crollato alcuni anni prima.
La lettura ed interpretazione storica del monumento attraverso lo studio delle fonti è stato fondamentale nell’opera del progetto di restauro e il rilievo architettonico si è dimostrato determinante ai fini della conoscenza dello stato di consistenza e di conservazione.
Nella sua attuale configurazione il castello è il risultato di trasformazioni successive, non solo legate al trascorrere del tempo, o conseguenti ad eventi traumatici che hanno imposto ricostruzioni parziali, o semplicemente all’assenza di manutenzione, ma spesso dettate da esigenze di carattere funzionale o cambi di destinazione d’uso. Tutte trasformazioni che nel tempo hanno variato il nucleo originario, reinterpretandolo continuamente, fino al raggiungimento dell’attuale forma. 
Lo stato di degrado in cui versa gran parte di esso hanno suggerito lo spunto per un progetto complessivo che, nel riammettere il complesso architettonico nel circuito della fruizione, in linea con le strategie comunali orientate alla conservazione del proprio patrimonio architettonico, ne rispetti il carattere identitario.
L’interrogativo sulla nuova destinazione d’uso, condizione essenziale per la sopravvivenza di un’architettura, è stato risolto, secondo il lavoro di tesi, con la ricerca di una funzione che fosse compatibile con le vocazioni del monumento, ma al tempo stesso realmente utile alla collettività massafrese. Una parte importante dell'elaborato infatti, riguarda la rifunzionalizzazione degli spazi attraverso il progetto M.O.V.I.E. (Massafra Omni Vision tra Innovazione ed Eredità culturale) che prevede la realizzazione di un polo cinematografico comprensivo di centro di post-produzione, salette cinematografiche, una cineteca/mediateca. Attività che potrebbero ben integrarsi con la biblioteca già presente in un'ala del Castello.
Da una indagine socio-economica sono emersi dati fondamentali che hanno permesso di orientare il progetto di riuso all’interno di un più ampio programma. In particolare è emersa, per numero di associazioni e singoli appassionati, una singolare quanto importante “vocazione” verso le arti cinematografiche della città. Non è un caso che Massafra sia stata più volte selezionata come set cinematografico di film d’autore, da Pier Paolo Pasolini, a Pippo Mezzapesa, a Giorgia Farina.
La consolidata tradizione culturale legata alla cinematografia è comprovata dall’ampio consenso raccolto in seguito a manifestazioni periodiche, quali festival e rassegne dedicati al cinema, promosse dalle numerose quanto vitali associazioni culturali del luogo; ed è confermata dalla presenza di collezionisti privati di lungometraggi e cortometraggi ben disposti a donare i propri archivi costituiti da circa 2000 pellicole all’amministrazione comunale di Massafra con lo scopo di renderle fruibili ad un ampio pubblico. Tale predilezione per il cinema ben si coniuga con l’esigenza di creare centri specializzati nella post produzione cinematografica allo scopo di soddisfare la crescente domanda che deriva dall’afflusso di troupe cinematografiche nella regione, incentivato dalla disponibilità di fondi stanziati dall’ente Apulia Film Commission per la produzione di film in Puglia.
Da queste considerazioni nasce l’idea progettuale, d’indubbia originalità, volta a rifunzionalizzare il Castello attribuendogli il ruolo di polo cinematografico, l’unico in tutto il sud Italia, capace di valorizzare la città ed il suo territorio, entrambi inseriti, secondo le proiezioni progettuali, all’interno dell’avviato circuito cinematografico regionale. La tesi-progetto infine si completa con una attenta analisi, dei costi, degli investimenti necessari e dei ricavi secondo un cronoprogramma e individua alcune fonti di finanziamenti pubblici e privati.
L’attento lavoro svolto, l’originalità della fattiva proposta, ha raccolto consensi e riconoscimenti in Italia, ultimo dei quali lo scorso mese a Genova in occasione di “Archeprix Italia”. Altri premi nazionali sono stati ottenuti a Bologna e Ferrara. 
La qualità espressa nel lavoro dai neo architetti e dal gruppo dei docenti ha suscitato vivo interesse anche nella città di Massafra. Il vice sindaco della città, Antonio Viesti ha invitato gli autori ad una presentazione pubblica della tesi premiata nel teatro comunale “Nicola Resta” in una apposita giornata dedicata.  
“È stata una vera e propria avventura scientifica che ha coinvolto, settori disciplinari per loro natura reciprocamente complementari, quali appunto il Restauro, la Progettazione, la Storia, il Rilievo dell’architettura, la Valutazione economica dei progetti” – dice la coordinatrice del lavoro di tesi, Rossella de Cadilhac, docente di restauro al Politecnico di Bari. “Ciascun docente del collegio – continua - ha offerto il proprio contributo con innegabile generosità per il raggiungimento di un obiettivo condiviso: la conservazione e la valorizzazione di un bene di riconosciuto valore storico, artistico, oltre che sociale, inscindibilmente legato al proprio contesto ambientale di straordinario valore paesaggistico”.

I riconoscimenti 
Ferrara 2014. IV edizione del Premio Internazionale di Restauro Architettonico “Domus Restauro e Conservazione Fassa Bortolo”
Medaglia d’argento: Il restauro del castello di Massafra – Politecnico di Bari
Manifestazione promossa dall’Università degli Studi di Ferrara e dall’Azienda Fassa Bortolo.
Bologna 2014. XVII edizione del Premio di Laurea sull’Architettura Fortificata
1° classificato: Il restauro del castello di Massafra – Politecnico di Bari
Manifestazione promossa dall’Istituto Italiano dei Castelli.
Genova, 4 dicembre 2015. Premio Archiprix Italia 2015
Menzione d’onore: Il restauro del castello di Massafra – Politecnico di Bari
Manifestazione promossa dal Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

Se chiedi a un musulmano che cosa gli suggeriscono la Venere in scatola e la performance art di soli custodi maschi

Se chiedi a un musulmano che cosa gli suggeriscono la Venere in scatola e la performance art di soli custodi maschi
Pia Di Marco
ROMA - Una Venere capitolina dentro una scatola è una nuova scultura in chiave dadaista: arte che dissacra l’arte. E scegliere fra i custodi di un museo solo uomini significa mettere in scena una “performance art” davanti a un pubblico non preparato, a quanto pare, viste le critiche feroci di questi giorni. Eppure,  la Venere in scatola esprime la nostra idea del mondo musulmano. Se chiedo a un italiano (ma anche a un tizio dell’Europa dell’Euro) come vede i musulmani, quello mi mostra una Venere in scatola e io capisco tutto. Cioè, capisco che quel tizio, appunto, crede che i musulmani siano iconoclasti e sessuofobici, incapaci di chiudere un occhio davanti a un nudo, sia pure di pietra. E che dire del “custode performer”? Agisce con la sua persona, ovvero rappresenta  l’idea che noi ci siamo fatta dell’Altro per eccellenza, il musulmano, appunto.
Non si conosce  il nome di colui che ha firmato le creazioni ideate in occasione della visita del presidente iraniano Rouhani al Museo Capitolino.
All’incomprensione dell’Occidente (attraverso i media) si aggiunge quella del popolo iraniano, offeso, pare, per essere stato considerato arretrato e privo di senso estetico. E, tuttavia, se chiedo a un musulmano che cosa gli suggeriscono la Venere in scatola e la "performance art" di soli custodi maschi in un museo, quello mi risponde, probabilmente, scuotendo il capo e ammettendo che il fanatismo religioso ha contribuito a dare all’Occidente questa immagine dei musulmani. In conclusione, l’artista sconosciuto ha avuto, oltre alla genialità, anche il senso dell’umorismo: come non sorridere  (e meditare) davanti alla rappresentazione arguta, irriverente e giocosa del grande equivoco che separa due mondi?

Il Fai Catania restituisce alla città la seicentesca tela “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” di Paolo Geraci

Il Fai Catania restituisce alla città la seicentesca tela “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” di Paolo Geraci
CATANIA - Restaurata dal Fai Catania la “Natività” del Geraci, unica copia coeva di Caravaggio. Ieri a Castello Ursino la consegna del quadro alla presenza di autorità istituzionali. «Un monumento unico, un monumento da illuminare, un monumento di cui prendersi cura. Tutti insieme». È questo lo scopo del progetto “Puntiamo i riflettori” promosso dal Fai – Fondo Ambiente Italiano in tutto il territorio nazionale, e fatto proprio dalla Delegazione di Catania con la scelta di restituire alla città la seicentesca tela “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” del siciliano Paolo Geraci. Un dipinto che è testimone di una bellissima storia che va a ritroso nel tempo, fino al genio di Caravaggio.
Durante la cerimonia ufficiale di consegna – che si è svolta ieri (27 gennaio) al Castello Ursino – il capodelegazione Antonella Mandalà ha ribadito l’obiettivo alla base del progetto: «“Adottare” un bene locale importante per la storia della nostra comunità, finito in stato di abbandono o vittima di degrado, al fine di concentrare gli sforzi per restituirlo ai cittadini.
Sotto la tutela della Soprintendenza dei Beni Culturali di Catania, ci siamo occupati dunque del restauro della tela del Geraci, eseguito da Giovanna Comes, diffondendo la conoscenza della sua storia e restituendogli tutta la dignità che merita».
L’importanza del progetto e il valore del quadro hanno richiamato l’attenzione e il plauso di numerosi cittadini, catanesi e non solo, primo fra tutti il sindaco del capoluogo etneo Enzo Bianco: «Anche a Catania – ha detto – si realizza così una forma di collaborazione tra pubblico e privato fondamentale per il recupero dei beni culturali del Paese. Questa iniziativa è una spinta verso una nuova logica di sinergia con il Fai, per poter realizzare a Catania ciò che è già avvenuto in altre grandi città: il recupero e la cura di grandi monumenti». A confermare questa volontà di collaborazione è stato il vicepresidente nazionale del Fai Marco Magnifico, presente a Catania proprio per l’occasione: «Le amministrazioni pubbliche possiedono una quantità enorme di beni culturali ma non sempre hanno risorse e capacità per poterli mantenere e farli fruire in modo adeguato. Il Fai quindi si pone come strumento di tutela di una parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità».
Alla consegna della tela è intervenuta anche la Soprintendente di Catania Fulvia Caffo, sottolineando «la sensibilità e il senso civico con cui i volontari del Fai hanno contributo al progetto. Questa tensione della società civile, insieme al nostro lavoro quotidiano di catalogazione dei beni, può arginare fenomeni di degrado e abbandono del patrimonio comune». Alla cerimonia erano presenti anche l’assessore comunale alla Cultura Orazio Licandro, la presidente regionale del Fai Sicilia Giulia Miloro, Luisa Paladino quale responsabile per la Soprintendenza della Collezione Finocchiaro a cui appartiene l’opera del Geraci, e l’esperto di Caravaggio Alvise Spadaro.

LA STORIA DELLE DUE OPERE
Paolo Geraci, pittore siciliano contemporaneo di Michelangelo Merisi, realizzò il dipinto nel 1627 mantenendo le dimensioni dell’originale. Si tratta di una riproduzione così fedele, da essere stata esposta in autorevoli mostre sull’artista lombardo. Geraci lavorò su commissione di don Gaspare Orioles, in seguito il quadro passò al presidente della Suprema Corte di Palermo Giovan Battista Finocchiaro, il quale nel 1826 lo donò al Comune di Catania.
L’opera originale, di dimensioni notevoli (misurava 268x197 cm), fu dipinta da Caravaggio nel 1609: in essa sono ritratti la Sacra Famiglia assistita da un angelo planante, forse San Giacomo e, in primo piano, San Lorenzo e San Francesco d'Assisi. Fu uno dei capolavori tardi del maestro lombardo, tristemente noto anche per essere stato trafugato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, forse ad opera di balordi. Finito nelle mani dei capi mafia palermitani – che ne fecero oggetto di ostentazione nelle loro riunioni segrete – il dipinto non è mai più stato ritrovato. È probabile che il destino di questo capolavoro rimarrà uno dei tanti misteri italiani irrisolti, oggi inserito nella lista dell'FBI delle dieci opere d'arte rubate più importanti al mondo, e valutato più o meno trenta milioni di euro.

giovedì 28 gennaio 2016

Rohani, la Francia e un'Italia disposta a trattare anche con il diavolo per pochi spiccioli. Femmina e peccato

Rohani, la Francia e un'Italia disposta a trattare anche con il diavolo per pochi spiccioli. Femmina e peccato
Antonella Policastrese
CROTONE - La visita di Rohani in Francia ha scatenato la protesta delle "Femen" per rivendicare diritti fondamentali di ogni essere umano. In Iran si eseguono impiccagioni con troppa frequenza e lapidazioni a donne accusate di adulterio. Eppure Rohani è arrivato in Francia per concludere affari commerciali pari a 40 milioni di euro, che non sono certo bruscolini, né briciole come quelle dispensate a un'Italia disposta a trattare anche con il diavolo per pochi spiccioli. Ma c'è di più. Mentre in Francia il capo di Stato iraniano è stato accolto dalla protesta delle Femen in Italia è avvenuto un fatto da fare invidia ai maghi. Le statue dei musei Capitolini "hanno protestato", ma dal momento che la nostra terra è reverenziale nei riguardi dell'ospite, le statue sono state coperte e zittite subito. Un vero colpo da maestri, di quelli che solo noi italiani riusciamo a fare integrandoci col pensiero dei più forti, per sposarne usi e consuetudini, a scapito però delle nostre tradizioni.

In tema di diritti siamo insuperabili! Basti vedere la questione che sta tenendo banco per chi difende con i denti il proprio posto di lavoro. Forse nel Governo si saranno accorti che lavorare stanca, per cui non tutto il male viene per nuocere e un licenziamento allunga la vita, quella eterna s'intende. L'Occidente è sul viale del tramonto. La crisi ha finito per tramutarsi in perdita d'identità e dall'uomo- massa siamo pervenuti alla massa di schiavi, uomini con diritti pari a zero. Di questi tempi poi non si guarda in faccia nessuno, non c'è tempo nemmeno per ammirare opere d'arte di sublime bellezza. Il bello e il nudo per qualcuno può essere sconcio e allora meglio correre ai ripari per non offendere la vista di chi concepisce il corpo femminile come peccaminoso. Ed anche se quelle opere d'arte sono uscite dalle mani di scultori o pittori dotati di talento, meglio sbarazzarsene, in quanto ingombranti. Cosa avrebbe detto Michelangelo, se si fosse trovato ad assistere al discredito delle sue opere, proprio lui che era attratto dalle forme anatomiche, che si sforzava di ricreare in un pezzo di marmo freddo difficile da levigare  forme e fattezze umane che avessero un'anima? Nemmeno la Chiesa nei tempi bui dell'inquisizione si era mai spinta a tanto, segno che l'arte ha sempre affascinato ogni civiltà e ogni popolo e ha lasciato traccia del suo passaggio proprio attraverso monili o statuette in terracotta finemente decorate e lavorate. Diceva Michelangelo: "quale giudizio sarà così barbaro da non comprendere che è più nobile il piede dell'uomo del suo stivale, e che la sua pelle è più nobile di quella delle pecore con la quale si fa il vestito...". E' la diversità che ci rende uomini liberi e pensanti. I pregiudizi creano schiavitù.

Weekend, lo spettacolo a firma di Annibale Ruccello, regia Luca De Bei, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli

Weekend, lo spettacolo a firma di Annibale Ruccello, regia Luca De Bei, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli
NAPOLI - Dal 2 al 7 febbraio, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, c'è Weekend di Annibale Ruccello. Spettacolo con Margherita Di Rauso, Gregorio Valenti, Giulio Forges Davanzati; scene Francesco Ghisu, costumi Lucia Mariani, disegno luci Marco Laudando, regia Luca De Bei. Produzione IMAGI s.r.l., in collaborazione con Ma.di.ra s.r.l.. Con Week End, del 1983, Annibale Ruccello completa la sua trilogia del Teatro da Camera, cominciata con Notturno di donna con ospiti e Le cinque rose di Jennifer. Lo spettacolo racconta il fine settimana di Ida, un’insegnante quarantenne, originaria di un piccolo paese del napoletano, che abita in una periferia romana.
In questi due giorni Ida impartisce ripetizioni a un goffo studentello, accoglie in casa un giovane idraulico e vive, o crede di vivere, con entrambi gli uomini esperienze sessuali liberatorie ed estreme...
Ritornano i temi cari al drammaturgo campano: la solitudine, lo spaesamento, l'alienazione, e ritorna la sua inconfondibile tecnica narrativa in costante bilico tra realtà e sogno, tra tragedia e commedia. Considerato da molti il testo più perfetto e più profondo di Ruccello è anche una delle sue opere meno frequentate, che qui riscopriamo in un allestimento da non perdere per la regia lucida e creativa e per la grande bravura degli interpreti.
Info spettacolo
Piccolo Bellini
Week End
Dal 2 al 7 febbraio 2016
Orari:
MARTEDÌ, MERCOLEDÌ, GIOVEDÌ, VENERDÌ, SABATO  ORE 21.15 - DOMENICA ORE 18.30, Durata: 60 min.

Festa della lettura tra Italia e Spagna. Tutti a bordo di una nave con scrittori, attori, registi e chef

Festa della lettura tra Italia e Spagna, tutti a bordo di una nave con scrittori, attori, registi e chef
ROMA - Salpa "Una nave di libri". Dal 20 al 24 aprile 2016 la festa della lettura tra Italia e Spagna. Dal 20 al 24 aprile 2016 tutti a bordo con scrittori, attori, registi e chef. Da Civitavecchia a Barcellona, un vero e proprio viaggio letterario,organizzato per il settimo anno da Leggere:tutti e Grimaldi Lines. Un vero e proprio viaggio in nave, ma che ha dello straordinario. A bordo infatti non solo turisti e passeggeri, ma anche scrittori, registi, musicisti, chef. È “Una nave di libri”, che dal 20 al 24 aprile 2016 salpa da Civitavecchia per Barcellona e celebra così la giornata mondiale del libro. Una grande festa per tutti gli amanti della lettura e della cultura, organizzata per il settimo anno consecutivo da Leggere:tutti e Grimaldi Lines.
Partenza il 20 aprile da Civitavecchia con la Cruise Barcelona, l’ammiraglia della Grimaldi Lines con quasi 500 cabine. Sia durante la tratta di andata che di ritorno, un fitto calendario di eventi – presentazioni di libri, proiezioni di film, degustazioni, spettacoli – promette di rendere il viaggio un’esperienza davvero unica.
Incontri che proseguono anche all’arrivo a Barcellona e che sono aperti a tutti, organizzati grazie alla collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura e la Casa degli Italiani di Barcellona.
Molti e di grande richiamo gli autori che hanno già accolto con entusiasmo l’invito di salire a bordo. Tra questi gli scrittori Diego De Silva, Emanuela Ersilia Abbadessa, Mario Bernardi Guardi, Roberto Ippolito, Roberto Riccardi, Gaetano Savatteri, Lorenzo Marone, Sara Rattaro, Vittorio Russo e il regista Mimmo Calopresti. Per tutti i giorni della navigazione inoltre è visibile la mostra fotografica “I tanti Pasolini” realizzata dall’Archivio Riccardi e curata da Maurizio Riccardie Giovanni Currado in occasione dei 40 anni della scomparsa di uno degli intellettuali più illuminati del novecento italiano.
L’attracco nel capoluogo catalano è previsto per la sera del 21 aprile con il trasferimento in albergo. Il giorno successivo è lasciato libero per visitare città, mentre il 23 uno spettacolo suggestivo sorprenderà gli ospiti della nave, che verranno accolti da un’invasione di libri e di rose. A Barcellona infatti, oltre a essere la data della giornata mondiale dedicata al libro, si celebra “San Giorgio, i libri e le rose”, un grande evento con centinaia di migliaia di persone che affollano la Rambla e le piazze. La città prende vita sin dalla mattina grazie ai numerosi incontri letterari organizzati per l’occasione e le librerie espongono in strada libri e cesti di rose.
La festa dei libri e delle rose è legata a una leggenda del III secolo: il giovane cavaliere Giorgio, guidato da Dio, uccise il drago che da tempo flagellava il Paese con la sua fame di di esseri viventi. Liberò così anche la giovane figlia del re di Silene (Libia), la prossima vittima sacrificale. Dal sangue del mostro nacque una rosa, che il prode regalò alla principessa. E da questa antica favola nasce l’odierna usanza di regalare alle donne una rosa e agli uomini un libro.
Anche Leggere:tutti vuole essere sulla via principale di Barcellona con un’installazione dal significato tanto delicato quanto importante. Sulla Rambla infatti ha intenzione di posizionare una barca utilizzata dai migranti per arrivare in Italia, con dei libri, scritti nelle lingue del nostro mare. Un simbolo, per affermare con forza che non esistono confini né di razza né di colore e che la cultura può, anzi deve, essere portatrice di messaggi di pace e di solidarietà.
Il tema della migrazione è tra l’altro il filo rosso degli incontri organizzati quest’anno per “Una nave di libri”. A bordo infatti ci sono autori che provengono da Paesi diversi, oggi considerati tra le voci più originali del panorama letterario nazionale e non solo: tra questi, Igiaba Scego, scrittrice e giornalista italiana di origine somala, e Anilda Ibrahimi, giornalista e scrittrice albanese oggi residente in Italia.
“Una nave di libri”è organizzata da Leggere:tutti in collaborazione con Grimaldi Lines, e il patrocinio dell’Associazione Nazionale Presidi, Biblioteche di Roma, Istituto Italiano di Cultura e la Casa degli Italiani di Barcellona. La rivista Leggere:tutti, diretta da Giuseppe Marchetti Tricamo, si è distinta sin dalla sua fondazione per il forte impegno nella promozione della lettura in Italia, grazie anche all’organizzazione di numerose iniziative culturali di qualità. Tra queste, la fondazione del “Club di Leggere:tutti” e “Un treno di libri per Napoli”, treno speciale con 500 lettori e scrittori organizzato per due edizioni.

mercoledì 27 gennaio 2016

Berlino, 1989, l’opera di ricostruzione della città dopo la caduta del muro. Ricerche al Politecnico di Bari

Berlino, 1989, l’opera di ricostruzione della città dopo la caduta del muro. Ricerche al Politecnico di Bari
BARI - Internazionalizzazione. Seminario di studi sull’architettura della capitale tedesca. Berlino, 1989, l’opera di ricostruzione della città dopo la caduta del muro. Accurate ricerche in corso presso il Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria e dell’Architettura del Poliba. Le lectio magistralis di due protagonisti dell’architettura. Berlino, capitale dal volto moderno e obbligato, riferimento necessario europeo con le tante espressioni dell’architettura che la storia le ha imposto in meno di un secolo.
E così Berlino è città dei primi del novecento e del Kaiser, Berlino della crisi del dopo guerra e degli anni venti, Berlino reinterpretata da Albert Speer, architetto del Reich, Berlino rasa al suolo (sopravviverà solo il 5% delle costruzioni), Berlino divisa in due blocchi, Berlino finalmente in uno, il muro che cade e la ricerca di una nuova identità.
Su questo tema sono in corso accurati studi presso il Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria e dell’Architettura (DICAR) del Politecnico di Bari. Le indagini hanno coinvolto anche diversi giovani studenti in architettura. Recentemente, alcuni docenti (Ardito, Ficarelli, Defilippis) hanno guidato un gruppo di laureandi, del corso di laurea in Architettura, in una ricerca dal titolo “Tettonica dell’edificio e costruzione dello spazio urbano”.    
In continuità con tali attività, il Politecnico di Bari, nell'ambito delle attività di internazionalizzazione, organizza venerdì, 29 gennaio, ore 9:30, presso il Dipartimento DICAR, Aula Magna “Domus Sapientiae” (campus universitario), un Seminario di Studi dal titolo “BERLINO”. Il seminario è incentrato sull’opera di ricostruzione della città dopo la caduta del muro (1989). 
Al centro dell’iniziativa ci saranno le Lectio Magistralis di due protagonisti di questa significativa esperienza in Europa. Si tratta di Hans Stimmann (La ricostruzione critica della città), che esporrà i contenuti del piano di ricostruzione, l’importanza di trovare una soluzione alla perdita di significato del tessuto urbano e di sviluppare la città in relazione con il suo passato; l’idea di città dialoga così con i piani di Schinkel e Hobrecht, distaccandosi dalle teorie moderniste. Il suo contributo è giunto alla definizione di questioni normative, procedurali, esecutive, alla scelta dei materiali e dei linguaggi che configurano la città odierna.
Christoph Sattler (La ricostruzione dell’identità del Berliner Schloss) illustrerà invece, il progetto, in cantiere, della ricostruzione dell’antico Castello di Berlino sull’isola dei Musei, concorso vinto con un architetto italiano, Franco Stella. Il progetto non prevede la ricostruzione nelle sue forme originarie, ma definisce una possibile “forma identitaria” del vecchio edificio; in tal modo si pone sulla scia che ha guidato l’intera opera di ricostruzione della città.
Hans Stimmann è stato Senatorbaudirektor (Direttore del Servizio di Pianificazione Urbana) della città di Berlino dal 1991 al 2006. In precedenza è stato membro dell’Istituto di Pianificazione urbana presso l’Università Tecnica di Berlino. Christoph Sattler (studio Hilmer & Sattler und Albrecht), architetto, è stato uno dei protagonisti di questa stagione: autore del masterplan per Potzdammer Platz, degli edifici Ritz Carlton Hotel e della Gemäldegalerie al Kulturforum.
All’iniziativa parteciperà Eugenio Di Sciascio, Magnifico Rettore del Politecnico di Bari; Giorgio Rocco, Direttore di Dipartimento dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura; Carlo Moccia, Coordinatore del corso di Laurea in Architettura. Sono previsti i contributi di Loredana Ficarelli “Il ruolo dell’Ufficio per lo sviluppo urbano a Berlino”; Franco Defilippis “La formazione degli spazi urbani di Berlino” e Vitangelo Ardito, “La tettonica degli edifici e la definizione dell’immagine urbana”. Seguiranno le Lectio Magistralis (10:50) di Hans Stimmann “La ricostruzione critica della città di Berlino” e (11:50) Christoph Sattler “La ricostruzione dell’identità del Berliner Schloss”. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming.

Snals-Confsal: la centralità di una scuola seria. Più istruzione per la formazione e il lavoro

ROMA - E’ tempo di parlare di scuola andando oltre gli aspetti organizzativi e gestionali, normati dalla legge 107/2015, ed è tempo di fare chiarezza sulla funzione istituzionale del sistema educativo italiano, funzione sancita dalla Costituzione e non mero servizio. L’istruzione deve essere di qualità e selettiva, di responsabilità primaria della scuola, cui spetta non solo fornire a tutti gli strumenti di accesso al sapere ma anche riconoscere il merito e l’impegno degli studenti, perché l’istruzione è un diritto ma studiare è un dovere.
Per lo Snals-Confsal il nostro paese ha bisogno di una scuola in cui qualità e serietà degli studi, insieme con un’attenzione nuova ai processi mentali e cognitivi e una didattica arricchita dal contributo scientifico, preparino al meglio anche le scelte formative dei giovani. Consentire alla scuola italiana di riaffermare la centralità di un’istruzione seria significa fornire ai nostri giovani la vera base per l’acquisizione di conoscenze e competenze indispensabili a una formazione mirata all’occupazione e a un lavoro più competitivo e innovativo. Significa, in definitiva, costruire un sistema integrato tra processi che si conoscono e che si rispettano.
Il convegno farà anche il punto su temi attualissimi, come l’avvio in Italia del sistema dell’alternanza scuola-lavoro, e in generale sulla promozione delle politiche attive. 
Interverranno: Silvia Costa, presidente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo; Marco Paolo Nigi, segretario generale Snals-Confsal; Paolo Maria Rossini, professore di Neurologia  e direttore dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica, Policlinico Gemelli; Rossella De Leonibus, psicologa e psicoterapeuta; Carla Galdino, rappresentante del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; Maurizio Drezzadore, consulente del Ministero del Lavoro; Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro; Salvatore Piroscia, direttore generale di Confsalform; Andrea Cafà, presidente di FonARCom; Klaus Heeger, segretario generale della Cesi-Confederazione europea dei sindacati indipendenti.

Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva. Uno spettacolo scritto e diretto da Simone Somma

Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva. Uno spettacolo scritto e diretto da Simone Somma
SAN GIORGIO A CREMANO (NAPOLI) - Al Centro Teatro Spazio, "Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva", scritto e diretto da Simone Somma. Sabato 30 e domenica 31 gennaio, lo spettacolo "Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva", scritto e diretto da Simone Somma, sarà in scena al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano.
Quando c’è una persona sull’orlo di un balcone, in bilico sul decidere se buttarsi giù o meno, che scrive per sfogarsi e per ritardare l’atto decisivo, e tutto questo viene messo in scena, la tentazione di dire che si tratti di un’opera che affronta il tema del suicidio è forte di sicuro. “Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva” è però tutt’altro. Lo spettacolo si distacca presto dall’essere una pièce a tema “suicidio”, la situazione contingente si trasforma in pretesto per scandagliare l’animo del personaggio, per penetrare all’interno delle sue paure, delle sue insicurezze, degli angoli più spigolosi e torbidi di una mente contorta in modo ingenuo e infantile.
Il tutto è trattato con grande ironia, cercando di alleggerire quelli che un po’ arditamente sono spunti di filosofia pesanti, pessimistici, distruttivi nella loro manipolazione della realtà, ma mai seri, sempre buttati lì, senza crederci, in fondo, poi troppo.
Un’altra tentazione: è facile pensare, visti i presupposti, che si tratti di un monologo. Tutt’altro. Poiché la conversazione con noi stessi è sempre uno scambio di opinioni, non ci si trova mai d’accordo, per cui la presenza di altri personaggi risulta indispensabile, personaggi che sono tutti nella testa del protagonista, e che sono tutti, alla fine null’altro che se stesso. Ed eccolo infine il vero tema: per quanto possiamo rimanere soli, rifuggire dalle altrui opinioni, decidere di chiuderci nel nostro mondo, evitare di ascoltare chi ci sta intorno, anche così, nella nostra testa ci sarà, purtroppo o per fortuna, qualcuno che ci dice che stiamo sbagliando.

Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva. Uno spettacolo scritto e diretto da Simone Somma

La scenografia distorta, confusa, che sembra crollare da un momento all’altro, rappresenta la mente del personaggio, i cui ragionamenti non seguono uno schema lineare, risultando altresì raffazzonati, pieni di collegamenti illogici e senza alcun senso. La recitazione di tutti gli attori è sempre sopra le righe, volutamente poco verosimile, a sottolineare, ancora, il contrasto tra il mondo reale e gli abissi della nostra mente, che manipola e trasfigura la realtà fino a renderla quasi irriconoscibile.
Simone Somma

"POESIE SU CARTA IGIENICA DI UNA FREDDA SERATA ESTIVA", scritto e diretto da Simone Somma, con Simone Somma, Antonio Tatarella, Arcangelo Santoro, Andrea Alario, Giusy Andolfi; e con la partecipazione in voce di Vincenzo Borrelli. Audio e luci: Chiara Aprea, Scene: CTS, Musiche: Antonio Tatarella, Produzione: Unospazioperilteatro. Sabato 30 gennaio ore 21, domenica 31 gennaio ore 18,30. Centro Teatro Spazio, via San Giorgio Vecchio, 23/31, San Giorgio a Cremano, Napoli.

Le civilissime regioni del Nord Italia affidano i propri fetidi liquami alla schiera dei diavoli usciti dall’inferno del Sud

Le civilissime regioni del Nord Italia affidano i propri fetidi liquami alla schiera dei diavoli usciti dall’inferno del Sud
Pia Di Marco
ROMA - Cristo si è fermato a Eboli e non può proseguire. Domenica pomeriggio, 24 gennaio 2016, Radio3, dalla sede Rai di Napoli trasmettono “Zazà”, il programma culturale dedicato al Sud. Il titolo della puntata è “Paesaggi e disagi” e  si apre con la presentazione del libro  Così ti ho avvelenato, di Daniela Crescenzo e Gaetano Vassallo, Sperling & Kupfer editore. Daniela Crescenzo, giornalista de “Il Mattino”, risponde alle domande dell’intervistatore - l’altro autore, Vassallo, pentito di camorra, non so dove si trovi, la giornalista lo dice, ma è difficile cogliere i passaggi nello shock che provoca ogni sua parola.  Immondizia, rifiuti, discariche, ecco il tema. Negli anni Ottanta Vassallo gestisce la discarica del padre nella campagna tra Caserta e Napoli, mette a disposizione dei comuni circostanti le cave per i rifiuti, diventa ricco insieme ai suoi numerosi fratelli. Poi accade che dalla Toscana arrivi, tramite il boss del clan dei casalesi Francesco Bidognetti, la richiesta di eliminare a basso costo scarti industriali; Licio Gelli, implicato nell’affare, procura altri clienti fra le aziende dell’Italia del Nord.
Mentre si allacciano in nodi strettissimi i legami tra imprenditoria del Nord, camorra e Loggia P2, Vassallo diventa il ministro dei rifiuti di Bidognetti. Le sue cave si riempiono di scarti industriali, residui di concerie, oli di veicoli rottamati, scorie di lavorazioni industriali, ceneri e fanghi che sterminano gli incauti topi,  acidi che corrodono i sottostanti rifiuti e fanno spazio ad altri veleni. Le voragini si moltiplicano, i rifiuti vengono incendiati per far posto ad altri rifiuti: “la spazzatura è nascosta sotto le strade in costruzione e nelle fondamenta dei palazzi, i liquami si usano per irrigare i campi. Boss e imprenditori lavorano indisturbati, perché chi dovrebbe controllare è sul libro paga dei clan, e l'affare diventa sempre più sporco e redditizio, fino alla beffa dell'intervento del governo che, per risolvere l'emergenza rifiuti in Campania, sovvenziona gli stessi camorristi”.
Sostenere questa intervista è impossibile, sarei tentata di spegnere la radio, qui si narra di gironi infernali della corruzione, di mancanza di bellezza, di vita. Qui non c’è rispetto per sé stessi, per la propria terra, ma non è questo che mi colpisce, ora. Mi colpisce che tutti quei proprietari o responsabili delle industrie della Toscana, delle civilissime regioni del Nord Italia affidassero i propri fetidi liquami alla schiera dei diavoli usciti dall’inferno del Sud. Mi colpisce la cattiva coscienza, la nulla coscienza, la spregiudicatezza con cui una parte dell’Italia tratta l’altra Italia. Perché non sfuggiva, certo, agli abitanti dell’Italia più evoluta, operosa, dell’Italia “per bene” dai dialetti  come un frullar d’ali diverse - non sfuggiva, appunto, che risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti, affidare a buon prezzo veleni non trattati a “quelli del Sud” significava prosperare sulla disgrazia di un’altra parte dell’Italia. Cristo s’è fermato a Eboli, e su quelle terre i crocefissi si vedono ovunque.

Al Liceo Artistico “San Leucio” di Caserta stupri e Silenzio della Shoah. Impronte della morte nella testa degli studenti

Al Liceo Artistico “San Leucio” di Caserta stupri e Silenzio della Shoah. Impronte della morte nella testa degli studenti
CASERTA - Un percorso emozionale fatto di suoni, sentieri dell’anima e strazi per ricordare la tragedia della Shoah. Stamattina al Liceo Artistico “San Leucio” di Caserta, la sezione Scenografia ha accompagnato per mano, in un viaggio nel tempo e nella storia, le allieve e gli allievi del Liceo che hanno potuto rivivere il dramma dei campi di sterminio, diventando per mezz’ora protagonisti della follia nazifascista. L’iniziativa, nata da un’idea del professore Mimmo Di Dio, noto artista contemporaneo, ha toccato le corde più nascoste dell’animo della platea studentesca che è stata “marcata a fuoco”, ha spiato nell’ufficio degli stupri di regime, ha calpestato impronte lasciate nel fango della morte, ha ascoltato lo strazio delle note del Silenzio, letto poesie, incrociato scarpette rosse di bimbi sterminati, composto puzzle di vite spezzate.
«Sono fiero – ha detto il preside Antonio Fusco – dell’impegno con cui questi giovani hanno lavorato, nell’ultimo mese, per coinvolgere l’intera platea scolastica. I nostri laboratori sono un cuore pulsante, il lavoro è intenso e appassionante. I giovani che li frequentano crescono coltivando i loro sogni e costruendo il loro futuro lavorativo. Anche tragedie come la Shoah diventano un momento essenziale per riflettere, per riprogettare il presente, per costruire un avvenire all’insegna dei diritti umani».

Al Liceo Leonardo da Vinci di Terracina arriva l'ospite d'eccezione Valerio Magrelli

Al Liceo Leonardo da Vinci di Terracina arriva l'ospite d'eccezione Valerio Magrelli
TERRACINA - Al liceo 'da Vinci' arriva Magrelli, poeta tra i più letti. L'appuntamento è per giovedì prossimo alle 15. Liceo di Terracina, giovedì riparte il progetto “L’albero della poesia” Primo ospite Valerio Magrelli, poeta italiano tra i più originali. Il liceo classico e scientifico di Terracina “Leonardo da Vinci” ha sicuramente vinto una sfida: riportare non semplicemente la poesia a scuola, ma i poeti stessi. Anche quest’anno il progetto “L’albero della poesia” è stato avviato dalle docenti Sandra Di Vito e Nisida Bortone, appassionate cultrici del verso, grazie pure alla acuta sensibilità del preside, il professore Mario Fiorillo.
E non dimentichiamoci gli studenti: sono loro il vero motore della iniziativa giunta alla terza edizione in collaborazione con l’associazione culturale “Libero de Libero”.
Giovedì 28 gennaio alle ore 15, nell’aula magna del liceo terracinese, si comincia con il primo ospite, davvero d’eccezione: Valerio Magrelli. Si tratta di un autore Einaudi che non disdegna incursioni nella prosa, ma è anche un accademico con una coltissima preparazione sulla Letteratura Francese. Di recente, tra l’altro, lo abbiamo visto protagonista di una collana di dvd in edicola con uno dei principali quotidiani italiani al fianco di Corrado Augias per ripercorrere la poesia italiana da Dante a Pasolini. Insomma, si tratta anche di un divulgatore, e sicuramente di un poeta piuttosto originale che riscuote successo peraltro tra un pubblico giovane. Il suo linguaggio immediato, spesso farcito di neologismi e slang mutuati dal nostro attuale modo di comunicare, affascina ed è oggetto di studio.
Sarà un’occasione unica per gli studenti per porre domande al poeta, addentrarsi completamente nella sua poesia; l’evento è comunque aperto a tutti, L’appuntamento gode del supporto fondamentale di sponsor quali: “Trony” di Terracina, Centro Europeo Comunicazione Informazione srl, Banca popolare di Fondi e le librerie Mondadori e Il Pavone di Fondi.

Chi è Valerio Magrelli. Nato a Roma nel 1957, è traduttore e saggista, ordinario di Letteratura francese all'Università di Cassino. Ha pubblicato Ora serrata retinae (Feltrinelli, 1980), Nature e venature (Mondadori, 1987), Esercizi di tipologia (Mondadori, 1992). Le tre raccolte, arricchite da versi successivi, sono poi confluite nel volume Poesie (1980-1992) e altre poesie (Einaudi 1996). Sempre per Einaudi sono usciti Didascalie per la lettura di un giornale (1999) e Disturbi del sistema binario (2006). Fra i suoi lavori critici, Profilo del dada (Lucarini 1990, Laterza 2006), La casa del pensiero. Introduzione all'opera di Joseph Joubert (Pacini 1995, 2006), Vedersi vedersi. Modelli e circuiti visivi nell'opera di Paul Valéry (Einaudi 2002, L'Harmattan 2005) e Nero sonetto solubile. Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire (Laterza 2010). Ha diretto per Einaudi la serie trilingue della collana «Scrittori tradotti da scrittori». Tra i suoi lavori in prosa: Nel condominio di carne (Einaudi 2003), La vicevita. Treni e viaggi in treno (Laterza 2009), Addio al calcio (Einaudi 2010), Il Sessantotto realizzato da Mediaset (Einaudi 2011), Geologia di un padre (Einaudi 2013). È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013). Nel 2014 ha pubblicato per Einaudi la raccolta di poesie Il sangue amaro. Nel 2002 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana. Collabora alle pagine culturali di «Repubblica» e tiene una rubrica sul blog il Reportage.