Birre e rivelazioni, scritto e diretto da Tony Laudadio, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli

Birre-rivelazioni-scritto-Tony-Laudadio
NAPOLI - Dal 27 gennaio al 5 febbraio 2017, al Piccolo Bellini di Napoli, Birre e rivelazioni, scritto e diretto da Tony Laudadio, con Andrea Renzi, Tony Laudadio, produzione Teatri Uniti. Durata 70 minuti.

Marco e Sergio, sono il proprietario di una birreria e un avventore (apparentemente) qualsiasi, che di mestiere fa il professore in un Liceo. Al bancone del bar, con la complicità dell'alcool che favorisce l'intimità, i due parlano di tutto: di vita, di idee e di Francesco, il figlio di Marco nonché alunno di Sergio, che, pur non apparendo mai, piano piano diventa un terzo protagonista, la cui assenza sulla scena, come sottolinea l'autore, «illumina tutto il testo».

Otto birre che scandiscono le tappe di un'appassionante percorso, perché «il dialogo tra i due protagonisti – come spiega lo stesso Laudadio  – diventa una ricerca di verità, dentro i turbamenti che la conoscenza sempre impone, specie se l’oggetto del proprio interesse è qualcuno per cui provi amore. E ad ogni svelamento una porzione di quell’amore viene messa alla prova. Fino alla prova finale e alla conoscenza più difficile: quella di se stessi». In un'atmosfera a metà tra riflessione seria e delirio etilico Andrea Renzi e Tony Laudadio, qui anche autore e regista, ci offrono una rappresentazione acuta e brillante della complessità dei rapporti umani.

Nota dell’autore. La divisione del testo in otto birre pone subito una questione centrale del testo: è una riflessione seria o è solo un delirio etilico? Come al solito, con quello che amo scrivere, lo spettacolo deve stare sul confine, oltrepassarlo ora da un lato ora dall'altro, ma senza mai discostarsene troppo, e non per il puro gusto della via di mezzo – l'impeccabile e incontestabile aurea mediocritas – ma soprattutto perché su quel confine si gioca, spesso, tutta la partita delle vite umane e dei loro paradossi.


"Birre e rivelazioni" è un testo con due personaggi in scena e uno continuamente evocato che non compare mai. Il protagonista è quest'ultimo. La sua assenza sulla scena, illumina tutto il testo: il figlio, il giovane, la nuova generazione, con i suoi problemi, i suoi turbamenti, le scelte da compiere, la scoperta dei propri anfratti remoti. E' per loro, d'altronde, per le nuove generazioni, che gli adulti lavorano, si impegnano, esistono.

Ma possono poi gli adulti, i padri, i professori, gli uomini responsabili, avere anche una loro autonomia, un'esistenza individuale, una vita sessuale? E i loro lati oscuri, il pensiero torbido, il dubbio, quanto inficiano il ruolo funzionale?

Non c'è altro: personaggi e dialoghi, quindi attori, questo è quanto.

Una visita che sembra casuale, e non lo è, discorsi che alludono, girano intorno, coprono l'oggetto vero dei pensieri, e poi trasformano le intenzioni, modificano il paesaggio interiore e puntano ad altro, a qualcosa che i protagonisti stessi non controllano e che sfocia in un finale di totale incomprensione. Questo lento e costante svelamento che, birra dopo birra, costituirà la trama di questa relazione umana, è il vero obbiettivo del testo.

Nell'arco di otto birre si scoprirà che ciò che si crede di conoscere degli altri, di chiunque ma persino del proprio stesso figlio, è il vero mistero, e quando si tratta dei nostri cari è un mistero doppio perché ci toglie lucidità. I sentimenti, pure indispensabili per essere felici, offuscano la lettura della realtà.

Questo dialogo a due diventa una ricerca di verità, dentro i turbamenti che la conoscenza sempre impone, specie se l'oggetto del propio interesse è qualcuno per cui provi amore. E ad ogni svelamento una porzione di quell'amore viene messa alla prova. Fino alla prova finale e alla conoscenza più difficile: quella di se stessi.

Cosa sei disposto a fare?

L'omosessualità è qui un tema centrale – i pregiudizi, le accettazioni umilianti, certi stereotipi – e però, allo stesso tempo, mano a mano diventa marginale. Il sesso, qualunque esso sia, diventa unico, univoco, universale, proprio perché in qualsiasi atto d'amore – e tra questi c'è anche il desiderio di conoscenza – la sostanza assume caratteri che vanno al di là dei corpi.



submit to reddit





Commenti