Mostra fotografica dedicata alle foto dal set del film Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti del 1960

Mostra-fotografica-foto-set-film
MILANO - Mostra fotografica "Rocco e i suoi fratelli. Foto di set". Dal 19 febbraio al 31 marzo 2017, Foyer Spazio Oberdan. Ingresso libero. Da gennaio a dicembre 2017 si svolgerà Cineteca70, l’evento celebrativo per i primi 70 anni di Fondazione Cineteca Italiana (1947 – 2017), la prima Cineteca d’Italia, fondata da Luigi Comencini e Alberto Lattuada nel 1947.

La Cineteca desidera condividere con i milanesi, e non solo, un compleanno lungo un anno, punteggiando tutto il 2017 di una nutrita serie di iniziative, scandite dal riferimento al numero 7 e 70, attraverso rassegne filmiche, mostre e percorsi museali, iniziative editoriali, campus a tema cinematografico, convegni ed eventi che celebreranno con modalità innovative e creative i primi 70 anni dell’istituzione.

Dal 19 febbraio al 31 marzo 2017 presso il Foyer del Cinema Spazio Oberdan di Milano, sarà allestita la seconda delle sette mostre fotografiche di Cineteca70 previste nel corso del 2017, dedicata alle foto dal set del film Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti del 1960.

La vernice della mostra fotografica è prevista domenica 19 febbraio alle ore 13, al termine della proiezione del film Rocco e i suoi fratelli. A seguire aperitivo per tutti i presenti.

Il 1960 è stato un anno magico per il cinema, e non solo per essere stato l’anno de La dolce vita. Il milanese Luchino Visconti terminava infatti di girare, e presentava a Venezia, dove mancò di poco il Leone d’oro, uno dei titoli più noti e acclamati della sua filmografia, Rocco e i suoi fratelli. Tragica vicenda di disgregazione familiare e di perdizione su cui grava la mano del Fato, quasi un seguito ideale de La terra trema, a questo melodramma strutturato come una tragedia classica il regista imprime una dimensione atemporale ed epica, giocando su forti contrapposizioni narrative e su taglienti contrasti di luce.


La straordinaria narrazione viscontiana dell’odissea dei fratelli Parondi, sbalzati dalla natia Lucania alla civiltà urbana del Nord, la potenza espressiva e linguistica che trova assonanze col mito greco, le ambientazioni in una grigia e inospitale Milano fotografata da Giuseppe Rotunno, che gli valse il Nastro d’Argento (la stazione Centrale, Lambrate, Roserio, la Ghisolfa, un Idroscalo ricreato per mancati permessi a Latina…) rivivono nelle foto di scena del film.

Giovanna Calvenzi, studiosa e docente di fotografia contemporanea, ha selezionato quaranta scatti del capolavoro di Visconti tra i circa duecento conservati presso l’archivio della fototeca di Fondazione Cineteca Italiana.

Gli autori (in prevalenza grandi professionisti come Paul Ronald e Giovan Battista Poletto), adeguandosi alle scelte formali del direttore della fotografia, imprigionano gli istanti in cui si condensa il significato di un’intera scena, magari non presente poi nel montaggio finale; il loro lavoro tuttavia è prezioso perché documenta il ‘farsi’ del film, in una galleria di volti, sguardi, posture, ambienti, che possono essere riproduzioni fedeli delle scene o istantanee del backstage, dove sempre entra in gioco la loro personale sensibilità. Chi le guarda ritroverà negli sguardi tra Rocco e Nadia, o nella violenza di Simone su Nadia, alcuni dei momenti più emozionanti del film, dramma dei sentimenti prima che sociale, e l’anonimo grigiore delle case popolari, la povertà dignitosa dei vestiti e degli ambienti domestici; mentre sembra di sentire l’odore dei treni alla stazione di Milano, o l’afrore del ring e della disadorna palestra dove i fratelli Parondi cercano facili guadagni, o occasione di riscatto ed espiazione.

CITAZIONI ILLUSTRI SUL FILM
 “ (…) La vera linea di demarcazione fra i personaggi è quella che contrappone i due maschi alla femmina: l’amor fraterno all’amor carnale. La vicenda di Nadia ripete la classica parabola della prostituta capace di redimersi ma infine respinta alla sua condizione degradata. Il colpo di genio consiste nell’aver fatto di colui stesso che l’aveva avviata a salvezza il responsabile della sua definitiva caduta”. 
(Vittorio Spinazzola, in AAVV. L’opera di Luchino Visconti, Atti del Convegno di Studi, Fiesole 27-29 giugno 1966)  

“Tutto il film si muove sull’argine che separa e congiunge il fiume della storia e la terra del mito, la realtà e il simbolo. Lo stesso mondo della boxe, marginale tematicamente, serve a tale duplice intenzionalità. Da un lato è una endogena guerra di poveri, lotta tra diseredati (il primo combattimento di Simone è contro un altro lucano), dall’altro vale come simbolico universo di violenza fisica che fa da sfondo al dramma” 
(Luciano De Giusti, in I film di Luchino Visconti, Gremese Editore 1985)

“La cosa che mi ha sempre stupito e affascinato di Luchino era la sua straordinaria capacità di prendere dalla vita soltanto ciò che gli piaceva e rifiutare tutto il resto. (…) Si faceva delle cose e degli uomini una sua idea precisa ed era quasi impossibile distogliervelo. E così anche i suoi errori erano profondamente sinceri e si trasformavano in verità”.
(Michelangelo Antonioni, in Album Visconti, a cura di Caterina d’Amico de Carvalho, Sonzogno 1978)

“Di tutti i compiti che mi spettano come regista, quello che più mi appassiona è dunque il lavoro con gli attori; materiale umano con il quale si costruiscono questi uomini nuovi che, chiamata a viverla, generano una nuova realtà, la realtà dell’arte. Perché l’attore è prima di tutto un uomo. Possiede qualità umane-chiave. Su di esse cerco di basarmi, graduandole nella costruzione del personaggio: al punto che l’uomo-attore e l’uomo-personaggio vengono ad un certo punto ad essere uno solo” (Luchino Visconti, in Visconti. Rocco e i suoi fratelli, Nuova Universale Cappelli 1978)

L’ ARCHIVIO SI MOSTRA. Focus fotografico
Non paragonabile al ben più cospicuo fondo filmico, quello fotografico consiste comunque in un numero ragguardevole di materiali, tra stampe (per la grande maggioranza in b/n), provini e negativi, acquisiti in prevalenza tra gli anni ’50 e gli ‘80 del secolo scorso. Una raccolta eterogenea, definibile ‘storica’ perché conclusa nel tempo. Disparata per tipologie di soggetti (dalle foto di scena e di backstage ai ritratti delle star del muto, alle immagini di attori e attrici di notorietà mondiale piuttosto che di registi di oscura fama, alle sequenze di film ancora da identificare), e regolata dalla casualità dei ritrovamenti e delle donazioni piuttosto che da criteri precisi, la collezione è stata tuttavia conservata e classificata con cura nel tempo. Suddivisa in migliaia di ‘fotobuste’ cartacee divise per Paese e titolo di film, la raccolta ha seguito la Cineteca nei vari cambiamenti di sede. Le sue immagini hanno illustrato nel corso degli anni i moltissimi programmi cartacei pubblicati (brochure, cartoline, locandine), svolgendo la funzione di importanti veicoli di comunicazione; la loro cessione a terzi è a discrezione della Fondazione Cineteca Italiana, regolata dal rilascio di una liberatoria dei diritti, che assegna alla Cineteca la sola quota relativa alla ‘conservatoria d’archivio’ dei materiali.

Una parte notevole della fototeca, sotto il nome di ‘Buste Speciali’, è il nucleo più antico e privato, che documenta diverse fasi di vita dell’archivio (rassegne, festival, sedi, iniziative, incontri) ed attende ancora una revisione e una classificazione più specifica. La digitalizzazione, inevitabile, è stata intrapresa solo nei primi anni 2000, sempre rimandata per l’urgenza di dedicare maggiori risorse economiche alle pellicole. Un’occasione preziosa è stata la possibilità offerta dalla Regione Lombardia di acquisire l’hardware necessario per utilizzare il programma informatico SIRBEC: attualmente parte delle collezioni, compresi i manifesti, è visibile in


e


Giovanna Calvenzi, studiosa e docente di fotografia contemporanea, photo editor di alcuni dei principali periodici italiani fra i quali Amica, Sette, Specchio della Stampa, Sportweek, nonché direttore della fotografia di Vanity Fair e nel 1998 Direttore dei Rencontres Internationales de la Photographie di Arles. 

Domenica 19 febbraio h 10
Rocco e i suoi fratelli 
R.: Luchino Visconti. Sc.: Suso Cecchi d’Amico, Enrico Medioli, L. Visconti, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, da Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori. Int.: Alain Delon, Renato Salvatori, Annie Girardot, Katina Paxinou, Paolo Stoppa, Claudia Cardinale. 

Italia/Francia, 1960, 177’.

La saga della famiglia Parondi, emigrata a Milano dalla Lucania. Vita grama per la madre (vedova) e per i 4 figli: tanta fame, lavoro poco e durissimo. Tra i due fratelli maggiori, Simone e Rocco, scoppieranno presto forti tensioni, e a farne le spese sarà Nadia, una prostituta di cui entrambi sono innamorati.




Commenti