Igp al vitellone piemontese, una “griffe” che valorizza l’intera filiera e apre nuovi mercati



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CUNEO - Assemblea dell’Arap al Miac. Chialva e Dalmasso: l’Igp al vitellone piemontese è una “griffe” che valorizza l’intera filiera e apre nuovi mercati. Protagonisti gli allevatori-produttori. Cresce l’attesa per il via libera definitivo all’Igp Vitellone piemontese della coscia. Una “griffe” prestigiosa che avvalora il successo del Fassone, sempre più quotato nella ristorazione non solo italiana, dando valore aggiunto a un comparto strategico della zootecnia regionale.

L’argomento - riporta il comunicato stampa - è stato al centro dell’affollata assemblea di giovedì 16 febbraio 2017 al Miac. In sala gli allevatori cuneesi della razza piemontese, con i vertici dell’associazione Arap e i responsabili delle cooperative di produttori Compral Carne e Co&Co (emanazione di Coalvi e coop San Francesco) che avranno un ruolo di primo piano nella fase esecutiva. Analogo incontro per l’area torinese si è svolto due settimane fa a Carmagnola.

Ha spiegato in apertura Roberto Chialva, presidente Arap: “L’iter burocratico del titolo Indicazione geografica protetta per i vitelloni piemontese della coscia, partito nel 2009, è arrivato all’ultima tappa. Il 23 marzo scadono i tre mesi dalla pubblicazione della domanda di registrazione sulla Gazzetta ufficiale europea. Se non saranno intervenute opposizioni tali da ritardare il percorso, questo importante riconoscimento allo storico patrimonio agroalimentare della carne piemontese, diventerà finalmente operativo. E noi come organizzazione del sistema allevatoriale – ha sottolineato Chialva – vogliamo essere protagonisti e punto di riferimento dell’intera filiera che interessa anche macellazione e commercializzazione del prodotto”.

Che cosa succederà adesso? Le prossime mosse sono state illustrate da Franco Dalmasso, presidente della Sezione allevatori della piemontese. “Subito dopo il 23 marzo verrà aperto un tavolo in associazione con le cooperative interessate, che rappresentano quasi il 50 per cento della produzione di carne della razza. Dovranno essere affrontate le questioni tecniche e logistiche, come la scelta di un ente terzo per la certificazione. E poi bisognerà valutare le strategie di mercato. Abbiamo in mano un prodotto di eccellenza, che con la griffe dell’Igp può compiere un ulteriore salto di qualità. Ciò vuol dire – ha affermato il presidente Dalmasso – nuove opportunità sul fronte commerciale e prezzi a più alta remunerazione per gli allevatori. E ci auguriamo tutti che in questo scenario la base produttiva possa espandersi dando spazio anche ai giovani che intendono entrare nel mondo della razza piemontese”.




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