Anonimo Napoletano. Lasciare sprofondare definitivamente l’isola per intero, e imparare a nuotare

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CASERTA - Speciale replica dello spettacolo Anonimo Napoletano avvenuta ieri, 27 marzo 2017, al Teatro Comunale di Caserta in occasione della Giornata Mondiale del Teatro. Anonimo Napoletano, spettacolo di Patrizio Ranieri Ciu, messo in scena per il Progetto Tradizione & Traduzione dalla Compagnia Gli Ipocriti con la regia di Ernesto Lama.

La storia di amore e di passione per la libertà tra il giovane marinaio Mattia e l’aristocratica Lizzy incanta il pubblico in sala e lo conduce per mano nella rocambolesca ed utopica avventura della Repubblica Napoletana del 1799.

Una lettera anonima apre lo spettacolo e torna, più volte e in più forme in una storia che centra il proprio messaggio intorno alla difficoltà di comunicazione tra i personaggi, divisi tra idee, ideali e provenienze. Tante differenze che si trasmettono nella forma di uno spettacolo trilingue - Italiano, Napoletano ed Inglese - in cui è la musica e la sua capacità di veicolare le emozioni l’elemento unitario a supporto di un copione che spazia dalla Commedia dell’Arte al musical.

Emersa e sommersa di sera in un teatro, l’isola blu che ispira Anonimo Napoletano è allegoria dell’esistenza che si immerge e riemerge nel tempo con il suo carico di umanità irrisolta. 

Ciclicamente sommersa, viene a galla di volta in volta una umanità instabile contaminata da una comunicazione sempre più profittevole, banale e superficiale, che, illudendosi di abbattere distanze, esaspera invece le diversità. Questa nostra umanità, protagonista mai matura sul palcoscenico del mondo i cui significati è stata capace di sintetizzare in un cellulare, estremo strumento di massimo contatto contenuto nel palmo della mano, resta però vittima di sé stessa. Incapace di reali rivoluzioni morali, l’essere umano mostra nei corsi e ricorsi storici la costante dei suoi limiti col suo carico inalterato di vacue vanità, di violenze, di ambiguità, di leggerezze, di tradimenti, di profitti ed egoismi. Miserie comportamentali che si rinnovano di generazione in generazione senza alcuna modifica etica, in un gioco perverso di ambizioni senza vinti e senza vincitori.

La lettera trasmessa ai posteri apre la rappresentazione e chiede al pubblico da quale dei tanti protagonisti ognuno in cuor suo pensa di poter discendere evidenziando così a quale contesto morale si crede di appartenere. La risposta salvifica che la regia di Lama suggerisce nella scena finale è: le donne.

È la sua personale interpretazione della ipotesi risolutrice immaginata dall’autore: una umanità che lascia sprofondare definitivamente l’isola per intero e finalmente impara a nuotare.



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