Ad Arezzo tre giorni di confronto e informazione per abbattere i pregiudizi contro l’Alzheimer



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Alessandro Ghinelli
AREZZO - Comune di Arezzo: "Una rete sociale per l’Alzheimer", in città tre giorni di incontri per abbattere i pregiudizi. Dal 16 marzo 2017 al via l’iniziativa promossa da Aima con ricercatori, psicologi, operatori e famiglie. Tre giornate di confronto e informazione per abbattere i pregiudizi contro una delle principali forme di demenza, l’Alzheimer. Dal 16 al 18 marzo, “Una rete sociale per l’Alzheimer” riunirà ricercatori, psicologi, operatori, poi gruppi di aiuto ai familiari e iniziative socio-culturali con incontri dedicati a chi convive con la malattia e a chi ne vuole sapere di più per affrontarla in maniera  consapevole.

L’evento di Arezzo, promosso di Aima (Associazione italiana Malati di Alzheimer), si terrà prima al Centro Sociale Arno di via dei Tiratoi, a Capolona, e poi proseguirà all’Auditorium Pieraccini dell’Ospedale San Donato di Arezzo. Il progetto ha la collaborazione di Cesvot, Ars Toscana e Anci Toscana, con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Arezzo, del Comune di Capolona e della Usl Area Vasta Sud Est. L'iniziativa ha il sostegno della Eli Lilly.

Sono oltre 1 milione in Italia i casi di demenza cognitiva (92.945  casi in Toscana nel 2015), e di questi, secondo il Ministero della Salute, circa 600 mila con Alzheimer. Sono invece 3 milioni le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei propri cari affetti dalla malattia (Piano Nazionale Demenze). L’80% è assistito direttamente dai familiari, in prevalenza figli e coniugi (37%) soprattutto di sesso femminile e con un’età media di 59 anni (Aima-Censis). Una malattia che si stima in aumento con l’incremento della popolazione anziana: secondo l’Istat da qui al 2031 gli over 64 raggiungeranno quota 17 milioni e 300 mila persone.

“Esprimo soddisfazione per il fatto di potere ospitare per tre giorni un evento di riflessione sull'Alzheimer che ha risvolti non solo sanitari, ma anche sociali - ha detto l'assessora alle Politiche sociali del Comune di Arezzo, Lucia Tanti. Fa parte della strategia della Giunta Ghinelli supportare le associazioni dei familiari, in un'alleanza proprio con chi deve gestire per molti anni situazioni di disagio. Tra queste ultime e le politiche di coesione sociale abbiamo avviato un percorso di avvicinamento. Ribadisco che siamo vicini a tutte le famiglie aretine che hanno delle difficoltà, legate alla presenza nel nucleo di malati di Alzheimer, delle quali ci vogliamo sentire partecipi”.

Alessandro Tiezzi, coordinatore del Centro Alzheimer e disturbi della memoria: “I medici che seguono i malati di Alzheimer farebbero un grosso errore ad occuparsi solo della parte scientifica: perché non esiste una cura per questa patologia. Ma i medici stessi hanno anche la possibilità di occuparsi di assistenza. Un malato di Alzheimer, infatti, ha bisogno di essere guidato nei problemi comportamentali della malattia e nei problemi fisici. Sono pazienti che hanno anche bisogni materiali come l'assegno di accompagnamento, l’accesso ai centri diurni o alle case di riposo. Nei nostri centri, quindi, si entra non solo per avere diagnosi ma anche per accedere ai servizi di cui i malati necessitano. La parte culturale in questo contesto è quella più importante: la malattia dell'Alzheimer se non la si conosce è difficile trattarla. Con i familiari facciamo proprio questo percorso conoscitivo”.

“Le forme di demenza come l’Alzheimer modificano irrimediabilmente lo stile di vita del malato e della sua famiglia -  ha detto Manlio Matera, presidente di Aima Firenze.  Ciò impone nuove regole socio-assistenziali, sia a favore del malato che di chi se ne occupa, aiutando le famiglie ad uscire dall’isolamento e a incentivare la frequentazione di luoghi di socializzazione e gruppi di aiuto. Il messaggio che questa iniziativa vuole dare è: non siete soli ad affrontare questa malattia. Riproporremo l’evento a maggio a Empoli e a ottobre a Lucca, proprio per incentivare una rete regionale di aiuto e supporto”.

"L'Alzheimer è una patologia che interessa un numero consistente di persone, dalle forme più lievi a quelle più gravi - ha detto il direttore generale dell’Usl Toscana Sud Est, Enrico Desideri. E' una patologia di lunga durata e ha bisogno di una presa in cura continuativa, non occasionale. Questo è possibile solo attraverso un raccordo strutturato tra il medico di famiglia, che rimane il principale tutor del paziente, e il neurologo specialista di riferimento, che deve disporre di tutte le 'armi' scientifiche, ma anche delle nuove tecnologie e nuovi farmaci. Questi devono essere a disposizione ed essere usati in modo appropriato. Siamo molto soddisfatti che per un convegno così importante sia stata scelta Arezzo e ringraziamo Aima per il coinvolgimento".

Ad Arezzo, l'unità di base dell'assistenza ai malati di Alzheimer, secondo il modello nazionale, è il Centro per i disturbi cognitivi e le demenze, con ambulatori tenuti da neurologi, geriatri e psichiatri. La specificità della rete dei servizi per la demenza in provincia di Arezzo è invece costituita dal Gom "Clinica della memoria”, una struttura costituita da un responsabile e da 13 tra neurologi, geriatri, psichiatri e psicologi con il compito di ottimizzare le risorse nel campo dell'Alzheimer e di coordinare un secondo livello specialistico per le demenze. 

L’Aima di Arezzo opera nel territorio dal 2000, grazie al sostegno dei familiari e dei volontari. La sede dell’associazione è all’Asp Fossombroni Piaggetta Faenzi, 2, dove è attivo un Centro Ascolto contattabile, previo appuntamento, al 334 2587391. Il Centro opera in stretta collaborazione con i servizi pubblici e la rete di solidarietà del territorio e indirizza le famiglie verso un miglioramento della qualità della vita. Organizza da ottobre a giugno gruppi di auto aiuto per familiari e collabora con alcune delle strutture del territorio che accolgono i malati di Alzheimer lungo l’arco della giornata, attivando progetti che vedono il coinvolgimento delle scuole del territorio, sia primarie che secondarie.




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