Laura Fasiolo su Augusto Minzolini: fumus persecutionis il motivo fondante la mia scelta

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Laura Fasiolo
ROMA - Il Perché del mio voto contro la decadenza di Minzolini. Per quanto può servire cercherò di spiegare il “mio” voto sulla decadenza del Sen. Minzolini, perché di voto espresso “in libertà di coscienza” si tratta in quanto questa è stata anche l’indicazione del gruppo. Premetto che la Costituzione della Repubblica Italiana all’art.66 recita: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. Giudica, dunque, delle cause ecc.

A ciò la Costituzione all’art. 68 com. 1 recita:“I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.”

Detto ciò è bene chiarire i termini della questione e le motivazioni che mi hanno spinta, come molti di noi, a scegliere di votare contro la decadenza.

Il Sen. Minzolini, per il reato ascrittogli, è stato assolto in primo grado; in secondo grado il giudice ha ribaltato la sentenza di primo grado trasformandola in condanna. In cassazione,l’ultimo grado di giudizio a cui l’imputato può appellarsi ma solo per vizi formali e procedurali nell’iter processuale e, pertanto, ritenuti lesivi del giusto processo e condizionanti sull’esito della decisione,  è stata confermata la sentenza della Corte d’Appello.

Fin qui nulla da eccepire. Ci sono però due aspetti che fanno riflettere e fanno sorgere legittimo dubbio: il primo aspetto è che nel Collegio giudicante d'appello, c'era un Magistrato rientrato in ruolo, dopo vent'anni di “aspettativa per carica elettiva”  in quanto sottosegretario e Senatore di uno schieramento politico avversario di quello di Augusto Minzolini; il secondo aspetto,  è che al condannato, assolto in primo grado, non sono state concesse neppure le attenuanti generiche e la condanna è risultata, pertanto, piena, facendo scattare la legge Severino. E’ bene sottolineare che le attenuanti generiche sono una pratica frequentemente applicata ad un incensurato. 

Il "fumus persecutionis" dunque è stato il motivo fondante la mia scelta, e con me della scelta di molti, ed ha determinato il mio voto. Sta il fatto che 57 Senatori del PD su 98 hanno fondatamente espresso orientamenti difformi dalla decadenza.

Ovviamente si pone un problema, sul quale, come osserva il collega Sen. Giorgio Tonini, che ha votato come me, dovremo "alzare la soglia di attenzione" al rientro dei magistrati dalla politica alla normale vita professionale. Un tema, quello del rapporto tra magistrati e politica, da disciplinare.

Un DDL è ora in lavoro alla Camera. Credo fermamente che l’Italia, da democrazia moderna, all’altezza di questo nome, debba intervenire su questo punto di snodo, davvero significativo. 

Senatrice Partito democratico 

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