Riflettere sulla vita nel momento in cui si avvia a conclusione. "Time": il tempo per lasciare traccia di sé



Riflettere-vita-Time-tempo-traccia
NAPOLI - Time: il tempo per lasciare traccia di sé. A volte gli incontri più “magici” e fortunati nascono per caso o per “fato” e sono destinati a tracciare le rotte di una lunga strada insieme. Ve la ricordate, tra l’altro, la storiella di Newton a cui cade una mela in testa e che così “intuisce” l’esistenza della gravità e ne elabora la relativa legge? Circa un anno fa Gennaro Morra, che sta per fare uscire la sua prima raccolta di poesie, intitolata “I versi della carrozzella”, e che già pensa a come organizzare una presentazione fuori dagli schemi scopre per “caso” che qualche centinaio di metri più avanti rispetto a casa sua, in un garage senza numero civico, prova un gruppo di talentuosi ragazzi, gli InternoZero, capitanati da Gianluca Aiello.

Ne ascolta una canzone, ispirata a Gianluca dalla storia del fratello Marcello, morto dopo aver lottato strenuamente e fieramente contro un “mostro”, e riconosce in quelle parole frammenti intensi del suo stesso percorso, dato che lui tra l’89 e il 90’ ha sua volta intrapreso una battaglia contro un tumore, uscendone, però, vincitore.

E’ come guardarsi in uno specchio per riconoscersi. E’ nata la scintilla di un’alchimia destinata a crescere.

“Per presentare il mio libro volevo qualcosa che non fosse un noioso monologo unidirezionale – racconta Morra – ma che si trasformasse in un dialogo capace di coinvolgere il pubblico, miscelando diversi linguaggi, dalla poesia, con alcuni reading, alla musica. Essendo il mio testo autoprodotto, attraverso il sistema del self publishing, avevo l’onere, ma anche l’onore e una maggiore libertà, di poter organizzare tutto. Così ho pensato di coinvolgere questo giovane gruppo in un evento all’insegna della sperimentazione”.


L’esperimento ha successo, piace, entusiasma, e le tappe si moltiplicano, dando vita ad uno spettacolo in germe.

Dopo un anno i tempi sono maturi per fare evolvere tale nucleo fondante e così nasce “Time”, spettacolo di musica e parole, che ha come protagonista un giovane uomo che riflette sulla sua vita nel momento in cui, a causa di una malattia allo stadio terminale, si avvia a concluderla.

Ad ospitare lo spettacolo è il palco del teatro Il Primo, e nello specifico la rassegna di musica di artisti emergenti della scena partenopea Napoli Underground che offre a giovani talenti, occasione più unica che rara, la possibilità di farsi conoscere. Padroni di casa Andrea Bonetti e Reika Hinch.

A scrivere i monologhi, che vengono intervallati dalle canzoni graffianti degli InternoZero, sono proprio Gennaro Morra e Gianluca Aiello. 

Ma, a testimoniare che a volte gli incroci dei percorsi sono scritti dal destino e tracciati dall’empatia, si incastrano magistralmente tra loro anche musica e parole come quelle della poesia “Cap e cess”, tratta dal libro I versi della carrozzella che si mescola alla musica ed ai testi del brano “Stu bbene ca nu vene”, ed il racconto “Un inatteso scorcio d’estate”. Ed ancora canzoni come “Il bellissimo volto di Victor Hugo”, “Nu me firo cchù”, “Insonnia”, “Pè forza”, “Alveare”, “Buona sorte”, “Rannazione”.

Il protagonista, apparentemente, è Marcello, ma in realtà, ogni persona del pubblico diviene protagonista. Sia perché al pubblico è lasciato il compito di ricostruire ed interpretare, ognuno secondo il proprio sentire, la storia che emerge dai monologhi e dalle canzoni. Sia perché, se da una parte gli autori mescolano le loro storie personali, facendone un unico racconto ed aprendo la porta della propria sfera intima e personale al pubblico, affinché da estraneo, esso possa, masullianamente, trasformarsi in intraneo, specularmente il pubblico socchiude l’uscio del proprio vissuto, ritrovando in quegli sprazzi di poesia e musica dei tasselli del proprio percorso, dei propri sogni spezzati, ma anche della forza rinata, delle perdite dolorose, ma anche delle tenaci ed a volte inaspettate presenze.


“Avevo la necessità di far rivivere in qualche modo mio fratello. Ma non per parlare specificamente di lui, bensì per ritrovare il senso dei ricorsi che ognuno di noi reca con sé. Affinché essi siano sempre apportatori di serenità, nella consapevolezza che si è lasciato qualcosa di bello. Affinché la dolcezza del ricordo riempia il vuoto lasciato dai rimpianti e ogni individuo, rivivendo attraverso questa storia la sua storia, possa sentire’ che è fondamentale dare il massimo in questa vita, momento per momento, senza poi dover sentirsi schiacciati dal senso di amarezza per quello che non si è detto o fatto o dover rinnegare azioni e scelte sbagliate”.

Il rimpianto legato all’affanno – come sottolinea il protagonista dello spettacolo interpretato dall’attore Roberto Savastano – di voler “evadere da casa” “scavando a mani nude” per trovare il senso di una vita di cui a volte si avverte l’oppressione e che ci fa sbattere la testa contro il muro, per poi rendersi conto di aver perso l’occasione di conoscere meglio quella madre, interpretata da Rosaria Reale, che ci esortava continuamente a stare attenti ed a non perdere tempo prezioso.

“Mammà ma quale fretta c’è, tanto sono giovane, ho tanto tempo davanti”.

Ed invece, ad un certo punto le lancette si fermano bruscamente e ci si rende conto, come sottolinea nei suoi libri lo scrittore Alessandro d’Avenia di rimpiangere “di non aver detto abbastanza ti amo a chi avevamo accanto o sono fiero di te ai figli, o scusa quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione”. Di aver preferito “rancori incancreniti e lunghissimi silenzi”.


E mentre, come evidenzia il saggista giapponese Haruki Murakami, il tempo precipita e il futuro diminuisce “la luce dei nostri sogni si trasforma nel mostro dei nostri incubi. E diventiamo schiavi delle cose non realizzate, delle possibilità non vissute”, come racconta Paulo Coelho.

Tutti questi significati si raggrumano nello spazio di questo intenso spettacolo, che vuole incitare a vivere con pienezza per lasciare qualcosa al mondo e per cambiare, in meglio, sé stessi.

“Per abbandonare i giudizi – sottolinea Aiello – e cominciare a condividere”.

Ognuno a suo modo, con la musica, con le parole, con le immagini, perché la cosa più importante è riuscire a “creare qualcosa”.

Sul palco ad accompagnare Gianluca Aiello, Roberto Savastano e Rosaria Reale, la voce intensa di Rosanna Coppola e le note di sprigionate dalla chitarra di Luigi Panico.

Ospiti d’eccezione Arturo Caccavale, con la sua tromba, e il cantautore, regista ed autore di teatro Gennaro Monti, che sottolinea come al di là e nonostante la scarsità di risorse se ci sono artisti di livello lo spettacolo prende forma e sostanza e vola alto.

Così a rendere tutto magico basta anche solo un divanetto e due panelli opachi che lasciano intravedere quello che c’è dietro.

Attraverso la forza e l’espressività di questi artisti Napoli si riconferma, o forse ricomincia ad essere nel profondo, città di condivisione e il team coeso di “Time” riesce a vincere la sua scommessa di mettere insieme più linguaggi narrativi, lasciando al pubblico il compito di ricomporne i tasselli, come evidenzia Gennaro Morra.







Commenti