Sarina Biraghi: grazie alle vittorie di Sara Simeoni è cambiato il modo di percepire lo sport femminile



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Sarina Biraghi
ROMA - Sara Simeoni, la campionessa, 64 anni il 19 aprile 2017, è stata raccontata con penna arguta e morbida da Sarina Biraghi, nella Collana “Italiane” di Maria Pacini Fazzi Editore, diretta da Nadia Verdile. Sarina Biraghi è giornalista de La Verità, fino a qualche mese fa alla direzione del quotidiano Il Tempo.

Volto noto della televisione perché spesso ospite nei talk show come esperta di politica nazionale, Biraghi ha incontrato e intervistato l’atleta per quattordici volte campionessa italiana di salto in alto, detentrice del primato italiano per 36 anni, dal 12 agosto 1971 all'8 giugno 2007, primatista del mondo con la misura di 2,01 metri per due volte nel 1978, medaglia d'oro alle XXII Olimpiadi di Mosca nel 1980, eletta nel 2014 "Atleta del Centenario" insieme con Alberto Tomba in occasione dei 100 anni del Coni. Ne abbiamo parlato con l'autrice.

Sara Simeoni, la donna che ha fatto cambiare il modo di guardare allo sport femminile. Com’è stato il suo incontro con la campionessa?

Per me, che adolescente praticavo l’atletica leggera, Sara Simeoni è stata un mito, un modello di sportiva da imitare per la determinazione, l’impegno ma anche la leggerezza con cui ha affrontato una disciplina come il salto in alto fatta di centimetri da conquistare. E’ proprio grazie alle sue vittorie che è cambiato il modo di percepire lo sport femminile e l’importanza delle donne sui campi sportivi. Quando l’ho incontrata l’estate scorsa, è stato come tornare indietro nel tempo, rivivere una parte di storia dello sport italiano ben impressa nella mia memoria, ma soprattutto conoscere una Sara che non è cambiata: semplice, diretta, concreta, sorridente e sempre campionessa.


Qual è stato il rapporto di Sara Simeoni con il pubblico?

Sempre buono al punto che ancora oggi la gente la riconosce per strada, le chiede autografi, foto…e lei si presta con grande semplicità e sempre con il sorriso, consapevole che sono stati i suoi tifosi, quelli che hanno seguito le sue imprese negli stadi o le hanno scritto lettere o mandato portafortuna durante la sua carriera, quelli che si sono emozionati guardando i suoi record in tv. E di questo Sara è orgogliosa e riconoscente.

Nell’immaginario collettivo Sara Simeoni è associata a Pietro Mennea. Eppure distanze siderali hanno accompagnato le loro vite.

Simeoni e Mennea sono stati i protagonisti delle Olimpiadi di Mosca, quelle del boicottaggio Usa, diventando gli alfieri dell’atletica leggera tanto amati dal presidente del Coni Nebiolo. I due però avevano caratteri diversi e di sicuro Mennea era più chiuso, più pignolo, mai veramente soddisfatto del risultato… Con Sara, come lei mi ha raccontato, si sono allenati al centro sportivo di Formia, hanno condiviso le piste ma più che un amico lei lo considerava ‘una persona cara’. E, come mi ha raccontato con estrema sincerità e un pizzico di rammarico, quando lei realizzò il record mondiale lui non le fece neanche i complimenti. 

Il suo lavoro è parte della Collana “Italiane”, nata da un anno, per i tipi di Maria Pacini Fazzi Editore. Che valore aggiunto può avere essere in una Collana?

Ogni libro è una perla ma soltanto insieme diventano una ‘collana’ lucente e preziosa che fa dell’originalità il suo valore. Inoltre, donne “alla n”, ovvero donne autrici per donne protagoniste giusto per fare capire il ‘peso’ di un messaggio lanciato senza fronzoli ma con una forza grande e gentile. 

Il suo libro è stato consegnato anche al presidente della Repubblica Mattarella, insieme agli altri volumini della Collana. Chi dovrebbe assolutamente leggere questi lavori?

Intanto spero che il presidente Mattarella li abbia letti! Io credo che proprio per lo stile di questa Collana, volumini di facile lettura grazie a una scrittura scorrevole e di taglio giornalistico, tutti dovrebbero leggerli tutti, compreso il mio. Per primi gli uomini, così potrebbero rendersi conto di quante donne ‘sconosciute’ hanno fatto cose grandi per la Storia del nostro Paese senza alcuna pretesa di notorietà o riconoscimenti; poi i giovani che sicuramente non trovano sui libri scolastici i profili di donne che sono rimaste, a parte qualcuna, nell’ombra della storia ufficiale pur avendo lasciato un segno importante; poi le giovani donne che vivono un momento storico così particolare, con l’eredità di un femminismo che nel secolo scorso si è battuto per l’emancipazione e la parità dei diritti e che oggi deve reinterpretare il cambiamento, perché la presenza delle donne nella vita politica, culturale e produttiva è fondamentale per la crescita di un Paese capace di dare non solo diritti ma stesse opportunità a uomini e donne. Ecco loro leggendo possono capire, che oggi più di ieri, basta avere tenacia e determinazione per centrare un obiettivo o realizzare un sogno; infine le donne ‘diversamente’ giovani affinché possano rendersi conto che anche loro, con il percorso di vita familiare, sociale e professionale fatto, hanno diritto di sentirsi orgogliosamente ‘Italiane’.





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