A Federico Cafiero De Raho, procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, il Premio “Napoli Città di Pace”



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NAPOLI - “Quando sento sempre più gente che ci incoraggia ad andare avanti, quando ascolto sempre più testimonianze di chi non ha più paura di parlare e di denunciare e soprattutto quando vedo sempre più giovani che scelgono la strada, seppur ‘meno facile’, della legalità allora mi convinco che siamo davvero a buon punto nel contrasto alle mafie e alla mentalità mafiosa e che prima o poi possiamo davvero farcela a sconfiggerle”.

Con parole chiare di speranza e con visibile emozione Federico Cafiero De Raho, procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, ha accolto stamani all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, il Premio “Napoli Città di Pace”.

Un premio consegnatogli dal cardinale, Crescenzio Sepe, “per il silenzioso ed efficace rigore del suo costante impegno di lotta alle mafie, ai poteri illegittimi e alle illegalità che minano l’ecosistema e la convivenza civile e per il determinante contributo al trionfo della giustizia, presupposto di ogni pace”. 

Con il riconoscimento al grande lavoro di Federico Cafiero De Raho, per i suoi grandi successi prima a Napoli contro il clan dei Casalesi e poi a Reggio Calabria contro la ‘ndrangheta, il Premio “Napoli Città di Pace”, nato nel 2007 grazie ad una sinergia tra l’Arcidiocesi di Napoli, l'Università Suor Orsola Benincasa, l’Unione Cattolica della Stampa Italiana e l’Ordine dei giornalisti della Campania, è stato assegnato per la prima volta dopo dieci anni dalla sua nascita assegnato ad un magistrato impegnato nella lotta alle mafie. Un segnale importante come ha evidenziato anche il messaggio inviato dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che ha voluto sottolineare come “proprio l’affermazione di una rinnovata cultura della legalità debba rappresentare uno dei principali investimenti per la rinascita del Mezzogiorno”.

Accanto a Cafiero De Raho - riporta il comunicato stampa - quest’anno nella terna dei premiati c’erano anche i giornalisti Lucia Goracci, inviata di guerra di lungo corso che ha seguito alcuni dei conflitti internazionali più delicati degli ultimi anni dal Medio Oriente all’America Latina e Domenico Iannacone, autore e conduttore de “I Dieci Comandamenti”.

Tra i momenti più toccanti della cerimonia di premiazione, alla quale c’erano come da tradizione del Premio “Napoli Città di Pace” il rettore Università Suor Orsola Benincasa, Lucio d’Alessandro, il presidente dell’Ucsi Campania, Giuseppe Blasi, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, e la vicepresidente nazionale dell’Ucsi, Donatella Trotta, è stato quello della premiazione del ‘medico eroe’ di Lampedusa, Pietro Bartolo.

A lui è andato quest’anno il Premio speciale “Testimone di Misericordia”, una nuova sezione del Premio “Napoli Città di Pace” istituita nella scorsa edizione con l’obiettivo di segnalare e premiare le esperienze più significative di impegno nel volontariato e nella solidarietà concreta sulle molteplici frontiere dei bisogni.

“In oltre 25 anni di attività sul campo a Lampedusa - ha spiegato Bartolo - ho visitato oltre 300mila migranti e purtroppo ho raggiunto il record mondiale per un medico di ispezioni cadaveriche, alcune veramente strazianti al cospetto dei corpi senza vita di donne incinte e bambini. È per questo che voglio cogliere quest’occasione per lanciare un messaggio ai vertici politici dell’Unione Europea perché è l’intero continente che deve assumersi la responsabilità di fermare questa strage e promuovere quella cultura dell’accoglienza che fa parte per altro dei valori fondanti della Comunità Europea”.




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