Vittorio Nocenzi: tra il rock progressive e i Castelli Romani legame naturale, fondato sulla personalità anarchica

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Daniele Priori e Vittorio Nocenzi
ORIA - Vittorio Nocenzi ospite a “Viaggi e miraggi in Fm”, su Radio Punto Sud: ”Il rock progressive e i Castelli Romani si somigliano: sono nemici dei cliche’". “Tra il rock progressive e i Castelli Romani c’è un legame assolutamente naturale che si fonda sulla personalità anarchica e forte nell’affermazione dell’appartenenza ad un’idea”.

A parlare è Vittorio Nocenzi, storico leader del Banco del Mutuo Soccorso, gruppo rock progressive nato a Marino, così come l’artista intervenuto a “Viaggi e Miraggi in Fm”, trasmissione ideata e condotta dal giornalista Daniele Priori in onda sulle frequenze di Radio Punto Sud il venerdì sera alle 19 e in replica la domenica mattina alle 10. 

L’artista si è reso recentemente autore di una lettera aperta con la quale motivare alla necessità di un ripensamento del territorio dei Castelli Romani in senso unitario e moderno.

“Questo stile musicale ha in sé un manifesto preciso che lo identifica: quello della contaminazione stilistica, nemico dei cliché proprio come i Castelli Romani. Ognuna di queste città – ha detto ancora Nocenzi -  ha una sua caratteristica personalità fatta di Storia, tradizione e assieme creano un bacino molto omogeneo. Il campanile è fortissimo ma ormai è diventato anche anacronistico, fuori tempo e fuori spazio. Oggi bisogna ripensare ai Castelli Romani come un territorio da strutturare perché è omogeneo culturalmente grazie all’identità millenaria che nasce dalla stessa radice. Il mito della nascita di Roma, la Città Eterna, vuole nei colli albani la terra madre della civiltà latina. Questo passato con pedigree di primissima classe viene dimenticato dagli abitanti, dagli italiani. Io soffro molto – ha spiegato ancora il maestro -  quando sento i Castelli ricordati solo come patria delle fraschette, della porchetta, del vino buono, per la gita a li Castelli  e il turismo mordi e fuggi. E’ qualcosa che non fa onore né agli italiani né ai castellani. Sarebbe ora che ci fosse un altro tipo di considerazione ma il territorio dei Castelli Romani è in Italia che è tutta in un ritardo terribile nei confronti dell’identità, dei beni culturali, della Storia, nell’idea di concepire un servizio turistico all’insegna della qualità. Abbiamo il 70% dei beni culturali dell’intero pianeta Terra che meriterebbe una gestione manageriale che sarebbe un vero volano che potrebbe dare posti di lavoro per i rpossimi 2-300 anni, mentre continuiamo solo a esportare laureati senza far altro che parlare un po’ della questione solo sotto elezioni. E pensare – ha concluso il fondatore del Banco del Mutuo Soccorso – che un tempo i figli delle più importanti casate europee nel Grand Tour visitavano Roma e automaticamente anche i Castelli Romani i cui paesaggi diventavano fonte di ispirazione e bellezza a tal punto che ancora oggi capita di rivedere i nostri paesaggi dipinti nei quadri dei più grandi pittori esposti all’Ermitage di San Pietroburgo”.

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