Fratelli d’Italia di Arezzo: l'associazionismo "buonista" non si limita a operazioni umanitarie per gli immigrati



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AREZZO - Migranti, proteste e regie poco chiare. La vicenda della protesta dei migranti presso la sede della questura di Arezzo si presta ad alcune considerazioni che abbiamo svolto il 20 giugno 2017 e a una domanda che invece poniamo adesso: qualcuno li ha portati dinanzi alla sede di un'istituzione come quella sopra citata? Sui migranti e la loro gestione si rincorrono oramai voci preoccupanti culminate anche in inchieste della magistratura.

Noi non crediamo che persone che non conoscono le procedure legislative e amministrative dei paesi ospitanti, chi ha il potere di governare le emergenze che generano, il territorio e l'ubicazione delle istituzioni preposte alla tutela dell'ordine pubblico si possano materializzare miracolosamente, di loro iniziativa, di fronte a queste ultime per inscenare una protesta.

Perché non manifestano dinanzi alle strutture che li accolgono o nelle strade del centro? Come si muovono in città a essi sconosciute? Con quali mezzi? Perché li troviamo a reclamare le loro pretese presso i palazzi del governo?

Chiediamo a prefetto e sindaco di Arezzo, e più in generale a tutti i rappresentanti investiti di responsabilità in materia, di vigilare sull'associazionismo "buonista" che, sospettiamo, non si limita a operazioni umanitarie.

Vigilanza che, a nostro giudizio, dovrà essere particolarmente accurata sugli aspetti economico-finanziari di questi soggetti giuridici per i quali, grazie anche all’impegno in Parlamento di Fratelli d’Italia, vige un obbligo di rendicontazione prima non previsto.

Arezzo, 21 giugno 2017
Dichiarazione del gruppo consiliare Fratelli d’Italia




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