Le idee di Bruno Trentin parlano ancora oggi a noi che abbiamo a cuore ideali di giustizia e di progresso

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Laura Boldrini
ROMA - Il libro "Bruno Trentin-I Diari 1988-1994” che viene oggi presentato qui a Montecitorio ci restituisce per intero la personalità di un uomo che è stato tra i principali protagonisti dell'Italia repubblicana. Un partigiano, giovanissimo comandante di una brigata di Giustizia e Libertà quando aveva soltanto 17 anni.

Un intellettuale raffinato.

Un dirigente sindacale molto prestigioso.

Un deputato e parlamentare europeo.

Il libro curato da Iginio Ariemma si concentra sugli anni in cui Trentin fu segretario generale della Cgil, dal 1988 al 1994. Un periodo di grandi trasformazioni.

Il crollo dei regimi comunisti e la trasformazione del Pci. La prima guerra del Golfo e il conflitto nei Balcani. La fine della cosiddetta "prima Repubblica" e il Trattato di Maastricht. Le trasformazioni nel mercato del lavoro e le nuove sfide per le organizzazioni sindacali.

Su tutti questi eventi, come ci mostrano i suoi diari, Trentin riflette con se stesso, studia e propone poi pubblicamente la sua visione delle cose. Si rivolge al mondo sindacale e politico, ai soggetti economici, alle donne e agli uomini di cultura.

Voglio dire qualcosa su alcuni aspetti dell'impegno di Trentin nel periodo che precedette e in quello che seguì l'assunzione di incarichi sindacali di primo piano.

Bruno Trentin nel 1963 fu eletto alla Camera nelle liste del Pci. Tra gli atti che danno conto del suo impegno a Montecitorio c'è il resoconto di un suo intervento nella seduta del 28 Gennaio del 1965, in cui presenta un'interpellanza al Governo sulla situazione dell'industria metalmeccanica italiana.

Il suo è un lungo intervento, ricco di dati e di analisi che non contiene soltanto la denuncia di una situazione di grave crisi occupazionale e di minacce di ulteriori licenziamenti, ma avanza proposte, sui piani degli investimenti, sull'impulso necessario alla ricerca scientifica, su misure di sostegno che non siano assistenziali, ma puntino al reimpiego e alla qualificazione dei lavoratori colpiti. Tutti temi di grande attualità.

Era un sindacalista, un parlamentare di opposizione, ma non si limitava alla critica e alla protesta. Incalzava il Governo con proposte e progetti per risolvere le situazioni di crisi. E questo è sempre stato un metodo che ha seguito in tutta la sua esperienza di vita: proporre e dare alternative.

Si dimise da deputato prima della scadenza della legislatura e non volle essere ricandidato alle elezioni del 1968, perché convinto dell'incompatibilità tra gli incarichi sindacali e quelli politici e istituzionali.

Dal 1999 al 2004 fu parlamentare europeo. Un ruolo che assolse con grande impegno e con una visione federalista che non era ancora pienamente fatta propria dallo schieramento socialista e di sinistra europeo.

Promosse per questo, assieme ad altri esponenti socialisti italiani ed europei, un raggruppamento che si chiamò "Gruppo Spinelli" e che si riunì a Ventotene il 19 e il 20 Luglio del 2001, in occasione del 60° anniversario dell'elaborazione del "Manifesto" che da quell'isola prende il nome.

In quel seminario venne elaborato un documento, "Manifesto per un nuovo federalismo", che colpisce anch'esso per la sua straordinaria attualità, oggi che si discute ancora della via federale e degli Stati Uniti d'Europa.

Tra le personalità della sinistra italiana ed europea Trentin si distinse sempre per la sua apertura ad altre culture e a nuove domande sociali. Ho trovato molto bella l'idea di un "sindacato dei diritti" capace di assumere nel suo programma, oltre a quelle più tradizionali, nuove tematiche quali (cito da un passo del diario) "L'ambiente, il rapporto uomo-natura, la valorizzazione e l'autorealizzazione della persona nelle diverse soggettività che essa esprime, l'affermazione delle donne come portatrici di un obiettivo di potere e di autonomia ( e non più di generica parità )". Mi permetterei di dire che assomiglia alla definizione di un femminista, chi mira a questo nel rapporto che le donne dovrebbero avere con la società.

E' anche grazie al contributo di Trentin se gli italiani, a partire dagli anni sessanta e settanta, hanno conquistato nuovi diritti sociali e civili.

Oggi siamo in una situazione molto diversa.

Si fa fatica ad affermare per legge nuovi diritti civili. Penso alla cittadinanza per i bambini stranieri che nascono in Italia o alla decisione sul testamento biologico.

E assieme a questa fatica, che riguarda le conquiste civili, c'è un arretramento sul piano dei diritti sociali. Non possiamo trascurare un dato: cresce il numero di persone che non possono permettersi visite specialistiche. Non possiamo sottovalutare il fatto che basta spesso un imprevisto per precipitare nella fascia di povertà; che il lavoro, quando c'è, è precario e perde valore.

La dignità del lavoro deve tornare una priorità nella politica italiana proprio perché, come diceva Trentin, è strettamente legata alla libertà e all'autorealizzazione della persona.

Sono passati dieci anni dalla sua morte. Ma le idee di Bruno Trentin parlano ancora oggi a tutti noi che abbiamo a cuore ideali di giustizia e di progresso sociale.

Sala della Lupa, Montecitorio, Roma

Intervento della presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini




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