Pierfranco Bruni: il mito della caverna presente in Luigi Pirandello come abitazione dell'anima



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Pierfranco Bruni
ROMA - Il 28 giugno 2017 si celebrano i 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello. Una lettura antropologica e linguistica arabo - greca. Luigi Pirandello nella grecità. Un percorso che resta un riferimento fondamentale in tutta l'opera dello scrittore nato centocinquanta anni fa a Girgenti. Era il 28 giugno del 1867. L'antica Girgenti intreccia e incrocia le culture Mediterranee tra Oriente e Occidente.

Un percorso fatto di luoghi e di anime che portano nella storia il mito e la storia stessa diventa metafora di un simbolo eterno. In Pirandello la storia si assenta e diventa superamento del reale. 

Nel 2016 abbiamo più volte celebrato gli 80 anni della morte. Oggi siamo ai 150 anni dalla morte. 

Dalla Sicilia alla Fiera del Libro di Roma e Torino alla Casa Pirandello come Mibact siamo stati presenti con forza non solo nel ricordare Pirandello ma anche per offrire una chiave di lettura originale. Il mio libro “Il tragico e la follia” (Nemapress) pone all’attenzione un Pirandello mediterraneo, arabo e sciamanico oltre a proporre delle comparazione con le antropologie linguistiche.

Perché in esso vivono gli archetipi che sono il risultato della dissolvenza del verismo

Verga con tutta la sua simbologia profetica si dissolve e gli dei greci vivono nei personaggi Pirandelliani. Tutto è mito perché tutto si legge nel recupero di eredità che diventano viaggio. Il tema del viaggio è circolare. Ovvero omerico in Pirandello. I simboli della Grecia sono una colonna spezzata il vento che è bagnato di sale africano Girgenti e Agrigento il Tempio di Empedocle le donne il ballo il canto. Insomma Pirandello è la vera sintesi di una cultura materiale che incontra quella immateriale e viceversa. 

L'anfora pirandelliana è piuttosto una giara. Perché la giara? Perché è usata in modo particolare nei Paesi arabi. Anche la colla magica è una derivazione antropologica del sistema simbolico di un Mediterraneo orientale. Quando la piccola anfora che contiene la colla viene sollevata in segno di devozione al cielo ha una simbologia chiaramente religiosa. È come se si chiedesse la benedizione al cielo.

Ora conoscendo Pirandello e la sua dimensione nei confronti della religione distante in quel tempo dal mondo cattolico e la tradizione di Girgenti la chiave di lettura rimanda chiaramente al mondo musulmano avvalorato da ciò che accade anche successivamente con il ballo tondo e la musica araba che si intona. 

Il ballo e il canto iniziano con lo scoccare di un battito di due pietre dato da un personaggio femminile, una ragazza. Il ballo intorno alla giara si vive come un sortilegio e di notte con la luna che è un cerchio perfetto. I simboli magici ci sono tutti. 

È qui che Pirandello diventa il conoscitore dei dervishi ma anche della alchimia del mondo sciamanico. La luna è un cerchio. La ciclicità è rappresentata da 13 mesi e non da 12. La ciclicità perfetta vichiano ma anche sciamanico con la persuasione della lentezza che è la pazienza dello spazio labirintico. Lascia la metafora del Kaos ed entra nel Labirinto. Dal mondo del Kaos entra in un viaggio in cui si ha bisogno di Arianna per ritrovare il focolare domestico. Si ritorna dunque ad Omero. 

Nella chiusa c’è  la chiave antropologica principale: “A una cert'ora don Lollò, andato a dormire, fu svegliato da un baccano d'inferno. S'affacciò a un balcone della cascina, e vide su l'aja, sotto la luna, tanti diavoli; i contadini ubriachi che, presisi per mano, ballavano attorno alla giara. Zi' Dima, là dentro, cantava a squarciagola”. Con la regia dei fratelli Taviani nel 1984 questa novella e poi commedia (1906, 1909, 1916 e rappresentata nel 1925 e 1927) diventa nucleo centrale di una espressione fortemente etno antropologica.

Gli scavi nel mito sono isole di memoria. Metafore che si traducono appunto in simboli. Ma la greciità pirandelliana è un vissuto che attraversa tutto il Mediterraneo. I dervishi danzanti non hanno radici greche. Bensì persiane. Il ballo tondo lo si trova nella cultura illirica come nei nativi d'America come anche nelle civiltà contadine pre elleniche. In Pirandello rappresenta il cerchio e il mito Viggiano in un tempo il cui mito ha bisogno di confrontarsi con uno spazio reale. La piazza è sempre una ghitonia. Ovvero un vicinato. Il vicinato è lo spazio di una Medina (nel) nella quale si incontrano i vocabolari religiosi dei popoli. È qui che si vive il luogo della attrazione che diventa metafisica della contaminazione. 

Il mito della caverna è presente in Pirandello sotto forma di una abitazione dell'anima. Ancora ricordando La giara è possibile riscontrare tutti questi elementi che hanno chiaramente una visione etnoantropologica. 

Molto vitale è la lingua contaminata. Infatti in Pirandello si possono registrare almeno cinque lingue contaminate dalle etnie. Il siciliano. Il sicuro greco. Il siculo arabo. Le gemmazione del greco arabo con il tedesco. L'Italiano ha comunque diverse varianti.  le gemmazioni linguistiche la koinè demoentropologica rendono Pirandello uno scrittore unico nel legame tra letteratura e antropologia. muore a Roma il 10 dicembre del 1936.

Responsabile Progetto Etnie – Minoranze Linguistiche del Mibact




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