In Rai siamo al “non ci resta che piangere”, pensando alla statura dei vertici aziendali di passata memoria

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ROMA - No agli uomini della provvidenza. Le dichiarazioni della presidente della Rai il 27 giugno 2017 in audizione presso la Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla radio e tv ci lasciano a dir poco basiti ed amareggiati. Per non essere strumentalizzati politicamente, non vogliamo entrare nella bagarre che si è accesa in merito alla congruità o meno del contratto stipulato tra la Rai e Fabio Fazio e al conseguente importo economico, anche se tanto ci sarebbe da dire, ma ascoltare la massima rappresentante dell’azienda vincolare l’esito di questa trattativa con il destino occupazionale dei dipendenti del Servizio Pubblico Radiotelevisivo ci sembra davvero un’abnormità senza giustificazioni che tocca certamente un tema sindacale sul quale vogliamo esprimerci.

Il sindacato Libersind Conf.sal considera irricevibile ed offensivo che il quotidiano lavoro di migliaia di dipendenti impegnati nella produzione di contenuti televisivi, radiofonici, multimediali, informativi, supportati a livello centrale e regionale da supporti amministrativi, da supporti di manutenzione impiantistica, di ingegneria,  di esercizio reti di diffusione televisiva e radiofonica, possa essere considerato dipendente dagli esiti di audience di un qualsivoglia unico programma televisivo.

La Rai è un’azienda complessa, questo la presidente dovrebbe saperlo, una macchina produttiva imponente e meravigliosa che deve onorare il contratto di servizio verso lo Stato in quanto dal canone Tv trae i tre quarti delle sue risorse economiche mentre ad oggi le risorse provenienti dalla pubblicità sono ridotte ad un quarto dell’intero “fatturato” aziendale. 

Ora, ammesso e non concesso che Fabio Fazio sia quell’insostituibile fenomeno dello spettacolo, semmai reso tale anche dalla professionalità delle maestranze Rai che lo mandano in onda e sperando che la prossima collocazione nel palinsesto di Rai 1 non si traduca in un gigantesco flop, ci spieghi la Presidente quanto potrà essere il maggior introito pubblicitario previsto e tale da contribuire in modo essenziale a reggere il peso economico di tutta la baracca in modo da assicurare la tenuta occupazionale dei 13.000 dipendenti della Rai (compresi i suoi circa 1800 suoi colleghi giornalisti).

Pensiamo che ai lavoratori della Rai spettino delle scuse per essere stati considerati una massa aziendalmente sostenibile nel suo numero non per la qualità del loro lavoro, ma grazie al fatto che fortunatamente abbiamo in casa Fazio e tutti i suoi accoliti a garantire la tenuta occupazionale.

Verrebbe da dire che dopo un apprezzabile “scusate il ritardo” ormai siamo al “non ci resta che piangere” pensando alla statura dei vertici aziendali di passata memoria. 

Segreteria Generale Libersind Conf.sal
Giuseppe Sugamele

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