Andrè Kaminski scrive "L’anno prossimo a Gerusalemme". La verità soltanto quando non ci resta altro da fare

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COMO - L’anno prossimo a Gerusalemme, libro di Andrè Kaminski (Longanesi 1987, 281 pagine). Cosa sarà mai questo romanzo? Un libro di fantasia o una storia vera? Lo stesso Kaminski, alla fine del lavoro, ci dice che ha scritto il suo libro basandosi su ricordi di parenti sparsi ovunque, volendo fare una sorta di excursus nella saga della propria famiglia;  ma di non prendere proprio tutto alla lettera, non si sa mai che ci siano degli errori!

Scrive: “Diciamo e scriviamo la verità soltanto quando non ci resta altro da fare”.

Personalmente ho davvero apprezzato questo romanzo, datato 1987, quindi assolutamente non recente, ma che ha ancora molto da insegnare.

Kaminski ci parla di due famiglie ebree: quella del padre Herschele, e quella della madre Malwa.

Il periodo è quello a cavallo della prima guerra mondiale, ma i vari momenti di tensione politica e ideologica, pare quasi facciano da sfondo alle varie vicende personali dei protagonisti.

La famiglia di suo padre, i Kaminski per l’appunto, sono di Varsavia, mentre quella della madre, i Rosenbach, sono di Stanislav.

In modo colorito ci racconta i vari personaggi, snocciolando i loro difetti e progetti di vita in modo simpatico e divertente; nonostante si sia in guerra, nonostante la persecuzione alla quale gli ebrei sono da sempre destinati.

La famiglia Kaminski ha come capostipite Janckl, padre di undici maschi e cinque femmine. 

Herschele è il più piccolo dei maschi. Ripudiati dal padre perché rivoluzionari, riescono a fuggire in America, dopo essere stati mandati in esilio in Siberia.

A New York uno zio investe su di loro, cercando di farli diventare una meravigliosa squadra di calcio.

La famiglia di Malwa, invece, vede un padre affetto da nanismo, sposato a una donna che non lo ama; con uno zio che prevede chissà quali fortune per la sua invenzione della fotografia a colori, che mai riuscirà a realizzare.

Malwa è una ragazza forte, che lotta per l’emancipazione femminile.

I due si incontreranno a Vienna, dopo varie vicissitudini. Sarà amore a prima vista. 

Ma il loro peregrinare ancora non ha fine: Malwa, in attesa del loro figlio (Andrè), andrà in Svizzera in cerca di lavoro. Herschele, ancora tenterà la via della rivoluzione.

Fino a quando si riuniranno a Ginevra. E non solo loro, ma tutte e due le loro famiglie.

C’è tanto in questo libro: c’è storia, psicologia, humor, una religione diversa. Affetto e scontri.

Vi starete chiedendo il perché del titolo: per il popolo ebraico, dire “ l’anno prossimo a Gerusalemme” è un saluto, un augurio. Anche se sanno benissimo che non sarà mai così.


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