"Theatre Bridges", del maestro Eimuntas Nekrosius, nella X edizione del Napoli Teatro Festival

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Eimuntas Nekrosius
NAPOLI - Siamo ormai alla X edizione del Napoli Teatro Festival. Dal 5 giugno al 10 luglio 2017, la direzione artistica di Ruggero Cappuccio dissemina arte teatrale in tutta la città. Anche quest’anno attori da tutta Italia hanno inviato le loro lettere motivazionali per partecipare alle tante attività laboratoriali.

Ben 358 i candidati per lo studio "Theatre Bridges" a cura del maestro Eimuntas Nekrosius. Venti i fortunati giovani attori, selezionati per vivere questa esperienza.

"Avevo promesso che ti avrei regalato fiori per tutta la vita."

L’immaginifica illusione è partita dal Don Chisciotte. Discutibile la scelta di taluni attori, impacciata l’opzione del Teatro Trianon. Tuttavia, dal 14 al 23 giugno l’anima ha scavato se stessa.

Si lavora su testi di Svetlana Aleksievic, premio Nobel della Letteratura 2015: "Preghiera per Cernobyl", "Ragazzi di zinco" e "Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo".

19 ottobre 1986. Cernobyl e le sue conseguenze. Il latte. La vita, la morte. Il latte. le vittime del disastro nucleare. Il latte. Le malformazioni.1989, L’Afganistan. Rompere le righe. Vieni a trovarmi in sogno.

“Nessuno ci ha insegnato la libertà, ci hanno soltanto insegnato come morire per essa”. Pochi simboli per quattordicimila ragazzi rimpatriati in casse di zinco e sepolti di nascosto. Sacchi neri di sabbia che pesano di essere umano.

Due prove aperte, il 24 e il 25 giugno. Lunghe, lunghissime, ma piene di storia. Una ricerca fatta su sedie rosse, suonando vinili inesistenti, toccando l’aria dolorosa di fatti che sono appena dietro l’angolo del tempo presente.

L’apertura corale, a tratti dissonante, pur coerente con l’intento sarcastico, ha distratto lo spettatore, che si è trovato lentamente immerso nei silenzi e nelle pause di un teatro fatto di sguardi. 

Brechtianamente suddivisa in capitoli, la scena ha inchiodato il pubblico in un vortice di voci realmente esistite. Non tutti gli attori, hanno raggiunto la stessa penetrante poesia di realismo impalpabile, ma un’unica energia ha attraversato lo spazio vibrante di attesa.

“Ogni cosa è connessa e collegata all’altra. E solo l’arte è capace di creare queste eloquenti connessioni. Le nuove tecnologie vanno e vengono. I cambiamenti riguardano gli stati, le politiche, le ideologie. Ma solo le connessioni create dall’arte sono costanti ed eterne. Sto parlando anche di interazione tra attori e spettatori e viceversa. Questo aspetto fondamentale è prezioso e deve essere protetto con cura. Tutto passa, solo i sentimenti e le emozioni restano per sempre.”

Gli addetti ai lavori ringraziano per questa grande lezione di teatro.





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