Venerabile Carla Ronci, sembra correre sulla sua Vespa e poi nella sua Cinquecento, con una sciarpa rossa

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MARTINA FRANCA - Importante  settimana di Spiritualità dedicata alla mostra della Venerabile Carla Ronci “Chiesa del Monte” di Martina Franca. In Vespa verso Dio … con l’Ancella di Dio Misericordia Carla Ronci. Correvano gli anni Cinquanta, ma un cuore ansioso di vivere correva ancora più velocemente.

Lei è Carla, una graziosa fanciulla della riviera romagnola, nata l’11 aprile del 1936 a Torre Pedrera.

Carla ama sin da bambina la vita nella sua festosa pienezza. Figlia di un pescatore e di una aiutante fruttivendola, conosce ben presto i sacrifici e le mortificazioni, immancabili in una famiglia semplice e umile. Tuttavia, crescendo, i balli nelle balere, le corse in spiaggia e la tintarella di luna … scandiscono come appuntamenti irrinunciabili le estati e il tempo della sua giovinezza, che lei vive come una festa della vita in quel lembo di costa, tanto vicina a Rimini.

Carla è una bambina modello, studia tanto e ama in modo particolare la POESIA, via privilegiata che avvicina all’Insondabile e innamora l’anima di BELLEZZA.

In quinta elementare la sua pagella vanta i voti di una brava e diligente studentessa.

Purtroppo per necessità di famiglia gli studi si fermano qui.

Intanto crescono la dedizione alla propria famiglia, l’amore per il prossimo e l’ammirazione per chi sa donare il suo tempo e se stesso agli altri … Lei ammira le suore Orsoline che si occupano dei bambini di un asilo da loro fondato a Pedrera e resta affascinata dal misterioso Amore per il PROSSIMO, che queste donne mostrano nella cura degli infanti.

Tutti stimoli questi dei quali parla con don Napoleone, sua guida spirituale e padre confessore.

Tutte testimonianze che fanno esplodere in lei  una ricerca nuova. I cercatori d’INFINITO vanno OLTRE … e Carla nel “baluginio della Fantasia” scorge un SORRISO che le cambierà il presente, il futuro e l’intera esistenza. Racconta di aver visto nella piazza un VOLTO sorridente e l’indomani accostandosi ai sacramenti , rivede quel viso nella consacrazione del Pane eucaristico. L’incontro è suggellato. 

La bella ragazza romagnola, Carla dagli occhi e i capelli scuri, dallo sguardo penetrante, sceglie la totalità, darsi tutta incondizionatamente, attratta dal salto nell’Assoluto.

Alla lettura del Grand Hotel ora preferisce il VANGELO, ai rotocalchi alla moda antepone il romanzo unico dell’Evangelo, testo regalatole dalla sua guida spirituale, ricco di pagine in cui l’Amore regna sovrano sotto questo penetrante dettame “ama il prossimo tuo come te stesso”.

L’amato e l’amante possono rincorrersi. Sensibile al richiamo dei versi del Cantico dei cantici lei, la colomba, è nascosta tra le crepe della roccia e sbircia la presenza del suo DILETTO … per poi dichiarargli “ecco son tutta per TE, attirami dietro a TE, corriamo”.

Come ogni grande amore, anche quello di Carla è incompreso, troppo radicale, per questo non accolto e ostacolato, persino in famiglia.

E lei, prima esita, attende, poi escogita la FUGA.

Sì, fugge la mattina del  tre febbraio 1958 con la complicità di sua madre e la condanna di suo padre. 

FUGGIRE per consacrarsi ”nulla mi deve fermare” si ripete Carla, ma l’ostilità del padre è ancora ostinata e Dopo un anno di prova la Madre superiora invita Carla a cercare altrove la sua santità e a tornare a casa.

Il suo carattere appassionato e volitivo si ferma alle soglie dell’ASCOLTO.

Forse non è quella la sua via …

E’ così radicata la consapevolezza della chiamata e della sua femminilità, che Carla non sceglie la via della rinuncia, ma con serena convinzione, scrive tra i suoi pensieri: ”sono contenta di essere donna, perché il Signore ha dato alla donna il dono dell’ intelligenza intuitiva ed è tanto bello intuire i bisogni degli altri,essere materne , comprensive”.

Deve ancora ascoltare se stessa e capire, anche quando il suo Amato sembra non rivelarsi, non palesarsi e il suo smarrimento si fa grido “non nasconderti”!

Forse deve cercare altrove … e nel 1960 grazie a Teresa Ravegnini  conosce lo Statuto delle Ancellae Mater Misericordiae di Macerata, ancelle nel mondo che vivono in Dio per l’elevazione del mondo nelle sue realtà temporali.

La sua intuizione si materializza in realtà.

Da Torre Pedrera a Macerata e ancora da Macerata a Torre Pedrera.

Il suo agire dinamico e cordiale può dar voce allo spirito contemplativo che la anima.

Resta nel mondo, la strada diventa la sua parrocchia, il mondo la sua missione.

Il padre apre per lei una sartoria e il cucito, le ragazzine a cui insegnare l’arte, diventano la sua sfida educativa e lei una appassionata testimone. Conferma il suo impegno nell’Azione Cattolica, in cui termine forte è la parola AZIONE, agire come un lievito per fermentare la massa.

“E’ solo per Lui che mi impegno affinché  la mia vita sia una testimonianza viva”.

Carla concepisce l’educazione come apertura, incontro e costruzione di saldi PONTI con l’eliminazione di MURI. Tutto il suo operare ha come collante la GIOIA, che Carla definisce “una dilatazione del cuore”, con la quale contagiare il mondo. Predilige il GIOCO, come momento di incontro e offerta gioiosa a Dio, “ludendo discitur”, sì anche giocando si impara. 

La sua consapevolezza si fonda su questa confessione preghiera : "Signore ho solo questo mio cuore che è pieno di te che sei l’Infinito … eccoti tutta la mia vita".

E così sarà, lo Sposo si prenderà tutta la sua Offerta d’Amore.

Dal 1969 nel giro di un solo anno Carla combatte un doloroso carcinoma polmonare e soffrendo, offre se stessa, sino a quando “ con il cuore a brandelli e il sorriso sulle labbra” il 2 aprile 1970, a non ancora 34 anni, saluta questa vita e tutti coloro che la amavano “Ci rivediamo in cielo”.

Sembra correre sulla sua Vespa e poi nella sua Cinquecento, con una sciarpa rossa e una sola certezza: “La vita è bella, se ami è meravigliosa”.





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