Sinistra Italiana e Radicali alla Casa Circondariale di Biella: situazione critica quella degli internati che provengono dalle Rems



BIELLA - Codice a Sbarre. Sinistra Italiana e Radicali il 2 agosto 2017 alla Casa Circondariale di Biella. Il capogruppo di Sel in Regione Piemonte Marco Grimaldi ha effettuato la sua ottava visita dell'anno a una struttura carceraria piemontese, come sempre accompagnato dagli esponenti dei Radicali Italiani Igor Boni e Silvja Manzi. L'istituto di Biella nasce come piccola Casa Circondariale (dove quindi non è presente la detenzione di alta sicurezza) e dal '98 ospita un “primo livello tossicodipendenti".

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Nel 2003 è stato il primo istituto con un progetto speciale sui "sex offender", progetto durato fino al 2007 grazie a finanziamenti regionali e da parte di fondazioni. Ora, in assenza di fondi, si vive purtroppo una paralisi della progettualità, benché si tenti di andare avanti con le proprie risorse e grazie a un protocollo con l'Asl. Nel 2013 è stato inaugurato un nuovo padiglione, senza alcun adeguamento dell'organico e, se nel 2013 la popolazione era di 280 detenuti, ora è di circa 410, con alcuni circuiti saturi.

La situazione si è complicata da quando, a inizio anno, sono arrivati molti sfollati da Piemonte, Liguria e Lombardia. 

Così, da quaranta detenuti, il nuovo padiglione è arrivato a ospitarne più di 200. I piani oggi aperti sono quattro e, addirittura, al quarto piano in ogni cella è stato inserito un quarto letto. Gli agenti non solo non sono aumentati, ma 20 sono distaccati. Inoltre ci sono solo quattro educatori (più uno part time), ore di presenza di esperti (fondamentali per gli internati) insufficienti e altrettanto insufficienti ore assicurate dall'Asl per il Sert.


"Nel nuovo padiglione si sperimenta da tempo la vigilanza dinamica, un'innovazione che con la difficoltà di integrazione dovuta agli sfollamenti diventa impossibile da sostenere" - dichiarano i membri della delegazione -. "Precedentemente, i detenuti del vecchio padiglione, una volta conosciuti, venivano trasferiti nel nuovo, con la vigilanza dinamica. Ora, con i continui sfollamenti, chi arriva è assegnato direttamente al nuovo padiglione, senza che il personale abbia la conoscenza necessaria dei diversi casi. I detenuti sfollati  sono quasi tutti stranieri e si trovano sradicati, lontani dalle famiglie, magari con procedure di richiesta asilo o espulsione in atto, spesso sottoposti a terapie e psicoterapie. Un caso emblematico di disagio: gli ultimi sfollati sono arrivati da Padova senza i propri vestiti e non sono riusciti a riaverli indietro".


"C'è poi, in questo carcere, una situazione unica ed estremamente critica" - prosegue la delegazione - "quella degli internati, che provengono dalle Rems ma, molto spesso, da case lavoro e altre forme di detenzione non carceraria, avendo già scontato periodi di reclusione. Qui a Biella sono inseriti in un progetto del Comune per la raccolta differenziata e vengono pagati. Tuttavia, per legge, le case lavoro sono all'esterno, mentre qui queste persone si trovano dentro un carcere e chiedono giustamente la ridefinizione della collocazione cui hanno diritto".

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