Stanley Jordan, chitarrista americano che mette insieme blues e barocco italiano, al Bisceglie Jazz Festival

BISCEGLIE - La star internazionale Stanley Jordan chiuderà il Bisceglie Jazz Festival il 7 agosto al Teatro mediterraneo, Litoranea U. Paternostro. Sonorità più calde per Guido Di Leone Pocket Orchestra e Francesca Leone come concerto di inizio della terza e ultima giornata del Bisceglie Jazz Festival, organizzato dalla Fondazione SECA di Trani per la Rassegna Fuori Museo, supportato e patrocinato dal Comune di Bisceglie.

stanley-jordan-chitarrista-blues-barocco
Stanley Jordan
Un sound orchestrale proposto con l'agilità e la libertà di un piccolo gruppo. Un ensemble di tutto rilievo: Guido Di Leone alla chitarra, Mike Rubini al sax alto, Francesco Lomangino al sax tenore e flauto, Alberto Di Leone alla tromba, Vito Andrea Morra al trombone, Gianluca Fraccalvieri al basso, Fabio Delle Foglie alla batteria, Enzo Falco alle percussioni, alla voce Francesca Leone.

Un repertorio che contempla Horace Silver, Cedar Walton, Guido Di Leone, Joe Henderson, Jim Hall,Charles Mingus, Freddie Hubbard, Gerry Mulligan, con arrangiamenti originali scritti dai musicisti della Pocket Orchestra. La voce suadente di Francesca Leone delizierà i nostri lobi con la Bossa Nova, spaziando tra brani e autori del genere: da Jobim a Joyce senza tralasciare la composizione originale “Querida”, che dà il nome al suo disco con la Guido Di Leone Pocket Orchestra, interamente arrangiato da Vito Andrea Morra.

Anche loro saranno intervistati dal critico musicale Alceste Ayroldi che li presenterà al pubblico di Puerto Azul. Il concerto, gratuito, avrà inizio alle 20,30, con diritto di seduta per chi è in possesso dell’abbonamento dell’intero Festival. 


La Pocket Orchestra e Francesca Leone saranno inoltre i protagonisti dello swing party che avrà luogo sempre a Puerto Azul, Panoramica Umberto Paternostro, 42, alla fine dei concerti dell’ultima giornata. A cui seguirà il dj set di Papacecio.

Poi ci si sposterà nel Teatro mediterraneo, attiguo a Puerto Azul, per la chiusura del Festival con i fuochi pirotecnici, è il caso di dirlo, (vista la concomitanza con il clou della Festa patronale di Bisceglie). Toccherà alla star internazionale Stanley Jordan, uno dei più virtuosi e famosi chitarristi al mondo, chiudere in bellezza con la sua performance a partire dalle ore 22,30. Prima di lui (dalle ore 21,45, sempre nell’incantevole scenario del Teatro mediterraneo ndr), a ricordare il compianto musicista tranese Davide Santorsola un altro grande della musica jazz, Nico Morelli in piano solo in un toccante tributo. 


La testa di serie della kermesse biscegliese, Jordan, si esprimerà in tutta la sua bravura alla chitarra e al piano e sarà accompagnata da Luca Alemanno al contrabbasso e Mimmo Campanale alla batteria. Quest’ultimo anche curatore artistico della rassegna del Bisceglie Jazz Festival, anch’egli con una discografia e una carriera di tutto rispetto che gli ha consentito, anche grazie alla sua versatilità, di collaborare e suonare con i più grandi musicisti della scena jazz e pop internazionale: Novecento, Ron, Billy Preston, Tosca, Mario Rosini, Dirotta su Cuba, Rossana Casale, Lucio Dalla, Roberto Ottaviano, Fabrizio Bosso, Gegè Telsforo, Al Jarreau, Danilo Rea, Paolo Fresu, Stanley Jordan, Dee Dee Bridgewater, Davide Santorsola, Nico Morelli.

Cercare di descrivere adeguatamente ed in poche parole Stanley Jordan è impresa impossibile o quantomeno parziale. Il chitarrista americano è tra le figure più importanti ed originali della storia di questo strumento. Egli rinnova e porta a massimi livelli una tecnica marginale, il "Touch" o "Tapping" che gli permette un uso pianistico della chitarra. Jordan non usa il plettro e non "pizzica", ma ora "percuote" ora "tira" le corde fino a creare un sound in cui le linee melodiche, i contrappunti e le linee di basso s'incrociano, danzano, come se fossero una, due, tre chitarre che suonano insieme. Questa tecnica, in modo più o meno accentuato, la troviamo già nella storia della chitarra (Jimmy Webster, Lenny Breau, etc) ma Jordan ne ha fatto il suo stile e l'ha portata alla più alta espressione finora raggiunta, mescolandola con una sensibilità musicale, ironia ed un gusto per la melodia, che dopo anni oggi gli si riconosce, dopo i primi tempi del "funambolismo tecnico" che gli diede fama mondiale. Dai suoi inizi come musicista di strada a New York e Philadelphia, Jordan è stato attratto da molti stili musicali, dal pop al jazz, alla musica classica, al blues.

Il mercato - riporta ancora il comunicato stampa - lo ha posizionato soprattutto nel mondo del jazz, ma cosa possiamo dire di un artista in grado di mettere insieme, con grande intelligenza e musicalità, blues e barocco italiano nella stessa frase? Dove posizionare un artista che nei suoi concerti è in grado di portare una linea di walking bass e accordi jazzistici con una mano, su una chitarra, mentre con l'altra, su un'altra chitarra, suona un tema rock con distorsione e feedback? Perché è il concerto live dove Jordan dà prova di essere capace di catturare il pubblico da solo per oltre 2 ore di concerto e non con prove da circo fini a se stesse. 

In una carriera che ha preso il volo nel 1985 con un immediato successo di pubblico e di critica, il virtuoso chitarrista Stanley Jordan ha sempre mostrato una personalità camaleontica, anticonformista e fantasiosa. Che si tratti di audaci reinvenzioni di capolavori del soul o esplorazioni dell'universo pop-rock, così come di eclettiche sperimentazioni solistiche, Jordan riesce sempre a lasciare la sua indelebile impronta in ogni sua interpretazione. Jordan suona anche il piano su un paio di canzoni, rivisitando il suo primo strumento con nuova fiducia e meraviglia.

L’artista ha venduto centinaia di migliaia di copie di dischi: Magic Touch (1985) ad esempio, fu uno straordinario successo (1° nelle classifiche jazz per 51 settimane, due Grammy Nominations, Disco d'Oro in U.S.A e Giappone). È stato artista Elektra e Blue Note (Cornucopia/1990, Stolen Moments/1991, Best of/1998, Live in NewYork/ 1999) e AristaRecords (Bolero/1994). La sua cover di "The Lady in my Life" di Michael Jackson, è ormai uno "standard" del Contemporary Jazz.

RICERCHE CORRELATE






Commenti