Giovani su tetti, binari, distesi sull'asfalto per rischiare la vita. Sono i nostri figli. Perché?

TORINO - Allarme adolescenti, indagine shock. Quando un selfie pericoloso puo' diventare mortale. La mia indagine e' iniziata quasi per caso. Due settimane fa, sul mio social preferito, mi imbatto in una foto di un ragazzino scattata sui binari del treno. Leggendo i commenti e soprattutto i likes che comparivano sotto la foto, ho voluto approfondire l'argomento. Preciso che il ragazzino avrà avuto circa 13 anni.

Mi sono soffermata sui commenti e sul numero di likes che il fanciullo aveva ricevuto da parte di amici e compagni di scuola, scoprendo con tutto il terrore che una madre può avere guardando certe immagini, un fenomeno dilagante di una gravità impressionante. Così ho incominciato a sbirciare decine e decine di profili di adolescenti di una fascia di età compresa tra gli 11 e i 15 anni.

Ecco che cosa ho trovato: andando con ordine i selfie, dunque gli autoscatti più gettonati avvengono sui binari del treno, spesso fotografie scattate con il coinvolgimento degli amici; a seguire decine di selfie scattati sui tetti di centri commerciali, e di fabbriche. Come ci saranno arrivati lassù?

I ragazzini  più spavaldi e temerari si sono fatti fotografare sui tetti di palazzi alti anche 11 piani. Altri ragazzini in cerca di emozioni estreme hanno postato foto su impalcature di palazzi in costruzione. 

Una  delle foto più impressionanti che ho visto é stata quella di una ragazzina sdraiata nientemeno che su una strada statale con la curva sullo sfondo. Infine in un altro scatto l'immagine di un  ragazzo arrampicato a un ponte di ferro della ferrovia con sotto il fiume.

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Michela Farabella
Che cosa spinge un adolescente a rischiare la vita per un selfie? La ricerca spasmodica di emozioni attraversi situazioni pericolose? La noia? O Il semplice esibizionismo di cimentarsi in prove di coraggio?
Ho percepito situazioni fuori da ogni controllo. E' chiaro a tutti che l'adolescente, dal  punto di vista emotivo e comportamentale, in un contesto social cerca l’approvazione del proprio gruppo di amici. 

Sento troppo spesso genitori lamentarsi di social e smartphone, della realtà virtuale come se fossero la rovina dei figli, quando sono proprio gli stessi genitori a fare un uso smodato della tecnologia.

Da madre vi invito a riflettere e vi chiedo: quanti  punti di riferimento stabili hanno i nostri figli?

Dialoghiamo abbastanza con loro? Abbastanza da spiegargli che 100 likes (mi piace) o 100 visualizzazioni ricevute per una foto estrema non valgono certo  una vita? Non possiamo sottovalutare il problema di adolescenti che alla ricerca di fama e popolarità rischiano ogni giorno gravissimi incidenti, mettendo a repentaglio la propria esistenza.

Vi posso assicurare che tale fenomeno se di fenomeno si può parlare, è diffuso  in tutta Italia e in tutta l'Europa. Come possiamo proteggere i nostri figli?  

Sicuramente non  impedendogli di iscriversi al social. Anche l'idea di  monitorare in forma anonima i loro profili non mette certamente al riparo dal pericolo concreto che corrono. A mio avviso genitori, educatori, insegnanti hanno il dovere morale di informare e sensibilizzare i ragazzi,  spiegando che basta attimo di disattenzione, perché uno scatto, un selfie possa trasformarsi in una tragedia.

Non dobbiamo colpevolizzare i social che ormai fanno parte di tutti gli adolescenti "millennials", ma impedirne un uso scorretto. La vita è una sola e i selfie più belli sono gli abbracci, i baci, e le foto con i nostri amici più cari.


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