martedì 31 gennaio 2017

Le creature bioluminescenti di Night garden sul palco del Teatro Ermanno Fabbri di Vignola

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VIGNOLA - Teatro Ermanno Fabbri, via Minghelli 11, Vignola (Modena), Stagione 2016/2017, 3 febbraio 2017, ore 21, Night Garden, direttore artistico e coreografo Anthony Heinl, co-direttore e assistente coreografo Nadessja Casavecchia, direttore tecnico e light designer Mimmo L'Abbate, danzatori Chiara Morciano, Chiara Verdecchia, Carim di Castro, Lavinia Scott, Bruno Batisti, Emiliano Serra, costumista Maria Cristina Battista, distribuzione LIVE ARTS MANAGEMENT, produzione EVOLUTION DANCE THEATER.

Le creature bioluminescenti di Night garden arrivano sul palco del Teatro Ermanno Fabbri di Vignola il 3 febbraio alle ore 21. Night garden ambienta le sue atmosfere e suggestioni nel momento esatto in cui il giorno si trasforma in notte, in quel particolare momento onirico che trasforma il paesaggio. 

Questo cambiamento di luce risveglia i nostri istinti più ancestrali: la giornata di lavoro si è conclusa e la timida luce crepuscolare accompagna le nostre riflessioni e fantasticherie sul domani. Mentre ci rifugiamo nel calore profondo dei nostri desideri e la luce cambia, fuori un altro mondo si risveglia: una finestra aperta ci conduce dietro al velo segreto del giardino notturno, dove nulla è come sembra. 

Vortici di vento fluorescente avvolgono lo spettatore in un abbraccio fluttuante mentre lampi di luce percorrono il palco: nella notte creature bioluminescenti si svegliano e giocano in una nuova dimensione incandescente, dove le ombre hanno colore, il paesaggio è dipinto di luce e le leggi della natura si trasformano in un’affascinante illusione. 

Una serata piena d’inventiva e di grande impatto visivo che riempie di magia il teatro. 

Anthony Heinl. Il coreografo statunitense Anthony Heinl debutta giovanissimo nel musical e prima dei suoi 20 anni recita in più di 30 produzioni musicali in ruoli anche da protagonista. Frequenta il prestigioso Boston Conservatory di musica, danza e teatro, dove si distingue, e nel 2001 entra a far parte dei Momix. Sarà interprete di numerose produzioni della compagnia e assisterà Moses Pendleton nella creazione di SunFlowerMoon e Lunar Sea. Nel 2006 si trasferisce in Italia. Anche grazie a studi universitari in chimica e fisica, dal 2008 si dedica con successo – con la compagnia da lui fondata, eVolution Dance Theatre – alla creazione di spettacoli basati sulla fusione di un fantastico atletismo e di una affascinante visionarietà.

La pattinatrice Giada Russo alle XXVIII Universiadi Invernali di Almaty in Kazakistan

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TORINO - Universiadi Invernali di Alamty - Giada Russo: “Sarà una competizione difficile, ma ce la metterò tutta”. Mercoledì 1 febbraio 2017 la torinese Giada Russo dell’Ice Club Torino asd esordirà alle XXVIII Universiadi Invernali di Almaty in Kazakistan, pattinando nel programma corto il requiem “Memorial”. Il 2 febbraio 2017 l’azzurra gareggerà nel programma lungo sulla musica dell'Adagio” di Mahler. Entrambi i programmi sono stati coreografati da Edoardo De Bernardis.

Le Universiadi Invernali 2017 si presentano come una competizione più difficile dei recenti Europei di Ostrava. Tra le 33 atlete in gara l’taliana si troverà a competere con l’ “armata russa”, composta dalla Campionessa del Mondo Elizaveta Tuktamysheva e da grandi pattinatrici come Alena Leonova e Elena Radionova. Inoltre, affronterà atlete europee di buon livello, oltre alla connazionale Roberta Rodeghiero.

“Io cercherò di pattinare come so, al meglio delle mie possibilità, di mettercela tutta senza pensare alle altre - ha affermato Giada Russo - poi attenderò le decisioni dei giudici con serenità e con la consapevolezza di essermi impegnata fino in fondo”. 

“Queste Universiadi – ha aggiunto l’azzurra – al di là del risultato, sono un sogno che si avvera. Il mio obiettivo è stato sempre quello di dedicarmi allo sport agonistico senza, però, trascurare lo studio. Ho fatto tanti sacrifici, ma ci sono riuscita”.

La direttrice dell’Ice Club e storica allenatrice di Giada Russo, Claudia Masoero, che la accompagna ad Almaty, ha commentato così la difficile gara che attende la sua atleta: “Le Universiadi saranno una bella esperienza per Giada. Potrà gareggiare con atlete di grandisimo livello e sono sicura che sarà motivata a fare del suo meglio”.

Giada Russo

Il Festival del Cinema Indiano di Firenze e Milano. Calendario e schede dei film, inizio 3 febbraio 2017

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MILANO - Best of River to River Florence Indian Film Festival 2016. Il Festival del Cinema Indiano di Firenze e Milano. Dal 3 al 5 febbraio 2017 Cinema Spazio Oberdan Milano. Dal 3 al 5 febbraio 2017 presso Cinema Spazio Oberdan Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenta, per il quarto anno consecutivo, il “best of” del River to River Florence Indian Film Festival – che ha avuto la sua 16 edizione dal 3 all’8 dicembre 2016 a Firenze.

La pillola milanese di River to River apre con la frizzante commedia corale Kapoor & Sons e chiude con l’intenso Parched, girato nello splendido Rajasthan con protagoniste quattro donne, rispettivamente opening e closing film dell’edizione madre fiorentina. A completare il programma dello Spazio Oberdan saranno i vincitori del premio del pubblico dell’edizione fiorentina di dicembre, nelle sezioni cortometraggi, documentari e lungometraggi: il curioso Himself he Sleeps sul mondo dei sogni, Cities of Sleeps sulla vita dei due senzatetto Shakeel e Ranjeet e il biopic Bhudia Singh – Born to Run sul più giovane maratoneta mai esistito.

CALENDARIO E SCHEDE FILM

VEN 3 FEBBRAIO H 21
Kapoor & Sons
R.: Shakun Batra. Sc.: Ayesha Devitre, S. Batra. Int.: Alia Bhatt, Rishi Kapoor, Rajat Kapoor, Sidharth Malhotra, Fawad Khan. India, 2016, 140’, v.o., sott. it. e ingl.
Rahul e Arjun tornano a casa in India, dopo l’infarto del nonno. Rahul si è costruito una bella vita, mentre il fratello Arjun ha ancora qualche difficoltà. Arrivati in India, i ragazzi scoprono che i loro genitori non dormono più insieme e che hanno difficoltà economiche. I due fratelli da parte loro stanno affrontando le proprie battaglie. Riusciranno a riportare la normalità in famiglia? 


SAB 4 FEBBRAIO H 14.30
The Day He Sleeps
R.: Anurag Verma, Ishan Sharma. Sc.: A. Verma. Mont. Anurag Verma. Musica: Rahul Rabha. Int.: Keshav Moodliar, Kriti Vij. India, 2016, 20’, v.o. ingl. sott. it.
I sogni, l’unico luogo in cui Mr. Z. si sentisse veramente libero, adesso sono stati privatizzati da un gigante delle multinazionali. Dove potrà andare Mr. Z per farsi una buona dormita? 
Cities of Sleep
R.: Shaunak Sen. Fot.: Salim Khan, Shaunak Sen. Mont.: Sreya Chattertee, Shaunak Sen. Mus.: Ritwik De. India, 2015, 74’, v.o., sott. it.
Nelle comunità dei senzatetto di Nuova Delhi, trovare un posto sicuro per dormire diventa una questione di vita e di morte. Il film segue le storie di Shakeel e Ranjeet: Shakeel ha dormito in una serie di posti spesso controllati dalla mafia del sonno, mentre Ranjeet gestisce il cinema del sonno sotto un ponte. Il film è anche un’esplorazione filosofica sulla funzione del sonno.

SAB 4 FEBBRAIO H 19
Budhia Singh, Born to Run
R. e sc.: Soumendra Padhi. Int.: Manoj Bajpayee, Mayur Patole, Tillotama Shome. India, 2016, 100’, v.o. sott. it. e ingl.
Il film racconta la storia vera del più giovane maratoneta del mondo, Budhia Singh. Venduto dalla madre all’età di cinque anni a un venditore ambulante, Budhia viene salvato dall’allenatore di judo Biranchi Das. Il suo talento per la corsa di lunga distanza viene scoperto accidentalmente da Biranchi, che inizia così ad allenarlo col fine di trasformarlo in un maratoneta. Dopo un anno, il bambino partecipa ad una maratona di 48 chilometri. I fatti si capovolgono quando i servizi sociali vietano a Budhia di correre, accusando l’allenatore di compiere crudeltà nei suoi confronti.

DOM 5 FEBBRAIO H 16.45
Parched
R.: Leena Yadav. Sc.: Leena Yadav. Fotografia Russell Carpenter. Mont.: Kevin Tent. Int.: Chandan Anand, Radhika Apte, Mahesh Balraj, Tannishtha Chatterjee, Surveen Chawla. India, 2016, 116’, v.o. sott. it.
In un villaggio del Rajasthan, quattro donne tentano di liberarsi dal giogo delle tradizioni. Rani si è sposata a tredici anni e il suo unico scopo è stato quello di crescere il figlio Gulab, fino ad arrivare a costringerlo a sposarsi. Lajjo è piena di vita, ma non è in grado di procreare. Bijli è una prostituta e sa che la fine della giovinezza potrebbe essere la fine della sua vita. La sposa bambina di Gulab, Janaki, amava la scuola e gli amici, ma adesso si ritrova in un mondo crudele. Alla vigilia della festa di Dussehra, i cammini delle quattro donne si intrecciano, cambiando per sempre le loro vite.


Inedita e originale mappa della lettura in Italia, attraverso i suoi protagonisti e i libri della loro vita

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Maria Teresa Bucco
MILANO - Da mercoledì 1 febbraio 2017, ore 21,10 in esclusiva su laeffe (Sky canale 139) laeffe racconta i lettori italiani. Con il lancio della nuova stagione di “Lettori – i libri di una vita” laeffe svela un’inedita e originale mappa della lettura in Italia attraverso i suoi protagonisti e i libri della loro vita.

Chi sono i lettori italiani? Quali  le loro letture? In che modo la lettura fa parte della nostra vita, la può influenzare e rendere più appassionante? A partire da mercoledì 1° febbraio 2017 alle ore 21.10 in esclusiva su laeffe (Sky canale 139), torna con la nuova stagione in prima tv assoluta “Lettori – i libri di una vita”, l’originale format della tv di Feltrinelli che porta sullo schermo un racconto dell'Italia attraverso le storie di tanti comuni lettori: una fotografia del paese, da nord a sud, che va oltre i dati statistici e fa emergere i volti, i nomi, dei lettori italiani e le storie delle loro vite. Una narrazione lontana dai luoghi comuni, capace di sottolineare le particolarità dei singoli percorsi, ma anche i tanti punti di contatto che legano persone con la stessa passione: la lettura. 

Un viaggio attraverso l’Italia per restituire un quadro intenso, mai scontato, dei lettori italiani, in grado di stupire ed emozionare. Si scopre così che, attraverso il punto di vista del lettore, un libro di cucina di Pellegrino Artusi può essere tanto influente nella propria vita quanto la lettura di un classico di Alberto Moravia mentre un saggio sulla moda italiana può arricchire una singola lettrice quanto un bestseller; che uno stesso intramontabile autore di libri per bambini come Gianni Rodari può esser stato frutto di ispirazione per un futuro matematico come per una piccola aspirante agronoma; che la consapevolezza delle donne spesso passa attraverso la lettura di altre donne come Virginia Woolf, Erica Jong e Sibilla Aleramo; oppure che libri meno trattati dalla critica, come i libri motivazionali e i manuali specializzati possono segnare la vita delle persone stimolandone il cambiamento o permettendo loro di scoprire una nuova passione, che non di rado si trasforma in professione o in uno stile di vita.   

Angelo Magni

Ripercorrendo titoli che attraversano epoche o generi diversi, “Lettori – i libri di una vita” rappresenta anche un viaggio simbolico ed appassionante nella varietà e nella ricchezza della letteratura di ieri e di oggi, italiana e mondiale, scandito da curiosità, citazioni e particolarità di decine e decine di libri che hanno segnato varie generazioni di italiani. 

Con “Lettori – i libri di una vita”, laeffe apre così una finestra sulla community dei lettori italiani in modo inedito, originale e mai superficiale, proponendo una chiave di lettura “dal basso” della letteratura, per mostrare quanto il lettore sia partecipe alla “creazione” stessa del libro, attraverso la sua personale visione, che sommandosi a quella di tanti altri lettori, dà vita a un nuovo racconto collettivo. 

“Lettori – i libri di una vita” è una serie originale prodotta da STAND BY ME per laeffe – la tv di Feltrinelli. Lettori è firmato da: Simona Ercolani, direttore creativo, Andrea Felici, curatore; Claudio Pisano, regista; Simone Giorgi, Francesca Talamo, Anna Ferrajoli, Raffaella Soleri, autori. Produttore esecutivo è Davide Pisano. 20 puntate da 30’ minuti ciascuna in onda ogni mercoledì alle ore 21.10, a partire dal 1° febbraio, in esclusiva italiana su laeffe (canale 139 di Sky).

A Napoli "I Ciechi" di Maurice Maeterlinck, le sfide della riflessione nella pièce di Massimo Finelli

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NAPOLI - "I ciechi" di Maeterlinck a Sala Ichòs, dal 27 al 29 gennaio 2017. Napoli.

Dramma in prosa in un unico atto Les Aveugles ovvero I Ciechi di Maurice Maeterlinck, fu pubblicato a Bruxelles nel 1890 e rappresentato a Parigi l’11 settembre del 1891 al Théàtre d'Art di Paul Fort.  Dal 27 al 29 gennaio, nella Sala Ichòs di Napoli, Massimo Finelli, si è assunto il rischio di dirigere una pièce simbolista che rallenti il respiro di chi accetta le sfide della riflessione.

“Mi sembra di sentire nelle mani il chiarore della luna”. Gi­orgia Dell'Aversano, ­Giovanni Esposito, Mi­chelangelo Esposito, Fabio Faliero, Valeri­a Impagliazzo, Lisa I­mperatore, Valentina Iniziato, Vincenzo Li­guori, Luigi Ventura, tentano di interpretare un gruppo di ciechi che brama punti di riferimento attraverso domande ripetitive che possano rassicurare l’attesa.

Evocativi “pupazzi mistici” come direbbe Artaud, in effetti si attende che qualcosa accada in quello che a tratti appare solo un esercizio di memoria. Per fortuna le comode parole, spesso recitose, vengono incorniciate e scomodate dalla voce fuori campo di Patrizia Eger che, forse perché anche aiuto regia, àncora il pubblico già dall’ingresso del teatro.

Senza proferire parola con nessuno, catalizza verso di sé i rumori che si percepiscono dal cuore del palco. La saletta di San Giovanni a Teduccio è perfetta per farsi attraversare da una situazione drammaturgica che vuole essere solo suggestione provocativa. Il pubblico resta interdetto, eppure discute lungamente su quanto non ha visto.

Di fatto, i tempi della contaminazione artistica sono giusti. Matematici. Le musiche originali di Duilio Meucci, la video proiezione girata all’ ex OPG di Napoli, scuotono dal torpore. Disegnato dalle luci ovattate di Cinzia Annunziata e Fabio Faliero, lo spettatore capisce di essere stato risucchiato dalla caverna platonica, di essere stato immobilizzato e abbagliato dall’oscurità.

Nel cervello restano frammenti di testo tratti da “Heroes. Suicidio e omicidi di massa”  di Franco Bifo Berari: “Non siamo forse quotidianamente costretti a misurare il nostro stato d’animo con l’allegria aggressiva delle facce che compaiono negli spot pubblicitari?” I ciechi, noi cechi a cui “La solitudine digitale ha moltiplicato gli stimoli ed isolato i corpi”, non possiamo non apprezzare che quella di Finelli sia un’ interpretazione profonda, evidente e spietata, non possiamo non constatare con lui che “La speranza è l’ultimo inganno”.

Maturità: inizio mercoledì 21 giugno 2017 con Italiano. Elenco delle discipline affidate a commissari esterni

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Valeria Fedeli
ROMA - Maturità2017, Fedeli ha annunciato con un video le materie della seconda prova Matematica allo Scientifico, Latino al Classico. Latino al Liceo classico, Matematica allo Scientifico, Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing degli Istituti tecnici, Tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali degli Istituti professionali.

Sono alcune delle materie scelte per la seconda prova scritta della Maturità 2017, annunciate dalla ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli.

Per la scelta delle materie è stato utilizzato in alcuni casi il criterio dell’alternanza, in altri si è preferito il consolidamento della materia più rappresentativa del percorso di studi e maggiormente qualificante rispetto al profilo in uscita degli studenti.

In occasione della comunicazione delle materie della seconda prova scritta è stato anche lanciato il canale Instagram del Ministero.

Il percorso di avvicinamento alla Maturità sarà accompagnato da una serie di attività di comunicazione dedicate alle ragazze e ai ragazzi che faranno l’esame a giugno, con video di esperti, curiosità e informazioni sulla preparazione delle prove.

La Maturità 2017 avrà inizio mercoledì 21 giugno, con la prova di Italiano. Il 22 giugno sarà la volta della seconda prova scritta, nella materia caratterizzante ciascun indirizzo. Quest’anno la prima prova scritta è affidata a commissari esterni, mentre la seconda prova scritta è affidata a commissari interni.

I Licei 
Le materie per la seconda prova sono: Latino al Liceo classico; Matematica al Liceo scientifico; Matematica al Liceo scientifico - opzione Scienze Applicate; Lingua straniera L1 al Liceo linguistico; Scienze umane al Liceo delle scienze umane; Diritto ed economia politica al Liceo delle scienze umane - opzione Economico sociale; Discipline artistiche e progettuali, caratterizzanti l’indirizzo di studi nel Liceo artistico; Teoria, analisi e composizione al Liceo musicale; Tecniche della danza al Liceo coreutico;

Gli Istituti tecnici. Tra le materie scelte per i Tecnici: Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing; Discipline turistiche e aziendali per il Turismo; Impianti energetici, disegno e progettazione per l’indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia - articolazione Energia; Struttura, costruzione, sistemi impianti del mezzo per l’indirizzo Trasporti e  Logistica; Topografia per l’indirizzo Costruzioni, Ambiente e  Territorio.

Gli Istituti professionali. Tra le materie scelte per i Professionali: Scienza e cultura dell’alimentazione per l’indirizzo Servizi enogastronomia e ospitalità alberghiera - articolazione Enogastronomia; Tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali; Tecniche di produzione e di organizzazione nell’indirizzo Produzioni industriali e artigianali - articolazione Industria; Linguaggi e tecniche della progettazione e comunicazione audiovisiva per l’indirizzo Produzioni industriali e artigianali - articolazione Industria, opzione Produzioni audiovisive.

Sulla pagina del sito del Miur dedicata all’Esame di Stato


è disponibile l’elenco di tutte le materie. È disponibile anche l’elenco delle discipline affidate a commissari esterni.

lunedì 30 gennaio 2017

Al Teatro della Tosse lo spettacolo Homicide House. Tante sorprese per il thriller di Emanuele Aldrovandi

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GENOVA - Homicide House, dal 2 al 4 febbraio 2017, ore 20,30. Al Teatro della Tosse di Genova Homicide House di Emanuele Aldrovandi. Testo vincitore del 10° Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”.

Produzione BAM Teatro / MaMiMò. Con il contributo del Premio Riccione per il Teatro. In collaborazione con Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria 2014. In collaborazione con il Comune di Correggio - Centro di documentazione Pier Vittorio Tondelli / Giornate Tondelliane 2014 con Marco Maccieri, Luca Cattani, Cecilia di Donato, Valeria Perdonò, regia di Marco Maccieri, scene Antonio Panzuto, disegno luci Fabio Bozzetta, costumi Francesca Dell’Orto, assistente alla regia Pablo Solari, direzione tecnica Paolo Betta, foto Nicolò Degli Incerti Tocci.

Debutta giovedì 2 febbraio, ore 20,30 al Teatro della Tosse, lo spettacolo Homicide House di Emanuele Aldrovandi, che resterà in scena fino al 4 febbraio. Tensione, colpi di scena e sorprese per Homicide House, il thriller teatrale di Emanuele Aldrovandi, vincitore del più importante riconoscimento per la nuova drammaturgia italiana, il Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”. Uno spettacolo che disegna un panorama surreale sulle nostre quotidiane paure ma anche sui vizi comuni a molti consumatori postmoderni. Indebitato per problemi di lavoro, Uomo, un’identità pallida, sbiadita, che non ha nome proprio perché potrebbe essere chiunque, finisce vittima di un gioco al massacro riservato a facoltosi in cerca di emozioni forti.

Non avendo i soldi necessari e temendo per l’incolumità della propria moglie e dei propri figli, l’uomo accetta la proposta del suo antagonista Camicia a pois di partecipare al gioco di Homicide House: in buona sostanza, l’indebitato verrà pagato per farsi uccidere da una persona facoltosa. Così entra in scena la seconda antagonista, Tacchi a spillo, che con un gioco alla ricerca della verità, farà emergere – sotto minaccia ovviamente – il lato nascosto di Uomo.

Con controllata ironia, e raffinato cinismo, lo spettacolo filosofeggia implacabilmente sulla società contemporanea, riuscendo a far conciliare leggerezza e psicologia.


Storiche medaglie conquistate dal Gsa Chiari ai Campionati Assoluti Italiani di badminton a Milano

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1° posto Garino (ASV Malles)/Iversen (Aereonautica), 2° posto Stich (Bozen)/Ortner (Meran),
3° Boccasile (GSA CHIARI)/Taramelli (BC Milano) e Sagmeister/Mair (ASV Malles)
MILANO - Due bronzi agli Italiani Assoluti per il Gsa Chiari di badminton. Record di successi per il Gsa Chiari: storiche medaglie conquistate ai Campionati Assoluti Italiani di badminton svoltisi a Milano il 27, 28 e 29 gennaio 2017 e splendido bronzo allo “Swedish U17 International 2017” in Svezia.

La tre giorni milanese ha portato moltissime soddisfazioni al Gsa Chiari, tutti i 18 atleti qualificati hanno dimostrato di essere cresciuti e molto migliorati sia fisicamente che psicologicamente.

I due piazzamenti più importanti inaspettati, ma meritatissimi, sono arrivati dai doppi; nel femminile Lucrezia Boccasile in coppia con la milanese Camilla Taramelli, partendo dalle qualificazioni, con determinazione, approda in semifinale dove deve lasciare il passo al duo composto da Garino e Iversen atlete del centro tecnico federale poi vincitrici della categoria. 

In campo maschile Giovanni Toti in coppia con Simon Kollemann del Malles sfiora la finale, infatti cede in semifinale solo al terzo set con il punteggio di 24-22 21-23 18-21 contro i due esperti doppisti Battaglino/Mondavio.

“Due bronzi che fanno ben sperare per il futuro del nostro giovane club” ha commentato il presidente Massimo Merigo “il duro lavoro giornaliero è ripagato ampiamente da queste soddisfazioni.”.

Sette atleti giallo-blu si sono classificati tra i primi 32 in Italia anche nella specialità del singolare: Giovanni Toti, Cristian Baroni, Diego Scalvini, Giorgio Gozzini, Lucia Aceti, Lucrezia Boccasile e Martina Moretti, mentre nel doppio misto troviamo tra le prime 16 coppie Gozzini/Boccasile e Baroni/Moretti.

1° posto Greco/Maddaloni (Fiamme Oro) – 2° Battaglino (Acqui)/Mondavio (Bozen),
3° Toti (GSA CHIARI)/Koellemann (ASV Malles) e Strob (Aereonautica)/Osele (ASV Malles)

Nello stesso week-end erano impegnati in Svezia a rappresentare l’Italia, allo “Swedish U17 International 2017”, Enrico Baroni e Chiara Passeri. Quest’ultima in coppia con la milanese Martina Corsini ha raggiunto la semifinale in doppio femminile e conquistato quindi un bronzo internazionale.

Prossimo impegno per i badders clarensi sarà la trasferta a Roma per il campionato a squadre di serie B, che vede il GSA in cima alla classifica, gli atleti di casa dovranno sfidare il Vignanello e la Roma12, se riusciranno nella doppia impresa avranno fatto un passo importante verso la promozione in serie A.

Giovanni Toti e Lucrezia Boccasile: i due atleti del GSA CHIARI premiati

Carlo Goldoni. Crea il personaggio distaccandolo dalla improvvisazione, offrendogli un copione pre-costituito

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Pierfranco Bruni
ROMA - Carlo Goldoni a 310 anni dalla nascita. Riformatore o rivoluzionario del teatro? “È maschera tutto ciò che non è la morte”, mi ha insegnato Emil Cioran. Il teatro. Una vita sulla scena. Sul retroscena. Sulla ribalta.

Improvvisazioni. Copioni. Commedia d’arte. Ambienti. 

Personaggi. Una recita a soggetto. Un percorrere l’interpretazione di se stessi tra il restare quello che si è e cercare di essere altro, ovvero quello che si pensa di essere o quello che si vorrebbe essere. 

Chi è stata Mirandolina? Chi è stato Arlecchino? Una commedia che inventa se stessa e altro. Una commedia che sa di uscire fuori dalla improvvisazione e di recitare oltre il soggetto o con il soggetto? 

E Ciaula? Si può restare centomila ma alla fine ci si accorge di essere sempre unicamente la imperfezione della solitudine. 

Carlo Goldoni a 310 anni dalla nascita (era nato  a Venezia il 25 febbraio 1707 e morto a Parigi il 6 febbraio del 1793). Il vero riformatore della commedia e quindi del pensare il teatro? Crea il personaggio distaccandolo dalla improvvisazione e offrendogli un copione pre – costituito. Essere personaggio  che diventa una rottura con il Barocco. 

Certo, Goldoni rompe con il teatro dell’improvvisazione degli anni precedenti e si serve della formazione dei “caratteri” contestualizzando i personaggi in una rappresentazione che diventa il comico della vita. Non siamo ancora alla ironia della recita. Perché il contesto è quello prettamente Illuminista nel quale non si avverte alcuna visione romantica. 

La rivoluzione illuminista è cominciata e quella francese ancora no, ma si preparano gli ambienti e il pensiero dominante è quello prettamente razionale. Quindi è il comico che trionfa e non l’ironia contornata dal tragico come è possibile avvertire nel Novecento a cominciare, appunto, da Pirandello. 

C’è però un particolare. 

Qualche anno dopo ci sarà sulla scena Vittorio Alfieri, il quale non ha più volontariamente la continuità goldoniana. Il comico è come se interrompesse per dare spazio ad una nuova fase di un teatro, e quindi di una letteratura, che faceva i conti, da rivoluzionario, con la coscienza di morte. 

Goldoni ha nel comico il sarcasmo della vita e non sfugge al ridicolo e neppure alla seduzione (si pensi a Mirandolinia) che passa attraverso il riso. Alfieri vive di tragedie e della enigmaticità della solitudine: “Mi disturba la morte, è vero. Credo che sia un errore del padreterno. Non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginare il mondo senza di me: che farete da soli?”. Il comico, invece, in Goldoni ha il senso proprio dell’irrisorio e  del gioco: “Chi ama davvero soffre un leggier travaglio, in grazia di quell'oggetto, che piace”. 

Se poniamo sua una stessa strategia teatrale, tra soggetto e improvvisazione, ovvero tra estro del personaggio – attore e copione è come se la risultante di questa accoppiata ci conducesse al teatro delle maschere che si inventano un volto e non ad un volto  che sa di indossare la maschera ogni qual volta entra in scena. Insomma al Pirandello delle maschere picassiane che sembra però recuperare il  “Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni” di Shakespeare. O il “Datemi una maschera e vi dirò la verità” di Oscar Wilde. Ma in Goldoni la recita non tocca il tragico fino a questo estremo orizzonti della dissolvenza come proprio nel Pirandello  in cui  “ciascuno si racconcia la maschera come può – la maschera esteriore. Perché dentro poi c'è l'altra, che spesso non s'accorda con quella di fuori. E niente è vero!”. 

Ma è questo Pirandello che sospende il teatro goldoniano e anche alfierano dell’irascibile tragico perché con esse (con Pirandello) si apre la stagione vera dell’assenza e della maschera. Quell’assenza che si ritroverà soltanto in un autore come Cioran: “Devo fabbricarmi un sorriso, munirmene, mettermi sotto la sua protezione, frapporre qualcosa tra il mondo e me, camuffare le mie ferite, imparare, insomma, a usare la maschera”. 

Qui, insomma, c’è Pirandello e Goldoni è completamente superato. Si ritorna così al tragico barocco dal quale Goldoni si era abbondantemente distanziato frammentando addirittura tutte le recite e le strategie dell’uomo – personaggio in scena. Era proprio François de La Rochefoucauld che sottolineava:   “In ogni situazione ciascuno assume un contegno e un atteggiamento esterno per sembrare come vuole che lo si creda. Perciò si può dire che il mondo è composto soltanto da maschere”. 

D’altronde dietro Goldoni c’è la commedia del comico. Dietro Pirandello c’è il tragico del sorriso che fa dire a Friedrich Nietzsche : “…intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà”. Il problema, comunque, resta sempre un altro. 

Di maschere si tratta sempre. Arlecchino o Pulcinella. Mirandolina o i vari Moscarda. La notte deve pur finire (o meglio la nottata di Eduardo De Filippo). Goldoni ha riformato il modo di approccio teatrale ponendosi il problema della maschera fuori dal volto e fuori dallo stesso personaggio. Un grande interprete della rottura barocca. Ma il Barocco è un destino che vive nel personaggio della maschera perché è il tragico che si veste di ironia o di umorismo. Anche il riso goldoniano, alla fine, tratteggia il dolore nel sarcasmo. 

Tutto questo perché in fondo come ebbe a dire André Berthiaume: Tutti noi indossiamo una maschera, ma arriva un momento in cui non possiamo più rimuoverla senza strapparci la pelle”. 

La stessa Mirandolina dirà: “Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati…, e voglio usar tutta l'arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura”. Una furbesca (ma anche meta – fiabesca) visione che tira nel gioco delle parti maschere e personaggi. 

Goldoni fu un riformatore o un rivoluzionario del teatro? Credo che sia stato un forte riformatore dentro la scena e anche fuori, ma sempre sulla ribalta. Pirandello, invece, ha rivoluzionato complessivamente il teatro partendo, necessariamente, dall’idea stessa di recita.

Al "Franco Parenti" di Milano lo spettacolo multimediale "La lezione del fiume", protagonista Cristiana Arcari

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Cristiana Arcari
MILANO - 'La lezione del fiume' torna a teatro, Cristiana Arcari protagonista al Parenti. Torna al teatro Franco Parenti di Milano, in una nuova versione, lo spettacolo 'La lezione del fiume' che già è stato ospitato con successo in questo teatro nel 2012 e nel 2013.

Lo spettacolo multimediale, ideato da Antonio Capaccio su testo originale del poeta Valerio Magrelli, è stato presentato, negli anni passati, in diversi importanti teatri e Festival. Memorabile, ad esempio, il successo, nel 2012, al Teatro El Globo di Buenos Aires per la Settimana della Lingua Italiana nel mondo.

'La lezione del fiume' è uno spettacolo teatrale originale che fonde diversi aspetti narrativi, musicali, visivi. La musica accompagna l'intero spettacolo. I musicisti sono in scena, divenendo personaggi essi stessi. La scena è definita dalla proiezione su schermo di video di Antonio Capaccio, che seguono l'intero svolgimento dello spettacolo in costante dialogo -attraverso un gioco continuo di allusioni e libere associazioni- con la narrazione e la musica. La fusione di tanti elementi espressivi -visivi, musicali, letterari- è un tratto originale di questo spettacolo.

Fonti, acquedotti, argini, ponti, foci, dighe, chiuse, mulini, tracimazioni, pesci, uccelli, vegetazione. 

Ghiaccio e calore. Fiumi interiori, casalinghi, corporei, ultramondani. La lezione del fiume è la storia di un viaggio lungo un itinerario naturale che però è anche un grande orizzonte simbolico. Un viaggio di associazioni poetiche, visive e sonore. Il fiume, dunque, come tracciato fisico ma anche come archetipo. Memoria e tradizione, ma provvisorio, esperimento, margine, confine, transito, apertura. Fiume come scorrere perenne e ineluttabile, come persistenza e mobilità. Cominciamento e approdo, metafora della condizione umana Viaggio e fissità. Stare, andare, tornare.

Una produzione di BRECCE per l'arte contemporanea, a cura di Claudia Rozio Spettacolo  su testo di Valerio Magrelli, immagini e regia di Antonio Capaccio, musiche di Gabriele Coen, assistente alla regia Daniele Alef Grillo. Con Cristiana Arcari (voce), Gabriele Coen (sax e clarinetto) e Francesco Poeti (chitarra).

Lunedì 13 e martedì 14 febbraio 2017, ore 20,45 Teatro Franco Parenti (Sala AcomeA) via Pier Lombardo, 14 - Milano.

Laureati del Politecnico di Bari premiati da Università di Valladolid e ministero della Cultura di Castiglia

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BARI - Riconoscimenti. Dalla prestigiosa Università di Valladolid e dal ministero della Cultura e del Turismo di Castiglia (Spagna) a sei neo laureati in architettura del Politecnico di Bari.

Dopo l’alluvione del 2013. Il Castello normanno di Ginosa tornerà a vivere.

Il progetto, oggetto della premiata tesi laurea, è lo studio più approfondito finora realizzato sul monumento ginosino e potrà costituire un utile riferimento scientifico per l’intervento di restauro a cui sono chiamati alla collaborazione: Comune di Ginosa, Soprintendenza, Politecnico.

Il cuore è Normanno, essenziale, funzionale, militare. Ha scrutato l’orizzonte, ha sfidato gli assedi e gli assalti, ha dato protezione agli abitanti dell’intorno e della gravina sottostante. 

Alta 15 m, su base quadrata (9 x 11 m), suddivisa su quattro livelli e con uno spessore murario costante di quasi 2 m per tutta l’altezza, domina, su una lingua di terra, dal primo gradino della murgia del sud-ovest, la sottostante piana che si fonde col mare, da Taranto a Metaponto. 

E’ il simbolo di una città. E’ la Torre normanna di Ginosa (il Castello), edificata attorno al 1100, su un pianoro delimitato da una profonda gravina, a 240 m sul livello del mare. La sua storia, complessa e affascinante, attraversa le vicende di dieci secoli, così accennati. 

Le origini. La Torre si arricchisce nelle dominazioni successive, sveva e angioina (XIII-XV), di altre opere architettoniche murarie difensive e assume l’aspetto tipico del Castello medioevale. 

L’introduzione delle armi da fuoco, che coincide con l’avvento degli aragonesi (1442), e l’evoluzione delle tecniche offensive, comporta nuovi adattamenti difensivi e ampliamenti. Il monumento modifica ancora la sua identità architettonica nel 1586 quando Gianbattista Doria, inizia la sua trasformazione. Il castello diventa, tra il 1600 e il 1800, palazzo marchesale, residenza del signore proprietario. Sul finire del 1800 e i successivi passaggi di proprietà e frazionamento il castello si modifica ancora: sopraelevazioni e manomissioni trasformano la struttura da residenza palaziale a complesso residenziale con la suddivisione del monumento in più nuclei abitativi. La fine del ‘900 segna l’abbandono degli ultimi residenti (1998). I castello diventa completamente di proprietà comunale tra il 2009 e il 2013. 

Cronaca. Nonostante alcuni lavori di restauro tra il 2009-2011, un sinistro presagio si concretizza sul finire del 2013: è il 7 ottobre, un nubifragio, con epicentro Ginosa, investe l’arco Jonico. I danni a persone e cose sono gravi. Il dissesto idrogeologico che ne consegue, obbliga nei mesi seguenti e fino al febbario 2014 all’inagibilità di parte dell’abitato e del Castello.

La tesi di laurea e il progetto di restauro. Un laboratorio di laurea in Restauro architettonico, nell’ambiro del corso di architettura del Politecnico di Bari e dell’accordo quadro tra questo Ateneo, (Dipartimento DICAR), e il Comune di Ginosa, ha consentito a sei laureandi: Antonio Albanese (Locorotondo), Federica Allegretti (Monopoli), Carla Castellana (Putignano), Angela Colamonico (Santeramo), Federica Fiorio (Bitonto), Martino Marasciulo (Fasano), con il supporto di diversi docenti del poliba (relatrice, prof.ssa Rossella de Cadilhac), di approndire il caso-studio e approdare ad un progetto: “Il Castello normanno di Ginosa. Progetto di salvaguardia e valorizzazione di una memoria”. Il lavoro si compone di tre volumi: Storico-progettuale (463 pagine); Rilievi e disegni; Fotografico. 

La conoscenza storico-strutturale del monumento - si legge - è il presupposto fondamentale, sia ai fini della stabilità del complesso fortificato, che per la scelta di un efficace e al tempo stesso rispettoso intervento di restauro che tenga conto della successione delle stratificazioni storiche. Il progetto si suddivide essenzialmente in due parti conseguenziali: la prima, mira ad assicurare la stabilità del Castello interventi di riabilitazione strutturale e sicurezza; la seconda, contempla la nuova destinazione funzionale, compatibile, rispettosa e utile alla collettività locale.

Nella convinzione che il Castello di Ginosa possa diventare un catalizzatore socio-culturale e uno strumento di promozione e valorizzazione del territorio, dopo attente analisi, il progetto propone di trasformare il Castello in un luogo esperienziale con finalità ludico-didattiche, interattivo, in cui si relazionano il gioco con le discipline dell’arte, della scienza e dell’archeologia. 

Riconoscimento internazionale. Il lavoro di tesi, presentato al concorso Internazionale dedicato ai progetti sui beni culturali, riservato agli studenti di architettura, indetto dalla Escuela Técnica Superior de Architettura dell’Università di Valladolid (Spagna), ha conseguito un apposito riconoscimento con Segnalazione di Merito e diritto di pubblicazione a cura della università iberica e del Ministero della Cultura e del Turismo della Junta de Castilla y León.

Dichiarazioni e prospettive. Il riconoscimento ottenuto e la completezza del lavoro potrebbero trovare prossima concreta applicazione. Così il sindaco di Ginosa, Vito Parisi: “E’ un lavoro di indubbia qualità scientifica. Finora nessuno studio di restauro sul Castello di Ginosa è stato condotto in modo così approfondito. Manca solo il dato contabile! Credo comunque che possa concretamente offrire una importante opportunità di conoscenza per i necessari interventi sul più importante monumento della città, in collaborazione con la Soprintendenza di competenza e il Politecnico”. 

Sulla tesi premiata - riporta ancora il comunicato stampa - si sofferma anche il direttore della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce, Taranto, Maria Piccarreta: Indubbiamente un plauso va ai neo-laureati in architettura del Politecnico per il lavoro svolto e il riconoscimento ottenuto. Questa Soprintendenza ha ottenuto dal ministero dei Beni Culturali, e dispone, di 100.000 euro per i più urgenti interventi di restauro del Castello di Ginosa. A breve effettuerò una ricognizione sul monumento per constatare lo stato di fatto, anche a seguito della recente emergenza-neve che ha coinvolto la città. E’ auspicabile e opportuna – conclude - una collaborazione tra Soprintendenza, Comune di Ginosa, Politecnico per attuare un programma d’intervento condiviso”.

Viva soddisfazione esprime il rettore del Politecnico, Eugenio Di Sciascio che così commenta e augura: “I riconoscimenti e le attestazioni dirette e indirette ricevute dai nostri neo-laureati testimoniano, anche su scala internazionale, la qualità degli studi che il nostro Politecnico garantisce valorizzando le indubbie qualità dei giovani allievi. Sottolineano l’attenzione che il Politecnico ha nei confronti del territorio pugliese e delle istituzioni pubbliche locali in quell’opera indispensabile di servizio e di supporto allo sviluppo. Auspico che il lavoro di qualità svolto dai nostri neo architetti possa trovare ulteriori soddisfazioni anche sul piano applicativo nell’ambito di una sinergica collaborazione con l’Amministrazione comunale di Ginosa, la Soprintendenza, la Regione Puglia”.

domenica 29 gennaio 2017

Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti. La seconda raccolta di poesie della filosofa Nicla Vassallo

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Nicla Vassallo
GENOVA - La nuova raccolta di poesie della filosofa Nicla Vassallo, tra metafisica e universi femminili insolenti. In conclusione della raccolta di poesie “Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti”, Nicla Vassallo scrive: “D’improvviso, ieri, in giardino, hai chiesto: come mi viene in mente una poesia?

Non ho una risposta. E non saprei insegnare a scrivere poesie, né a scrivere in modo creativo. Dall’enigma rimango affascinata. So nuotare bene e, se mi domandi come mi viene in mente di nuotare, non saprei che dire. So sciare discretamente e scierei per mesi e so insegnare a sciare. Forse passioni e desideri giocano ruoli basilari in tutto ciò. Qualcosa si può tuttavia estirpare dal post scriptum: dei tanti avvenimenti, dalla mia nascita alla conclusione della presente raccolta, dei tanti avvenimenti, spesso non segnalo i più eclatanti, banalmente perché si trasformano in spettacolari (l’11 settembre, per esempio) – considero la spettacolarizzazione della realtà una delle peggiori vergogne della nostra epoca; o in devastanti, quali un Donald Trump alla Casa Bianca.

Jorge Louis Borges giudica ogni poesia misteriosa. L’idea non mi aggrada. Perché dare in pasto a lettrici e lettori versi incomprensibili? I misteri rimandano a sette segrete e ai loro ciechi seguaci. La poesia, invece, contiene chiare profondità e sensualità. Con le parole di Federico Garcia Lorca, ‘la poesia non cerca seguaci, cerca amanti’. Palese, non contiene ragionamenti validi o buone argomentazioni, e perciò Platone rimprovera il filosofo che immette poesia nel suo filosofare; ciò non vieta di inserire gocce di filosofia nella poesia, come ho tentato qui di fare.

A tratti trovo tuttavia comico che un filosofo, il cui pane quotidiano consiste nel ragionare bene, si trasformi in un poeta. E allora non posso che consolarmi con Wisława Szymborska e il suo ‘preferisco il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne’.

Poesie queste, che, come quelle di “Orlando in ordine sparso”, non hanno un ordine cronologico. Poesie che contengono più amore e più dolore, insieme a una sorta di spietatezza, spietatezza che Grazia (magnifica editor, superba amica, purtroppo scomparsa, e senza fine in me presente) mi ha sempre raccomandato nei confronti di quelle donzelle che s’imbevono di crudeltà, spietatezza, al fine che io non cada nei luoghi comuni, nelle ipocrisie, nei paternalismi: non tutte le donne posseggono virtù effettive, benché molte donne le posseggano, mentre io, da non masochista, al porgere l’altra guancia a chi mi sta annientando o usando, non concedo quanto la sadica si attenderebbe.

Nelle poesie di questa raccolta ho tentato di conseguire una semplicità ricercata, liberata da alcune facili contorsioni, per me, per lettrici e lettori, ma non cercate di prendermi in quanto poeta: vi scapperò tra le dita. Così afferma Alda Merini dei poeti”.

Purché di professione eserciti quella della filosofia pura (è professore ordinario di filosofia Teoretica), per di più con una matrice anglosassone, ovvero improntata sulla razionalità, e, purché Platone, da filosofo, si esprima contro la poesia, è in via di uscita in libreria (il prossimo 19 gennaio) la seconda raccolta di poesie di Nicla Vassallo (www.niclavassallo.net), dal titolo ‘Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti’ (Mimesis Edizioni 2017). Una raccolta amara, a volte caustica, sofferta e sofferente, a volte gioiosa, sull’omosessualità femminile, omosessualità, ancor oggi, ben più nascosta di quella maschile.

Si tratta di un coming out dell’autrice? Oppure si tratta di una sorta di “sdoganamento”, di un’immedesimazione per trasmettere, tramite la poesia, che l’eterosessualità non rappresenta l’unico destino delle donne, sebbene l’omosessualità non garantisca sempre loro paradisi terrestri? Oppure si tratta di ammettere la necessità di nascondersi di troppe donne, di qualunque orientamento sessuale, per comunque balzare tra inconsapevolezze standardizzate e dolorose ribellioni da pozzi della solitudine? Tuttavia, in ‘Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti’, Nicla Vassallo mette in gioco se stessa, sotto il profilo della sessualità (non del sesso), forse nel tentativo di confidarlo con intellettualità, a chi non ha osato e a chi non osa. Rimane, a suo avviso, una questione di libertà. E, per di più, nelle sue poesie si “gioca” con altri intellettuali, pure cantautori, italiani e stranieri. Senza limiti. 

La poesia non consiste in argomentazione. Eppure osare o non osare è ormai (purtroppo) questione “diversa”: deve esserci una questione di reale amore, che, in troppi non accettano e sono ben lungi dal comprendere, nelle loro fortificate rigidezze: basta un nonnulla, affinché non ti vengano improvvisamente annullati mesi e mesi di amicizia. Il cosiddetto “esame di coscienza” pare svanito nell’egocentrismo, nel narcisismo di troppi.

A contare è anche che in molti/e si domanderanno il valore poetico di questa raccolta, in cui Nicla Vassallo sperimenta un linguaggio assai diverso rispetto alla precedente opera poetica.

In quarta di copertina:

“Nicla Vassallo scrive poesie con un cervello così acuminato da perforare il cuore.” 
Vittorio Lingiardi 

“Il cuore ormai sbiancato, svuotato, dall’impossibile ‘oltre’ che lo chiama: così vacilla la mente quando cerca nel passato un desiderio ormai senza nome. Le donzelle con i loro mille aggettivi non spalancano la realtà, esiliano l’io dall’io, nel dolore. Ma più forte infine è l’ironia della mente metafisica, donzella intelligente ed eclettica.” 
Liliana Rampello 

“Ogni donna amata, qui, è un luogo fisico in un tempo dell’anima. Lei la chiama ‘donzella’, ma non per questo fa meno male. Arriva potente, struggente e reale, come il canto a Ulisse. Solo che Nicla è il mare.” 
Francesca Vecchioni 

INVITO ALLA PRIMA DI “METAFISICHE INSOFFERENTI PER DONZELLE INSOLENTI” ULTIMA RACCOLTA POETICA DI NICLA VASSALLO MARTEDI’ 31 GENNAIO 2017, ORE 18 LA FELTRINELLI DI GENOVA. CON LA PARTECIPAZIONE DI ELVIRA BONFANTI, ILARIA BONACOSSA, FEDERICO CAPRINI ACQUARONE, GIANNI FRANZONE. SARA’ PRESENTE L’AUTRICE.

sabato 28 gennaio 2017

Alla Mem Mediateca del Mediterraneo di Cagliari l'incontro su "Evoluzione e Spiritualità"

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CAGLIARI - Incontro su "Evoluzione e Spiritualità": alla Mem il 31 gennaio 2017 a partire dalle ore 18. Martedì 31 gennaio dalle ore 18 alle ore 19.45, lo Spazio Eventi al 1° piano della MEM Mediateca del Mediterraneo in via Mameli 164 ospita la conferenza gratuita dal titolo “Evoluzione e Spiritualità Stesso cammino o conciliabilità?”.


Nicoletta Rosas intervista i medici Giancarlo Cimino e Maurizio Corona.


Spesso si parla di Spiritualità, intendendola come un qualcosa di esterno alla persona e come se quasi nulla potesse fare l’individuo per raggiungerla. I due intervistati hanno alle loro spalle un percorso spirituale iniziato in giovane età. Essendo medici hanno cercato di trovare l’utilità di un percorso personale spirituale per il proprio benessere e per quello dei propri pazienti.


È conciliabile un percorso spirituale con la Scienza ? è ancora vero che dove c’è Scienza non può esserci Spiritualità e viceversa ? I due relatori hanno delle idee e una pratica di diversi decenni che ci vogliono far conoscere.


Giancarlo Cimino, medico iscritto alla società italiana di medicina antroposofica, si interessa di antroposofia da circa trent'anni. Dedica la propria attività pubblica alla diffusione della conoscenza del pensiero antroposofico in conferenze, seminari, gruppi di studio.


Maurizio Corona, medico, propugnatore di una metodica numerologica, di incontro di Biologia e Spiritualità, ha recentemente pubblicato un romanzo iniziatico in cui mostra queste sue conoscenze.

Primo festival dedicato alla commedia italiana: punto d’incontro tra passione per la neve, montagna e cinema

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RIETI - Al via la II edizione del Terminillo Film Festival - 2/5 febbraio 2017. Torna, dalle alte vette del Terminillo, il primo festival dedicato alla commedia italiana, un punto d’incontro tra la passione per la neve, la montagna e il cinema.

Il glorioso passato cinematografico della “Montagna di Roma”, set di tante pellicole, ha fatto nascere in Francesco Apolloni, che ne è anche direttore artistico, l'idea del Terminillo Film Festival, che vedrà la montagna, con la sua storia, i suoi paesaggi e le sue piste da sci, protagonista della settima arte. Un ricco programma di proiezioni, anteprime e incontri con attori, registi e produttori tra i più rappresentativi della commedia tricolore.

Paola Cortellesi e il regista Riccardo Milani presenteranno in anteprima il loro Mamma o papà, così come Ricky Memphis, Francesco Montanari, Francesco Apolloni, Primo Reggiani, Ariadna Romero e Astrid Pinero Herrera il road movie di Roberto Capucci Ovunque tu sarai. Il produttore Matteo Rovere, in contemporanea alla sua uscita in sala, presenterà il film Smetto quando Voglio – Masterclass, sequel della commedia di grandissimo successo diretta da Sydney Sibilia . Saliranno sul palco del Terminillo Film Festival anche gli interpreti dei cortometraggi in concorso, tra gli altri Francesco Pannofino, Giorgio Colangeli e molti altri artisti amici della manifestazione, come Ambra Angiolini, Daniele Liotti, Claudia Potenza, Michela Andreozzi, Fabio Troiano, Catrinel Marlon, Rolando Ravello, Paolo Genovese, Lillo e il cantante Marco Conidi che si esibirà in un live. In programma anche una tavola rotonda moderata da Laura Delli Colli dal tema “Il cinema italiano oltre confine”.

Il Festival si svolge in collaborazione con Rieti Film Commission ed è patrocinato dal Comune di Rieti, Regione Lazio, Fondazione Varrone e Roma Lazio Film Commission. La segreteria organizzativa è curata da Suma Events di Susanna Maurandi. Anche quest’anno si riconfermano Media Partner dell’evento Vanity Fair e Rai Cinema Channel.
  
Il programma dettagliato del festival

Terminillo 2 - 5 febbraio 2017

Giovedì 2 Febbraio

Arrivo degli ospiti e giornata a disposizione

ORE 16.00
CINEMA TEATRO “TRE FAGGI” 
Piazzale Tre Faggi – Terminillo

Presentazione Corti

“Djin Tonic” di Domenico Guidetti con Francesco Pannofino
“Storie di ordinaria vendetta” di Stefano Pedretti
“IunivErsiti” di Lorenzo Maugeri
“Stella” (fuori concorso) di Massimiliano D’Epiro con Fausto Maria Sciarappa, Violante Placido 
“Serie Romanista” di Ludovico Di Martino con Leonardo Bocci, Lorenzo Tiberia e Marco Conidi
“Fired” di Federico Malafronte con Francesco Montanari, Enzo Salvi e Giorgio Colangeli
"La Spes" di Susy Laude con Dino Abbrescia e Giampietro Preziosa
"My Awesome Sonourus life" di Giordano Torregiani con Mico Cundari

Ore 18.30

Apertura ufficiale del Festival e annuncio programma

A seguire proiezione in Anteprima del film “Ovunque tu sarai” di Roberto Capucci alla presenza del regista e di Ricky Memphis, Primo Reggiani, Francesco Montanari e Ariadna Romero

A seguire cena riservata

Venerdi 3 Febbraio

Giornata a disposizione

Ore 16.00
CINEMA TEATRO “TRE FAGGI”
Piazzale Tre Faggi- Terminillo

Presentazione Corti

“Bellissima” di Alessandro Capitani
“Quando dico no è no” (fuori concorso) di Christian Marazzitti e Francesco D’Ignazio con Christian Marazziti, Fabrizio Nardi, Nico Di Renzo e Alessandro Haber
“Adolf in the sky with diamonds” di Lorenzo Clemente
“Bagaglio in eccesso” di Chiara Mancini
"Frattaglie” di Marco Castaldi con Marianna Di Martino, Nicola Papagno e Vincenzo Alfieri 
"Hooked" di Luca Vecchi con Luca Vecchi, Roberta Mattei, Valerio Desirò 
“E’ stato un piacere” di Loredana Cannata con Loredana Cannata, Rocco Siffredi, Gilles Rocca e Chiara Conti

Ore 18.30

Proiezione del film “Smetto quando voglio - Masterclass”  di Sidney Sibilia con Edoardo Leo, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, Paolo Calabresi, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè e Valeria Solarino

A seguire cena riservata al Ristorante

Sabato 4 Febbraio

Giornata a disposizione

Ore 13.30 
Brunch riservato

ORE 15.00
Sala conferenze del Comune di Rieti al Terminillo
TAVOLA ROTONDA “Il cinema italiano oltre confine” 
Incontro con i protagonisti della commedia moderato da Laura Delli Colli

ORE 16.00
CINEMA TEATRO “TRE FAGGI”
Piazzale Tre Faggi- Terminillo

Presentazione Corti

“Andrea” di Vincenzo Giannone
“Candie Boy” di Arianna Del Grosso con Daniele Parisi, Anna Bellato, Riccardo Antonaci e Crystel Frezza 
“Desesperados” di Ludovica Lirosi con Ludovica Lirosi, Luis Molteni, Leandro Da Silva, Placido Domingo Jr e Silvia Rodriguez
“How to save your darling” di Leopoldo Caggiano
“Sottomessa” di Kassin Yassim
“Conosce qualcuno?” di Daniel Bondì con Daniel Bondì, Max Tortora e Alice Bellagamba
“Kahbum” di Ulisse Poggioni con Daniele Autore (Vanilla Sky) e Francesco Megah (Autoreverse)

Ore 18.00

Premiazioni
a seguire 
Proiezione del film “Mamma o Papà” di Riccardo Milani con Paola Cortellesi e Antonio Albanese

0RE 21.30 /22.00
Cena finale con i protagonisti .

Talent al Festival dal 2 al 5 Febbraio
Ariadna Romero
Ambra Angiolini
Asdrid Pinero Herrera
Catrinel Marlon
Claudia Potenza
Daniele Liotti
Fabio Troiano
Francesco Montanari
Francesco Pannofino
Giorgio Colangeli
Lillo
Marco Belardi
Marco Conidi Orchestraccia che si esibirà
Matteo Rovere produttori di “Smetto quando voglio mastercalss"
Max Vado
Michela Andreozzi
Pablo e Pedro (in attesa di conferma partecipazione)
Paola Cortellesi
Paolo Genovese
Primo Reggiani
Riccardo Milani
Roberto Capucci regista
Roberto Proia Eagle Pictures
Ricky Memphis
Rolando Ravello
Violante Placido

Convergenza di poetiche occidentali e orientali in Dragonfly, mostra personale di Flavia Dodi

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ROMA - RvB Arts con la sua politica di Accessible Art inaugura a Roma Dragonfly, la mostra personale di Flavia Dodi. Vernissage e cocktail: giovedì 2 e venerdì 3 febbraio 2017, dalle ore 18 alle 22.

Via Giulia 193, Roma. La mostra resterà aperta fino a sabato 18 febbraio orari: 11-13,30 e 16-19,30; domenica e lunedì chiuso. Curatrice e organizzazione: Michele von Büren di RvB Arts. Testo critico: Viviana Quattrini.

Dragonfly è la mostra personale di FLAVIA DODI. Il suo lavoro nasce da una convergenza di poetiche occidentali e orientali; le sue immagini, fuori dal piano di concetti, emergono come azioni, rituali con cui agisce e si scandisce la nostra esistenza. Il 'Mantra della Libellula' diviene così una trasposizione personale e in chiave laica del significato del mantra sacro. Così le libellule e il loro sciame in movimento compongono un mantra pittorico, silenzioso, indirizzato a diventare veicolo per la mente libera e aperta a nuove esperienze.

Flavia Dodi è nata a Roma nel 1975. Fin dalla prima infanzia inizia spontaneamente ad utilizzare il disegno come mezzo espressivo, apprendendo i rudimenti tecnici da autodidatta. Assecondando il grande amore per il disegno e la scoperta illuminante dell'opera di Le Corbusier, si laurea in architettura presso l’Università La Sapienza di Roma. Parallelamente agli studi universitari porta avanti il disegno a mano libera e la pittura.  Nelle sue opere prevale la dimensione silenziosa del viaggio introspettivo. Evoluzioni, rotazioni, traslazioni e tensioni tendono all'armonia della composizione e l'utilizzo ripetuto di elementi pittorici semplici sono alla base del linguaggio dell'artista. 


Creata da Michele von Büren, RvB Arts promuove l'Accessible Art. Scova talenti emergenti e organizza mostre ed eventi con lo scopo di far conoscere l'arte contemporanea in maniera divertente ed informale, rendendola anche 'abbordabile' da un punto di vista economico.

Mostra fotografica dedicata alle foto dal set del film Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti del 1960

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MILANO - Mostra fotografica "Rocco e i suoi fratelli. Foto di set". Dal 19 febbraio al 31 marzo 2017, Foyer Spazio Oberdan. Ingresso libero. Da gennaio a dicembre 2017 si svolgerà Cineteca70, l’evento celebrativo per i primi 70 anni di Fondazione Cineteca Italiana (1947 – 2017), la prima Cineteca d’Italia, fondata da Luigi Comencini e Alberto Lattuada nel 1947.

La Cineteca desidera condividere con i milanesi, e non solo, un compleanno lungo un anno, punteggiando tutto il 2017 di una nutrita serie di iniziative, scandite dal riferimento al numero 7 e 70, attraverso rassegne filmiche, mostre e percorsi museali, iniziative editoriali, campus a tema cinematografico, convegni ed eventi che celebreranno con modalità innovative e creative i primi 70 anni dell’istituzione.

Dal 19 febbraio al 31 marzo 2017 presso il Foyer del Cinema Spazio Oberdan di Milano, sarà allestita la seconda delle sette mostre fotografiche di Cineteca70 previste nel corso del 2017, dedicata alle foto dal set del film Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti del 1960.

La vernice della mostra fotografica è prevista domenica 19 febbraio alle ore 13, al termine della proiezione del film Rocco e i suoi fratelli. A seguire aperitivo per tutti i presenti.

Il 1960 è stato un anno magico per il cinema, e non solo per essere stato l’anno de La dolce vita. Il milanese Luchino Visconti terminava infatti di girare, e presentava a Venezia, dove mancò di poco il Leone d’oro, uno dei titoli più noti e acclamati della sua filmografia, Rocco e i suoi fratelli. Tragica vicenda di disgregazione familiare e di perdizione su cui grava la mano del Fato, quasi un seguito ideale de La terra trema, a questo melodramma strutturato come una tragedia classica il regista imprime una dimensione atemporale ed epica, giocando su forti contrapposizioni narrative e su taglienti contrasti di luce.


La straordinaria narrazione viscontiana dell’odissea dei fratelli Parondi, sbalzati dalla natia Lucania alla civiltà urbana del Nord, la potenza espressiva e linguistica che trova assonanze col mito greco, le ambientazioni in una grigia e inospitale Milano fotografata da Giuseppe Rotunno, che gli valse il Nastro d’Argento (la stazione Centrale, Lambrate, Roserio, la Ghisolfa, un Idroscalo ricreato per mancati permessi a Latina…) rivivono nelle foto di scena del film.

Giovanna Calvenzi, studiosa e docente di fotografia contemporanea, ha selezionato quaranta scatti del capolavoro di Visconti tra i circa duecento conservati presso l’archivio della fototeca di Fondazione Cineteca Italiana.

Gli autori (in prevalenza grandi professionisti come Paul Ronald e Giovan Battista Poletto), adeguandosi alle scelte formali del direttore della fotografia, imprigionano gli istanti in cui si condensa il significato di un’intera scena, magari non presente poi nel montaggio finale; il loro lavoro tuttavia è prezioso perché documenta il ‘farsi’ del film, in una galleria di volti, sguardi, posture, ambienti, che possono essere riproduzioni fedeli delle scene o istantanee del backstage, dove sempre entra in gioco la loro personale sensibilità. Chi le guarda ritroverà negli sguardi tra Rocco e Nadia, o nella violenza di Simone su Nadia, alcuni dei momenti più emozionanti del film, dramma dei sentimenti prima che sociale, e l’anonimo grigiore delle case popolari, la povertà dignitosa dei vestiti e degli ambienti domestici; mentre sembra di sentire l’odore dei treni alla stazione di Milano, o l’afrore del ring e della disadorna palestra dove i fratelli Parondi cercano facili guadagni, o occasione di riscatto ed espiazione.

CITAZIONI ILLUSTRI SUL FILM
 “ (…) La vera linea di demarcazione fra i personaggi è quella che contrappone i due maschi alla femmina: l’amor fraterno all’amor carnale. La vicenda di Nadia ripete la classica parabola della prostituta capace di redimersi ma infine respinta alla sua condizione degradata. Il colpo di genio consiste nell’aver fatto di colui stesso che l’aveva avviata a salvezza il responsabile della sua definitiva caduta”. 
(Vittorio Spinazzola, in AAVV. L’opera di Luchino Visconti, Atti del Convegno di Studi, Fiesole 27-29 giugno 1966)  

“Tutto il film si muove sull’argine che separa e congiunge il fiume della storia e la terra del mito, la realtà e il simbolo. Lo stesso mondo della boxe, marginale tematicamente, serve a tale duplice intenzionalità. Da un lato è una endogena guerra di poveri, lotta tra diseredati (il primo combattimento di Simone è contro un altro lucano), dall’altro vale come simbolico universo di violenza fisica che fa da sfondo al dramma” 
(Luciano De Giusti, in I film di Luchino Visconti, Gremese Editore 1985)

“La cosa che mi ha sempre stupito e affascinato di Luchino era la sua straordinaria capacità di prendere dalla vita soltanto ciò che gli piaceva e rifiutare tutto il resto. (…) Si faceva delle cose e degli uomini una sua idea precisa ed era quasi impossibile distogliervelo. E così anche i suoi errori erano profondamente sinceri e si trasformavano in verità”.
(Michelangelo Antonioni, in Album Visconti, a cura di Caterina d’Amico de Carvalho, Sonzogno 1978)

“Di tutti i compiti che mi spettano come regista, quello che più mi appassiona è dunque il lavoro con gli attori; materiale umano con il quale si costruiscono questi uomini nuovi che, chiamata a viverla, generano una nuova realtà, la realtà dell’arte. Perché l’attore è prima di tutto un uomo. Possiede qualità umane-chiave. Su di esse cerco di basarmi, graduandole nella costruzione del personaggio: al punto che l’uomo-attore e l’uomo-personaggio vengono ad un certo punto ad essere uno solo” (Luchino Visconti, in Visconti. Rocco e i suoi fratelli, Nuova Universale Cappelli 1978)

L’ ARCHIVIO SI MOSTRA. Focus fotografico
Non paragonabile al ben più cospicuo fondo filmico, quello fotografico consiste comunque in un numero ragguardevole di materiali, tra stampe (per la grande maggioranza in b/n), provini e negativi, acquisiti in prevalenza tra gli anni ’50 e gli ‘80 del secolo scorso. Una raccolta eterogenea, definibile ‘storica’ perché conclusa nel tempo. Disparata per tipologie di soggetti (dalle foto di scena e di backstage ai ritratti delle star del muto, alle immagini di attori e attrici di notorietà mondiale piuttosto che di registi di oscura fama, alle sequenze di film ancora da identificare), e regolata dalla casualità dei ritrovamenti e delle donazioni piuttosto che da criteri precisi, la collezione è stata tuttavia conservata e classificata con cura nel tempo. Suddivisa in migliaia di ‘fotobuste’ cartacee divise per Paese e titolo di film, la raccolta ha seguito la Cineteca nei vari cambiamenti di sede. Le sue immagini hanno illustrato nel corso degli anni i moltissimi programmi cartacei pubblicati (brochure, cartoline, locandine), svolgendo la funzione di importanti veicoli di comunicazione; la loro cessione a terzi è a discrezione della Fondazione Cineteca Italiana, regolata dal rilascio di una liberatoria dei diritti, che assegna alla Cineteca la sola quota relativa alla ‘conservatoria d’archivio’ dei materiali.

Una parte notevole della fototeca, sotto il nome di ‘Buste Speciali’, è il nucleo più antico e privato, che documenta diverse fasi di vita dell’archivio (rassegne, festival, sedi, iniziative, incontri) ed attende ancora una revisione e una classificazione più specifica. La digitalizzazione, inevitabile, è stata intrapresa solo nei primi anni 2000, sempre rimandata per l’urgenza di dedicare maggiori risorse economiche alle pellicole. Un’occasione preziosa è stata la possibilità offerta dalla Regione Lombardia di acquisire l’hardware necessario per utilizzare il programma informatico SIRBEC: attualmente parte delle collezioni, compresi i manifesti, è visibile in


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Giovanna Calvenzi, studiosa e docente di fotografia contemporanea, photo editor di alcuni dei principali periodici italiani fra i quali Amica, Sette, Specchio della Stampa, Sportweek, nonché direttore della fotografia di Vanity Fair e nel 1998 Direttore dei Rencontres Internationales de la Photographie di Arles. 

Domenica 19 febbraio h 10
Rocco e i suoi fratelli 
R.: Luchino Visconti. Sc.: Suso Cecchi d’Amico, Enrico Medioli, L. Visconti, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, da Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori. Int.: Alain Delon, Renato Salvatori, Annie Girardot, Katina Paxinou, Paolo Stoppa, Claudia Cardinale. 

Italia/Francia, 1960, 177’.

La saga della famiglia Parondi, emigrata a Milano dalla Lucania. Vita grama per la madre (vedova) e per i 4 figli: tanta fame, lavoro poco e durissimo. Tra i due fratelli maggiori, Simone e Rocco, scoppieranno presto forti tensioni, e a farne le spese sarà Nadia, una prostituta di cui entrambi sono innamorati.