Midnight in Paris, Quartieri Spagnoli luogo per la trasposizione teatrale del film di Woody Allen



Da sx: Andrea Narciso, Stefano Pascucci e Marco Aspride (ph Andrea Falasconi)
NAPOLI - Giovedì 17 maggio 2018, Teatro La giostra di Napoli, Midnight in Paris di Woody Allen. Lo spazio dei Quartieri Spagnoli diviene luogo di creazione per la trasposizione teatrale di uno fra i più affascinanti film scritti e diretti da Woody Allen.

Nostalgia, illusione, sogno romantico, realismo per sognare un passato legato al luogo magico della letteratura. E’ la visione di un luogo simulacro della vita con le sue atmosfere e sensazioni che Maria e Valeria Tavassi ricreeranno al Teatro La giostra di Napoli, da giovedì 17 maggio 2018 alle ore 20.45 (repliche fino a domenica 20) per il debutto, in prima teatrale, per la loro trasposizione teatrale di Midnight in Paris, fra i più affascinanti film scritti e diretti da Woody Allen.

Rossana Cifariello e Peppe Villa (ph Andrea Falasconi)
Lo spazio multidisciplinare dei Quartieri Spagnoli, alla sua prima produzione in questa stagione inaugurale, diviene, così, fervente luogo di creazione scenica, oltre che di ospitalità, d'idee e di “confronto” costante con i molteplici linguaggi artistici proposti.

Nutrito è il cast dell’allestimento, che vedrà impegnati in scena, in ordine di apparizione, Marianna Robustelli, Andrea Narciso, Peppe Villa, Rossana Cifariello, Angela Rosa D'Auria, Luca Narciso, Rossella Amato, Michele Capone, Gianluca D'Agostino, Maria Angela Robustelli, Tiziana D'Angelo, Marco Aspride, Stefano Pascucci, affiancati dai danzatori Giorgia Di Razza, Marco Lombardi, Benedetta Rupe, Alessia Vanacore.

“Non riesco a finire il libro. Non riesco. Me ne sto davanti a questa maledetta scrivania tutto il giorno, dalla mattina alla sera, e devo solo mettere giù una cosa, forse una frase soltanto, o forse di più, non lo so, ma non ce la faccio”.

Questo affermava Hemingway a proposito del suo libro “Festa mobile”, rimasto incompleto, nel quale lo scrittore surrealista inneggia al “vivere da scrittori” nel periodo trascorso nella piovosa Parigi degli anni ‘20.

A Gil Pender, protagonista della storia di Midnight in Paris, accade, più o meno, lo stesso. E’ uno sceneggiatore di successo di Hollywood che, stanco di sentirsi uno “scribacchino”, si cimenta nella stesura di un vero romanzo.  La sua opera è, in realtà, quasi completa, ma gli manca l’ispirazione finale per poterlo completare degnamente.

L’idea di un passato mai vissuto, che tale rimarrà, da lui considerato come “epoca d’oro” nella quale vivere finalmente felice, non gli permette di comprendere che, in realtà, le sue insoddisfazioni riguardano il presente. Dove trovare questa vena artistica se non tra i Boulevard di Parigi?

Perdendosi, così, in magiche e oniriche trasposizioni d’epoca, scandite dai rintocchi della mezzanotte in compagnia di Hemingway, Fitzgerald, Picasso, Gertrude Stein, Buñuel e la seducente Adriana, Gil pensa di aver trovato finalmente la sua dimensione, rifugiandosi in un’epoca, a suo dire, perfetta.

Sarà l’amara e inaspettata delusione a condurre Gil finalmente sulla giusta via, così da poter prendere atto che l’importanza nella vita è capire il presente, l’unica epoca in cui potremo mai esistere.

Midnight in Paris di Woody Allen
Napoli, Teatro La giostra - da giovedì 17 a domenica 20 maggio 2018
Inizio delle rappresentazioni teatrali ore 20.45

Teatro La giostra/Speranzella81
presenta

Midnight in Paris
di Woody Allen

adattamento teatrale e regia Maria e Valeria Tavassi

personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Inez Blair, Marianna Robustelli
Gil Pender, Andrea Narciso
John Blair, Peppe Villa
Helen Blair, Rossana Cifariello
Carol Bates, Zelda Fitzgerald, Angela Rosa D'Auria
Paul Bates, Detective Tisserant, Luca Narciso
Guida turistica, Gabrielle, Rossella Amato
Scott Fitzgerald, Michele Capone
Ernest Hemingway, Gianluca D'Agostino
Adriana, Maria Angela Robustelli
Gertrude Stein, Tiziana D'Angelo
Pablo Picasso, Luis Buñuel, Marco Aspride
Salvador Dalì, Stefano Pascucci

con la partecipazione della Scuola  "Progetto Danza" di Cinzia Di Napoli e Paola Mola
coreografie Marco Lombardi

danzatori
Giorgia Di Razza, Marco Lombardi
Benedetta Rupe, Alessia Vanacore

costumi Susy Garofalo, audio-video editing Coop. FlyUp,
trucco e parrucco Sara Masuzzo, disegno luci Davide Carità,
elementi di scena Giuseppe Razzino, foto di scena Andrea Falasconi

durata della rappresentazione 80’ circa, senza intervallo

prima teatrale

Sinossi

“Non riesco a finire il libro. Non riesco. Me ne sto davanti a questa maledetta scrivania tutto il giorno, dalla mattina alla sera, e devo solo mettere giù una cosa, forse una frase soltanto, o forse di più, non lo so, ma non ce la faccio… Un libro dannatamente meraviglioso e non riesco a finirlo. Mi capisci?”

Questo diceva Hemingway del suo libro “Festa mobile” , rimasto incompleto, nel quale lo scrittore surrealista inneggia al “vivere da scrittori” negli anni trascorsi nella piovosa Parigi degli anni venti.

Il legame tra la realtà e la fantasia è nello scrivere un atto talmente vivo che ambedue diventano “personaggi” della storia, divenendo talvolta, ciascuna l’altra e viceversa, senza però perdere la propria identità.

A Gil Pender, protagonista della nostra storia, accade più o meno lo stesso. E’ uno sceneggiatore di successo di Hollywood che, stanco di sentirsi uno “scribacchino” si cimenta nella stesura di un vero romanzo.

La sua opera è in realtà quasi completa, ma gli manca l’ispirazione finale per poterlo completare degnamente. Dove trovare questa vena artistica se non tra i Boulevard parigini? Parigi, città dall’immensa bellezza, mito per artisti e scrittori.

Gil, romantico e sognatore, idealizzatore dei magnifici anni ’20, riversa anche nel suo romanzo tutta la nostalgia che caratterizza la sua esistenza.

Ma l’idea di un passato mai vissuto, che tale rimarrà, da lui considerato come “epoca d’oro” nella quale vivere finalmente felice, non gli permette di comprendere che, in realtà, le sue insoddisfazioni del presente riguardano, invece, il fallimento della sua vita sentimentale con Inez, e ancor più la rinuncia alle sue vere aspirazioni e ai suoi sogni barattati, quasi senza accorgersene, con la celebrità e la vita agiata.

Ma Parigi è Parigi, e in essa si avverano eventi inaspettati. Perdendosi, così, in magiche   trasposizioni d’epoca scandite dai rintocchi della mezzanotte in compagnia di Hemingway, Fitzgerald, Picasso, Gertrude Stein, Bunuel e la seducente Adriana, Gil pensa di aver trovato finalmente la sua dimensione rifugiandosi in un’epoca a suo dire perfetta.

Ma Adriana, della quale crede di essersi subito innamorato, musa di Picasso e Modigliani, pur condividendo con lui il suo stesso sentimento di insoddisfazione del presente compensato da un’incontrollabile nostalgia per un passato idealmente bello e perfetto, lo stupirà quando preferirà rinunciare a lui per restare nella sua “epoca d’oro” la Belle Époque.

Sarà questa delusione che porterà Gil finalmente sulla giusta via, quella che lo condurrà a comprendere che l’importanza nella vita è capire il presente, perché il presente è  la sola epoca in cui potremo mai esistere.

Ciò che conta davvero è renderla propria, vivendola appieno con i suoi pregi e i suoi difetti. Questo apprezzamento puro e semplice del presente è palese nella camminata finale sul ponte, con una Parigi uggiosa ma ugualmente splendida.

Ed è proprio lì, in quel preciso momento, che sta avendo luogo il presente, e non bisognerebbe perderlo per nessuna ragione.

Note di regia

Proporre in teatro la messa in scena di una pellicola cinematografica di grande impatto e dai contenuti fortemente condivisibili sui quali poter discutere è, secondo noi, un’operazione molto stimolante, sia sotto il profilo artistico sia puramente tecnico.

La scelta di uno dei più affascinanti film scritti e diretti da Woody Allen quale “Midnight in Paris” è invece una scelta dettata dal fascino dei suoi contenuti, che fotografano con accurata precisione, con arguto umorismo e con bruciante passione la vita di tutti i giorni, con le sue contraddizioni.
L’artista, quello che intende lasciare il segno, non dovrà soccombere alla disperazione di un quotidiano insoddisfacente, bensì trovare “un antidoto per la futilità dell’esistenza”.

Allo stesso modo, colui che vorrà vivere appieno dovrà “amare in modo autentico con passione e coraggio”, per sconfiggere, almeno a tratti,  la paura della morte che tanto affligge la nostra esistenza.

Non meno affascinante è l’idea dell’illusione. Non ha nulla a che vedere col sogno, che a nostro parere non va mai abbandonato, ma riguarda l’idea errata che il passato, inteso come luogo temporale o fisico a noi estraneo o lontano, sia migliore di quello che viviamo.

Vivere con foga e amare follemente, dunque, imparando ad apprezzare il “bello” che ci circonda, senza mai rinunciare alle nostre aspirazioni con coraggio e passione evitando di rifugiarci nelle illusioni per timore di affrontare il presente.

Nostalgia, illusione, sogno romantico, realismo. Sognare un passato legato ad una città magica, saltare avanti e indietro nel tempo per abbandonare il presente e le crisi esistenziali ad esso legate.
Saltare avanti e indietro nel tempo per trovare la forza e il coraggio di cambiare la realtà senza però seguire il sogno del suo sogno.

Considerare il realismo come la voglia di sognare e il coraggio di portare il sogno nel presente.
L’artista non è colui che fugge, ma colui che con la sua opera cerca di dare senso e speranza alla vita, contrapponendosi ad un’esistenza, troppo spesso, priva di senso.

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