Lorenza Morello: M5S moderni patrizi. Di Maio e Salvini al potere grazie ai governanti precedenti



Lorenza Morello
ROMA - Lei pensa che veramente in Europa abbiano paura del nuovo Governo italiano guidato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini?

«Beh, sicuramente concordo con il Presidente emerito Napolitano sul fatto che servano “risposte non retoriche” dal governo sul rapporto tra Italia e Unione europea, perché ogni discorso “sfuggente” su questo tema sarebbe “un inganno”. E credo che l’Unione Europea, da un lato rasserenata dal fatto che la nostra precarietà politica sembri attualmente appianata, sia certamente interessata a capire se e quale peso avranno le frange più estremiste che compongono le due forze al Governo».

A rispondere ad alcune mie domande, e curiosità, sulle opere future del nuovo Governo del Paese, e sulle figure principali del medesimo Esecutivo, è la dottoressa Lorenza Morello, giurista d'impresa, presidente nazionale di Avvocati per la mediazione, nonché attenta analista dei fatti della politica nazionale e internazionale.

Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha sempre voluto la nascita di un Governo nel rispetto del voto degli italiani. Luigi Di Maio e Matteo Salvini riusciranno a comunicare a chi li ha votati quale è il vero Senso delle Istituzioni e cosa significa Servire lo Stato?

«Si insegna con i fatti, non con le parole».

Di Maio dice "da oggi lo Stato siamo noi"... Lei sostiene che in un Paese decente una frase del genere avrebbe scandalizzato, nel nostro passa ahimè inosservata. Siamo indecenti?

«No, ma la maggioranza di noi ha perso la capacità di analisi critica delle situazioni. Viviamo in una società che non ci aiuta a pensare anzi, semmai, spinge all’omologazione coattiva. Pensare “il pensiero già pensato da altri” non è pensare, ma ripetere. È più comodo, più facile e più rassicurante perché ci fa sentire parte di un qualcosa. Ecco perché difficilmente si trova chi sottolinea le sfumature importanti della quotidianità, perché passano inosservate. I “capi bastone” della comunicazione puntano il dito contro due o tre concetti (possibilmente semplici e lineari) contro i quali lanciare le fila dei propri sodali, e su tutto il resto si tace.
Inoltre, come lei avrà notato, quando io ho fatto le mie considerazioni in merito alla dichiarazione di Di Maio alla Bocca della verità, gli attacchi che ne sono giunti erano privi di valore nel merito. Il dato comune era “Se non stai con noi stai contro di noi e quindi ti insulto”. Ti insulto a priori, senza nemmeno cercare di capire cosa hai detto, e perché. Un altro dato spaventoso dell’Italia di questi anni, e di tutti i leader che si sono succeduti (nessuno escluso), è che non si è più in grado di accettare un’analisi critica, nemmeno quando questa ha volontà di dialogo costruttivo. E negare la dissenting opinion è quanto di più letale ci sia, in ogni ambiente».

Una definizione moderna di popolo...

«Difficile...forse quella che più mi sembra congeniale sarebbe quella di una collettività riconducibile al livello inferiore e anonimo della massa etnico-politica, al quale tuttavia sarebbe consentita, spec. secondo le teorie dei Romantici, l'elaborazione e la conservazione degli elementi più caratteristici e più genuini (e per ciò stesso più validi) del patrimonio culturale della nazione».

La Democrazia ha sancito che oggi governano l'Italia Di Maio e Salvini. Precedentemente, sempre la Democrazia, ha lasciato governare un prescritto, poi un latitante, poi, ancora, un pregiudicato. Come la mettiamo?

«Questa non è colpa della Democrazia, ma delle regole di accesso all’elettorato attivo e passivo del nostro Paese. Non abbiamo il coraggio di applicare realmente una norma tanto doverosa quanto fondamentale che è quella dell’interdizione dai pubblici uffici, e questi sono i risultati».

Sui barconi, e in mare, sono tutti clandestini... Salvini come e cosa farà? Ha un piano rivoluzionario che non conosciamo?

«Può essere. È anche vero che gestire il tema migranti in un Paese come l’Italia (l’unico d’Europa ad avere il mare da ogni lato) è ben altra cosa che gestirlo in qualsiasi altro Stato. Per questo concordo sul fatto che l’Unione europea debba tenere conto delle peculiarità di ciascuno. Inoltre, politica d’accoglienza significa in primis rispetto dei diritti umani, ma non che si debba accogliere tutti, questa è pura follia, che peraltro danneggia sia l’accolto sia l’ospite».

Questo Esecutivo è veramente pericoloso?

«Ciò che era pericoloso in questo momento era restare senza un Governo, sul resto sarà il tempo a dire. Dobbiamo essere democratici e “lasciarli provare”. D’altronde, se loro sono giunti al potere è merito dei grandi politici che fino a ieri hanno guidato il Paese...e adesso vorrei capire chi mi può dire che non sono stati pericolosi quelli!»

Esistono Governi plebei e Governi patrizi?

«Non più. Anche il movimento stesso ha dimostrato di essere in realtà una sorta di SpA: i moderni patrizi».

I nostri giornali hanno "massacrato" e "massacrano" gli altri Paesi europei, e i relativi leader. Perché tanto scandalo quando dall'estero scrivono di noi?

«C’è modo e modo di fare notizia, critica e satira politica. Io personalmente (che amo molto l’arte della satira, e inviterei chi dei nostri lettori non ne fosse a conoscenza a documentarsi sul dove come quando e perché questa è nata) ritengo però che non andrebbe mai superato il confine del buon gusto e della decenza. È vero che si deve potere dire tutto, ma non in tutti i modi».

E' vero che l'unica opposizione a questo Governo saranno i Mercati? Tanto in Parlamento...

«I mercati mostrano un approccio pragmatico nei confronti del Governo attuale, ma restano in guardia. Lo spread tra Btp decennali e Bund tedescchi viaggia in area 215 punti base a fronte dei 231 punti della chiusura di venerdì scorso. Secondo gli esperti, i mercati hanno apprezzato il fatto che in Italia adesso ci sia un Governo in carica, anche se la volatilità potrebbe risalire. Sotto osservazione sono ora le prossime mosse dei ministri "pesanti"...da parte dei mercati, di certo, e mi auguro anche da parte del Parlamento».

Ma lei, in questa chiacchierata, non ha mai citato la parola Conte (Giuseppe). Perché?

«Lei non me l’ha chiesto...»

di Giuseppe Rapuano

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