Dissesto Comuni, Corte dei conti: oltre 8 miliardi di debiti

Guido Carlino, presidente della Corte dei conti, ritratto ufficiale
Guido Carlino, presidente della Corte dei conti

ROMA - Negli ultimi anni le crisi finanziarie dei Comuni italiani hanno registrato un andamento in crescita, con decine di nuovi casi ogni anno e una distribuzione territoriale fortemente sbilanciata. A evidenziarlo è il referto della Corte dei conti, che analizza dissesti e procedure di riequilibrio ancora aperte nel Paese. Il fenomeno, pur coinvolgendo una quota limitata di Enti, riguarda milioni di cittadini e miliardi di debiti. Dall'analisi emergono criticità normative, ma anche nuovi strumenti di prevenzione, tra cooperazione istituzionale e modelli predittivi basati sull'intelligenza artificiale. Una fotografia aggiornata che aiuta a comprendere lo stato di salute della finanza locale italiana.

Nel Centro Italia il numero dei casi è limitato ad eccezione del Lazio

Il dato dei dissesti nei Comuni italiani conferma una crescita significativa, con circa 60 nuovi casi all’anno dal 2012 e una marcata differenziazione nella distribuzione territoriale. La maggiore concentrazione delle situazioni critiche si registra in Sicilia, Calabria e Campania. L’andamento appare, invece, più contenuto nelle altre regioni del Sud, pur coinvolgendo, o avendo coinvolto, centri medio-grandi come Brindisi, Chieti, Foggia, Lecce, Taranto e Potenza. Nel Centro Italia il numero dei casi è limitato, ad eccezione del Lazio. Al Nord, infine, l’incidenza resta marginale, pur interessando alcune realtà di rilievo come Alessandria, Imperia, Savona, Segrate, Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese. È quanto emerge dal referto monotematico sulle crisi finanziarie dei Comuni, approvato con delibera n. 3/SEZAUT/2026/FRG della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, che ricostruisce le procedure di riequilibrio e dissesto avviate sia nel 2024 che nel primo semestre 2025, offrendo un quadro dettagliato delle situazioni ancora aperte al 2024.

Attivate 1383 procedure (795 dissesti e 588 riequilibri)

Il documento, che analizza la ripartizione territoriale e le caratteristiche principali del fenomeno, si sofferma sull’efficacia della normativa prevista dal Testo Unico degli enti locali (Tuel), mettendo in luce le criticità emerse e gli interventi necessari per rafforzare la gestione delle crisi e la stabilità finanziaria degli enti locali stessi.

A fine 2024 – si legge nell’analisi – risultano attivate 1383 procedure (795 dissesti e 588 riequilibri), di cui 880 in Sicilia, Calabria e Campania, con 1.001 Comuni coinvolti. I 487 procedimenti tuttora in corso (227 dissesti e 260 riequilibri), pur rappresentando solo il 6,1% dei 7896 Comuni italiani, interessano comunità vicine agli 8 milioni di abitanti e una massa debitoria complessiva superiore agli 8 miliardi di euro. Il dato è più alto nei Comuni più grandi, dove la maggiore articolazione organizzativa rende più difficile il percorso di risanamento. Nei centri minori, invece, gli interventi di accompagnamento consentono solitamente condizioni di equilibrio più rapide.

I “Patti con il Governo” introdotti nel 2021–2022 per i Comuni capoluogo

Lo scenario, pur concentrato soprattutto nel Mezzogiorno, con casi limitati al Nord, assume rilievo per l’impatto sui territori più popolosi. Per la Corte dei conti, l’attuale assetto normativo non risulta più adeguato e richiede una riforma organica. I “Patti con il Governo”, introdotti nel 2021–2022 per i Comuni capoluogo e non ancora recepiti nel Tuel, stanno producendo risultati positivi nei contesti più complessi, rafforzando la cooperazione tra livelli di governo e contribuendo a superare diverse criticità, anche in assenza di precedenti procedure di crisi, come a Venezia, Torino, Salerno e Genova. L’impiego di strumenti di previsione basati su algoritmi e intelligenza artificiale – conclude la magistratura contabile - potrebbe rafforzare in modo significativo la capacità di prevenzione. In questa prospettiva si colloca il progetto MoDì, un modello sviluppato dalla Corte per l’individuazione tempestiva dei segnali di rischio di squilibrio economico-finanziario - riporta il comunicato stampa della Cdc -.

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