Referendum sulla giustizia: perché Lumia dice No

Giuseppe Lumia con giacca scura parla gesticolando con le mani davanti a una parete decorata con cuori colorati
Giuseppe Lumia durante l'intervento a Macchiagodena, mentre gesticola per enfatizzare il suo discorso

MACCHIAGODENA - Dall'incontro che ho avuto a Macchiagodena (Isernia), martedì 17 marzo 2026, con Giuseppe Lumia, ex presidente della commissione parlamentare Antimafia, ho appreso i diversi motivi che spingono il già parlamentare della sinistra a votare no al referendum sulla giustizia di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. E perché Lumia invita i cittadini a votare No. Il referendum è confermativo, non richiede quorum. Nel cuore del dibattito sul referendum costituzionale sulla giustizia, emergono posizioni forti e controverse. L'onorevole espone le ragioni del suo deciso No, denunciando i rischi che, a suo avviso, la riforma comporterebbe per l’equilibrio dei poteri e la qualità della democrazia. Un contributo utile per comprendere cosa è davvero in gioco.

Presidente, il testo di legge costituzionale "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" viene fuori da una strategia del Governo e del guardasigilli Nordio, in particolare?

«Il Governo ha surclassato il Parlamento e rifiutato qualunque emendamento. In Italia, la destra vuole spostare l'asse del potere verso l'esecutivo, a discapito del legislativo; con questa riforma anche del giudiziario. Oggi, a causa dei modi di agire di Trump, vive la premoderna idea politica secondo cui chi vince le elezioni deve imporsi su tutti gli altri poteri, premiando chi si sottomette e aggredendo chi agisce - anche se si tratta di magistrati - nel rispetto delle responsabilità assegnate dalla legge».

Il bilanciamento dei poteri è un principio costitutivo della democrazia....

«Questo lo dobbiamo comprendere bene. Non si tratta di un capriccio della magistratura. Le vere democrazie si articolano in pesi e contrappesi; quando si altera questo equilibrio, si imboccano strade autoritarie e oscurantiste. La riforma Nordio è cara a una certa idea di potere che le destre pensano di conquistare in tutte le democrazie europee e occidentali».

Lumia, secondo lei esiste un piano già organizzato?

«Direi che siamo di fronte a un organico disegno che intende stravolgere la nostra Costituzione: con questa riforma si vuole ridimensionare il potere giudiziario, con l’altra riforma sul premierato si punta a limitare il potere legislativo, con la riforma sull’autonomia differenziata si mira a ridurre il principio di uguaglianza sociale e territoriale».

Si sostiene che la riforma Nordio sia orientata a separare le carriere tra il pubblico ministero e il giudice...

«No! No! Già ora è consentito un solo passaggio tra le due funzioni nella carriera di magistrato. Per la migliore formazione del magistrato, io penso che si debba fare iniziare la professione di tutti i magistrati nella funzione giudicante e selezionare il requirente (il pm) tra essi, dopo almeno tre anni di concreto esercizio della cultura della prova e della valutazione nel giudizio, che si matura appunto solo nella realtà processuale giudicante».

Sull'abolizione delle correnti interne, o presunta tale, lei cosa ne pensa?

«Il sorteggio... Più volte, in Parlamento, quando mi sono occupato di altre riforme sociali, ho sostenuto che non è detto che il migliore medico in sala operatoria sia in grado di rappresentare e guidare le politiche sanitarie.

Lo stesso ragionamento vale per gli avvocati: non è detto che il migliore di loro in un’aula di tribunale sia automaticamente il più bravo tanto da meritare di guidare l’Ordine degli avvocati. Ecco perché con il sorteggio si rischia di inviare nell’organo di autogoverno dei magistrati persone del tutto prive di una cultura organizzativa e di una visione d’insieme necessarie a regolare la vita professionale dei magistrati».

Sui manifesti elettorali esposti nelle città italiane si fa capire che il Governo vuole migliorare la giustizia e lo fa per i cittadini. È vero?

«Con questa riforma non si vuole migliorare la giustizia abbreviandone i tempi, migliorandone l’efficienza e la capacità organizzativa. La verità è che il giorno dopo un’eventuale vittoria del Sì, non cambierebbe niente rispetto alle legittime aspettative dei cittadini. I problemi esistenti rimarrebbero aperti e anzi, in base alle risorse umane ed economiche che in questi anni il Governo ha riservato al settore della giustizia, la previsione è che potranno solo peggiorare».

Allora, presidente Lumia, perché il Governo ha scritto una riforma di tale portata costituzionale?

«Diciamo prima che il Governo ha imposto le ampie modifiche della Costituzione (ben 7 articoli) al Parlamento, pretendendo che non fosse cambiata neanche una virgola e che si corresse all’impazzata per l’approvazione. Con questa riforma della magistratura si mette in seria discussione l’architrave della vita democratica: la divisione e il bilanciamento dei poteri. Il ministro Nordio in più occasioni è stato chiaro al riguardo, sostenendo la necessità di ridimensionare il ruolo dei magistrati e affermare la primazia della politica e del Governo».

Se passasse il Sì al referendum del 22 e 23 marzo, lei pensa veramente che il pubblico ministero potrebbe essere sottoposto al controllo del Governo?

«Sarebbe una conseguenza logica. Diversamente, con questa legge costituzionale si realizzerebbe un effetto opposto a quello voluto, perché si attribuirebbe al pubblico ministero un ruolo talmente preminente da mettere in discussione l’equilibrio tra accusa e difesa. È facile prevedere due altri possibili interventi che sottoporrebbero ancora di più il potere giudiziario a quello esecutivo: l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, cosicché sarebbe il governo a stabilire quali reati perseguire prioritariamente, e il passaggio della polizia giudiziaria sotto il controllo del ministero dell’Interno».

di Giuseppe Rapuano

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