Travaglio, politica e media: lo specchio del voto


Una foto dal vivo scattata durante lo spettacolo teatrale di Marco Travaglio. Sul palco del Teatro Duse, il giornalista è in piedi al centro sotto un riflettore, davanti a un grande schermo che proietta il logo rosso e bianco dello spettacolo 'Cornuti e Contenti'. Ai lati della scena, due grandi stendardi verticali con la scritta 'Cornuti' e 'Contenti' incorniciano il palco in un'atmosfera di forte impatto visivo
Sold out al Teatro Duse per il nuovo spettacolo di Marco Travaglio, 'Cornuti e Contenti. Ma non sarà anche colpa nostra?'

BOLOGNA - Lo specchio è lo strumento più adatto per capire la politica. Nel riflesso c’è un colpevole, o un complice. Mai un assolto. Ognuno, a suo modo, contribuisce. Parafrasando le trite parole di de Maistre, ogni società ha la classe politica che merita. Marco Travaglio ribadisce il concetto con Cornuti e contenti, in doppia data al Teatro Duse di Bologna, il 27 e 28 aprile 2026. Per quanto il direttore de il Fatto Quotidiano bersagli i politici, il focus è sugli elettori. Meloni, Tajani, Berlusconi, Renzi, Salis, Scajola, Calderoli, Angelucci, Di Maio, Fassino, Calenda, Vannacci: se gli elettori si fossero espressi diversamente, i cognomi citati non avrebbero costituito che un elenco di sconosciuti. Eppure, i cittadini si comportano come se l’attuale decadenza della classe politica dipenda da altri che da loro, e dalle loro preferenze alle urne. Nonostante ormai si voti prescindendo dalla netta contrapposizione destra-sinistra, e si seguano perciò criteri differenti, ad esempio la “novità” sulla scena di un personaggio, la decisione spetta comunque agli elettori. E i politici lo sanno. L’esito del referendum del 22 e 23 marzo 2026 è una prova tangibile: il No vince, arrivano le dimissioni di Bartolozzi, Delmastro e Santanchè.

Il ruolo dei media e la libertà di stampa

Sarebbe ingiusto ed imparziale, però, non considerare altri elementi, che contribuiscono ad orientare la scelta degli elettori. Primi fra tutti, i media: radio, televisione e, soprattutto, giornali. Per compiere un’analisi adeguata, occorre partire da un dato specifico - non citato nel corso dello spettacolo, ma che riporto in questa sede - e tenerlo ben presente: l’Italia è quarantanovesima al mondo per libertà di stampa (Reporter senza frontiere, 2025). Tuttavia, non ritengo che manchi la libertà d’espressione, ma il suo esercizio. Una delle ragioni è presto detta: la maggior parte dei giornali italiani è proprietà di grandi gruppi, di individui che detengono potere. Consequenzialmente, è difficile, se non impossibile, che chi scriva sia davvero libero. In tal senso, Travaglio riporta una serie di esempi che lo dimostrano.

Propaganda, logiche di potere e informazione indipendente

Titoli rimpiccioliti, termini utilizzati in maniera impropria, persino notizie inesistenti: questo l’armamentario dei giornalisti in veste di servi devoti. Il modo in cui vengono trattati determinati argomenti è una cartina di tornasole, specie in ambito internazionale: la propaganda bellicista viene costantemente alimentata, il genocidio palestinese condannato malvolentieri.

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D’altra parte, coloro che tentano di muoversi all’infuori di simili logiche di potere ricevono attacchi continui, che mirano a delegittimare chi scrive liberamente. A conti fatti, pochi giornali, tra cui il Fatto Quotidiano stesso, possono fregiarsi di non essere foraggiati da chicchessia e di non ricevere alcun finanziamento pubblico. Quest’ultimo punto consente di affrontare una questione ulteriore.

Il sistema dei finanziamenti e la responsabilità del singolo

In Italia si vendono più giornalisti che giornali. Tuttavia, la maggioranza dei giornali accoglie nelle proprie casse lauti finanziamenti pubblici, indipendentemente dalle copie vendute. Anche se le vendite registrano un calo inesorabile, arrivano milioni di euro. Travaglio commenta alcuni dei casi più eclatanti, sottolineando il peso specifico di questa falla nel sistema. Tuttavia, come sostiene il direttore del Fatto, l’editoria libera ed indipendente non è un miraggio, sebbene comporti sacrificio. Per quanto ideologicamente divisivo, Travaglio dimostra le riconosciute preparazione ed efficacia comunicativa. Il monito che lo spettacolo rivolge allo spettatore è che il singolo individuo ha sempre fatto la differenza sulla società, e continuerà a farla. Per questo, bisognerebbe informarsi e votare con la consapevolezza di compiere azioni che non rientrano soltanto nei nostri diritti, ma nei nostri doveri.

di Alessandro Ciccone

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