Eugenio Bennato e Goran Bregovic in concerto all'Arena Flegrea, Napoli
NAPOLI - Ogni tanto imito il navigatore, ci penso mentre prendiamo la strada del ritorno e la signora o signorina o intelligenza artificiale mi ricorda come se fosse Antani che si torna in Molise, nella mia terra altra in cui tre anni fa ebbi l’onore di presentare un concerto di Eugenio Bennato in una fredda sera nel caldo paese di Macchiagodena, in provincia di Isernia, tanto caldo che una persona sconosciuta mi prestò un cappotto perché non prendessi freddo in quella indimenticabile notte.
Eugenio Bennato ha cominciato a suonare e noi coi polsi che battevano abbiamo iniziato a ballare
Ma questa di notte racconta un’altra storia. Luglio (giorno 7) e l’Arena Flegrea, un sorprendente luogo di assoluta meraviglia immerso nel cuore di Napoli, l’unico cuore che batte sempre per gli ultimi, hanno ospitato un concerto che forse non ci saremmo immaginati: Goran Bregovic e Eugenio Bennato insieme. Insieme anche se separati e anche se le loro strade e i loro palchi si sono già incontrati a Beirut, in un passato lontano e vivo. Come tutte quelle che hanno presentato il concerto di Bennato in Molise, ho potuto godere del bello e del buono in uno spazio così vicino al palco che sentivo le percussioni battermi nei polsi, così quando Eugenio è entrato in scena e ha cominciato a suonare, noi coi polsi che battevano abbiamo iniziato a ballare, tutti, stare seduti era impossibile, e anche le ballate avevano bisogno che si muovesse il corpo ad accompagnare il Maestro e la sua storia, la sua danzatrice di pizzica, la sua cantante e i musicisti con l’anima del Mediterraneo che ci portiamo dentro, àncora e catena.
La grande musica è per tutti...
Quasi ultraterreno, aereo, Goran Bregovic
Avremmo voluto che durasse di più l’esibizione di Bennato, una mezz’ora che non ci è bastata, anche se poi è arrivato lui, questa specie di divinità gentile, coi suoi racconti e la sua voce tanto affascinante che sogneresti di sedertici di fronte e che vacanza potesse significare starlo ad ascoltare per giorni. Quasi ultraterreno, aereo. Goran Bregovic. La sua orchestra per matrimoni e funerali ci ha fatto schiattare di risate. Certo “Schiattare” non è un termine che si dovrebbe usare, ma non può esistere una parola che renda meglio l’idea del divertimento che questo colorato e eterogeneo gruppo di strabilianti musicisti ci ha fatto sentire. Il sorriso ti si stampa sulla faccia e ti accompagna per giorni in tutte le ordinarie incombenze, quando assisti a eventi così. La vita non è quelle incombenze, è nelle piccole inaspettate straordinarie cose. L’umanità più diversa trova in questi contesti la maniera tutta sua di amalgamarsi, di annientare le distanze di età, cultura, modi di vivere e pensare, perché la buona musica ha la maestria di mettere insieme.
L’immagine che in apparenza non c’entra niente col concerto
Lo so, è una banalità, ma la mia anima e più felice ora, nonostante il navigatore, l’aria è fresca dopo il caldo del giorno, sono sazia e leggera. E a voi ho deciso di regalare un’immagine che in apparenza non c’entra niente col concerto di cui ho scritto, ma che invece ne contiene l’essenza, con la musica di Goran un po’ lontana, dall’altra parte dell’Arena, qualcuno dava da mangiare a un bambino, cullato da quel canto. Mi ha permesso di fotografarlo e di condividere quel momento con voi. E da questa notte, così intonata, è tutto.
di Greta Rodan
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