giovedì 31 agosto 2017

Euphorbia Paralias (o Euphorbia della sabbia) in gran parte distrutta,protesta a Vibonati

VIBONATI - Grazie anche alle continue segnalazioni di cittadini e volontari anche di altre Associazione, sensibili a certe tematiche, purtroppo a volte lasciati soli ad affrontare “particolari problematiche di salvaguardia e tutela dell’ambiente”, l’Associazione Ambientalista Accademia Kronos di Salerno immediatamente si è fatta carico per  intervenire in merito ai fatti segnalati e riscontrati. In data 17/08/2017 l’AK Salerno in una prima comunicazione portava a conoscenza il Sindaco del Comune di Vibonati, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico ed il Presidente del Parco Nazionale del Cilento che a causa della costante e pressante azione antropica ed in particolare del transito veicolare e pedonale nonché accensione di falò, proprio sulle aree dunali site in località Oliveta e Santa Maria Lì Piani nel Comune di Vibonati, la vegetazione presente, caratterizzata in prevalenza da popolazioni stabili di Pancratium Maritimum ma, anche della più rara specie Euphorbia Paralias (o Euphorbia della sabbia), ed altre tipiche essenze dunali, erano state in gran parte distrutte.

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Nella missiva del 17 Agosto si informava altresì che la mancanza di idonea delimitazione utile sia a tutela dell’area dunale che per una maggiore disciplina del transito pedonale e veicolare aveva di fatto reso inutile anche la tabellazione di una precedente ordinanza sindacale, sulla cui “efficacia” si evidenziano palesi riscontri negativi.
Purtroppo dopo il NULLA DI FATTO da parte delle Amministrazioni interessate che ad ogni buon fine, risultano informate anche per conoscenza,  non avendo l’Accademia Kronos di Salerno ricevuto alcuna comunicazione e/o presa d’atto di quanto segnalato, ne deduce in maniera chiara la poca attenzione per quanto segnalato. 


Ancor piu’ grave è il fatto che in mancanza di provvedimenti,  si verifica un ulteriore aggravarsi di tale situazione così come documentato anche da rilievi fotografici acquisiti.


Nella specifica dei fatti quindi l’AK Salerno sottolinea anche come   ignoti nei giorni scorsi abbiano addirittura distrutto la tabellazione e divelto i pali in legno su cui erano  affisse le ordinanze comunali, in merito alla regolamentazione dell’area, e che proprio alcune delle aree dunali tabellate ed utilizzate per porre in sosta le autovetture dei bagnanti, sembrerebbero essere state interessate da apporti di materiali simili alla scarificatura del manto stradale,certamente per rendere piu’ agevole il transito delle auto sul terreno sabbioso.

Ad oggi sembrerebbe proprio che ogni provvedimento sia completamente e continuamente disatteso, circostanza che, unitamente al ritardo nell’adozione di qualsiasi rimedio, di fatto comporta un incremento del danno a tale specie rara e all’Area naturale dunale.


Il Presidente dell’Associazione Accademia Kronos di Salerno Alfonso De Bartolomeis dice: “Il nostro compito è anche quello di sensibilizzare alla tutela e salvaguardia dei beni naturali, per cui ci auguriamo che al piu’ presto si arrivi ad una soluzione con rimedi validi ed efficaci”  - aggiunge -  “ è nostro dovere sollecitare il Comune di Vibonati per quanto di rispettiva competenza a voler predisporre urgenti interventi di messa in sicurezza della vegetazione dunale nelle località Oliveta e Santa Maria Lì Piani, di voler accertare se effettivamente siano stati apportati sull’area dunale rifiuti speciali, quali gli sfridi provenienti dalla scarificatura del manto stradale, per creare aree di sosta selvagge”.

In tali comunicazioni e per poter seguire ogni sviluppo futuro l’ Associazione Accademia Kronos di Salerno ha altresì richiesto di essere informata in merito al nominativo del Funzionario responsabile del procedimento nonché di qualsiasi provvedimento si rendesse utile adottare, ovviamente nella speranza che l’Amministrazione immediatamente possa adoperarsi in merito.

Coordinamento AK Sez. Prov. di Salerno

Festa della Bandiera, prima uscita del tricolore a Santo Stefano inAspromonte

SANTO STEFANO IN ASPROMONTE - Grande partecipazione popolare ed una interessante prolusione storica per la tredicesima festa della Bandiera a Santo Stefano in Aspromonte. Il sindaco metropolitano di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà ha preso parte alle celebrazioni, organizzate dal Comune di Santo Stefano, con in testa il sindaco Francesco Malara, in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Aspromonte e con la Consulta Giovanile di Santo Stefano, per l’anniversario della prima storica uscita del tricolore nazionale.

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Era il 29 agosto del 1847 quando per la prima volta, i patrioti di Santo Stefano, protagonisti dell’epopea risorgimentale, sventolarono quella che poi fu assunta come bandiera nazionale sulla piazza del paese. Esattamente 170 anni dopo, nella serata di ieri, sulla stessa piazza, la commovente cerimonia dell’alzabandiera, alla presenza dei rappresentanti del Comando Stazione dei Carabinieri di Santo Stefano in Aspromonte, con la straordinaria partecipazione dell’Associazione Nazionale Bersaglieri e con la Fanfara della Sezione di Reggio Calabria, che ha concluso un pomeriggio di studio e di confronto sul Risorgimento italiano e sul ruolo di Santo Stefano e di Reggio Calabria nell’epopea che portò, il 17 marzo del 1861, alla storica proclamazione del Regno d’Italia unita.

Dopo l’inaugurazione dell’opera artistica murale, installata all’ingresso del paese, realizzata dalla professoressa Daniela Autunno, hanno preso parte alla tavola rotonda pomeridiana, oltre al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà, che ne ha concluso i lavori, e al sindaco di Santo Stefano Francesco Malara, cui era affidata la moderazione del convegno, anche i professori Elio D’Agostino e Carmela Cutrì, storici, cultori ed appassionati del periodo risorgimentale, ed in particolare delle vicende che, a cavallo della metà del XIX secolo, interessarono da vicino la comunità di Santo Stefano e l’intero comprensorio aspromontano.

I due docenti hanno intrattenuto il numeroso pubblico di cittadini e turisti - riporta il comunicato stampa -, con due lunghe ed appassionanti relazioni, con l’obiettivo di richiamare fatti e circostanze che portarono, nell’estate del ’47, alla prima storica uscita del tricolore italiano a Santo Stefano in Aspromonte, cittadina dal glorioso passato che dette i natali a patrioti nazionali del calibro di Domenico Romeo, Giannandrea Romeo, Pietro Aristeo Romeo e Stefano Romeo.

Soddisfatto il sindaco di Santo Stefano che ha ringraziato i tanti cittadini che hanno voluto partecipare all’organizzazione dell’evento, divenuto ormai una vera e propria tradizione estiva nel piccolo centro aspromontano.

“Eventi come la Festa della Bandiera richiamano ai valori fondanti della nostra comunità e ci ricordano - ha spiegato Malara - il grande ruolo che i nostri avi ebbero nella costruzione dell’Italia unita. Libertà e democrazia oggi sembrano valori scontati, i giovani pensano che siano sempre esistiti, ma in realtà non è cosi. E sappiamo quanto sangue fu versato, anche qui a Santo Stefano, durante il lungo e sofferto travaglio che portò alla nascita dello Stato italiano. Oggi più che mai dunque - ha aggiunto il sindaco di Santo Stefano - è fondamentale richiamarsi a quei valori, proprio per far capire ai più giovani l’importanza di riconoscersi nei colori del tricolore nazionale, purtroppo spesso vituperato da un dibattito politico attuale superficiale e populista”.

A concludere le celebrazioni, l’intervento del sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà che ha ricordato l’importanza di approfondire le vicende che hanno segnato il percorso storico della comunità reggina “con l’obiettivo - ha spiegato il primo Cittadino - di costruire ed alimentare l’identità comune del nostro territorio, trasformandola in opportunità, anche in chiave turistica”.

“Il nostro è un popolo che ha una grande dignità - ha aggiunto Falcomatà - che ha contribuito in maniera sensibile, anche su scala nazionale, a molti dei processi storici che oggi costituiscono la base fondante della nostra Repubblica. Approfondire questi aspetti, studiarli, attualizzarli e dibatterli, significa richiamarci alle nostre gloriose tradizioni, utilizzandole come traccia per i programmi di sviluppo da costruire per il futuro del nostro territorio. Un popolo senza memoria sia come un albero senza radici, è destinato a morire. Sono tante le iniziative promosse dall’Amministrazione comunale reggina e dalla Città Metropolitana in questo comprensorio, nell’area di Gambarie, di Santo Stefano e dell’intera vallata del Gallico - ha poi aggiunto Falcomatà parlando delle novità intervenute negli ultimi grazie all’ottima sinergia instaurata con gli enti territoriali dell’area aspromontana - investimenti che consentiranno di aumentare in maniera sensibile la dotazione infrastrutturale di questo territorio, alimentando la sua vocazione produttiva fondata principalmente sul settore turistico. 

Mi riferisco ad esempio al Parco Avventura di Forge, recentemente inaugurato, ai progetti inseriti nel Bando Periferie con la riqualificazione del borgo di Podargoni e dell’area di Tre Aie, al progetto Neveplast su Gambarie, per la destagionalizzazione dell’offerta turistica, al cosiddetto Contratto di Fiume, firmato nelle scorse settimane che vede il nostro territorio uno tra i primi in Calabria a dotarsi di una convenzione per l’accesso ai fondi regionali per lo sviluppo. Sono iniziative concrete che danno il senso del grande lavoro che stiamo portando avanti e che, già a partire dai prossimi mesi, con l’arrivo della stagione invernale, farà vedere nuovi ed importanti frutti”.

Performance di circo, a Torino Festa dell’Acrobatica “Una Domenica atesta in giù”

TORINO - Sabato 9 e domenica 10 settembre 2017 la Reale Società Ginnastica di Torino e la sua Flic Scuola di Circo organizzano l’Open Day “Porte aperte al divertimento”, e la Prima Edizione della Festa dell'Acrobatica “Una Domenica a testa in giù”, un intero week end di attività a porte aperte dedicato a tutti i bambini, ragazzi, famiglie e a chiunque voglia partecipare per giocare e sperimentare tante discipline sportive e circensi, provare attrezzi speciali ed avere informazioni e orientamento sulla metodologia, sugli orari e sui costi dei numerosi corsi che inizieranno il prossimo lunedì 18 settembre.

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Sabato 9 settembre, dalle ore 10 alle 18, i qualificati istruttori e l’intero staff della società sportiva più antica d’Italia, che il 17 marzo 2017 ha festeggiato il 173° anniversario, saranno a disposizione dei visitatori e si potrà anche assistere alle esibizioni dei migliori atleti dei settori agonistici e degli artisti circensi della Flic Scuola di Circo.
Queste le attività proposte durante l’Open Day di sabato 9 settembre per adulti, bambini e ragazzi:


- gli adulti potranno sperimentare: Pilates, Acrobatica, Addominali e Strech, Trampolino elastico, Lindy Hop, Danze indiane, Discipline circensi: acrobatica aerea (cerchio, tessuti, corda, trapezio), Arti Marziali: Yoseikanbudo, Iaido, Iodo, Judo, Karate, Ju Jitsu, Military Training e Krav Maga


- per bambini e ragazzi le attività proposte sono: Gym for Kids, Ginnastica artistica, Ginnastica ritmica, trampolino elastico, Judo, Karate, Baby circo, Circoginnastica, Discipline circensi (tessuti, cerchio e trapezio aereo, giocoleria, equilibrismo e prese acrobatiche), Minibasket.

In vari momenti della giornata, si potrà assistere alle esibizioni dei settori agonistici e a performance degli artisti della Flic Scuola di Circo.

Inoltre, sarà possibile visitare la sala dei trofei, la mostra storica e la sede stessa, una palazzina storica di 2.500 mq su cinque piani, nel pieno centro di Torino a pochi passi dalla stazione di Porta Nuova.

Domenica 10 settembre, la Reale Società Ginnastica di Torino e la sua Flic Scuola di Circo invitano tutti i curiosi e gli amanti della gravità e sperimentazione a corpo libero alla Prima Edizione della Festa dell’Acrobatica “Una Domenica a testa in giù”, un’intera giornata alla scoperta di tutta l’acrobatica possibile da provare con istruttori che avvicineranno il pubblico all’acrobatica a terra, a coppie e di gruppo, trampolino elastico, discipline aeree (tessuti, cerchio, corda, trapezio, trapezio ballant), verticali, palo cinese e prese. 

Per rendere accessibile a tutti le attività, la mattinata - dalle 10 alle 13 - è dedicata ai bambini dai 6 ai 15 anni, mentre il pomeriggio – dalle 15 alle 18 è pensato per gli adulti e si conclude con l’Aperitivo circense, per fare due chiacchiere alla fine degli allenamenti mentre gli allievi della Scuola di Circo Flic si esibiscono in alcune performance di circo.

mercoledì 30 agosto 2017

Fabrice Humbert e "Il mondo prima del buio": nazismo e ricostruzione storica

COMO - Il mondo prima del buio, libro di Fabrice Humbert (2011 Edizioni Piemme Spa, pagine 329). Un romanzo che si basa su fatti realmente accaduti, aggiustati e inseriti ad hoc per reggere la storia d’invenzione. Questo è decisamente il presupposto della costruzione del libro di Humbert.

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Si parla del periodo nazista, dei campi di concentramento e, per rispetto alla ricostruzione storica, lo scrittore ha interpellato un ex deportato, appartenente all’associazione francese Buchenwald e alcuni membri della fondazione per la memoria della deportazione a Caen.
Il romanzo mi ha colpita in modo particolare perché, diversamente da altri libri, narra di tre generazioni, ma ne parla dal punto di vista maschile, tramite un nonno, un padre, un figlio.

Il protagonista, il figlio, narra in prima persona la sua vicenda. In realtà ci parla dal libro che sta scrivendo. Lui, professore, va in gita scolastica coi suoi allievi a Buchenwald. Da sempre prova attrazione per il fascino del male e, spesso, nei suoi scritti ha provato a parlarne, a dare spiegazioni. 

Durante la visita nota una vecchia foto: ritrae un prigioniero che assomiglia in modo incredibile a suo padre. Prova a parlarne al genitore, ma questi si nasconde dietro risposte evasive.

Suo padre viene così descritto: “… durante tutta la mia infanzia l’avevo visto avviluppato dentro a silenzi terribili, che duravano a volte parecchi giorni. C’erano delle tempeste dentro di lui…”

Tutto ciò non fa che accrescere la sua curiosità, spingendolo a iniziare una ricerca per conto suo.

Ecco che trova un compagno ancora in vita del prigioniero. Passa quindi da suo nonno, un uomo che sta morendo e che, finalmente, gli dirà la verità.

Le sue ricerche lo conducono a completare un quadro complesso che riguarda proprio la sua famiglia, quindi anche se stesso.

È, questo, un romanzo che scava a fondo nelle generazioni, proponendoci motivazioni, segreti e storie di vita.

Da Le nouvel observateur: “Un esempio magistrale del potere del romanzo”.

martedì 29 agosto 2017

Lorenza Morello sulle violenze di Rimini: a quando un libro del mediatore culturale? Condanniamolo

TORINO - Italia. Emilia-Romagna. Rimini. C'è un mediatore culturale che parla, si esprime, discetta delle violenze sessuali avvenute qualche giorno fa a Rimini. E c'è un mondo che gli si scaglia contro, sostenendo che quest'uomo - dal nome non italiano - straparli; che vada silenziato. Qualcuno addirittura sostiene che debba essere "abbattuto".

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Lorenza Morello
Incrociando la dottoressa Lorenza Morello, presidente di Avvocati per la Mediazione, non ho perso l'occasione di sentirla, per passare a voi lettori il suo pensiero in merito alla terribile vicenda accaduta in una spiaggia romagnola e ad alcuni concetti espressi dalla persona innanzi.
I fatti sono noti, ci soffermiamo su parole e presenti o mancate qualifiche.

Allora, dottoressa Morello: dopo l'esternazione... (termine di alto spessore) del mediatore culturale sulle violenze di Rimini, non sarebbe il caso di sostituire la parola stupro con un'altra denominazione?  

Come lei ben sa, direttore, io non sono una formalista, bensì una sostanzialista. Salvo quando la forma, come in questo caso, è sostanza. Stiamo assistendo a un impoverimento e a un imbarbarimento culturale dettati da molteplici fattori tra i quali sicuramente il dilagante uso dei social network, che senza controllo e senza misura sono un pericolo grave per le generazioni a venire.

Ma oggi, secondo lei, occorre anche un patentino per potere guidare la lingua?

L'umanità dovrebbe fare dei corsi di recupero nel suo insieme, altro che patentino...

Presidente, cosa ha provocato questo signore e cosa provocherà? Sappiamo che il nostro è un Paese infuocato...

Se ne parlerà per un po', e poi, come sempre, finito il clamore dei giornali, il tutto sarà dimenticato. Salvo che qualche illuminato non voglia fare scrivere un libro all'autore di questo scempio, di cui non ripeto il nome solo per non fargli ulteriore pubblicità (altra devianza del mondo della comunicazione contemporanea).

Un mediatore o mediatore culturale deve possedere una conoscenza approfondita del settore di competenza: giuridico, educativo, sanitario o amministrativo...

Il punto della questione da sviscerare, secondo me, è che nell'ambito della mediazione hanno voluto fare rientrare molte cose senza pensare alla selezione e a discapito della serietà di una Professione che è la madre di tutte le professioni. 

Morello, non è che nell'ambito della mediazione rientrano molte cose senza fare differenziazione? E la serietà della professione del mediatore culturale...

Serve tornare a uno studio importante della materia fatta da enti certificati e con professionisti credibili. E poi serve un albo delle eccellenze con stringenti requisiti di ammissione ed esclusione. E la comunità internazionale dei mediatori deve immediatamente stigmatizzare e prendere le distanze dall'accaduto. Io, in qualità di presidente nazionale Apm, l'ho già fatto con una dichiarazione a Sky. Pur essendo oltre oceano, su certi temi bisogna sempre essere vigili.

Il fatto che sia aumentata in modo spropositato la quantità di parole che oggi risulta possibile mettere in circolazione, è un bene o un male?

La ricchezza linguistica è ciò che distingue l'uomo dall'animale. La cultura animale si manifesta per mezzo di un "fare" mentre la cultura umana si caratterizza per un dire. L'essere umano trasmette cultura servendosi in prevalenza della possanza simbolica del proprio linguaggio. Il Grande Dizionario della Lingua Italiana registra 183.594 parole, mentre l'Oxford Dictionary che della lingua inglese ne esprime la complessità, ne registra circa 600.000. Ogni singola lingua può quindi considerarsi, per la complessità delle valenze semantiche che rappresenta, la simbolica raffigurazione della cultura nella quale si è sviluppata. E noi siamo qui a dibattere a ogni piè sospinto di chiudere il liceo classico e, adesso, accorciare i tempi di studio delle scuole superiori. 
A ciascuno la propria conclusione.

Pierfranco Bruni a Spezzano della Sila con “ilcanto.vento”, confine tra prosa e poesia

SPEZZANO DELLA SILA - Lo scrittore Pierfranco Bruni ospite, sabato 2 settembre 2017, agli “Incontri Silani”, 5 Rassegna di Letteratura Nazionale di Camigliatello Silano, ore 18 Pala Sila – Area Parcheggio, via C. Alvaro - con due testi editi da Ferrari. “Il viaggio accanto” e “ilcanto.vento”. La serata sarà introdotta dall’ideatore degli Incontri Egidio Bevilacqua.

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Uno scrittore camaleontico, poliedrico e imprevedibile, Pierfranco Bruni è uno scrittore estremamente versatile che spazia con competenza dal romanzo alla poesia, dai saggi agli articoli. 
Dopo  “Il viaggio accanto”, lo scrittore presenta un nuovo progetto editoriale in digitale “il canto.vento”, pubblicato sempre con la Ferrari Editore, con booktrailer, a cura di Anna Montella, il canto.vento di Pierfranco Bruni, che sarà riferimento agli “Incontri Silani. 

Due percorsi in una visione progettuale in cui il Mediterraneo resta centrale.

Proprio “ilcanto.vento” è un lavoro originale, sulla linea di confine tra prosa e poesia, con un sottotitolo foriero non solo di una ricerca legata alla dimensione più intima dello scrittore, sempre tesa all'emozione, ma anche di anticipazioni e novità: preview di un romanzo.favola che verrà. Una breve anteprima che anticipa l'uscita di un prossimo romanzo o racconto con elementi o spunti favolistici.

Al momento l’autore non ha rilasciato interviste, ma la Ferrari ha confermato l'uscita per gli inizi dell’autunno.

Materializzare il vento, renderlo tangibile, udibile come un canto non è un’impresa semplice, eppure (sono gli eppure che spesso fanno la differenza) Pierfranco Bruni con il suo nuovo libro c’è riuscito. 

Un canto.vento metaforico, mediterraneo che rigenera magicamente e completa con l’incanto dell’immaginazione la storia di Odisseo e le sue dis-avventure. Un esprite de finesse che, applicato ai temi classici, crea un sistema di equilibri di grande forza espressiva. 

Attraverso un racconto che diventa poesia, Pierfranco Bruni, anticipatore di se stesso, ci presenta la preview di un romanzo.favola che verrà.

Un libro intrigante, dominato da una dimensione misteriosa e irrevocabile, simile a quella del sogno, accompagnato da una prefazione di Francesca Londino, nella quale si sottolinea il percorso meta-simbolico del vissuto letterario di Pierfranco Bruni. 

“Il viaggio accanto” è un attraversare la letteratura e la vita sulle onde di una riflessioni che partono da Corrado Alvaro per giungere a un confronto a tutto tondo con lo scrittore Bruni. Un confrontarsi tra i il viaggiare di Alvaro e il proprio viaggio lungo le rotte di Giuseppe Berto, Cesare Pavese, Francesco Grisi. 

Tre scrittori che con Alvaro e Bruni stesso costituiscono un mosaico fondamentale per comprendere il senso di un vocabolario che è mitico- simbolico. Un essere dentro la vita attraverso la letteratura e viceversa. L’eleganza del linguaggio ha accompagnato sempre gli scritti di Bruni e in questi costituisce una temperie contemplativa per penetrare una metafisica dell’anima alla quale spesso Bruni fa riferimento.

Pierfranco Bruni, scrittore, poeta, italianista e critico letterario. Direttore archeologo del progetto Etnie/Letteratura del Mibact e ambasciatore arbëresh nel mondo. Ha viaggiato molto, approdando a Vienna come in Turchia, dove ha avuto sempre contatti con importanti istituzioni culturali pubbliche e private. Ha ricevuto tre volte il Premio alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La passione per la letteratura ha ispirato fin dall'inizio la sua attività di acuto saggista e di narratore. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Ha al suo attivo numerosi articoli, saggi e studi apparsi su riviste specialistiche, in volumi collettanei e in proceedings di conferenze, mentre ha pubblicato molti libri in qualità di autore. È candidato al Premio Nobel per la Letteratura.

lunedì 28 agosto 2017

Il nucleo del casato Bruni Gaudinieri resta nobiltà intrecciata ad aristocrazia

ROMA - La borghesia, soprattutto quella meridionale, ha sempre “preteso” o inteso diventare aristocrazia. Si è aristocratici e soprattutto si è nobili. L’aristocrazia può essere anche borghesia. Ma la borghesia non può mai essere nobiltà. 

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Micol Bruni
Il passaggio dalla aristocrazia – nobiltà (o nobiltà – aristocrazia) alla borghesia nella temperie della caduta del Regno di Napoli non fu, chiaramente, indolore. Non fu neppure un passaggio immediato.
Si avvertì tutto la complessità e la conflittualità dello sradicamento di un sistema anche dopo, addirittura, la Seconda Guerra Mondiale.
Il passaggio venne attutito sia nel corso dei preparativi e dello svolgimento della Grande Guerra sia, soprattutto, durante il Fascismo sino alla sua caduta. Si avvertì un attraversamento storico che fece molto discutere sul valore (e sul concetto) di Risorgimento incompiuto. 

Perché, in fondo, si parlò di Risorgimento incompiuto? 

Perché se ne parla ancora oggi studiando quella temperie? 

C’è un fatto che resta molto indicativo. La nobiltà – aristocrazia non fu pienamente risorgimentale, o meglio non fu pienamente consapevole di una accettazione del Risorgimento. 

Fu incompiuto perché non solo non espresse in termini concreti tutto il progetto programmato, ma anche perché non venne accettato da chi il potere lo aveva esercitato realmente, fino al giorno prima che si sancisse l’Unità d’Italia. 

La Grande guerra accentuò questo fenomeno sino a definire la borghesia come classe dominante. La borghesia, sostanzialmente, è la classe che diede vita al socialismo e poi si manifestò sotto gli emblemi del comunismo. Non il proletariato. Ciò che il socialismo non volle capire fu il traslocamento del potere dalla nobiltà – aristocrazia alla borghesia. Non passò mai al proletariato. 

La cosa peggiore è stata la borghesia arricchita e ignorante, meglio incolta. 

Il romanzo di Tomasi di Lampedusa è l’estrema “spiegazione” di una visione in cui gli Stati – Regioni – Regni sarebbero dovuti diventare Nazione unica. Il rifiuto di don Fabrizio, nel romanzo citato, nell’accettare il seggio senatoriale è la metafora vera della rottura della Nazione, perché sancisce la divisione delle classi. 

Se avesse accettato si sarebbe conformato con la piccola o grande borghesia perdendo quella dimensione valoriale di aristocrazia – nobiltà. Nel senso che la nobiltà, pur sconfitta e decaduta, non può intrecciarsi con una borghesia incolta e senza eredità - radici o identità. 
  
È la storia, da me evidenziata più volte nei miei studi, vissuta da molte famiglie nobili e aristocratiche anche dopo la caduta del Fascismo. Il libro i “Cinque fratelli. I Bruni Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà” (Pellegrini, tra qualche mese in nuova edizione) pone, tra le pagine storiche e di interpretazione storiografia e politica, una simile questione. 

Una famiglia nella Calabria cosentina. Qui, in questo raccontare, si è consumata tutta la visione di Thomas Mann quando afferma: “Lo scrittore è un uomo che più di chiunque altro ha difficoltà a scrivere”. Difficoltà di auto raccogliere  le testimonianze di epoche e trasformarle in una articolata storia tra le continuità.

Mio nonno Virgilio Italo (nobile di madre Gaudinieri e monarchica e di padre aristocratico e fascista), il terzo dei “Cinque fratelli”, perché la storia si fa con i propri vissuti e con i documenti alla mano e non con il sentito dire, non volle mai accettare di diventare sindaco del proprio paese. Proprio all’interno delle famiglie il confronto fu spesso forte. 

Il caso che mi riguarda personalmente. Mia nonna Maria Caracciolo, sposata Bruni, è stata una militante decisa democristiana, dopo la caduta del Fascismo, ed è stata più volte presidente dell’Azione cattolica del suo paese. Il suo cognome rimanda ai Caracciolo di Napoli. Un’altra nobile dinastia che incontra con i Bruni. 

Una famiglia, i Bruni – Gaudinieri, del nord della Calabria, di professionisti, proprietari e commercianti, portava nel sangue la nobiltà stemmata dell’aquila con la rosa in bocca di alto lignaggio nobiliare. Restarono fedeli sino alla fine alla loro tradizione e alla loro appartenenza culturale. 

Questi due nuclei vengono arricchiti da altre rappresentatività come i Notte (Maria che sposa Mariano), i Tricoci (Adalgisa che sposa Luigi) e i Fiore (Teresa che sposa Adolfo). Possidenti di antichi lignaggi.

Fu una famiglia che visse dei passaggi epocali e che segnò un territorio proprio in termini economici. 

Fu, tra l’altro, una famiglia che legò non solo aristocrazia e nobiltà, ma anche potere monarchico (con la sua immagine e con il suo immaginario sia borbonico che sabaudo) con l’autorevolezza della Chiesa. 

I Gaudinieri, come abbiamo avuto modo di evidenziare, erano, dunque, dentro le due monarchie, ma anche dietro la forza dell’eredità clericale. I Bruni erano, durante gli anni Venti – Quaranta, il Fascismo ma anche l’economia del mercato e dei nuovi modelli commerciali. 

Un nucleo familiare all’interno della trasformazione del Regno di Napoli e successivamente nel passaggio tra la Grande Guerra e il Fascismo. 

Era, come che si suole dire, una classe nobile – aristocratica dominante.   

Ecco perché il romanzo il “Gattopardo” diventa una premessa fondamentale ai “Cinque fratelli”. Un racconto nell’intreccio tra storia, identità e famiglia. Comprendere ciò è capire anche un sistema “ideologico” che le classi borghesi non sono riusciti ad afferrare. Borghesi, infatti, si diventa e non per ceto. 

Nobili e aristocratici si nasce. 

Il tema del Risorgimento incompiuto non bisogna svilupparlo intorno alla figura del “povero” Garibaldi, più volte illuso e tradito, ma intorno alle sfaccettature di una borghesia incolta e non preparata. L’emblema del personaggio Sedara, nel “Gattopardo”, è una vera testimonianza. Così come in tantissime altre realtà. 
  
D’altronde la situazione politico – culturale di questi anni contemporanei è una testimonianza drammatica di ciò che è stato il passaggio di classi e il passaggio generazionale, consumatosi in una Nazione che non è mai diventata tale e che non è rimasta Regno. Borghesi si diventa ma nobili si nasce! 

Nel “Gattopardo” c’è una chiosa che fa riflettere: “Il significato di un casato nobile è tutto nelle tradizioni, nei ricordi vitali”. La borghesia, infatti, non difende una tradizione e cerca di allontanare i ricordi. 

La nobiltà è e resta Tradizione. Il distacco si legge proprio tra le pagine di Giuseppe Tomasi di Lampedusa quando afferma: “Ero un ragazzo cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più stare con le cose che con le persone”. 

Una interpretazione molto singolare e trasparente. 

Perché, come è accaduto in ognuno dei cinque fratelli, “L'uomo non vive soltanto la sua vita personale come individuo, ma ‐ cosciente o incosciente ‐ anche quella della sua epoca e dei suoi contemporanei, e qualora dovesse considerare dati in modo assoluto e ovvio i fondamenti generali e obiettivi della sua esistenza ed essere altrettanto lontano dall'idea di volerli criticare…”(una osservazione dai “Buddembrook” di Thomas Mann). 

In una decadenza di modelli sia storici che culturali il nucleo del casato Bruni Gaudinieri resta una lezione di nobiltà che si è intrecciata sia ad una aristocrazia già dentro, in parte, alla stessa nobiltà, sia nei riferimenti borghesi che provenivano dal ceto istituzione.


Storica delle Etnie

domenica 27 agosto 2017

Giovanni Toti a Trinidad & Tobago vince il “Carebaco U19 International”di badminton

CHIARI - #noncifermiamomai, questo è stato lo slogan o meglio l’hashtag dell’estate del GSA Chiari di badminton; sebbene gli allenamenti si siano conclusi con il mese di giugno, le iniziative e gli impegni del club hanno riempito i mesi estivi dei giovani badders.

Terzo posto di Chiara Passeri in Francia nel doppio
con la compagna Martina Corsini
Dal 3 al 9 luglio 2017 gran parte degli atleti gialloblù hanno partecipato al camp organizzato dal GSA, in questa esperienza hanno potuto migliorarsi grazie alla preziosa presenza del direttore tecnico della formazione della nazionale, Fabio Morino e di altri ottimi tecnici di alcune realtà del territorio come Bruno Moldes, Alberto Bottino e Fabio Tomasello il coach di casa.
Successivamente alcuni ragazzi hanno partecipato ad un altro camp organizzato dalla federazione e svoltosi a Savignano nelle Marche.

Importanti impegni anche per i tre atleti del GSA facenti parte del team azzurro, i quali hanno partecipato a numerosi tornei e camp internazionali.

Giovanni Toti

Enrico Baroni, Chiara Passeri e Giovanni Toti, infatti, si sono allenati con altri talentuosi giovani provenienti da tutta Europa nel camp “BEC Summer School 2017” in Slovenia e successivamente con la nazionale a La Nucia in Spagna.

I vari allenamenti hanno reso buoni frutti in quanto Chiara Passeri ha ottenuto un ottimo secondo posto nel doppio femminile al “BABOLAT French U17 International 2017” ed Enrico Baroni ha raggiunto i quarti di finale nel singolo, mentre Giovanni Toti - riporta ancora il comunicato stampa -, volato oltre oceano, a Trinidad & Tobago, ha stracciato gli avversari e ha vinto il “Carebaco U19 International”.


Una medaglia d’oro importantissima, ma ancora più importante è il quarto di finale raggiunto, la settimana successiva, al “Carebaco Open” che gli ha permesso di risalire nel ranking internazionale junior entrando nei TOP 50.

A dimostrazione del fatto che il GSA non si ferma mai Toti, dopo aver vinto un torneo internazionale juniores ed essere approdato ai quarti in un internazionale senior, non si è fatto sfuggire l’occasione di allenarsi con il numero uno del tabellone l’indiano Rajarajan, un bel esempio di determinazione e voglia di crescere ed imparare anche da una sconfitta.

Ultimo impegno estivo del club è stato il raduno “Vola in azzurro” svoltosi a Malles dal 21 al 26 al quale hanno partecipato oltre che gli atleti azzurri, altri giovani di interesse nazionale.

Dal 28 di agosto riprenderanno gli allenamenti a Chiari per tutto il settore agonistico in vista della nuova stagione, mentre Giovanni Toti, nel prossimo week end, parteciperà al “Romania Junior” ad Arad.

sabato 26 agosto 2017

Il romanzo “Il sopravvissuto” di Antonio Scurati c'entra con gliinsegnamenti di Socrate

BASSANO DEL GRAPPA - Lunedì 28 agosto 2017, alle ore 21, al Teatro Remondini inaugura la sezione dedicata al teatro di Operaestate B.motion. Altissima la qualità della proposta di quest'anno, che vede alternarsi, tra Remondini e CSC Garage Nardini, grandi protagonisti della scena teatrale italiana accanto a giovani promesse portatrici di nuovi ed originali segni artistici.

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Il segmento di Operaestate dedicato al teatro contemporaneo apre con l'ultimo lavoro di Anagoor, il gruppo veneto cresciuto nell'alveo del festival e oggi considerato una delle realtà più promettenti della nuova scena teatrale. “Socrate il sopravvissuto”, spettacolo che ha consacrato Simone Derai come uno dei più fini produttori di pensiero della scena italiana, accosta il romanzo “Il sopravvissuto” di Antonio Scurati agli insegnamenti di Socrate.

Attraverso un sistema di codici espressivi affascinante e fuori dagli schemi, Anagoor scandaglia così un tema di cui è particolarmente sentita l’urgenza: quello della questione educativa.

Lo spettacolo entra in una classe, in una scuola come tante, traendo ispirazione dal celebre romanzo di Scurati. Vi si immagina che uno studente, giunto all’ambito traguardo della maturità, arrivi davanti alla commissione d’esame e la massacri a colpi di pistola, risparmiando soltanto l’insegnante di storia e filosofia.

Una vicenda purtroppo per nulla lontana da scenari che ci appaiono troppo spesso sulle pagine di cronaca. Ma lo spettacolo non tratta affatto di cronaca nera. Alterna a questa linea narrativa la rappresentazione della morte di Socrate che, ricevuta la condanna e attorniato dai suoi discepoli, si appresta ad assumere la cicuta. Così anche nella drammaturgia, alle pagine di Scurati si intersecano brani dal “Fedone” di Platone, in un corto circuito espressivo fra attualità e cultura classica. 

L'azione scenica ci porta nel giugno del 1999, durante l’ultima lezione dell'anno. L’argomento è la morte di Socrate così come la racconta Platone. E il dialogo socratico porta inevitabilmente al tema dell’immortalità dell’anima. Ma apre anche un quesito: si può insegnare qualcosa in cui non si crede?

A questo punto, attraverso un improvviso squarcio spazio-temporale, il pubblico viene trasportato nel 499 a. C. Su un grande schermo collocato a centro palco scorrono le immagini di un gruppo di uomini ricoperti da tuniche leggere. Evocano la morte di Socrate, mentre sul volto portano una maschera di cartapesta, simile a quelle degli attori della tragedia greca. “Recitavo la parte di uno che ci credeva”, dichiara il saggio filosofo, che si rivela così essere mentitore a fin di bene.

In realtà a dar voce ai personaggi in video sono gli stessi interpreti che agiscono dal palco, fungendo anche da rumoristi. Ma a questo punto i differenti piani si sono mescolati, slittano dall’uno all’altro senza soluzione di continuità. Nel dialogo del Fedone s’innesta quello con il giovane Alcibiade, la cui ingenua sicurezza è messa in crisi dalle domande incalzanti del maestro. Ma oggi chi è Socrate e chi Alcibiade? Il ricordo si posa sullo scambio di battute avvenuto tra il professore di storia e filosofia e quel giovane aspro e indisciplinato, spesso assente o in ritardo.

E siamo all’atto finale. Si torna al futuro prossimo, l’estate del 2001, all’evocazione meticolosa dei gesti della commissione dell’esame di stato schierata in attesa del ritardatario. Che comunque hanno già deciso di bocciare. Quei gesti che restano come congelati, resi per sempre definitivi, quando il giovane arriva e dal casco tira fuori la pistola con cui comincia a sparare. A tutti tranne che a lui, il professore di storia e filosofia, il sopravvissuto. E il racconto del massacro, diventato corale e rivissuto in una sorta di epico slow-motion, assume un’eco elisabettiana, da tragedia del vendicatore. Tutto è compiuto, mentre un groviglio di questioni aperte incalza lo spettatore e lo accompagna fin oltre le porte del teatro.

B.motion Teatro, come già B.motion Danza, non è però solo spettacolo, è anche percorsi di audience development, per formare e far crescere un pubblico attento e sempre più consapevole. In questa direzione due le iniziative in programma. Da un lato “TIPStheater”, la piattaforma social dedicata alle arti performative che proporrà alcuni interventi mirati per favorire il coinvolgimento del pubblico e il dialogo con gli artisti.

Il secondo percorso si chiama invece “Abbecedario: B.audience 2017”. Realizzato in collaborazione con Color Teatri si presenta come un breve approfondimento dedicato al teatro contemporaneo. Attraverso degli incontri di confronto, dibattito ed attivazione del gruppo, il progetto mira a formare spettatori attivi, attenti e protagonisti, stimolando la curiosità, il senso critico, la capacità di analisi ed osservazione, il desiderio di scambio.

Now We’re in the Air alle Giornate del Cinema Muto. E un’inedita LouiseBrooks

PORDENONE - Un’inedita Louise Brooks, intramontabile icona di bellezza e sensualità, farà la sua apparizione sullo schermo alle prossime Giornate del Cinema Muto, giunte alla 36a edizione - la seconda con la direzione di Jay Weissberg - che si svolgerà dal 30 settembre al 7 ottobre 2017 al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone.

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Il festival ospita l’attesissima prima internazionale dei 22 minuti della commedia Now We’re in the Air (US 1927; tit it: Aviatori per forza) di Frank Strayer, ritrovati recentemente al Národní Filmový Archiv di Praga da Robert Byrne, storico del cinema e presidente del San Francisco Silent Film Festival. Prodotto dalla Paramount, Now We’re in the Air è una commedia ambientata durante la prima guerra mondiale, in cui Louise Brooks impersona due gemelle, una cresciuta in Francia, l'altra in Germania, oggetto delle attenzioni di due strampalati aviatori, interpretati dal futuro premio Oscar Wallace Beery e dal caratterista Raymond Hatton.


Il materiale sopravvissuto, il cui restauro ha impegnato Byrne e l’archivio praghese per otto mesi, include le scene in cui l’attrice impersona la gemella francese, vestita di quel tutú nero reso famoso dagli scatti di Eugene Robert Richee, che ora magicamente prendono vita.


La riscoperta colma un vuoto, essendo tutti i quattro film girati dalla Brooks nel 1927 considerati fino a oggi interamente perduti.

L’evento che sabato 30 settembre inaugura ufficialmente le Giornate 2017 al Teatro Verdi di Pordenone è The Crowd (La folla, 1928), capolavoro del realismo di King Vidor, con James Murray e Eleanor Boardman. Il film sarà presentato con la partitura del Maestro Carl Davis, che dirigerà nell’esecuzione l'Orchestra San Marco di Pordenone. L’evento finale di sabato 7 ottobre rende omaggio ad un altro regista universalmente noto, Ernst Lubitsch. Il suo The Student Prince in Old Heidelberg (Il principe studente, 1927), con Ramon Novarro e Norma Shearer, sarà accompagnato, sempre su musiche di Carl Davis, dall’Orchestra San Marco diretta da Mark Fitz-Gerald.


L’”epoca d’oro” del cinema svedese è generalmente identificata con i capolavori di  Victor Sjöström e Mauritz Stiller. La rassegna biennale che prende il via quest’anno a Pordenone, realizzata in collaborazione con la cineteca nazionale svedese e le altre cineteche scandinave, vuole mettere in luce opere meno note ma di grande pregio realizzate da altri registi in Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia sulla scia dei due maestri, la cui abilità nel fondere introspezione psicologica e uso emozionale delle location rappresenta ancora oggi uno dei fondamenti del cinema classico scandinavo. Fra i sette titoli proposti quest'anno, anche Glomdalsbruden (La fidanzata di Glomdal, 1926) di Carl Th. Dreyer.

In questa 36a edizione delle Giornate è molto forte anche la presenza del cinema italiano, con titoli che figurano nelle diverse sezioni del programma: dagli spaghetti western ante litteram ai film di Luca Comerio, da Il fauno di Febo Mari (fra i titoli del Canone rivisitato), all’emozionante serial Il fiacre n. 13 presentato dalla Cineteca Italiana di Milano di cui si celebrano i 70 anni, a Fiore selvaggio (IT, 1921) di Gustavo Serena, con la diva del primo Novecento Anna Fougez.

Le truppe di Algiasio di Tocco pronte per l’“Assalto al Castello dellaLeonessa”

MONTEMILETTO - “1419 - Siqua Fata Sinant”. A Montemiletto tutto pronto per l’ Assalto al Castello. Manca poco alla III edizione di “Siqua Fata Sinant”, rievocazione storica dell’assalto al “Castello della Leonessa” compiuto da Algiasio Tocco nel 1419 per riconquistare l’antico feudo. Per il terzo anno consecutivo grazie all’impegno dei giovani della Pro Loco Mons Militum, guidata dal presidente Florindo Garofalo, il 26 e 27 agosto 2017 a Montemiletto sarà protagonista la storia.

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Torce, stendardi, sbandieratori, falchi, per due giorni animeranno il centro storico di Montemiletto ricreando un’atmosfera medievale.
Tanti i gruppi e gli artisti coinvolti: Filangieri di Cava dei Tirreni (archibugieri), Antonio Cambio (Museo delle torture), Vincenzo Cannarante (Mangiafuoco e fachiro) , Giullari di Spade (musici), solo per citarne alcuni.
Ad aprire la kermesse, sabato pomeriggio, alle 18.30, il Palio dei Tocco – Torneo degli arcieri delle contrade, per poi proseguire con gli spettacoli itineranti di artisti di strada e musici e l’apertura degli stand enogastronomici.

L’appuntamento con le truppe di Algiasio di Tocco per l’“Assalto al Castello della Leonessa”, sicuramente uno dei momenti più suggestivi dell’evento, è in piazza IV Novembre alle ore 23, sabato 26 agosto.

Nella giornata di domenica inoltre il programma prevede anche numerosi appuntamenti per famiglie e bambini. Spazio quindi ai giochi medievali con il torneo della dama vivente; e ancora la sfilata della corte dei Tocco per tutto il borgo; l’investitura cavalieri da parte di Algiasio Tocco; gli spettacoli dei falconieri e degli sbandieratori.

La due giorni dedicata alla storia è organizzata e promossa dalla Pro Loco Mons Militum con il patrocinio del Comune di Montemiletto e della Provincia di Avellino e la collaborazione dell’Associazione Siqua Fata Sinant, l’Oratorio Giovanni Paolo II, I Lions Mons Militum, gli arcieri di Montemiletto e Capodichino, l’Anpas e l’Unpli.

venerdì 25 agosto 2017

Premio “Città di Otranto” alla giornalista Milena Fumarola (La Gazzettadel Mezzogiorno)

OTRANTO - Festival Giornalisti del Mediterraneo. La giuria ha decretato il vincitore assoluto dell’omonimo Premio: Floriana Buffon e Cristina Mastrandrea de L’Espresso, autrici de “Noi ragazzi dello zoo di Roma” si aggiudicano la 9° edizione del concorso indetto nell’ambito della manifestazione settembrina.

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Il Festival nella Città dei Martiri sarà l’occasione per premiare anche i vincitori delle varie sezioni tematiche del concorso “Giornalisti del Mediterraneo”.
Per la sezione “Terrorismo internazionale” il riconoscimento va a Sara Lucaroni (L’Espresso) autrice di “Rapite dall’Isis” mentre quello per la sezione “Tutela dei minori” a Giuliana De Vivo (Pagina 99) con “Il ratto di Viviana”.

Per la sezione “Marketing territoriale” la vincitrice è Michaela Namuth (Taz) con “Puglia Aperta”. 

Premio Giuria a Paolo Fantauzzi (L’Espresso) con “I nuovi jihadisti”.

La Medaglia di Bronzo del Presidente del Senato attribuita, invece, a David Lerner (L’Espresso) con “Noi le madri dei terroristi” mentre la Medaglia di Bronzo del Presidente della Camera dei Deputati è andata a Vincenzo Chiumarulo (Ansa) con il reportage “Ho visto amici morire”.

Il Premio “Città di Otranto”, invece, sarà consegnato a Milena Fumarola (La Gazzetta del Mezzogiorno) con “Il Paese dove si va in vacanza”.


I premi “Caravella” sono stati assegnati a Shelly Kittleson (giornalista freelance, inviata di guerra); Francesco Confuorti (editore de il Sussidiraio.it) e Sergio Luciano (Panorama). La premiazione si terrà il 9 settembre 2017, ore 20, in Largo Porta Alfonsina.

Il Festival rappresenta un appuntamento di assoluto prestigio per la Puglia, grazie alla nutrita partecipazione dei giornalisti che interverranno, e una grande occasione divisibilità per una regione intesa come terra di accoglienza nella sua accezione più ampia, dove, oltre al grande patrimonio di beni culturali e bellezze naturalistiche, si può apprezzare la capacità di sostenere, incoraggiare e favorire processi positivi di cooperazione internazionale.

Il progetto e il programma del Festival saranno illustrati in una conferenza stampa a Bari il 4 settembre, ore 11, presso la sala stampa della Presidenza della Regione Puglia. Interverranno: Loredana Capone, Assessore al Turismo della Regione Puglia; Pierpaolo Cariddi, Sindaco di Otranto; Tommaso Forte, autore del Festival Giornalisti del Mediterraneo; Antonio Uricchio, Magnifico Rettore Università degli Studi di Bari; Felice Blasi, Presidente Corecom Puglia; Lino Patruno, Presidente Giuria del Festival e Massimo Salomone, Segretario Generale del Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise.

Scavalcamontagne, tour delle periferie del progetto Tradizione &Traduzione

CASERTA - Sesta tappa del progetto Scavalcamontagne, nei quartieri e nelle frazioni della città di Caserta la commedia Prova d’Attore. L’appuntamento del 25 agosto 2017, alle 21, è a Falciano di Caserta. Prova d’Attore continua ad attraversare le frazioni ed i quartieri di Caserta per la prima edizione di Scavalcamontagne tour delle periferie del progetto Tradizione & Traduzione diretto da Patrizio Ranieri Ciu. Dopo la affermazione ieri sera al Parco Cerasola giunge, questa sera a Falciano di Caserta in piazza Vetrano alle ore 21.

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La Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla con questa avventura gratifica soprattutto anziani e bambini rimasti in città che stanno apprezzando la esilarante commedia già presentata a Tirana, in Albania ed a Bruxelles in rappresentanza della  Regione Campania.
Falciano, la tappa di questa sera, è un’antica borgata che ha aperto la strada al trasferimento a valle della Casa Hirta al Villaggio Torre sotto i principi casertani Caetani di Sermoneta.

Falciano è prima sede della Caserta Nova con il trasferimento nei primissimi tempi di tutte le strutture amministrative e religiose della città. Particolare la Chiesa di Santa Maria la Nova del XV secolo con affreschi coevi al suo interno.

La tournée proseguirà venerdì a San Benedetto di Caserta in apertura della festa patronale.

Passeggiare fra la storia, osservarne i miti e viverne le leggende: aNapoli si può

NAPOLI - Metti che un giorno si potesse passeggiare fra la storia, osservarne i miti e viverne le leggende. Metti anche che potesse accadere a Napoli grazie all’allestimento di Ciro Pellegrino, proprio venerdì, 1 settembre 2017, alle ore 21. Per la rassegna "Estate a Napoli 2017”, Eleonora Pimentel Fonseca, Masaniello, il mago Virgilio, il Principe di S. Severo “appariranno”  al pubblico presso il Maschio Angioino.

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I fantasmi saranno assieme a Paola Maddalena, Ciro Scherma, Carlo Liccardo Diego Consiglio e Olimpia Panariello: “Viv le Ruà” Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori e … 25 59 e 70…”.
Che la tradizione vada in scena e i Munacielli si preparino…!
Eleonora Pimentel Fonseca resta ancora oggi simbolo di coraggio, impegno civile ed emancipazione, anche con tutto il suo vissuto di moglie e madre mancata, con la sua cultura illuminata, i suoi pensieri lungimiranti, la sua fermezza di spirito, il suo rivoluzionario modo di essere.

Una eroina ‘napoletana’ di cuore e di spirito, tutta protesa nell’impossibile missione di educare quella plebe a divenire popolo.

Masaniello, soprannome di Tomaso Aniello, allo scoppio della rivolta napoletana del 7 luglio 1647 era a capo di alcuni ragazzi, appartenenti alla compagnia degli Alabardi, riuniti in piazza Mercato per festeggiare, in una battaglia simbolica, la vittoria contro i turchi. Masaniello per un po' di tempo pronunciò sentenze e organizzò la milizia popolare. Fu un vero e proprio capo. L'11 luglio Masaniello fu riconosciuto capitan generale del fedelissimo popolo napoletano. Fu ucciso il 16 luglio, dieci giorni dopo l’inizio della rivolta.

Tutti in Toscana per ammirare le vetture entrate nella storiadell’automobile

PISA - Secondo Tour Ca Pi Li Livornesi Pisani e Lucchesi insieme con la notturna di auto storiche e sportive in programma sabato 26 agosto 2017. Moltissimi i partecipanti a questa seconda edizione della Ca Pi Li , Cascina Pisa Livorno. Questa edizione nata con il patrocinio della Regione Toscana, della provincia di Livorno e della provincia di Pisa e dei vari comuni attraversati dal giro turistico delle vetture, tra i quali  Cascina, Vicopisano, Calcinaia, Santa Luce, Fauglia, coordinata dalla Quattro mori Expo Motori e dal club Sport auto Toscana, in collaborazione con molti dei club motoristici Toscani , tra i quali la Rosignano Rally Racing, la Lucca Corse, il Kursal club di Montecatini, Drive for passion di Castelfranco, ed il vespa club Pisa,  con un raduno automobilistico aperto a tutti gli esperti del settore e agli appassionati dei motori.

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Le vetture scaleranno il Monte Serra per potere osservare dall’alto il bellissimo panorama offerto raggiungere poi il centro di Pisa , transitando vicino alla torre pendente, per poi transitare sulle colline pisane e livornesi.
Il programma ha attirato la partecipazione di appassionati anche da fuori della nostra regione - riporta il comunicato stampa -, ad iniziare da La Spezia con Pomodoro Alessandro, da Genova con Faraci Claudio, da Fiorenzuola con Papapietro Rosario, Alessandro Pifferi da Reggio Emilia.


Oltre ai vari fans del settore anche dei veri piloti hanno aderito a questa iniziativa, da nominare Bertolozzi Luca vincitore della propria classi  nei rally del Carnevale e nel Rally degli Abeti dello scorso anno e all’ultimo rally di Lucca, Mecarelli Claudio  che con la sua Opel Astra ha raggiunto ottimi risultati e Guida Paolo anche lui con alle spalle diverse vittorie.


Moltissime  le vetture da ammirare, diverse Ferrari dalla 355 alla 360, le Lancia Delta integrali con livrea Martini, la regina dei rally,  la Sierra Cosworth, molte le BMW,  Fiat 124 Abarth, Subaru Impresa, la piccola Fiat 500 Abarth Martini di Sergio De Feo la flotta delle A 112 Abarth a fare da cornice alle altre non meno ammirabili come la Fiat Balilla del 1937 di Gabriele Busato.


Questo anno le vetture si troveranno dalle ore 15 nel corso principale di Cascina , ed alle 17,45 scortate da alcuni membri del Vespa Club Pisa, per poi tramite i vari controlli disseminati nel percorso raggiungeranno i vari check point: Fornacette Pasticceria Zanobini ore 18 circa,  Bientina carrozzeria Tiglio ore 18,05, Vicopisano caffe’ del Borgo 18,15, Pisa  Piazza V. Emanuele La Bottega del Parco  19,  Navacchio gelateria da Claudio 19,15, Cascina studio Fratini 19,30, intorno alle 20 a Lari le chiocciole di Lari, Acciaiolo caseificio Busti ore 20,30, Pieve S. Luce Ristorante La Gozzetta ore 21, Castelnuovo della Misericordia Trattoria il Vecchio Frantoio ore 21,30,  Vada  Pro Loco Vada ore 21,45 ed arrivo al Malandrone Ristorante Dancing alle ore 22 circa, ove  sarà offerta agli equipaggi una cena a bordo piscina con musica , per un completo rilassamento dopo tutti i km percorsi alla guida, che saranno accompagnati dalle riprese televisive di Granducato Tv


Insomma uno spettacolo tutto da godere ed anche da vivere in prima persona, dato che  la partecipazione è aperta a tutte le vetture e a tutti i possessori di patente, in quanto le vetture circolano osservando il codice della strada, dato che non è una manifestazione agonistica.   








Questo è un valido motivo per avvicinare anche i nostri bambini o nipoti a conoscere da vicino queste vetture che hanno fatto la storia dello sport dell’automobile in Italia e osservare i panorama mozzafiato che offrono le nostre colline anche con le luci della sera.

giovedì 24 agosto 2017

Attentati terroristici in Italia, Giuseppe Falcomatà chiama alle arTiReggio Calabria

REGGIO CALABRIA - Cari concittadini, in questi giorni il mondo è sconvolto, per l’ennesima volta, da attentati terroristici che minacciano la nostra società e provano a costringere gli individui di ogni angolo della terra a vivere nel terrore che possa succedere, da un momento all’altro, qualcosa.

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Giuseppe Falcomatà
Le istituzioni, in questa epoca storica, hanno un compito rivoluzionario: liberare i popoli dalla paura.
Anche a Reggio Calabria lo stiamo facendo, adeguandoci nell’immediato a quelle che sono le nuove misure di sicurezza previste nei luoghi di maggiore afflusso di cittadini e turisti ma provando, altresì, a fare qualcosa in più da subito.

Ecco perché è da accogliere positivamente l’invito rivolto ai sindaci italiani da parte dell’architetto Boeri: combattere la paura con la bellezza. Possiamo farlo, dobbiamo farlo, valorizzando non solo la bellezza in quanto tale, bensì la bellezza unica e inimitabile dei tesori della nostra terra.

Collocare vasi di diverse dimensioni agli ingressi di piazze, viali e spazi pubblici è un’idea da cogliere al volo. Piantarci alberi di bergamotto significa dare un valore aggiunto a questa idea.

L’altezza tra i tre e i quattro metri, infatti, ben risponde alle esigenze di sicurezza e se, come dice il prof. Boeri, le foglie sono utili per assorbire “i veleni dell’area urbana”, il profumo unico delle foglie di bergamotto completerà l’opera.

Il frutto, d’altra parte, è come il nostro popolo, ruvido all’esterno e aspro al primo impatto, ma estremamente generoso. Fiorisce a marzo e annuncia la primavera, una stagione che ognuno di noi, per diversi motivi, custodisce nell’anima.

Per tutti questi motivi faccio mio quest’appello alla vita e invito tutti coloro che hanno il dovere di salvaguardare la bellezza e allontanare la paura a fare la propria parte: designer, architetti, studenti, artisti, associazioni, è il momento di rispondere, attraverso il vostro genio, a questa chiamata alle arTi per una città che sia sicura ma anche bella.

Giuseppe Falcomatà
Sindaco di Reggio Calabria

Elvira Serafini (Snals Confsal): obbligo scolastico a 18 anni aumenta ilaureati

ROMA - Lo Snals Confsal condivide pienamente la proposta della ministra Valeria Fedeli di portare l’obbligo scolastico a 18 anni. L’innalzamento dell’obbligo a 18 anni ci trova d’accordo, perché, oltre a rappresentare lo strumento per recuperare quel 15 per cento di studenti che oggi, per tanti e differenti motivi, abbandonano le scuole secondarie, può diventare un’occasione di crescita culturale complessiva del nostro Paese.

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Elvira Serafini
Lo Snals Confsal è convinto che l’innalzamento dell’obbligo debba passare attraverso una revisione degli ordinamenti e dei programmi d’insegnamento, con l’obiettivo di innalzare la qualità dell’istruzione e della formazione dei ragazzi.
Siamo certi che la proposta della ministra Fedeli aprirà un confronto positivo nella società civile, che vedrà sicuramente lo Snals Confsal in prima linea con le sue proposte e i suoi contributi, nella convinzione che l’obbligo a 18 anni, se costruito in modo efficace, con un adeguato potenziamento del sistema scuola, a partire dalla valorizzazione del ruolo dei docenti, potrà rappresentare un valido traino anche per aumentare il numero dei laureati, numero che ci vede, oggi, agli ultimi posti tra i Paesi più evoluti.

Elvira Serafini
Segretaria generale nazionale del sindacato Snals Confsal

Terrazze Gourmet, guida di Eleonora Grasso. Tradotta da Beatriz deMeirelles

ROMA - Terrazze Gourmet a Roma. La guida che ti fa “gustare” la Città Eterna dall’alto delle sue terrazze. Roma non è solo da vedere, ma anche da “gustare”. Con questa idea è nata Terrazze Gourmet, guida curata da Eleonora Grasso ed edita da La Pecora Nera Editore. Il volume è finalizzato a far scoprire al lettore l’immenso patrimonio artistico della Capitale da 57 luoghi privilegiati.

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La pubblicazione non presenta solo terrazze, ma anche chiostri e splendidi giardini: il fil rouge è la possibilità di fruire in uno spazio all’aperto di una proposta gastronomica in almeno un momento della giornata. A ciascun indirizzo sono dedicate quattro pagine: due per le schede rispettivamente in italiano e in inglese, in cui vengono descritte con dovizia di particolari sia le strutture che i servizi offerti, e due alle fotografie.

“Abbiamo poi deciso, -si legge in una nota- di inserire un riquadro destinato a riassumere i numeri relativi alla capienza di ciascuna realtà, per agevolare chi fra i nostri lettori sia interessato ad organizzare un evento, sia che si tratti di una cena placé, di un cocktail in piedi o di un buffet.

Terrazze Gourmet è una guida bilingue, pensata in italiano e tradotta in inglese da Beatriz de Meirelles, rivolta quindi non solo agli abitanti della città, che spesso non conoscono l’esistenza di alcuni meravigliosi luoghi, ma anche ai tanti turisti che continuano a visitare Roma.


Completa la guida un ricettario di cocktail analcolici a km0 realizzato da Agro Camera, azienda speciale della Camera di Commercio di Roma che ha pensato di utilizzare questa pubblicazione per sensibilizzare i cittadini all’utilizzo di prodotti di stagione e coltivati nella ricca campagna romana.

Il fascino della città con il più alto tasso di monumenti e meraviglie architettoniche.

Il restyling della guida è stato affidato a Food Confidential che ha avuto il merito di ripensarla in modo originale, mantenendo al tempo stesso un legame con le precedenti edizioni, molto apprezzate dal pubblico.

Terrazze Gourmet – Roma – ed. ’17-’18 (ita/eng) di Eleonora Grasso 258 pagine. Le più belle terrazze di Roma da vedere e da gustare.

mercoledì 23 agosto 2017

Alessio Deli porta "Immutabile Dea" alla Galleria Gagliardi di SanGimignano

SAN GIMIGNANO - La Galleria Gagliardi - Arte Contemporanea di San Gimignano presenta Immutabile Dea, mostra personale, sculture di Alessio Deli, a cura di Stefano Gagliardi. Inaugurazione sabato 9 settembre 2017, dalle ore 17; dal 9 al 30 settembre 2017 tutti i giorni dalle ore 10,30 alle 19,30.

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La mostra personale di Alessio Deli, ospitata negli ampi spazi della Galleria Gagliardi, si compone di nove sculture e di un’installazione. Trattasi di opere realizzate in resina e il recupero di vari materiali di scarto, quali ferro, lamiera, piombo, legno, poliuretano, resine e polvere di marmo.
L’artista, che negli anni ha senz’altro fatta propria la lezione dell’Arte Povera, prosegue sicuro verso una sintesi fra scultura e pittura tanto che, oggi, le opere dello scultore non esisterebbero senza l’intelligenza e la maestria del Deli pittore.


Oltre la violenza del martello, l’aggressività del fuoco, le intensità delle ruggini, al di la là dell’uso intensivo di acidi ed ossidi, è proprio grazie alla mediazione dei passaggi pittorici e degli accostamenti cromatici, che l’artista riesce ad infondere alle proprie sculture una vita altra per senso e bellezza: da una parte il senso alto del recupero dei materiali partendo da inediti codici di accostamento e nuovi linguaggi espressivi, dall’altra il perseguimento di una bellezza oltre l’esteriorità del sensuale e del banale estetismo. 


Lo scultore sembra ispirarsi a quella immutabile Dea che alberga in ogni donna.


E’ la dea che conosce gli immutabili segreti della vita e della morte, che cela nelle palpebre abbassate i misteri dell’Amore.


E’ la stessa dea che ha attraversato tutti i tempi e tutti luoghi e che non ha mai abbandonato la memoria di sé e dell’Altro e, di tutto ciò, ne fa dono.


In questo senso le sculture di Deli sono sostanzialmente ritratti orientati verso un’idea di bellezza che sappia essere vera , buona e giusta… e quindi, desiderabile. 


L’evento “IMMUTABILE DEA” sarà documentato con un catalogo digitale sfogliabile in italiano e inglese, visibile nel sito della galleria e relativo pdf scaricabile, un video e brochure in galleria.

Alessio Deli Nato a Marino, in provincia di Roma, nel 1981. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Marino si è diplomato con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove si è specializzato in scultura. Successivamente ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento delle discipline plastiche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua area di ricerca e di produzione artistica, iniziata fin dagli anni della formazione, si è sviluppata e arricchita nell’ultimo decennio, su tematiche di natura figurativa, sia nel disegno che nella scultura. Per la scultura in particolare l’impronta che imprime alle opere si rivela mediante l’assemblaggio e la modellazione di materiali di recupero.


Sebbene il suo stile abbia profonde radici nella tradizione classica, il suo desiderio di ridar vita ai materiali abbandonati e di riciclo dà al suo lavoro un pertinente taglio postmoderno. 

Recentemente Arte Rai ha realizzato un documentario sul suo lavoro dal titolo “La Scultura Ecologica”. I suoi lavori sono collocati in spazi pubblici come la Basilica di S. Maria in Aracoeli a Roma, il MacS di Catania, la Raccolta Civica d’Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè di Bienno, il Museo d’Arte Contemporanea Roberto Bilotti a Cosenza. 

Dal 2015 espone in permanenza presso la Galleria Gagliardi di San Gimignano.