Moby Dick. Chiamatemi Ismaele, unico sopravvissuto a questa storia

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I protagonisti del Moby Dick con Moni Ovadia in scena a Campobasso
I protagonisti del Moby Dick con Moni Ovadia in scena a Campobasso

CAMPOBASSO - Al Teatro Savoia di Campobasso, venerdì 28 marzo 2025, Moni Ovadia, attore e scrittore di ascendenza ebraica, guidato dalla impeccabile regia di Guglielmo Ferro, ci ha portato con sé nelle viscere più profonde e nelle contraddizioni più eclatanti dell'animo umano. Il viaggio in cui ci ha condotto è stato, purtroppo, senza ritorno! Tutti noi spettatori ci siamo imbarcati su di una immaginaria nave baleniera, il Pequod, a bordo della quale, oltre a una singolare ciurma e viaggiatori casuali, come Ismaele e il suo amico Queequeg, abbiamo conosciuto Achab il Capitano (Moni Ovadia) e il suo primo ufficiale Starbuck (Giulio Corso). Fin da subito abbiamo iniziato a percepire un’atmosfera inquietante; a mano a mano che il viaggio proseguiva, diventava sempre più pesante. La percezione negativa e maligna che noi spettatori sentivamo addosso nello svolgersi della nostra storia, è diventata una constatazione, una presa d’atto chiara e inequivocabile.

A poco è valsa la ragionevolezza

Achab, Capitano della baleniera, era stato vittima di un grave incidente in una precedente battuta di caccia alla balena bianca, Moby Dick, che gli aveva strappato una gamba. L’ossessione di Achab di vendicarsi del torto subito dalla balena bianca, aveva pervaso totalmente l’animo e la mente del Capitano, oltre che dell’intera ciurma. A poco è valsa la ragionevolezza, la conoscenza della legge, del primo ufficiale Starbuck, sulla baleniera unico a vedere la pazzia e l’autodistruzione che si sarebbe verificata. L’ossessione della vendetta, sul Pequod, primeggiava nelle menti della ciurma anche e soprattutto perché al primo che avrebbe avvistato Moby Dick, sarebbe spettato come ricompensa il doblone d’oro. Nel corso di questo viaggio, il Pequod, ha tirato dritto, ignorando le richieste di aiuto di altre baleniere, in forte difficoltà proprio perché erano state già attaccate da Moby Dick.  Achab assetato dall’ossessione della vendetta che vedeva sempre più vicina e concreta: non si poteva fermare, quindi, solo per salvare vite umane. Moby Dick diventa un’ossessione, un incubo e non più una meta del Pequod e, soprattutto, diventa  per dirla con le parole di Starbuck “un’ingiustizia al creato non più una caccia alla balena”.

Achab e Starbuck: un essere umano che sfida Dio e l'uomo della ragione

Non c’è redenzione sul Pequod, solo una fitta nebbia. La vendetta non fu la vittoria di Achab, infatti il cieco desiderio di rivalsa divenne la sua fine insieme con tutta la ciurma e tutti i viaggiatori dell’imbarcazione. Achab e Starbuck: un essere umano che sfida Dio e l'uomo della ragione. Tutti ebbero la morte, anche noi spettatori, si salvò solo Ismaele, tenuto in vita dall’equipaggio di una delle baleniere abbandonate dal Pequod! Uno spettacolo che è stato un viaggio dentro a ognuno di noi, una esperienza che conserveremo. La letteratura universale e il teatro d’autore. Moby Dick, di Herman Melville, adattamento Micaela Miano, regia Guglielmo Ferro, scenografie Fabiana Di Marco, costumi Alessandra Benaduce, musiche Massimiliano Pace, fotografie Riccardo Bagnoli, con Tommaso Cardarelli, Nicolò Giacalone, Pap Yeri Samb, Filippo Rusconi, Moreno Pio Mondì, Giuliano Bruzzese, Marco Delle Fratte, produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Quirino, Compagnia Molière.

di Elisa Ruscitto

Fotografie di E. R.

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