Maduro come Saddam: perché il metodo conta più dell’esito


Lorenza Morello, esperta di diritto internazionale
Lorenza Morello e il diritto internazionale

TORINO - Analisi critica sulla caduta di Maduro: tra sollievo per la fine del regime e i rischi di normalizzare interventi militari unilaterali. Partiamo da un presupposto: le “azioni militari speciali” non rappresentano un’evoluzione del genere umano verso la libertà, ma un arretramento verso una logica pre-liberale. È la legge dello Stato più forte, dove il diritto viene sospeso in nome dell’esito. La cattura di Nicolás Maduro da parte del presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump. ha indubbiamente rievocato nella mente di molti di noi quanto avvenuto a  Baghdad oltre venti anni fa. Il prigioniero allora era Saddam Hussein.

Prove false per dire che Saddam nascondeva armi di distruzione di massa


E non solo per la somiglianza fisica tra i due. Anche in quel caso, infatti, un dittatore feroce veniva rovesciato e c'era un popolo pronto a festeggiare ma, anche allora come oggi, subito si pensò che il metodo usato non fosse quello giusto. E, a chi avesse avuto dei dubbi, intervenne la Storia a dimostrare che invece era così. L'Iraq è infatti divenuto per decenni un gorgo senza fine di morte, distruzione e caos, nonostante si fosse arrivati a quel risultato attraverso un lungo percorso basate principalmente sulla costruzione di prove false per dire che Saddam nascondeva armi di distruzione di massa. Ora, cerchiamo di fare un minimo di ordine: la fine di un tiranno va sempre festeggiata e la rimozione di Nicolás Maduro non provoca alcuna indignazione morale in chi scrive. Un regime criminale, predatorio e violento è stato colpito, e questo toglie un peso reale al popolo venezuelano. Negarlo sarebbe ipocrisia. Ma è indispensabile mantenere dei limiti anche quando il nemico cade.

Maduro era un tiranno e non meritava alcuna legittimazione


Per questo è fondamentale distinguere tre piani che molti oggi confondono: 1. Il giudizio sul regime: Maduro era un tiranno e non meritava alcuna legittimazione.

2. Il sollievo per la sua caduta: comprensibile, umano, giusto. 3. Il giudizio sul metodo: problematico e non può essere normalizzato. Il Venezuela è uno degli Stati con le maggiori risorse energetiche e minerarie del mondo. Ed è lo stesso governo americano ad ammettere che il controllo di quelle risorse è parte integrante dell’operazione. Che oggi a incidere su quelle risorse siano gli Usa e non la Cina può apparire un male minore, ma il liberalismo non ragiona per preferenze imperiali. La domanda non è chi controlla, ma con quale diritto e secondo quale regola. Un’azione militare unilaterale, giustificata ex post come “operazione anti-droga”, condotta senza chiari limiti istituzionali e funzionale anche al controllo di risorse strategiche, può produrre un esito auspicabile oggi ma un precedente pericoloso domani.

Ma non è mai secondario capire di quale “democrazia” si parli


Difendere questo principio non significa equiparare Maduro a Taiwan (anzi, Taiwan è un esempio di democrazia vibrante e rispettosa dei diritti, proprio il contrario di Maduro) significa affermare che la libertà non nasce dall’arbitrio, nemmeno quando l’arbitrio colpisce un tiranno, e che le risorse naturali non sono una licenza morale per sospendere il diritto. L’esportazione di “democrazia” è sempre un metodo pericoloso, ma a volte necessario, contro dittature, regimi autoritari, repressione del dissenso in maniera brutale. Ma non è mai secondario capire di quale “democrazia” si parli. A ciò si aggiunga che, con il petrolio venezuelano nelle mani degli americani, Israele può distruggere tutti i siti petroliferi iraniani senza causare instabilità dei mercati globali. Tu chiamala, se vuoi, democrazia.

di Lorenza Morello
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