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| Michela Farabella sulla strage di Crans-Montana |
MILANO - Incendio a Crans-Montana: la tragedia filmata per i social. Riflessione sul locale Les Constellations e percezione del rischio oggi. Filmavano mentre bruciava: a Crans-Montana l’incendio diventa show e la coscienza va in fumo. Le fiamme all’interno di un locale. Il pericolo reale, immediato. E intorno, invece di una corsa ad avvisare, a uscire, a chiamare aiuto, alcuni ragazzi con il telefono puntato sul fuoco. Non è una metafora: è ciò che è accaduto nel locale Les Constellations di Crans-Montana, comune svizzero del Canton Vallese. Le immagini circolate mostrano un incendio all’interno del club e giovani intenti a riprendere la scena.
La trasformazione dell’emergenza in spettacolo, del rischio in contenuto virale
Nessun gesto di allarme visibile, nessuna reazione che lasci intuire la percezione del rischio. Solo schermi accesi. Solo riprese. Solo contenuto. Quando il pericolo diventa intrattenimento. Un incendio in un luogo chiuso non è mai un episodio banale. Fumo, panico, vie di fuga, possibilità di intossicazione o di propagazione rapida delle fiamme: ogni secondo conta. Eppure, in quell’istante, il tempo non è stato dedicato alla sicurezza, ma alla registrazione. Non si trattava di documentare per denunciare o per avvertire. L’atteggiamento, il contesto e il modo in cui le immagini sono state realizzate parlano di altro: la trasformazione dell’emergenza in spettacolo, del rischio in contenuto virale. Il gesto che racconta un’epoca. C’è un passaggio inquietante, ormai sempre più frequente, che segna il nostro tempo: prima di agire, si filma. Prima di aiutare, si riprende. Prima di capire cosa sta succedendo, si pensa a come apparirà sullo schermo.
Il problema è non aver riconosciuto l’urgenza
Nel locale Les Constellations, quella notte, questo meccanismo è apparso in tutta la sua crudezza. Un gesto che non riguarda solo l’età dei protagonisti, ma una cultura diffusa, alimentata ogni giorno da social network che premiano l’immagine estrema, l’evento eccezionale, la scena forte. La responsabilità che si dissolve. Davanti al fuoco, l’istinto umano dovrebbe essere chiaro: proteggersi, proteggere gli altri, segnalare il pericolo. Ma quando la realtà viene percepita come materiale da condividere, la responsabilità si dissolve. Il problema non è solo “non aver spento il fuoco”. Il problema è non aver riconosciuto l’urgenza, non aver dato priorità alla vita reale rispetto alla sua rappresentazione. Educazione digitale o anestesia emotiva? Da anni si parla di competenze digitali. Ma episodi come questo mostrano il grande vuoto: l’educazione al limite. Saper usare uno smartphone non significa saper scegliere quando non usarlo.
Le immagini di Les Constellations non sono solo cronaca
E un incendio, soprattutto in un locale, è uno di quei momenti in cui il telefono dovrebbe restare in tasca. La continua esposizione a immagini di disastri, incidenti, tragedie, ha prodotto un effetto collaterale pericoloso: l’assuefazione. Si guarda tutto, si filma tutto, ma si sente sempre meno. Non solo “ragazzini”. Attribuire tutto all’incoscienza giovanile sarebbe un alibi comodo. Gli adulti condividono quotidianamente video di incidenti, sofferenza, morte. Gli algoritmi premiano ciò che sciocca. Il messaggio che passa è chiaro: se è estremo, vale. In questo contesto, l’incendio nel locale di Crans-Montana diventa il simbolo di qualcosa di più grande: una società che osserva invece di intervenire, che riprende invece di reagire. Un’immagine che non assolve. Le immagini di Les Constellations non sono solo cronaca. Sono una fotografia morale del nostro tempo. Raccontano un mondo in cui il confine tra realtà e spettacolo è saltato, e in cui anche il pericolo viene consumato come intrattenimento. Il fuoco, però, non è un filtro. Non è un reel. Non è una storia da 15 secondi. Il fuoco è reale. E quando brucia, non guarda quanti like hai fatto. La domanda resta, dura e inevitabile: se davanti a un incendio scegliamo di filmare, cosa resterà quando a bruciare non sarà più un locale, ma la nostra capacità di sentire e di agire?
di Michela Farabella
