Thailandia-Cambogia, Nico Stino a CinqueW News su Cina e Trump

Nico Stino dalla Thailandia parla della guerra locale
Nico Stino

ROMA - Conflitto Thailandia-Cambogia, il ruolo di Trump, Cina e Usa: guerra, vittime civili, sfollati e interessi geopolitici nel Sud-Est asiatico. Durante la conferenza stampa di Trump, relativa all'arresto di Maduro, il numero uno degli Stati Uniti d'America non ha mancato di ricordare al mondo intero che sta portando la pace anche tra Thailandia e Cambogia. Non sempre crediamo al presidente degli Usa. Per conoscere meglio cosa accade nel Sud-Est asiatico, abbiamo interpellato una persona, un professionista, che si trova sul posto, in quell'area. Nico Stino è in Thailandia, ma è nato in Svizzera, ha una formazione come economista aziendale.

L'India gli ha dato un grande aiuto a cambiare la mente


Dopo avere completato gli studi, ha lavorato presso l’European Business Channel, a Zurigo. Ad un certo punto della sua vita, Stino che si occupa anche di comunicazioni, stabilisce di trascorrere un sabbatical per ri-trovarsi. Anche l'India gli ha dato un grande aiuto a cambiare la mente, il modo di vedere la vita. Una terra, quella asiatica, piena di colori, rumori, nuove sensazioni, in cui ha stretto amicizie. Proprio in quel mondo, in Asia meridionale, ha scoperto come le donne portano avanti la famiglia. Sono nati, in quelle terre, microcrediti, fondazioni e associazioni tutti con lo stesso scopo: arricchire di felicità i nuclei familiari. Considera suo compito incoraggiare e ispirare altre persone a donare massima gioia e immenso amore, in modo che possa traboccare e farlo arrivare ad altri. Ecco, proprio così nasce la pace.

Stino, senta, ma Trump dice la verità sul conflitto?


«Questo schema è purtroppo ricorrente: mediatico, annunci trionfali, violazioni immediate seguite da scuse di incidenti involontari. Se la Cambogia ha effettivamente violato l'accordo dopo giorni, ci sono due possibilità: o l'accordo era troppo fragile e mancava di meccanismi di enforcement credibili, oppure una o entrambe le parti non erano seriamente e convintamente impegnate. Le violazioni 'non intenzionali' ripetute suggeriscono problemi strutturali più profondi: mancanza di controllo sul campo, catene di comando inefficaci, o semplicemente malafede mascherata da incompetenza».

Perché questa tensione tra Thailandia e Cambogia lungo il confine occidentale della Thailandia? Qual è il contendere?


«Il quadro che emerge è profondamente inquietante. Le tensioni territoriali tra regni thai e khmer esistono da secoli, ma invocare conflitti di 900 anni per giustificare scontri moderni è pura mistificazione. La storia antica diventa pretesto retorico per interessi contemporanei molto più prosaici e cinici. Guerra dei casinò. Questo è probabilmente il cuore economico immediato della questione. La Cambogia ha costruito un'industria miliardaria di casinò di confine specificamente per i thailandesi, visto che il gioco d'azzardo è illegale in Thailandia. Se Bangkok legalizzasse i casinò, Phnom Penh perderebbe profitti enormi. Qualsiasi mediazione di Trump va vista sapendo che ha interessi storici documentati nel settore dei casinò. Un accordo di pace che tocca le concessioni sul gioco potrebbe avere risvolti molto personali per lui. L'asimmetria è grottesca e criminale. La Thailandia possiede uno degli eserciti meglio equipaggiati del Sud-Est asiatico, mentre i cambogiani combattono con armamenti obsoleti degli anni '70 e letteralmente in sandali. Chiamare conflitto questa situazione significa ignorare che si tratta di un potenziale massacro, non di uno scontro tra pari. Che questo continui rivela cinismo totale. Destabilizzazione dell'Asia e la Cina. Circolano voci sempre più insistenti che Trump stia preparando una piano aggressivo verso la Cina. In questa ottica, pacificare conflitti regionali potrebbe essere la copertura per stabilire presenza, influenza e alleanze militari sempre più vicine ai confini cinesi. La Thailandia confina con Laos e Myanmar (entrambi nella sfera d'influenza cinese), e la Cambogia è storicamente molto vicina a Pechino. Destabilizzare questi equilibri, creare tensioni, posizionare mediatori americani nella regione: tutto questo potrebbe essere preparazione per un confronto più ampio con la Cina».

Stino, ci descriva un po' come avvengono le azioni di guerra da una parte e dall'altra…


«Gli scontri lungo il confine rivelano una caricatura tragica della guerra moderna. Dal lato thailandese, l'esercito reale si presenta con equipaggiamento Nato-standard, fucili d'assalto moderni, sistemi di comunicazione digitali, visori notturni, veicoli blindati, artiglieria contemporanea, droni per ricognizione. I soldati indossano uniformi mimetiche moderne, giubbotti antiproiettile, elmetti balistici. Hanno supporto logistico efficiente, catene di comando coordinate, possibilità di chiamare rinforzi aerei se necessario. Si muovono con la sicurezza di chi sa di avere superiorità tecnologica schiacciante. Dal lato cambogiano, la scena diventa surreale e tragica. Soldati che combattono letteralmente in sandali o a piedi nudi, armati con AK-47 che potrebbero avere 40-50 anni, spesso arrugginiti e malfunzionanti. Uniformi che sono poco più che vestiti civili sbiaditi, senza protezioni corporee adeguate. Comunicazioni radio antiquate quando ci sono, spesso si affidano a messaggeri a piedi. Niente visori notturni, niente droni, niente supporto aereo reale. L'artiglieria è costituita da pezzi sovietici degli anni '70, quando funzionano. Alcuni reparti usano ancora mine antiuomo perché sono l'unica 'forza moltiplicatrice' che possono permettersi, lasciando eredità mortali per decenni. Solitamente gli scontri iniziano con 'incidenti' lungo zone di confine contestate - spesso vicino a checkpoint o installazioni legate ai casinò cambogiani -. I thailandesi possono permettersi di posizionarsi strategicamente, usare ricognizione aerea, coordinare movimenti precisi. I cambogiani spesso si trovano a reagire, trincerati in posizioni difensive improvvisate, cercando di compensare la debolezza tecnologica con conoscenza del terreno locale e disperazione. Gli scontri sono brevi ma brutali. Soldati cambogiani giovani, spesso provenienti da villaggi poveri, mandati a 'difendere' interessi economici (casinò) che non vedranno mai un centesimo, contro un esercito che potrebbe annientarli in ore se decidesse di farlo seriamente. Famiglie thailandesi che vedono i loro figli mandati a morire per dispute territoriali che servono solo élite politiche ed economiche. L'aeronautica militare thailandese (Royal Thai Air Force) dispone di capacità che la Cambogia può solo sognare. Parliamo di jet da combattimento moderni, elicotteri d'attacco, ma soprattutto droni per sorveglianza continua. Questi UAV possono monitorare i movimenti cambogiani 24/7 senza rischi per piloti, trasmettendo immagini in tempo reale ai comandi. I thailandesi sanno esattamente dove si trovano le postazioni cambogiane, quanti uomini ci sono, quando si muovono. I cambogiani? Guardano il cielo e sperano di non essere visti. Come si può chiamare 'conflitto' una situazione dove una parte ha superiorità tecnologica così schiacciante? È come definire 'combattimento' un duello tra un cavaliere medievale in armatura completa contro un contadino con un bastone».

Quante vittime civili e militari si contano fino a oggi in questa guerra tra Thailandia e Cambogia?


«I numeri sono drammatici e in continua evoluzione. Secondo le fonti più recenti e affidabili (Onu, Al Jazeera, Britannica, Who): vittime militari: Thailandia, almeno 21 soldati uccisi (confermati dall'esercito thailandese), oltre 120 feriti; Cambogia, i numeri ufficiali non sono stati rilasciati dal governo cambogiano, ma le stime parlano di decine di morti tra i soldati.

Vittime civili: Thailandia, 44 civili morti secondo fonti ufficiali thailandesi (anche se alcune fonti parlano di 16); Cambogia, 30 civili morti e 90 feriti secondo il governo cambogiano, tra cui un neonato. Bilancio totale stimato: oltre 100 morti dall'inizio del conflitto nel maggio 2025, con la maggior parte delle vittime concentrate nei due periodi di combattimenti più intensi - luglio 2025 (48 morti in cinque giorni) e dicembre 2025 (quando i combattimenti sono ripresi violentemente) -». 

Ci racconti anche della sofferenza dei due popoli. Ci sono sfollati?


«Dietro i numeri freddi, c'è una catastrofe umana di proporzioni devastanti che colpisce principalmente i più vulnerabili. L'esodo di massa di oltre 1 milione di sfollati. Stiamo parlando di più di un milione di persone - un'intera città - strappate dalle loro case, dalle loro vite, dai loro campi. Dal lato thailandese, circa 400.000-500.000 persone allontanate dai propri luoghi. Dal lato cambogiano, 490.000 persone (151.000 famiglie intere), di cui oltre 260.000 donne e 158.000 bambini. Questi non sono 'numeri' - sono madri che hanno dovuto raccogliere i figli nel cuore della notte mentre le bombe cadevano, anziani costretti a camminare per chilometri abbandonando tutto, famiglie che hanno perso in poche ore ciò che avevano costruito in generazioni. I campi profughi sono sovraffollati, con famiglie ammassate in rifugi temporanei di fortuna. In Thailandia sono stati allestiti quasi 500 rifugi temporanei in quattro province di confine: scuole trasformate in dormitori, templi diventati ospedali da campo, capannoni industriali convertiti in alloggi per migliaia. Oltre 158.000 bambini cambogiani strappati dai loro ambienti, un'intera generazione traumatizzata. Bambini che hanno visto scuole bombardate, che hanno sentito il sibilo dei razzi, che hanno corso scalzi nel fango mentre le loro case bruciavano. Bambini che ora dormono su pavimenti di cemento in rifugi sovraffollati, senza giocattoli, senza scuola, senza normalità. La scuola primaria colpita dagli attacchi thailandesi non era un 'danno collaterale', era il futuro di un villaggio cancellato. I bambini che sopravvivono porteranno questi traumi per tutta la vita. Oltre 260.000 donne che pagano il prezzo di questi scontri, molte incinte, molte con neonati. Partorire in un campo profughi, allattare senza privacy né igiene adeguata, cercare di proteggere i propri figli mentre non c'è abbastanza cibo. Le persone con disabilità impossibilitate a fuggire rapidamente, dipendenti da medicine che non arrivano più, trasportate su carretti improvvisati mentre i razzi cadono. Gli anziani costretti a lasciare le case dove hanno vissuto 60, 70 anni, consapevoli che probabilmente non torneranno mai più. La domanda che brucia: Quanti bambini cambogiani scalzi nei campi profughi sanno che la loro sofferenza serve gli interessi dei casinò e il posizionamento anti-Cina? Quante madri thailandesi che hanno perso i figli capiscono che i loro ragazzi sono morti per giochi geopolitici che non li riguardano? Zero. Come sempre, i potenti giocano e i poveri pagano con sangue, case e futuro».

Chi tra le grandi potenze mondiali ha più influenza sulle due parti? Ci faccia capire meglio…


«Questo conflitto è diventato un teatro perfetto per capire come le grandi potenze, Stati Uniti d'America e Cina si contendono l'influenza nel Sud-Est asiatico. Ma la realtà è molto più complessa e cinica di un semplice 'proxy war'. La Cina ha relazioni economiche massicce sia con la Thailandia sia con la Cambogia, molto più grandi delle relazioni con gli Usa. Entrambi i Paesi sono cruciali per la Belt and Road Initiative (BRI) cinese, in particolare per il corridoio economico Cina-Penisola Indocinese che collega lo Yunnan attraverso questi territori fino ai porti marittimi. Un conflitto prolungato danneggia direttamente gli investimenti cinesi, le rotte commerciali, i progetti infrastrutturali. La Cambogia è considerata uno dei partner più stretti della Cina in ASEAN. Pechino è il principale fornitore di armi cambogiane (inclusi i sistemi anti-tank GAM-102LR di quinta generazione che i thailandesi hanno catturato). La Thailandia e la relazione ambigua. La Thailandia è formalmente alleato Usa (dal trattato SEATO della Guerra Fredda), ma economicamente è profondamente integrata con la Cina. Bangkok compra armi sia dagli Usa (gli F-16 usati nei bombardamenti) che dalla Cina. L'esercito e la monarchia thailandesi tendono verso l'indipendenza e relazioni con Pechino, mentre certe élite politiche sono più vicine agli interessi occidentali. Dopo lo scoppio del conflitto a luglio 2025, la Cina ha ospitato consultazioni trilaterali informali a Shanghai il 30 luglio, con il ministro degli Esteri Wang Yi che ha tenuto incontri separati con entrambe le parti. L'approccio cinese è stato definito di "diplomazia a basso profilo" e "orientata al dialogo", privilegiando la gestione dei processi e il ripristino della stabilità. Pechino lavora dietro le quinte, attraverso canali ASEAN, shuttle diplomacy, evitando i riflettori. La Thailandia è tecnicamente alleato Usa, ma un ex funzionario dell'intelligence americana ha ammesso: "Gli Usa non hanno più davvero l'influenza sulla Thailandia, quindi l'idea che sia una sorta di proxy americano è una sciocchezza". Trump ha usato la minaccia delle tariffe commerciali come arma. Ha detto essenzialmente: "Firmate un cessate il fuoco o vi impongo tariffe commerciali più alte." Questo ha prodotto l'accordo del 28 luglio in Malaysia e quello del 26 ottobre che Trump ha presenziato personalmente. Come ricompensa per aver accontentato le richieste di Trump, gli Stati Uniti hanno ridotto le tariffe reciproche imposte a Cambogia, Malaysia e Thailandia al 19%. Malaysia come chair ASEAN. Il primo ministro malaysiano Anwar Ibrahim ha mediato il cessate il fuoco del 28 luglio come presidente di turno ASEAN. Il segretario generale dell'ASEAN Kao Kim Hourn ha ammesso a settembre che l'improvvisa escalation del conflitto "ha colto l'ASEAN di sorpresa", sottolineando le debolezze strutturali del blocco nella prevenzione e coordinazione delle crisi. La competizione USA-Cina. Questo conflitto è diventato un test di chi controlla davvero il Sud-Est asiatico. Un potere grida, l'altro sussurra. Uno offre accordi, l'altro offre framework. Entrambi osservano, aspettano, calcolano. Può l'ASEAN risolvere i propri conflitti alle proprie condizioni? O le dispute regionali sono ora destinate a essere risolte solo quando Washington o Pechino lo decidono? Thailandia e Cambogia sono pedine in un gioco molto più grande, la competizione per l'egemonia nel Sud-Est asiatico tra Usa e Cina. I soldati cambogiani scalzi con AK-47 arrugginiti e le famiglie thailandesi che hanno lasciate le proprie dimore sono sacrificabili in questo scacchiere geopolitico».

Secondo Lei come andrà a finire quest'altro conflitto che aggiunge altri morti, feriti e odio a quelli che già registriamo dalle diverse guerre in corso?


«Come andrà a finire? Non finirà! Continuerà a fuoco basso con esplosioni periodiche. I morti si accumuleranno lentamente ma costantemente. Gli sfollati diventeranno permanentemente senza casa. Le mine continueranno a mutilare. I politici continueranno a usarlo per consenso. Trump continuerà a vantarsi di 'risolvere conflitti'. La Cina continuerà la sua diplomazia silenziosa. L'ASEAN continuerà a essere inefficace. Questo conflitto si aggiunge all'elenco crescente di 'guerre a bassa intensità' che il mondo impara a ignorare, abbastanza lontane da non preoccuparci, abbastanza piccole da non fare titoli quotidiani, abbastanza persistenti da diventare 'il nuovo normale'. I soldati cambogiani scalzi continueranno a morire contro F-16 thailandesi. Le famiglie continueranno a fuggire. I bambini continueranno a crescere senza infanzia».

di Giuseppe Rapuano

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