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| Opera di Adriana Civitarese, Lune Brijuni / M. Duchamp, 2024, vetro |
BOLOGNA - Huius Mundi: mostra a Bologna con arte contemporanea, IA e realtà quantistica. Aperta dal 7 feb al 15 mar 2026. Huius Mundi. Inaugurazione della mostra il 7 febbraio 2026 (visitabile fino al 15 marzo 2026), alle ore 18, nella Iumbo Gallery, a Bologna. Artisti: Alessandro Amaducci, Emanuele Arrigoni, Alighiero Boetti, Andrea Boldrini, Agostino Bonalumi, Carlo Caloro, Claudio Castro Chaponan, Adriana Civitarese, Gianfranco Chiavacci, Lime.art (Daniele Suffritti, Daniele Paolin, Carlo Ansaloni, Luca Orlandi), Davide Maria Coltro, Claudio Cintoli, Giorgio Cutini, Alessandro D'Aquila, Giovanni D'Agostino, Claudio D'Angelo, Santolo De Luca, Enrico T. De Paris, Britta Lenk, Eleonora Manca, Magdalo Mussio, Hidetoshi Nagasawa, Fabrizio Passarella, Marc Tobey, Fabrizio Plessi, Ettore Sordini, Michele Zaza. L'intelligenza artificiale e la realtà quantistica diventate protagoniste della rivoluzione mediatica degli ultimi decenni costituiscono una categoria ambivalente e complessa, che si situa a mezza strada tra la forma concreta e la forma pluridimensionale: tra il reale e il pensato, tra il sensibile e l'intellegibile.
Huius Mundi una guida aperta in una storia assai sinuosa
L'identità, la estensione, il posto che si può assegnare all'IA nella vita artistica delle forme non dipendono da un semplice giudizio di fatto, ma da una determinazione di carattere riflessivo e assiologico: Huius Mundi. Questo perché non basta rifarsi ai saperi positivi e sperimentali accumulati dalle scienze umane in tema di forma mentis, tranne che non determinino la cura della forma. La composizione di Huius Mundi (di questo mondo), al contrario, si prefigge tre compiti principali: innanzitutto, chiarire alcune suggestioni sul profilo dell'esposizione, relative alla tipologia delle opere e ai nuovi approcci all'installazione; in secondo luogo, riportare alla luce materiali e nomi da sempre sottoposti al trattamento delle immagini mediali; in terzo luogo, dar conto dei valori e delle differenti funzioni attribuiti alle forme in esposizione, dal punto di vista sia cognitivo sia pratico. In queste tre aree ritrovate è stata privilegiata la sintesi sull'analisi, l'esposizione della molteplicità degli orientamenti sull'approfondimento delle forme estetiche particolari, per fornire al lettore/visitatore, non tanto una mostra compiuta, quanto una guida aperta in una storia assai sinuosa, in un dibattito complesso, in un intreccio di forme espositive spesso antinomiche.
Perretta ripropone senza falsi pudori le regole del gioco artistico
La mostra, curata da Gabriele Perretta, pone il problema degli “universali artistici” (della tradizione del nuovo) e, al tempo stesso, un aggiornamento accurato e approfondito delle tematiche di ricerca nelle forme espressive del contemporaneo. Convinto, come B. Pascal, che la rivolta contro l'evidenza s'accompagna spesso a una rivolta contro la ragione, Perretta ripropone senza falsi pudori le regole del gioco artistico, contro ogni scorciatoia estetica, tanto clamorosa quanto equivoca e precaria. La scelta curatoriale, di ispirazione mediale, non è certo esente da inevitabili work in progress, urti di futuro anteriore e anche campi larghi. Infatti, l'intenzione di familiarizzare il fruitore con una esposizione così vasta non può escludere interpretazioni privilegiate e, in ultima analisi, impressioni personali. L'intento è quello che, al termine del nostro percorso espositivo, ciascun fruitore maturi il desiderio di approfondire con maggiore attenzione la lettura del proprio Huius Mundi.
Pensare che non esistano alternative al modello di crescita estetica
L'idea che sfuggire all'omologazione sia una “vana utopia artistica” è una provocazione critica, che tocca il cuore della condizione umana contemporanea. Pensare che non esistano alternative al modello di crescita estetica attuale assume i tratti di una verità rivelata e indiscutibile. Nonostante le forze omologanti, sfuggire non è del tutto vano se si cambia prospettiva. Mentre l'originalità assoluta è spesso un'illusione commerciale, l'autenticità (agire in coerenza con i propri valori artistici) resta possibile. La critica d'arte contemporanea, in controtendenza alla sua sparizione (preconizzata dal postmoderno), suggerisce che la libertà non risiede nel rifiuto totale del sistema, ma nella capacità di abitarlo in modo interpretativo e consapevole. In sintesi, se intesa come “isolamento totale dal mondo”, l'uscita dall'omologazione è un gesto affine all'anagogia dello Huius Mundi; se intesa come esercizio costante del dubbio e della scelta consapevole, diventa l'unico atto politico e spirituale ancora significativo.
Gabriele Perretta, ideatore e curatore Huius Mundi
Attraverso un atteggiamento duttile e propositivo, in un andirivieni ponderato tra montaggio e decostruzione, la traduzione di superfici approda a buon porto; è così che schegge di storia e “pittrice” dialogano da vicino, è così che la lingua pura dei volumi, continua a parlare nel tempo e nello spazio, con il suo rispetto, con la sua autonomia, con la sua eterogenesi. Man mano lo spazio stregato dei nuovi confini di senso viene sostituito dall'utopia di un'opera totale. (Gabriele Perretta, ideatore e curatore Huius Mundi)
Con Civitarese rarefazioni e sottili poetiche si traducono in segni e gesti raffinati
Il giudizio critico innanzi è riferito alla partecipazione dell'artista Adriana Civitarese alla mostra collettiva che già nel titolo/tema ci indica una chiave di lettura e di “indugio”, qui inteso come ricerca che va nel profondo a cogliere quei battiti universali del mondo e dell'esistere. Le sue opere sono tracce di universi infiniti e finiti, palpabili e impalpabili, ponti tra terra e cielo, rarefazioni e sottili poetiche che si traducono in segni e gesti raffinati, e essenziali. Le opere di Civitarese si mettono in assonanza/rispondenza con Huius mundi (di questo mondo) e con le tematiche che il nostro mondo vive in una continua dicotomia “ambivalente e complessa”.
di Maria Stella Rossi
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