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| Il professore Fabrizio Bert |
TORINO - Studio nazionale rivela esitazione vaccinale in quasi metà degli adulti italiani e l’importanza di fiducia e comunità. Un adulto su due si mostra esitante verso i vaccini. Le evidenze di uno studio nazionale coordinato da UniTo. Pubblicati su The Lancet Regional Health – Europe i risultati di un’indagine nazionale che ha coinvolto un campione di oltre 50.000 adulti residenti in tutta Italia, rappresentativi della popolazione adulta per età, genere, livello di istruzione, area geografica e dimensione del comune di residenza. Quasi un adulto su due manifesta forme di esitazione nei confronti delle vaccinazioni, ma il fenomeno è ben più complesso e fortemente eterogeneo: esso è influenzato da caratteristiche demografiche e sociali, esperienze personali, orientamento politico e religioso e dal livello di fiducia nelle istituzioni e nei sistemi sanitari.
I programmi di immunizzazione e la tutela della salute pubblica
Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe (https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(26)00015-3/fulltext) , rappresenta il primo risultato della INF-ACT Vaccine Hesitancy Survey, una delle più ampie indagini mai condotte in Italia su questo tema. Lo studio ha fatto emergere differenze rilevanti in relazione a genere, identità sessuale ed etnia, dimensioni raramente esplorate nelle precedenti ricerche italiane sull’argomento. Un risultato che sottolinea la necessità di disporre di dati sempre più granulari per sviluppare strategie di prevenzione realmente inclusive e mirate. Il professore Fabrizio Bert, professore ordinario e direttore del dipartimento di Scienze della sanità pubblica e Pediatriche Università di Torino: «L’esitazione vaccinale continua a rappresentare una delle principali sfide per i programmi di immunizzazione e per la tutela della salute pubblica.
La necessità di ripensare le strategie di sanità pubblica
Ma il fenomeno è complesso: i risultati suggeriscono che, oggi, l’esitazione vaccinale dipende meno da timori legati alla sicurezza dei vaccini e più dalla difficoltà di comunicare efficacemente il valore della vaccinazione. Un elemento centrale che emerge dall’indagine riguarda il ruolo delle figure di riferimento nella comunità. L’esitazione vaccinale risulta, infatti, più elevata tra le persone che non percepiscono un chiaro sostegno alla vaccinazione da parte di operatori sanitari, insegnanti o leader religiosi.» Ripensare le strategie di sanità pubblica. Secondo gli autori, questi risultati indicano la necessità di ripensare le strategie di sanità pubblica, superando un approccio limitato ai soli contesti sanitari tradizionali. La comunicazione dovrebbe essere maggiormente adattata ai diversi sottogruppi della popolazione, affrontando la sfiducia istituzionale attraverso il coinvolgimento di reti comunitarie e figure di prossimità.
Un’indagine trasversale condotta tra settembre 2024 e marzo 2025
Rafforzare l’accessibilità e la qualità dei servizi vaccinali e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni rimane una priorità, insieme con una comunicazione depoliticizzata e basata su solide evidenze scientifiche. Lo studio è stato coordinato dal dipartimento di Scienze della sanità pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino e ha coinvolto la dottoressa Giuseppina Lo Moro, il professore Fabrizio Bert e la professoressa Roberta Siliquini, principal investigator della ricerca. Alla survey hanno collaborato anche le Università di Roma “Sapienza”, Pavia, Cagliari e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il paper, dal titolo “Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study”, si basa su un’indagine trasversale condotta tra settembre 2024 e marzo 2025 attraverso interviste web e telefoniche. Il campione comprende 52.094 adulti residenti in tutta Italia, rappresentativi della popolazione adulta per età, genere, livello di istruzione, area geografica e dimensione del comune di residenza.
Il progetto è stato finanziato dal NextGenerationEU
L’obiettivo principale dello studio è fornire una fotografia aggiornata e dettagliata dell’esitazione vaccinale e identificare i sottogruppi della popolazione maggiormente esposti a questo fenomeno. La ricerca si inserisce nel più ampio progetto nazionale INF-ACT (https://www.inf-act.it/), una collaborazione tra numerose università e istituzioni italiane nata con l’obiettivo di rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti legati alle malattie infettive emergenti. Il progetto è stato finanziato dal NextGenerationEU nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) del ministero dell’Università e della Ricerca. La Fondazione INF-ACT. La Fondazione “One Healh basic and translational research actions addressing unmet needs on emerging infectious diseases (INF-ACT)” coordina un ambizioso progetto di Partenariato Esteso Pnrr del ministero dell'Università e della Ricerca sul tema delle malattie infettive emergenti, finanziato nell'ambito del Pnrr con 114,5 milioni di euro.
Il filo conduttore delle attività di ricerca dei 25 membri del progetto INF-ACT
Questo progetto nasce dopo l’esperienza della pandemia di SARS-CoV-2: chiaro esempio di come un nuovo agente infettivo possa avere effetti devastanti anche nei Paesi all'avanguardia in termini di tecnologia, assistenza sanitaria e monitoraggio. Un’esperienza che ha evidenziato le potenzialità e le capacità di risposta della moderna ricerca scientifica multidisciplinare e la necessità di un nuovo approccio integrato ed olistico in cui la salute umana è strettamente interconnessa alla salute animale e ambientale (One Health). Il progetto INF-ACT, quindi, punta ad aumentare le potenzialità di monitoraggio e previsione, le capacità diagnostiche e terapeutiche e la multidisciplinarietà della ricerca scientifica nazionale su tematiche che spaziano dai virus, ai batteri resistenti agli antibiotici, agli insetti vettori, ai serbatoi animali e ambientali di agenti patogeni, fino all'ospite umano. Questo cambiamento di paradigma, da un approccio incentrato sull'uomo a una visione globale, costituisce il filo conduttore delle attività di ricerca dei 25 membri del progetto INF-ACT per aumentare la preparazione, la prontezza e la capacità di risposta dei sistemi sanitari e, in ultima analisi, la resilienza e la resistenza dell’Italia nei confronti di eventi epidemici e pandemici. Grazie ai Bandi a Cascata, emanati dai 5 soggetti spoke, si sono uniti alle attività della Fondazione INF-ACT oltre 40 enti di ricerca, pubblici e privati, che operano sul territorio nazionale.
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