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| Roberta D'Andrea |
CAMPOBASSO - Una testimonianza su errori diagnostici, colposcopie e paura: storie di donne, sanità in Molise e il valore della medicina competente. Sono Roberta D’Andrea, il mio eteronimo è Greta Rodan, sono una scrittrice e vivo in Molise. Qualche giorno fa ho condiviso sul social Facebook una brutta vicenda sanitaria che mi ha riguardato. Quello che ne è seguito, oltre a una grande solidarietà, è stato ricevere numerosi racconti di altre donne con esperienze simili alla mia e addirittura peggiori, qui in Molise. Ma andiamo con ordine. Lo scorso anno sono andata a fare un pap-test, un test del papilloma virus, e una visita da una ginecologa. Giorni dopo, i risultati hanno suggerito fosse necessario un ulteriore esame perché è venuto fuori che avevo alcuni tra i ceppi più pericolosi del papilloma virus e inoltre il pap-test aveva rilevato la presenza di cellule ASC-US, in teoria cellule con anomalie minime e che quindi di norma non fanno presagire problemi importanti.
Sarebbe stato necessario capire cosa ci fosse sotto quella lesione
Dalla stessa professionista ho fatto l’esame successivo, che si chiama colposcopia. Ho comunicato al centro in cui dovevo fare l’esame di avere ancora il ciclo ma hanno sostenuto di poterlo comunque eseguire. L’esito è stato subito allarmante, la dottoressa mi ha diagnosticato una lesione e ha concluso fosse necessario che mi operassi subito, tanto da mettermi immediatamente in una lista per operarmi e per tornare poi da lei in privato per i passaggi successivi. Mi ha terrorizzato, ha parlato di lesioni da togliere e ha aggiunto che sarebbe stato necessario capire cosa ci fosse sotto quella lesione e di come poi si sarebbe dovuto procedere, mi ha parlato non troppo velatamente di cancro. Ho pianto, ho domandato se fosse necessario spaventarmi così e se davvero la situazione fosse così grave, che avevo una figlia piccola. La risposta è stata Sì. Sono seguiti giorni piuttosto turbolenti, ma c’erano molti aspetti che non mi convincevano, per esempio il fatto che stranamente i risultati della colposcopia mi fossero stati forniti senza alcuna documentazione fotografica e con diciture "atipiche".
La ginecologa mi ha detto che non avevo NIENTE
Ho cercato di riacquistare lucidità e contattato una professionista di Napoli, una ginecologa specializzata in colposcopie. Ho fissato un appuntamento per la prima data disponibile. Il giorno dell’esame sono andata con la preoccupazione che ha accompagnato quelle lunghe ore. La dottoressa è stata subito gentile, accogliente, e così la sua ostetrica. Ho mostrato la documentazione che avevo, le loro facce erano perplesse, ho compilato i dati rituali, fatto l’esame e… La ginecologa mi ha detto che non avevo NIENTE. Niente, nessuna lesione, niente di niente. In quel momento il primo sentimento che ho provato è stata una incontenibile gioia ma il secondo è stato una gran rabbia perché subito ho compreso quanto inutile dolore e spavento mi abbia fatto vivere quell'altra specialista, la quale inoltre mi avrebbe sottoposto a un intervento di cui non avevo bisogno. Tanta rabbia. A dicembre di quest’anno sono tornata a fare i controlli e, non solo non ho nessuna lesione ma, incredibilmente, non ho nessun ceppo di papilloma virus. NESSUNO.
Donne che hanno vissuto momenti di grande angoscia e di disperazione
Ho deciso di raccontare tutto in un post Facebook, con lo stesso contenuto che avete letto qui, più o meno. Nelle ore successive mi sono arrivate testimonianze di donne a cui è capitata un’esperienza simile alla mia. In particolare a tre donne è stato detto, dopo colposcopia, che avrebbero dovuto fare un’operazione che poi hanno scoperto di non dover fare (lo hanno scoperto come me rivolgendosi ad altri professionisti). A una è stato detto che aveva un cancro e invece aveva una infiammazione. Donne che hanno dovuto al massimo fare una cura o che addirittura, come me, non hanno dovuto far nulla perché non avevano NIENTE. Donne che avrebbero fatto operazioni inutili, anzi dannose, e che hanno vissuto momenti di grande angoscia e di disperazione. Moltissime sono poi le donne che hanno fatto l’esame colposcopico e a cui sono state riscontrate lesioni ma senza che fosse mai stata data loro la documentazione fotografica né fatta nessuna biopsia della fantomatica lesione.
Credo alla medicina, ai medici, alla loro capacità di curarci
Poi c’è un’altra storia che mi ha gelato il sangue, quella di una donna che invece il cancro ce lo aveva ma continuavano a dirle che non aveva nulla, che era una sua “cosa psicologica”. Oggi questa donna combatte per la sua vita e la sua situazione non sarebbe così grave se le avessero fatto in tempo la diagnosi giusta. Queste vicende riguardano tutte diverse professioniste della medicina. Se in questa regione vogliamo salvare una sanità martoriata, forse è ora che cominciamo a capire che succede anche dove sembrava andasse tutto bene. Non va tutto bene. Ciò scritto, io resto aggrappata, con una cosa che si chiama Speranza, ai dati Buoni; penso al fatto che ho incrociato una dottoressa meravigliosa sul mio cammino, ho capito cosa siano accoglienza e competenza, e credo alla medicina, ai medici, alla loro capacità di curarci, al loro ruolo straordinario, che le superficialità di alcuni non scalfiranno mai.
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