CATANZARO - Una operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha portato all'arresto di 15 persone nelle province di Vibo Valentia e in diverse aree del Nord e Centro Italia. Le indagini, condotte dai carabinieri, hanno permesso di far luce su gravi episodi di sangue legati alla faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele. Oltre agli omicidi, l'inchiesta documenta estorsioni ai danni di imprenditori e il controllo di un vasto arsenale bellico, segnando un colpo decisivo alla criminalità organizzata nelle Preserre vibonesi.
Operazione antimafia della Procura di Catanzaro
Procura della Repubblica di Catanzaro. Direzione distrettuale antimafia. Nella mattinata di mercoledì 15 aprile 2026, nelle provincie di Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo, i carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia, collaborati dal personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare emesso dal Giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Catanzaro, su richiesta della procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nei confronti di 15 persone (di cui 5 già detenute), gravemente indiziate, a vario titolo, di “associazione per delinquere di tipo mafioso”, “omicidio”, “tentato omicidio”, “estorsione aggravata dal metodo mafioso” e “detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra”, per le quali è stata emessa la misura della custodia cautelare in carcere.
Dettagli dell'attività investigativa
La complessa e impegnativa attività investigativa, condotta con la direzione e il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e delegata ai carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia ha riguardato un arco temporale ampio e si è sviluppata prevalentemente attraverso complesse attività tecniche oltre che su riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Ricostruzione degli omicidi e della faida tra clan
Gli esiti investigativi in tal modo conseguiti hanno permesso di delineare (nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) la gravità indiziaria circa i mandanti e gli autori di due eventi omicidiari, verificatisi nell’ambito della faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele (entrambe rientranti nella locale dell’Ariola) e, in particolare, dell’omicidio di Antonino Zupo classe ’81, in vita affiliato alla ‘ndrina Emanuele, occorso il 22 settembre 2012, nonché del tentato omicidio di Domenico Tassone classe ‘85, anche lui affiliato alla predetta ‘ndrina, occorso il 25 ottobre 2012, in cui rimase accidentalmente ucciso Filippo Ceravolo classe ‘93, estraneo a contesti di c.o..
La lotta per il controllo del territorio
In particolare, gli esiti investigativi acquisiti hanno permesso di ricostruire, sul piano della gravità indiziaria, il tentativo della ‘ndrina Loielo di riacquisire il controllo criminale dell’area delle Preserre vibonesi in cui, dal 2002, era egemone la ‘ndrina facente capo alla famiglia Emanuele a seguito degli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo, esponenti dell’omonima consorteria. Sono stati, altresì, ricostruiti, sul piano della gravità indiziaria due tentati omicidi ai danni del suddetto Antonio Zupo (poi assassinato) - riporta il comunicato stampa dell'Arma dei carabinieri -.
Estorsioni e traffico d'armi
Tra i reati ricostruiti sul piano della gravità indiziaria vi sono inoltre, una estorsione aggravata dal metodo mafioso da parte di un esponente della ‘ndrina Loielo ai danni di un importante imprenditore locale il quale sarebbe stato costretto a corrispondere alla ‘ndrina Loielo la somma di 20.000 € (più altre quote mensili non precisate), nonché una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ad opera di 3 affiliati alla ‘ndrina Emanuele ai danni di una ditta edile di Vibo Valentia impegnata nella realizzazione di opere pubbliche in Sorianello (VV). Sono stati ricostruiti infine, in termini di gravità indiziaria, vari reati in materia di armi. Al riguardo, nel corso delle indagini, sono state sequestrate 5 pistole e 7 fucili di cui un AK-47 Kalashnikov.
Perquisizioni e stato del procedimento
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato eseguito un decreto di perquisizione locale e personale delegato dalla autorità giudiziaria nei confronti di ulteriori soggetti ritenuti intranei alla struttura di ‘ndrangheta investigata. Il procedimento per le fattispecie di reato ipotizzate è attualmente nella fase delle indagini preliminari.
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