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| Riprese video dei Carabinieri Nas in ufficio Asl che mostrano alcuni dipendenti mentre timbrano l'ingresso e si allontanano subito dal posto di lavoro |
CASERTA - Un sistema di presenze solo apparente, fatto di timbrature irregolari e assenze ingiustificate durante l’orario di servizio. È quanto emerge da una delicata indagine dei carabinieri del Nas che ha coinvolto personale sanitario di un'Asl campana. Al centro dell'inchiesta, presunti episodi di assenteismo sistematico e false attestazioni di presenza. Le prove raccolte avrebbero documentato un meccanismo collaudato di elusione dei controlli interni. Una vicenda che ora approda alle misure cautelari disposte dall'Autorità giudiziaria.
False attestazioni o certificazioni e truffa aggravata ai danni di un ente pubblico
I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare interdittiva emessa dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su proposta della locale procura della Repubblica. Il provvedimento ha disposto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per la durata di dodici mesi nei confronti di sei operatori sanitari, tra dirigenti medici e infermieri, in forza presso l’Azienda sanitaria locale. La misura applicata impedisce ai destinatari di svolgere l’attività lavorativa sia presso l’amministrazione di appartenenza, sia in qualunque altra struttura pubblica o convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. I reati contestati a vario titolo, commessi in forma continuata, riguardano le false attestazioni o certificazioni e la truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. L’azione investigativa dell’Arma dei carabinieri ha preso il via da una serie di servizi di osservazione e pedinamento eseguiti d’iniziativa dai militari del reparto specializzato.
L’Autorità giudiziaria ha disposto l’installazione di telecamere nascoste
Questi primi accertamenti hanno documentato come alcuni dipendenti fossero soliti allontanarsi sistematicamente dal posto di lavoro durante l’orario d’ufficio per sbrigare faccende di natura strettamente privata, pur risultando formalmente in servizio. A fronte di tali evidenze, l’Autorità giudiziaria ha disposto l’installazione di telecamere nascoste nei pressi dei varchi di accesso e delle postazioni marcatempo della struttura sanitaria. I successivi riscontri video, uniti al costante monitoraggio sul territorio da parte dei carabinieri, hanno consentito di ricostruire nel dettaglio un articolato e collaudato sistema di condotte illecite.
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Il meccanismo fraudolento si basava sulla falsa attestazione della presenza tramite la timbratura del badge, a cui seguiva l’immediato abbandono della struttura. Le indagini hanno portato alla luce dinamiche particolarmente gravi, come il reciproco scambio di favori tra il personale infermieristico per eludere i controlli interni - riporta il comunicato stampa dell'Arma dei carabinieri -.
L'assenteismo sistematico del personale ha provocato il blocco della gestione delle liste d’attesa
I militari hanno accertato che due degli indagati si alternavano regolarmente nella timbratura dei rispettivi cartellini, simulando una presenza in servizio mai prestata. In un’occasione, uno dei due infermieri si è recato in reparto al solo scopo di registrare la presenza del collega, nonostante si trovasse formalmente a riposo per malattia. Lo stesso operatore è stato poi localizzato e pedinato dai carabinieri mentre si trovava all’interno di un negozio di telefonia di un centro commerciale della zona per acquisti personali durante l’orario di lavoro. I comportamenti irregolari non hanno risparmiato i ruoli dirigenziali. I servizi di pedinamento hanno infatti documentato la condotta di un dirigente medico che, dopo aver registrato l’ingresso per una sessione di aggiornamento professionale, si è allontanato arbitrariamente per recarsi prima dal barbiere e subito dopo presso la propria abitazione. Le condotte illecite hanno permesso agli indagati di percepire la retribuzione per intero a fronte di prestazioni mai effettuate, causando un danno erariale quantificato provvisoriamente in circa 15.000 euro. L’aspetto più critico evidenziato dall’indagine dei carabinieri del Nas resta tuttavia il pesante impatto sociale: l’assenteismo sistematico del personale ha provocato il blocco della gestione delle liste d’attesa, allungando i tempi della sanità pubblica e arrecando un grave pregiudizio ai cittadini, in particolare ai pazienti appartenenti alle fasce sociali più deboli.
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