![]() |
| Automobili dei carabinieri di Reggio Calabria |
MELITO DI PORTO SALVO - Una donna ultracentenaria, fragile e completamente non autosufficiente, sarebbe stata vittima di ripetuti maltrattamenti all'interno di una Rsa che avrebbe dovuto garantirle cura e dignità. A far emergere la vicenda è stata la denuncia di una delle figlie, insospettita da lividi e dal comportamento impaurito della madre durante le visite. Le indagini dei carabinieri avrebbero documentato umiliazioni, violenze e gravi negligenze durante le attività di assistenza quotidiana. Un operatore socio-sanitario è finito agli arresti domiciliari mentre altre cinque persone risultano indagate. Una storia drammatica che accende i riflettori sulla tutela degli anziani più fragili nelle strutture assistenziali.
Ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un operatore socio-sanitario in servizio presso una Rsa
Un’anziana donna ultracentenaria, fragile e completamente affidata alle cure del personale sanitario, sarebbe stata ripetutamente maltrattata e umiliata all’interno della struttura assistenziale che avrebbe dovuto garantirle protezione e dignità. Per questi fatti i carabinieri della compagnia di Melito di Porto Salvo hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un operatore socio-sanitario in servizio presso una Rsa, ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale procura della Repubblica, guidata da Giuseppe Borrelli, al termine di una complessa attività investigativa condotta dai militari della sezione operativa della compagnia carabinieri di Melito di Porto Salvo. Nell’ambito della stessa indagine, altre cinque persone, tra operatori socio-sanitari e infermieri professionali, sono state deferite in stato di libertà all’Autorità giudiziaria poiché ritenute, a vario titolo, responsabili dei reati di maltrattamenti e abbandono di persone incapaci.
Serie di condotte vessatorie e degradanti che la vittima sarebbe stata costretta a subire
L’indagine ha preso avvio nel settembre 2025, quando una delle figlie dell’anziana si è rivolta ai carabinieri dopo aver notato lividi sospetti sul corpo della madre e aver percepito in lei un atteggiamento di paura e reticenza durante le visite in struttura.
Da quella segnalazione è scattato un articolato lavoro investigativo che, attraverso accertamenti tradizionali e attività tecniche, ha consentito di fare luce su una serie di condotte vessatorie e degradanti che la vittima sarebbe stata costretta a subire. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini e riportato nel provvedimento cautelare, gli episodi si sarebbero verificati soprattutto durante i momenti di assistenza quotidiana, come le operazioni di igiene personale e cambio del pannolone, quando l’anziana – completamente indifesa – era affidata alle cure degli operatori. In tali frangenti l’indagato avrebbe posto in essere offese, aggressioni verbali e fisiche, umiliazioni e soprusi, arrivando in alcune circostanze ad augurare la morte alla paziente o a compiere gesti particolarmente mortificanti.
L’intervento dei carabinieri ha consentito di interrompere quella situazione e di portare alla luce una vicenda particolarmente grave
Tra gli episodi documentati dagli investigatori anche atteggiamenti di grave disprezzo e prevaricazione, come il gesto di strofinare sul volto della donna le lenzuola sporche di urina durante il cambio della biancheria. Le attività tecniche avrebbero inoltre consentito di accertare ulteriori comportamenti negligenti da parte di alcuni operatori, come il mancato cambio del pannolone, talvolta semplicemente lanciato sul letto senza provvedere alla sostituzione, o l’invito rivolto all’anziana ad arrangiarsi autonomamente nonostante la totale impossibilità di provvedere a se stessa, in alcune circostanze persino al buio. Le condotte accertate, reiterate nel tempo e poste in essere approfittando della condizione di estrema vulnerabilità fisica e psichica della vittima, avrebbero determinato nell’ultracentenaria un profondo stato di sofferenza fisica e morale, oltre a un persistente clima di paura. L’intervento dei carabinieri ha consentito di interrompere quella situazione e di portare alla luce una vicenda particolarmente grave, confermando ancora una volta l’impegno dell’Arma dei carabinieri nella tutela delle persone più fragili, con particolare attenzione agli anziani ospitati nelle strutture assistenziali. Si precisa che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Ti è piaciuto questo articolo? Scrivici cosa ne pensi nei commenti qui sotto!
Se conosci qualcuno che potrebbe essere interessato, condividi l’articolo sui social!
Per scoprire altri articoli di: Cronaca
Categorie:
Cronaca
Condividi questo articolo:
Ricerche Correlate

Commenti
Posta un commento