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VERONA - Una frode fiscale internazionale da oltre 33 milioni di euro, società fantasma tra Italia ed estero e una rete criminale radicata nel Napoletano: è questo lo scenario ricostruito dalla Guardia di finanza di Verona e dalla Procura europea. L'inchiesta ha portato ad arresti, sequestri milionari e a un duro colpo contro un sistema capace di alterare il mercato con prezzi fuori concorrenza. Decisiva la collaborazione investigativa tra Italia e Croazia per smascherare il sofisticato schema di evasione Iva.
L'European Public Prosecutor's Officie (EPPO)
I finanzieri del comando provinciale della Guardia di finanza di Verona, con il supporto dei colleghi partenopei, hanno eseguito misure cautelari personali, disposte dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, nei confronti di 8 indagati ritenuti responsabili di una milionaria frode fiscale, già colpiti dal sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 33 milioni di euro, eseguito alla fine di novembre del 2025. Grazie al coordinamento tra l'European Public Prosecutor's Officie (EPPO) di Venezia e l'ufficio croato, sono stati avviati interventi investigativi paralleli sul territorio nazionale ed estero. Le evidenze raccolte dai militari del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Verona hanno permesso di individuare l'esistenza di un contesto criminale con proiezione internazionale, disvelando un’associazione dedita alle frodi Iva nel settore del commercio all'ingrosso di prodotti per la detergenza. Le complesse attività di indagine, durate oltre un anno, sono scaturite dall'approfondimento di alert individuati su alcune società veronesi e hanno permesso di smascherare un articolato sistema fraudolento basato su società fittiziamente residenti all'estero che acquistavano - senza Iva - beni per la cura della casa e della persona da grossisti italiani (alcuni dei quali scaligeri), per poi cederli solo formalmente a società fantasma dislocate nel territorio campano.
Un indebito risparmio fiscale di oltre 33 milioni di euro
Queste ultime, a loro volta, cedevano a società filtro, omettendo il versamento delle imposte. Le cartiere estere, così come tutti i soggetti giuridici coinvolti nei vari passaggi della filiera fraudolenta, venivano gestite in Italia da un'associazione a delinquere con base nel napoletano. Al fine di rendere ulteriormente difficoltosa la riconducibilità dello schema evasivo, gli indagati hanno altresì posto in essere un costante turn over dei soggetti giuridici coinvolti, intestando le partite Iva a teste di legno principalmente nullatenenti.
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La fittizia catena di approvvigionamento, resa più complessa dai molteplici passaggi estero su estero, ha permesso un indebito risparmio fiscale di oltre 33 milioni di euro, che ha costituito la base per l'attuazione di strategie commerciali aggressive, attraverso l'immissione nel mercato nazionale di merce a prezzi altamente concorrenziali. L'Autorità giudiziaria, condividendo le tesi formulate dai finanzieri scaligeri, aveva già emesso un provvedimento di sequestro finalizzato alla confisca per un importo complessivo di circa 33,8 milioni di euro - riporta il comunicato stampa della Gdf -.
La Guardia di finanza contrasta ogni forma di illecito economico-finanziario
Dopo gli interrogatori preventivi di garanzia, l'Autorità giudiziaria ha disposto due arresti con traduzione in carcere nei confronti dei promotori, quattro arresti domiciliari nei confronti dei fiancheggiatori nonché l’obbligo di firma e l'interdizione dall'esercizio dell'impresa per altri due sodali. La responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo all'esito del giudizio con sentenza penale irrevocabile, vigendo la presunzione di non colpevolezza prevista dall'art. 27 della Costituzione. L'operazione conferma il costante impegno e la stretta sinergia tra la Procura europea e la Guardia di finanza nel contrastare ogni forma di illecito economico-finanziario, in danno del bilancio Unionale in grado di arrecare danno alla concorrenza leale e alle imprese sane.
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