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| Un'illustrazione stilizzata della celebre scrittrice e giornalista italiana Oriana Fallaci, seduta a gambe incrociate sulla macchina da scrivere mentre fuma una sigaretta |
FORTE DEI MARMI - A vent'anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci, Riccardo Nencini le restituisce voce e inquietudine in un libro intenso e personale. Mai stanca di vivere non è una semplice biografia, ma un dialogo che attraversa memoria, passione e verità. Tra ritratto umano e riflessione civile, emerge una Fallaci viva, contraddittoria e ancora profondamente attuale. Un racconto che interroga il presente attraverso una delle figure più forti del Novecento italiano.
La voce di una donna che non ha mai smesso di interrogare la vita
Mai stanca di vivere. Passioni e tumulti di Oriana Fallaci è molto più di un ritratto, è un dialogo a distanza, un atto di memoria e insieme un gesto d’amicizia che resiste al tempo. Riccardo Nencini sceglie di raccontare Oriana Fallaci, per i tipi di Mondadori, a vent’anni dalla sua morte, ma lo fa evitando ogni rigidità commemorativa. La sua Fallaci non è un monumento, bensì una presenza viva, inquieta, contraddittoria, profondamente umana. E soprattutto è la voce di una donna che, fino all’ultimo, non ha mai smesso di interrogare la vita. Il legame personale tra Nencini e Fallaci è uno degli elementi più preziosi del libro. Non si tratta di una biografia distaccata, né di un saggio critico: è piuttosto una narrazione che nasce dalla conoscenza diretta, da una frequentazione intellettuale e umana che conferisce autenticità allo sguardo dell’autore. Questo rapporto si traduce in una scrittura partecipe ma mai indulgente, capace di restituire tanto la grandezza quanto le asperità della protagonista.
Reporter di guerra, intervistatrice implacabile, polemista controversa
Nencini coglie di Oriana Fallaci soprattutto l’energia incorruttibile, quella tensione quasi febbrile che l’ha resa una delle voci più riconoscibili del Novecento. La giovane donna che emerge dalle pagine — la Fallaci ventenne — è già animata da una determinazione ferrea, da una passione assoluta per la verità e da un’irriducibile insofferenza verso le convenzioni. È in questa fase iniziale della sua vita che si intravedono, con sorprendente chiarezza, i tratti che la renderanno unica: il coraggio, la radicalità, l’indipendenza. Uno degli aspetti più riusciti del libro è proprio la capacità di Nencini di mettere in relazione il mito pubblico e la dimensione privata. La Fallaci che conosciamo — la reporter di guerra, l’intervistatrice implacabile, la polemista controversa — si intreccia con una figura più intima, segnata da fragilità, inquietudini, dolori profondi. Questa duplicità non viene mai risolta, ma accolta nella sua complessità, restituendo al lettore un ritratto pieno, non semplificato.
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La nostalgia che impedisce di chiudere definitivamente il discorso
Lo stile di Nencini è coerente con questo intento: sobrio, limpido, ma al tempo stesso vibrante. Non cerca l’enfasi celebrativa né l’analisi accademica; procede per tocchi, per intuizioni, per immagini che si fissano nella memoria. È una scrittura che rispetta la figura che racconta: diretta, essenziale, a tratti quasi brusca, ma capace di improvvise aperture liriche. In questa scelta stilistica si percepisce anche una sorta di consonanza con la voce della stessa Fallaci, senza mai scadere nell’imitazione. Il tempo gioca un ruolo centrale nel libro. Il fatto che la narrazione si collochi vent’anni dopo la morte di Oriana Fallaci conferisce al racconto una luce particolare: quella della distanza che permette di riflettere, ma anche della nostalgia che impedisce di chiudere definitivamente il discorso. Nencini non scrive “su” Fallaci, ma continua idealmente a parlarle, come se il dialogo tra loro non si fosse mai interrotto. In questo senso, Mai stanca di vivere è anche un libro sulla memoria e sulla fedeltà: fedeltà a una persona, ma anche a un’idea di scrittura e di impegno.
Domenica 24 maggio Nencini dialogherà con il giornalista Enrico Salvadori, a Villa Bertelli
Raccontando Fallaci, Nencini riflette implicitamente su cosa significhi oggi avere una voce autonoma, non allineata, capace di sfidare il proprio tempo senza cercare protezioni o consensi facili. Il titolo racchiude perfettamente l’essenza del libro. Oriana Fallaci appare davvero come qualcuno “mai stanco di vivere”, non perché la sua vita sia stata facile o serena — tutt’altro — ma perché ha sempre conservato una tensione inesauribile verso il confronto, verso la verità, verso il rischio. Questa vitalità, talvolta scomoda e perfino ingombrante, è ciò che Nencini riesce a restituire con maggiore efficacia. In definitiva, il libro si distingue per la sua capacità di unire il ricordo personale alla riflessione più ampia, la biografia alla meditazione sul presente. È un’opera che non celebra, ma interroga; non chiude, ma riapre. E proprio per questo resta: perché la figura di Oriana Fallaci, così raccontata, non appartiene solo al passato, ma continua a parlare — con forza, con lucidità, con inquietudine — al nostro tempo. Domenica 24 maggio 2026, alle ore 17,30, Nencini dialogherà con il giornalista Enrico Salvadori, a Villa Bertelli (Forte dei Marmi, Lucca)) fucina di incontri e di cultura, sotto l’egida di Ermindo Tucci, il presidente.
di Nadia Verdile
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