Valsusa, basta chiamarla manifestazione: violenza ai cantieri Tav, scontri e costi che pagano gli italiani
Lorenza Morello
TORINO - Basta chiamarla manifestazione. È violenza, e la Valle è stanca. Sono valsusina. E sono stanca. Stanca di vedere la mia Valle ogni estate presa in ostaggio e raccontata al resto d'Italia come se fosse una terra di guerriglia legittima. Troppe volte in questo paese si è confusa la democrazia e il diritto di manifestare con la violenza. E in Valsusa questa confusione dura da decenni. Quello che abbiamo visto anche negli ultimi scontri è sempre lo stesso copione. Dalla marcia pacifica, autorizzata, si staccano gruppi organizzati, coordinati, che vanno all'assalto.
Forze politicizzate che arrivano in valle
Il 25 luglio 2026 è andata così: tre azioni coordinate contro i cantieri della Torino-Lione, il cantiere di Traduerivi preso d'assalto con bagni chimici dati alle fiamme e colonne di fumo, l'autostrada Torino-Bardonecchia occupata e bloccata a San Didero incendiando sterpaglie, il cantiere storico di Chiomonte attaccato con pietre e bombe carta. Non è una novità. A San Didero succede da anni, con il solito centinaio di attivisti appartenenti all'ala più oltranzista che prende d'assalto il cantiere del nuovo autoporto, lancio di pietre, bombe carta e razzi contro carabinieri e polizia, carabinieri colpiti e portati via. E poi tutti a dire che è dissenso. No. La presidente del Consiglio stessa, Giorgia Meloni, ha dovuto dire l'ovvio, che sono atti di guerriglia urbana indegni di una Nazione civile, che non hanno nulla a che vedere con l'espressione del dissenso. Diciamolo chiaro: a queste forze politicizzate che arrivano in valle, molte delle quali in valle non ci vivono nemmeno, del bene della valle non gli importa nulla.
"Diritto di manifestare" una violenza organizzata che va avanti da trent'anni
Vogliono lo scontro fine a se stesso. Vivono di scontro. La valle per loro è solo uno sfondo, un palcoscenico per la loro rivoluzione immaginaria. E la cosa più intollerabile è il doppio standard di questo paese. In un paese dove chi chiedeva verità sui sieri genici veniva messo all'indice, dove i portuali che pacificamente chiedevano verità e libertà venivano sfollati con l'acqua degli idranti, noi dobbiamo continuare ad accettare che venga chiamata "diritto di manifestare" una violenza organizzata che va avanti da trent'anni. È un insulto a tutti gli italiani che pagano le tasse. Perché questa finta rivoluzione la paghiamo noi. Paghiamo le spese aggiuntive per tenere blindati i cantieri, paghiamo gli straordinari delle forze dell'ordine, paghiamo i danni all'autostrada, ai cantieri, al territorio. E pagano soprattutto le forze dell'ordine.
Gente che ha scelto la violenza come metodo politico
Ragazzi mandati lì a prendersi pietre e bombe carta, che se reagiscono finiscono sotto processo, ma se in 130 vanno in ospedale allora va tutto bene, fa parte del gioco. Non è così. Non deve essere così. La Valsusa non è in balia di un movimento popolare. È in balia di facinorosi, di delinquenti senza nessuna giustificazione. Gente che ha scelto la violenza come metodo politico e che trova sempre qualcuno pronto a giustificarla in nome di una democrazia che loro per primi calpestano. Da valsusina lo dico: abbiamo sopportato abbastanza.
di Lorenza Morello
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