Eddie Lang Jazz Festival, la notte cubana del Grupo Compay Segundo a Monteroduni: i sogni accendono il Molise


La notte cubana del Grupo Compay Segundo a Monteroduni, fotografia di Dario Frillici
La notte cubana del Grupo Compay Segundo a Monteroduni, fotografia di Dario Frillici

MONTERODUNI - Eddie Lang Jazz Festival, edizione XXXV, giorno 3. “La gente qui ha la percezione di quanto questo festival sia importante?” mi domanda un musicista che ho conosciuto oggi, sabato 8 agosto 2026, e la sua domanda accompagna tutte le mie ore qui a Monteroduni (Isernia), in questo paese bello come tanti del Molise, affascinante, accogliente e in cui durante l’anno si fa quello che si può fare, tante iniziative per tenere viva la comunità e fare in modo che la gente resti, che i giovani non vadano via o tornino una volta finiti gli studi, spesso lontani o lontanissimi.

La travolgente Sassinfunky Street Band ha fatto divertire tutti

Ma poi non tornano quasi mai, quei giovani, che restano dove le luci sono più abbaglianti, il lavoro più certo e più remunerato e i sogni sembrano più a portata di mano, che quasi li puoi toccare. Eppure, in questo Molise spinoso che offre vino discreto e baci morbidi, se ti infili in uno qualunque dei suoi vicoli stretti, io credo che ci sia tutto lo spazio aperto per sognare, se il sogno è progetto, è costanza, è visione. La visione è per esempio quella di un Festival come l’Eddie Lang, trentacinque anni di storia gloriosissima, di nomi strabilianti che hanno calcato il prezioso palco nei giardini del Castello Pignatelli, un gioiello di bellezza pura, un po’ decadente come tutta questa regione, che nella resistenza rivendica il suo fascino. Nel pomeriggio e poi dopo la mezzanotte, una travolgente Band, la Sassinfunky Street Band, ha fatto divertire tutti, e con tutti intendo persone di ogni età, con quel genere di sound trasversale a anagrafe, cultura, umore.

Il fondatore del progetto Buena Vista Social Club, Compay Segundo

Il concerto di punta di questa giornata è stato preceduto dalla esibizione emozionante e di grandissimo livello del Basilico/Di Pasquo 4et, un raffinatissimo gruppo jazz, per intenditori. Alle 22,40, con un po’ di ritardo, di cui la pioggia del tardo pomeriggio si è presa la colpa, è cominciato il concerto dell’attesissimo Grupo Compay Segundo, che prende il nome dal fondatore del progetto Buena Vista Social Club, Compay Segundo, progetto che nacque da lui insieme col chitarrista americano Ry Cooder, al produttore Nick Gold e con Juan de Marcos González. Il gruppo si formò a Cuba nel 1996 e fondeva la musica cubana ai ritmi africani, in un mix suadente e irresistibile. Dal gruppo nacque poi l’omonimo film capolavoro di Wim Wenders del 1999. La formazione originale cessò la sua attività nel 2015 ma la riprese poi proprio con il Grupo Compay Segundo de Buena Vista Social Club. La band è guidata d figlio di Compay Segundo, Salvador Repilado Labrada.

La storia nella quale entra a far parte anche l’Eddie Lang JF

Il cantante è Hugo Garzón Bargalló, storico dei Buena Vista. Altri componenti sono Nilso Arias Fernández, seconda voce e chitarra; Rafael Inciarte Rodriguez, direzione musicale e coro; Rafael Inciarte Cordero, clarinetto basso; Omar Perez Rodriguez, chitarra; Haskell Armenteros Pons, chitarra e coro; Rafael Dairon Mejias Chang, percussioni e coro; Yoel Matos Rodriguez, armonica. Fin qui la storia, nella quale entra a far parte stasera anche l’Eddie Lang JF, tappa del tour italiano del gruppo. Chi ha avuto la fortuna di esserci ha ballato, cantato storici successi, fatto amicizia con sconosciuti, sorriso molto. Storia che si è fusa ad altra storia, e mentre ballo e poi scrivo, la domanda che mi continua a suonare nella testa è quella di quel musicista, la cui stretta di mano era certa e sincera, e forse No, non tutta la gente del posto ha la percezione di quanto sia importante questo Festival ma è anche vero che quelli che ce l’hanno, forse pochi, forse molti, siamo noi che crediamo ai sogni senza le luci abbaglianti, con quelle piccole, quelle dei vicoli stretti, dei castelli un po’ decadenti, delle salite, delle cose difficili. De Alto Cedro voy para Marcané.

di Greta Rodan

Fotografie di Dario Frillici



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